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Così il PD si è bevuto il referendum sull’acqua

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A proposito di #paninarialgoverno vale la pena leggere Luca Fazio su Il Manifesto di oggi:

«A proposito di referendum (e non solo). Dire partito democratico (o Pd) ormai suona come una contraddizione in termini. Lasciamo stare quello di domenica scorsa, boicottato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, e mettiamo tra parentesi anche quello sulle riforme costituzionali del prossimo ottobre imposto come una prova di forza che sa di deriva plebiscitaria. Torniamo invece su quello per l’acqua pubblica del 2011 votato da milioni di cittadini – il 57% degli aventi diritto al voto con il 95% schierato per la difesa dell’acqua bene comune – e stravolto l’altra sera con la votazione finale del ddl approvato alla Camera (243 i voti a favore, 129 i contrari e 2 gli astenuti, il prossimo passaggio sarà al Senato).

Durante la votazione, tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle – applauditi e sostenuti da Sinistra Italiana – hanno sventolato magliette e bandiere blu del referendum urlando contro i banchi della maggioranza. Dalle tribune, alcuni attivisti mescolati tra il pubblico hanno lanciato volantini e bandiere del Forum italiano dei movimenti per l’acqua pubblica. Caos democratico. Il parapiglia fuori programma, e il corpo a corpo tra penta stellati e alcuni commessi chiamati a riportare l’ordine in aula, hanno provocato la sospensione della seduta. «L’acqua secondo il Pd è chiaramente a gestione privata – hanno detto i deputati della Commissione ambiente M5S – è il solito teatrino del Pd che sosteneva di rispettare la volontà popolare e invece oggi ha calato la maschera». Per Sinistra Italiana, «la gestione dell’acqua deve essere pubblica come chiesto a gran voce da milioni di cittadini con il referendum del 2011. Solo il pubblico è in grado di mettere in atto quel processo virtuoso tra tariffe, spese di gestione e servizio». Sembra che sia andata diversamente.

Certe intemperanze poco rispettose del parlamento verranno presto sanzionate, se è vero che in seguito alla solidarietà espressa ieri da tutti i capigruppo ai commessi della Camera verrà convocato un ufficio di presidenza su iniziativa della presidente della Camera Laura Boldrini. Fioccheranno sanzioni, mentre ancora non è dato sapere come la politica reagirà – e se reagirà – al colpo di mano che con un bizantinismo da azzeccagarbugli, emendamento su emendamento, ha stravolto l’impianto di un disegno di legge che originariamente era stato pensato per rendere nuovamente pubblico il sistema idrico. Come da volontà popolare.

A una prima lettura, il ddl appena approvato introduce nuove norme che sembrano positive sulla gestione, la pianificazione e il finanziamento del servizio idrico interrato. Ma alcune differenze significative saltano all’occhio se confrontiamo il testo con la sua stesura originaria che sottolineava esplicitamente la totale ripubblicizzazione del servizio idrico. Il nuovo testo, invece, stabilisce che «il servizio idrico integrativo sia considerato un servizio pubblico locale di interesse economico generale assicurato alla collettività, che può essere affidato anche in via diretta a società interamente pubbliche in possesso dei requisiti prescritti dall’ordinamento europeo per la gestione in house, comunque partecipate da tutti gli enti locali ricadenti nell’Ato (Ambito territoriale ottimale)».

Dove sta il trucco? Nel testo iniziale l’affidamento della gestione in house era blindato con la parola «prioritariamente». La sua eliminazione non sarebbe un dettaglio di poco conto, anzi, secondo M5S e Si si tratta di un vero e proprio insulto alla democrazia. Le novità più rilevanti, insieme ad altre modifiche cesellate ad arte, infatti prefigurano nuovi scenari che si scontrano con la volontà del popolo italiano. Il servizio idrico smette di essere qualificato come un servizio pubblico che non avendo una rilevanza economica viene sottratto alla libera concorrenza: ci si potrà lucrare sopra. La gestione e l’erogazione del servizio possono essere nelle mani dello stesso soggetto (anche di società quotate in borsa), e fognature, acquedotti e impianti di depurazione non devono essere affidate necessariamente a organi di diritto pubblico. Sono state apportate modifiche anche sulle concessioni per uso differente da quello potabile: nel ddl originale potevano essere revocate anche prima della loro scadenza e assolutamente non più rinnovabili, mentre ora la materia verrà regolamentata da un decreto legislativo ancora tutto da scrivere entro il 2016.

Altre novità, invece, risultano meno sgradite. A tutti i cittadini, sulla carta, dovranno essere garantiti almeno 50 litri di acqua potabile al giorno (anche in caso di mancato pagamento delle bollette, che presto verranno conteggiate con nuovi contatori installati in ogni abitazione). Le bollette diventeranno più «trasparenti» (con parametri di qualità dell’acqua, conteggio delle perdite idriche e dati sugli investimenti negli acquedotti). Sull’acquisto di ogni bottiglia di acqua minerale sarà previsto il contributo di 1 centesimo per finanziare progetti di cooperazione per l’accesso all’acqua potabile. Niente di particolarmente grave per le intoccabili multinazionali dell’acqua: aumenteranno i prezzi.»

#paninarialgoverno Roma, Giachetti e la citazione (sbagliata) di Pasolini

E niente. Anche la citazione è sbagliata.
E niente. Anche la citazione è sbagliata.

Ne scrive Ciro Pellegrino (qui):

“Nell’era dei social la frase è diventata : «Non lasciarti tentare dai campioni dell’infelicità, della mutria cretina, della serietà ignorante. Sii allegro. […] T’insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece».
Il messaggio del candidato sindaco Pd alle Elezioni comunali di Roma è ancora più conciso e drastico: «E tu splendi, invece, Roma». Invece cosa? Invece di non splendere come vorrebbe qualcuno? Chi sono i «campioni dell’infelicità» sottintesi? Sembra una campagna anti-gufi renziani (o anti-marziani, riferendosi all’Ignazio Marino che aleggia e s’aggrappa all’immaginario di Ennio Flaiano).

Pier Paolo Pasolini, lo dice la sua vita e lo dice la sua produzione letteraria e cinematografica, amava Roma. Ma quella frase sullo splendere non era destinata alla Capitale. Lo sono, invece, questi versi del “Pianto della Scavatrice”.

«Stupenda e misera città,
che m’hai insegnato ciò che allegri e
feroci
gli uomini imparano bambini».

Altro che splendere. Stupenda e misera città era la Roma di Pasolini. Anche se è tutta campagna elettorale, anche se è storytelling (chissà che avrebbe detto PPP di questo termine, vero?) val la pena di ricordare. E non distorcere.”

Toh, il bilancio di Expo arriverà solo dopo le amministrative.

Beppe-sala-sindaco

Roba da non credere. Nonostante lo slogan da candidato sindaco “ogni giorno, ogni ora” Beppe Sala non trova un minuto che sia uno per farci vedere i conti di Expo. In comune a Milano hanno deciso di rinviare la presentazione del bilancio di Expo. Con l’ex presidente di Expo candidato. Chissà che rottura di palle dovere fare questa perdita di tempo delle elezioni, eh? Ecco il comunicato stampa di Milano in Comune:

«Nel pomeriggio odierno al termine della Commissione Comunale Congiunta Expo2015 e società partecipate, Basilio Rizzo ha risposto alle domande dei giornalisti confermando la propria indignazione, così come manifestata in commissione, per il fatto clamoroso che il bilancio di Expo2015 è rinviato al giugno del 2016.

Come se questo non bastasse sia Expo2015 che Arexpo non hanno fornito anticipazioni neppure sulle tre importanti transazioni in corso il cui esito può ulteriormente peggiorare il buco di bilancio per Expo2015 già stimato in fase di pre-consuntivo in una cifra compresa fra i meno 31-35 milioni di euro.
Precisissime sono invece state le nuove richieste di finanziamento ai soci di Expo2015 per una necessità di cassa stimata per il primo semestre del 2016 in 48 milioni di euro.
Stante le quote azionarie in Expo2015, per le finanze comunali questa richiesta è pari a 8 milioni di euro, 4 milioni pronta cassa e i restanti 4 milioni da versare o meno in relazione all’avanzamento del piano di messa in liquidazione della Società.
Basilio Rizzo ha così confermato che qualora fosse eletto sindaco e comunque anche dai seggi del prossimo Consiglio Comunale, la lista “Milano in Comune” proporrà di rivendere al MEF (Ministero Economia Finanze) le quote di proprietà del Comune di Milano in Expo2015, recuperando così a beneficio dei milanesi e delle periferie 31 milioni di euro.
Ugualmente opachi i conti di AREXPO che si trincera dietro l’assenza (ancora!!!) di una perizia giurata sull’effettivo valore dei terreni, valutazione in assenza della quale non è tutt’ora possibile stimare il valore effettivo delle quote dei soci e valorizzare l’entrata nella compagine azionaria del Governo.»

Il #ciaone di una classe dirigente di paninari arrivati al potere.

Quella che leggete qui sotto è la presa per il culo di un “dirigente” PD che saluta con un #ciaone quelli che oggi hanno deciso di andare a votare. Tenetelo in tasca perché il più appuntito calcio nel culo che avete a disposizione è la matita con cui votate. Questi sono l’incarnazione di una generazione paninara arrivata al potere e incapace di mantenere un minimo di ritegno. Ecco qui:

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L’idiozia dei notabili. Secondo Tocci.

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Vale sempre la pena leggere Walter Tocci:
«Chi ha ordinato di gonfiare i dati delle primarie non può passarla liscia. Ha danneggiato il partito nel modo più stupido che si possa immaginare, e ha prodotto nuovo sconcerto tra gli elettori. Il risultato non è inficiato e, tutto sommato, la partecipazione non è stata neppure bassa rispetto alla povertà di contenuti nel confronto tra i candidati. Certo, se il Pd avesse promosso una lista civica di centrosinistra aperta alle competenze più innovative, alle forze sociali e alla cittadinanza attiva, avrebbe ottenuto una partecipazione al voto superiore alla soglia dei centomila. Sarebbe stata una festa democratica, avrebbe dato al candidato lo slancio decisivo per vincere le elezioni.
Era l’occasione per far vedere un vero partito democratico, e invece ha vinto la miopia del ceto politico. Quando prevale il piccolo cabotaggio, non ci sono più strumenti politici per innalzare la partecipazione e restano solo i trucchi contabili. Nulla accade per caso; anche uno stupido episodio come questo è il sintomo di una malattia. E far finta di niente, ridimensionare, sopire e sperare che passi non è la terapia giusta. Anzi, la patologia si aggrava se i responsabili restano ignoti, se chi sbaglia rimane ai posti di comando. Mi aspetto che gli organi di garanzia prendano provvedimenti senza guardare in faccia a nessuno.
I “notabili” hanno portato alla crisi del partito romano, prima con Mafia capitale, poi con le firme dal notaio, e da tempo con la palese impreparazione nel programma di governo. Ora sappiamo che possono far male al Pd non solo per arroganza ma anche per idiozia.»
Il resto è qui.