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Quindi

Il PD ha vinto. Anzi ha stravinto. E la democrazia sta nel rispetto della volontà popolare (che, è bene chiarirlo, in questo caso non c’entra nulla con processi, condanne e odore di mafia) quindi l’idea di Paese di Matteo Renzi coincide con la visione di molti, moltissimi elettori. Certo c’è anche quella fetta (immensa) di non votanti ma strumentalizzare gli astenuti per scolorire il vincitore è autolesionismo puro: chi non vota non crede nella politica, quella che va da Renzi a Grillo. Ci fa bene ricordarcelo. Forza Italia non è sparita: le percentuali sono basse ma se sommate al NCD di Alfano rivelano che quel blocco (perché io continuo a credere che il ricongiungimento sia solo una questione di tempi giusti che presto o tardi verranno) esiste e tiene. Il M5S scende: sembra una sconfitta ma hanno perso i toni più che le idee e l’immobilismo politico ovviamente prima o poi si paga. Chi fa sbaglia, chi non fa non sbaglia e se pure urla è tanto peggio. La lista Tsipras (oscurata e geneticamente repressa come succede spesso a sinistra) ha superato il quorum, è una bella notizia sì ma sulla campagna elettorale di questa sinistra italiana ci converrà fare un’analisi lucida e sincera: nei prossimi giorni, a bocce ferme, sarebbe meglio dirsi tutto. Io dirò. La Lega sopravvive perché lo zoccolo duro ha trovato nutrimento nelle salvinate di Salvini e nel No Euro urlato come un mantra. Sono felice che alcuni civatiani andranno in Europa anche se il successo personale di Renzi recinta ancora di più in un angolo silenzioso quella parte del PD che sento più vicina.

Ora? Ora c’è tutto lo spazio per le riforme e Renzi è stato legittimato, la lista tsipras dovrebbe diventare adulta e farsi soggetto nazionale e non credo ci riuscirà senza uno scossone vero. Ora forse è il caso di non stare più solo a guardare.

Sfacciati, impuniti, eppur sopportati

Io mi chiedo quando si smetterà di affidarsi a tutti i costi ad una “moderazione” politica che suona quasi come collusione con questa feccia che tiene da decenni sotto scacco in Lombardia. Le parole di Mantovani durante il suo comizio nella città di Arconate evidenziano la solita arroganza di una classe dirigente che è la solita da Formigoni a scendere. Nonostante risulti chiaro che Maroni sia garante di vecchi equilibri e soliti modi sembra che perduri un atteggiamento di tolleranza (se non addirittura di “credibilità politica”) da parte del centrosinistra: le solite buone maniere che (si può dire?) hanno portato alla sconfitta elettorale alle ultime elezioni regionali (“bruciando” tra l’altro una persona validissima come Umberto Ambrosoli) e che sembrano sempre di più sclerotizzate nelle proprie posizioni. Quanto somiglia al suo EXPO questa Lombardia.

Le parole di Mantovani:

“Ho trovato tanti posti di lavoro. Adesso per esempio ho nelle mie disponibilità, perché voi me le avete consentite eleggendomi in Regione Lombardia, anche di segnalare delle persone. Ho bisogno di direttori generali, ho bisogno di persone che me lo chiedono. Anche lo Stomatologico di Milano me lo sta chiedendo. Io… come prima cosa mi vien da segnalare la gente di Arconate”.

Era iscritto al PD

Conosco persone sospese dal partito per divergenze con il barone locale (come in tutti i partiti), invece Primo Greganti era tesserato, senza problemi:

Perché “il compagno G”, torinese di nascita, ex operaio Fiat, travolto da Tangentopoli nel 1993 e finito in manette ancora una volta 21 anni dopo con l’accusa di far parte della “cricca degli appalti” dell’Expo 2015, dagli ambienti del Pd non si era mai definitivamente allontanato. Con buona pace dei dirigenti, che oggi prendono le distanze.

Greganti, infatti, confermano dalla segretarie provinciale Pd di Torino, risulta essere stato iscritto nella quarta circoscrizione torinese San Donato (quartiere Parella) negli anni 2012 e 2013 e proprio in questi giorni avrebbe dovuto rinnovare la tessera per il 2014.
Una quota associativa che però, appunto, potrebbe non versare mai. Visto che in caso di arresto o di “dubbia condotta” le regole del partito sono molto precise. E il compagno “G” non fa eccezione.

“Dopo la notizia dell’arresto è scattato immediatamente il provvedimento di sospensione cautelativa – spiega il segretario provinciale del Pd di Torino Fabrizio Morri – ovviamente se in queste settimane dovesse chiederci di iscriversi anche per l’anno corrente non glielo consentiremo”.

Fuori da Pd, dunque. Anche se fino a pochi mesi Greganti presenziava a molti degli eventi locali del partito, come quello di pochi mesi fa al teatro Carignano di Torino durante la prima iniziativa pubblica in sostegno alla candidatura alla Regione Piemonte di Sergio Chiamparino. Dove il “compagno G” è stato visto in prima fila. (link)

Bella ciao, brutto prefetto

Non mi stupisce l’ennesimo caso di anti-antifascismo, no: ormai paragonare fascisti e resistenti mettendoli sullo stesso piano è un esercizio vanaglorioso di neofascisti senza storia. Ma non per questo mi adeguo: sono per la Resistenza, sono per l’antifascismo come dovere costituzionale prima che come valore e mi ingegno per inorridirmi abbastanza ogni volta, tutte le volte.

La vicenda del Prefetto di Pordenone però non è solamente l’ennesimo caso di “leggerezza istituzionale” sui temi antifascisti ma è soprattutto una figuraccia istituzionale della figura prefettizia. Provate ad immaginare: a Pordenone il Prefetto convoca una riunione del Comitato di Sicurezza con Questore, Comandante dei Carabinieri e Comandante della Guardia della Finanza per arginare qualche sparuto gruppo di “anarchici” (hanno detto così eppure gli “anarchici” in questo caso mi sembrano un altro eufemismo) che potrebbe disturbare la parata del 25 aprile e cosa decidono per l’ordine pubblico? Di controllare e identificare gli eventuali “molestatori”? No, grazie. Di controllare eventuali “infiltrazioni” e modalità dei disordini passati? Figurati. Di evitare le provocazioni? Sì, forse. E quali potrebbero essere le provocazioni? Cantare “Bella ciao”. Non è una barzelletta.

Ora è vero che il Prefetto è tornato sui suoi passi (si è preso i rimproveri di mezza Italia, oltre alle risate) ma che un rappresentante del Governo (che dovrebbe, per figura, essere “super partes”) possa considerare l’antifascismo in tutte le sue forme (anzi: nella sua forma canora e corale) una provocazione la dice lunga sull’ignoranza storica. E questo basta per farne un cattivo prefetto. Che poi il sindaco di Pordenone Claudio Pedrotti abbia avvallato la scelta prefettizia nonostante sia del PD può stupire solo chi non ha ancora capito che essere antifascisti oggi in Italia significa essere brigatisti culturali, per resistere in questo marcio.

Opportunità europee

Nel ventaglio delle candidature alle Europee siamo riusciti a lasciare fuori il Presidente della Commissione Antimafia in Europa, Sonia Alfano, ma in questo Paese per gli “smaliziati” c’è sempre posto, evidentemente. Ho scritto due parole sulla parabola che ha portato Franco Bonanini dal PD a Forza Italia (sotto processo) per il sito de L’Espresso qui.

Per Renzi è un referendum

Alla fine come potevamo immaginare Matteo Renzi ha deciso di trasformare la campagna elettorale per le elezioni europee in un altro referendum su sé stesso. Poco male se non fosse che il gesto, al di là dell’amor proprio che di sicuro a Renzi non manca, non tiene conto del fatto che queste elezioni e questa Europa stiano entrando sempre di più nel condizionamento economico e sociale della quotidianità di tutti: anziani, imprenditori, agricoltori, artigiani e più di tutti i disoccupati. La scelta di Matteo Renzi proprio per questo è antipatica ma soprattutto ingiusta: queste elezioni dovrebbero essere il passaggio fondamentale di una nuova alfabetizzazione all’Europa e invece finiscono in show.

Poi succederà che per “mascariare”, delegittimare e isolare gli avversari senza dovere affondare nei contenuti diranno che gli euroscettici sono pericolosi. Ah sì, è già successo: mettere insieme in un unico calderone chi vorrebbe disfare l’Europa con chi è scettico con questa Europa solidale solo tra sodali.

Siamo già avanti.

Su TAV

Viene accolto dal Governo un Ordine del Giorno di Orellana e altri che (testualmente):

impegna il Governo ai fini dell’adozione dell’ulteriore Protocollo addizionale di cui al secondo comma dell’articolo quattro della presente legge, a valutare l’opportunità di introdurre un richiamo più diffuso ed incisivo alla legislazione italiana vigente, in materia di contrasto al fenomeno delle infiltrazioni mafiose negli appalti di opere pubbliche.

Non ha torto il Senatore Scibona del Movimento 5 Stelle nel suo intervento al Senato:

il pericolo connesso alla ratifica dell’Accordo 2012 tra Italia Francia: l’inapplicabilità del codice nazionale antimafia. Scolpitevi nella mente l’art. 6.5. capoverso 2: Agli appalti e subappalti in territorio italiano verrà applicata solo la normativa francese. E’ da tempo che ci battiamo contro la ratifica dell’accordo. E’ da tempo che si conoscono le motivazioni di questa nostra opposizione. Se conoscete l’art. 6.5 capoverso 2 dell’accordo e siete contro la mafia, voi voterete contro la ratifica di questo accordo. Se non conoscete il contenuto dell’art. 6.5. capoverso 2 e siete contro la mafia leggetelo prima di votare e voterete contro la ratifica. Ma se conoscete l’art. 6.5 capoverso 2, se siete contro la mafia e voterete a favore della ratifica, siete degli ipocriti. Caro Presidente Grasso, Lei sì conosce l’art. 6.5. capoverso 2 e lei sì è contro la mafia, spero che metta in guardia i numerosi Senatori del suo partito. E non fatevi illusioni, l’articolato in questione non può essere emendato ed il regolamento di esecuzione non può contenere disposizioni contrarie all’accordo. Tale mostruosità non verrà corretta, come molti per ignoranza o in mala fede hanno detto, dalla risoluzione del Parlamento Europeo del 23 ottobre 2013 sulla mafia e appalti pubblici: quella è solo una risoluzione, una raccomandazione politica agli stati membri di dotarsi di una normativa antimafia.

Non penso che come risposta basti basti un ordine del giorno approvato. No.

L’ignoranza dei Giovani Democratici di Bruxelles

Considerare “euroscettico” Tsipras al pari di Lega Nord e Alba Dorata. A volte i banali hanno bisogno di banalizzare per sentirsi a proprio agio.

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Aggiornamento alle 21.17. Mi scrive la “responsabile” Elisa Lironi:

In quanto GD Bruxelles, vi chiedo sinceramente scusa se questa slide ha urtato le sensibilità, causando un grande malinteso di cui mi assumo la responsabilità. Questa slide era stata presentata semplicemente per spiegare che non tutti i partiti euroscettici sono uguali. Infatti quando abbiamo menzionato Syriza, abbiamo spiegato che è parte dei partiti euroscettici che non sono completamente contrari all’UE ma vogliono semplicemente che l’UE sia diversa e migliore di quella che è adesso, e gli argomenti utilizzati sono ben diversi da quelli dei partiti come la Lega Nord o l’Alba Dorata. La presentazione era stata fatta per analizzare il motivo per il quale oggi i cittadini non si fidano più dell’UE e qual è l’alternativa che vogliamo proporre in quanto PD/PSE. Ancora una volta ci scusiamo e spero di aver chiarito il contesto in cui era stata presentata questa slide.

Grazie per la spiegazione. E per le scuse che le fanno onore nel tempo delle guerre a tutti i costi.

Adesso scopro di essere un conservatore

Una volta (fino ad oggi e probabilmente ancora per un bel po’) Berlusconi ci diceva che eravamo contrari alle riforme in quanto “comunisti” e non importa se le sue riforme fossero pericolose per i diritti, per la democrazia, per la Costituzione e utili ai suoi interessi personali. Ora ci dicono che siamo contrari alle riforme perché siamo “conservatori” e lo dicono con la stessa spocchia, lo stesso rifiuto del confronto. Poiché l’imperativo è “cambiare” non si deve perdere tempo a discutere di “come” e “per andare dove”. Cambiare, in fretta, riformare, abbandonare il vecchio e basta. Ci deve bastare. Altrimenti siamo boicottatori. E non importa se la schifezza di legge elettorale in cantiere e la riforma del senato in fieri ci lascerebbero una rappresentanza a dir poco discutibile. Io sono d’accordo su quello che scrive oggi Alessandro qui:

Eppure questo frutto del Porcellum vuole arrogarsi il diritto di decidere che, dal prossimo giro, eleggeremo una sola Camera, in cui chi prende il 37 per cento prende la maggioranza assoluta, quindi potrà a sua volta cambiare la Costituzione a piacimento.

Insomma siamo stati fieri di essere “comunisti”, poi “amici delle toghe rosse”, poi addirittura “coglioni”: qualche mese da “conservatori” non ci può fare poi tanto male.