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Niente giochetti: primarie per un’altra Lombardia

[comunicato stampa]

Tutto fa presupporre che domani sia il giorno definitivo del consiglio regionale lombardo.

I giorni passati sono stati, comunque, una perdita di tempo e lo spreco di una democrazia che deve tornare al più presto viva attraverso la consultazione dei cittadini, in balia delle alterne trattative Lega Nord/Pdl.

Il centro-sinistra non ha tempo di attendere la caduta di Formigoni, già avvenuta con le firme false, con la mala politica, nonché con i vari scandali giudiziari.

È necessario che parta un percorso chiaro e l’atteggiamento del Pd, nelle vesti del suo segretario regionale Maurizio Martina che sta portando avanti la redazione di una carta d’intenti per le primarie, appare leale e in linea con l’urgenza democratica del momento. Bisogna ristabilire un patto civico di partecipazione con i cittadini lombardi.

Anche i peggiori servitori che temono di perdere il loro ruolo e guardano con timore alla partita aperta delle primarie, riconosceranno le stesse come un appuntamento immancabile per rinnovare la classe politica più per i modi che per l’età anagrafica.

La buona candidatura di Fabio Pizzul, collega del Pd che ha tutto il mio apprezzamento, è tuttavia lontana dall’immagine laica che ormai dovrebbe avere Regione Lombardia.

Codice etico: per partire dalle proposte #davvero

La notizia sembra essere ormai sicura: venerdì ci saranno le dimissioni di alcuni consiglieri della maggioranza che sommate a quelle presentate (da tempo) da noi, PD e IDV determineranno la fine del Governo “Formigoni quater”. Qualcuno giustamente mi scrive che finché non vede non ci crede ma è ormai chiaro che siamo alle battute finali dello sgretolamento.

Leggo anche in giro che ci sarebbe imbarazzo nel centrosinistra: falso. Il programma è tutto in questi due anni di opposizione e di alternativa. Ora bisogna sintetizzare, ascoltare, fare sintesi ed essere chiari. Raccontare senza remore la Lombardia che è nella speranza e nei bisogni dei cittadini. E partire. Con le primarie. Per uscire dai partiti e giocarsi la partita.

Intanto tra le cose da fare ci sarebbe da recuperare quello che di buono c’è già e non è mai stato messo in pratica. Il Codice Europeo di comportamento per gli eletti locali e regionali potrebbe essere un buon punto di partenza, ad esempio:

 

Codice etico del 31/08/04

*****

Codice Europeo di comportamento per gli eletti locali e regionali

Preambolo

Il Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d’Europa,

Sottolineando che gli eletti locali e regionali esercitano le loro funzioni nel quadro della legge e conformemente al mandato che è stato loro affidato dagli elettori, e che sono responsabili nei confronti della popolazione locale o regionale nel suo complesso, ivi compreso nei confronti degli elettori che non hanno votato per essi;

Considerando che il rispetto dei termini del mandato degli elettori va di pari passo con il rispetto delle norme etiche;

Profondamente allarmato dal moltiplicarsi degli scandali giudiziari in cui sono implicati responsabili politici a motivo di atti commessi nell’esercizio delle loro mansioni econstatando che il livello locale e regionale non sfugge a questo fenomeno;

Convinto che la promozione dei Codici di condotta destinati agli eletti locali e regionali permetterà di accrescere la fiducia fra la classe politica locale e regionale e i cittadini;

Persuaso che questo legame di fiducia sia indispensabile affinché un eletto possa portare a buon fine la propria missione;

Constatando che i dispositivi legislativi sono sempre più completati da Codici di comportamento in vari settori quali le relazioni commerciali, le relazioni bancarie, l’amministrazione;

Stimando che spetti agli eletti locali e regionali assumere un comportamento analogo nelle loro sfere di competenza;

Persuaso che la definizione degli obblighi etici che gravano sugli eletti locali e regionali in un Codice di condotta permetterà di chiarire il loro ruolo e la loro missione e di riaffermare l’importanza di quest’ultima;

Convinto che tale Codice deve prevedere in maniera più estesa possibile l’insieme dell’azione dell’eletto;

Sottolineando che la definizione di regole di comportamento implica il rispetto degli imperativi etici;

Ricordando parimenti che il ripristino di un clima di fiducia rende necessario il coinvolgimento della società civile intesa complessivamente e sottolineando al riguardo il ruolo dei cittadini stessi e dei mass media;

Ribadendo infine che l’imposizione dei doveri non è concepibile senza la concessione di garanzie che permettano agli eletti locali e regionali di svolgere il loro mandato e ricordando al riguardo le disposizioni pertinenti contenute in tal senso nella Carta europea dell’Autonomia locale e nella bozza di Carta europea dell’Autonomia regionale;

Prendendo in considerazione i testi in vigore all’interno degli Stati membri e i lavori internazionali pertinenti, propone il seguente Codice di condotta circa l’integrità degli eletti locali e regionali:

TITOLO I – CAMPO D’APPLICAZIONE

Articolo 1- Definizione dell’eletto

Ai fini del presente Codice, il termine “eletto” designa qualsiasi responsabile politico che eserciti un mandato locale o regionale conferitogli mediante elezione primaria (elezione da parte del corpo elettorale) o secondaria (elezione a funzioni esecutive da parte del consiglio locale o regionale).

Articolo 2 – Definizione delle funzioni

Ai fini del presente Codice, il termine “funzioni” designa il mandato conferito tramite elezione primaria o secondaria e l’insieme delle funzioni esercitate dall’eletto in virtù di detto mandato primario o secondario.

Articolo 3 – Oggetto del Codice

L’oggetto di questo codice consiste nello specificare norme di comportamento che gli eletti sono supposti osservare nello svolgimento delle loro funzioni e nell’informare i cittadini circa le norme di comportamento che possono a buon diritto aspettarsi dagli eletti.

TITOLO II – PRINCIPI GENERALI

Articolo 4 – Primato della legge e dell’interesse generale

Gli eletti seggono in virtù della legge e debbono in qualunque momento agire conformemente ad essa.

Nell’esercizio delle sue funzioni, l’eletto persegue l’interesse generale e non esclusivamente il proprio interesse personale diretto o indiretto, o l’interesse particolare di persone o di gruppi di persone allo scopo di ottenere un interesse personale diretto o indiretto.

Articolo 5 – Obiettivi dell’esercizio del mandato

L’eletto garantisce un esercizio diligente, trasparente e motivato delle proprie funzioni.

Articolo 6 – Esercizio del mandato

Nell’esercizio delle sue funzioni, l’eletto rispetta le competenze e le prerogative di qualsiasi altro mandatario politico o dipendente pubblico.

Si astiene dall’incitare o dal concorrere e si oppone alla violazione dei principi enumerati nel presente titolo, da parte di qualsiasi altro incaricato politico o dipendente pubblico nell’esercizio delle sue funzioni.

TITOLO III – OBBLIGHI SPECIFICI

Capitolo 1 – Accesso alla funzione

Articolo 7 – Regole in materia di campagna elettorale

La campagna elettorale del candidato è volta a diffondere e a spiegare il programma politico del candidato stesso.

Egli si astiene dall’ottenere qualsiasi suffragio con mezzi che non siano la persuasione o il convincimento.

In particolare, si astiene dal cercare di ottenere suffragi con la diffamazione degli altri candidati, con la violenza e/o con le minacce, con la manipolazione delle liste elettorali e/o dei risultati della votazione, nonché con la concessione di vantaggi o di promesse di vantaggi.

Capitolo 2 – Esercizio della funzione

Articolo 8 – Clientelismo

L’eletto si astiene dall’esercitare le proprie funzioni o di utilizzare le prerogative legate alla sua carica nell’interesse particolare di individui o di gruppi di individui allo scopo di ottenere un interesse personale diretto o indiretto.

Articolo 9 – Esercizio di competenze a proprio vantaggio

L’eletto si astiene dall’esercitare le proprie funzioni o di utilizzare le prerogative connesse con la sua carica in vista del proprio interesse particolare personale diretto o indiretto.

Articolo 10 – Conflitto d’interesse

Quando vi siano degli interessi personali diretti o indiretti nelle pratiche che sono oggetto di un esame da parte del consiglio o di un organo esecutivo (locale o regionale), l’eletto s’impegna a dichiarare questi interessi prima della deliberazione e della votazione.

L’eletto si astiene dal prender parte a qualsiasi delibera o votazione che abbia come oggetto un interesse personale diretto o indiretto.

Articolo 11 – Cumulo

L’eletto si sottopone a qualsiasi regolamentazione in vigore volta a limitare il cumulo dei mandati politici.

L’eletto si astiene dall’esercitare altri incarichi politici che gli impediscano di esercitare il proprio mandato di eletto locale o regionale.

L’eletto si astiene dall’esercitare delle cariche, professioni, mandati o incarichi che suppongono un controllo sulle sue funzioni di eletto o che, secondo le sue funzioni di eletto, avrebbe il compito di controllare.

Articolo 12 – Esercizio delle competenze discrezionali

Nell’esercizio delle sue competenze discrezionali, l’eletto si astiene dal concedersi un vantaggio personale diretto o indiretto, o dal concedere un vantaggio a una persona o a un gruppo di persone, allo scopo di ottenere un vantaggio personale diretto o indiretto.Integra alla sua decisione una motivazione circostanziata che riprenda l’insieme degli elementi che hanno determinato la sua decisione, e in particolare le disposizioni della regolamentazione applicabile, come anche gli elementi che dimostrano la conformità della sua decisione a questa regolamentazione. In assenza di regolamentazione, la sua motivazione comprende gli elementi che dimostrano il carattere proporzionato, equo e conforme all’interesse generale della sua decisione.

Articolo 13 – Divieto di corruzione

Nell’esercizio delle sue funzioni, l’eletto si astiene da qualsiasi tipo di comportamento di corruzione attiva o passiva quale definito nella regolamentazione penale nazionale o internazionale vigente.

Articolo 14 – Rispetto della disciplina di bilancio e finanziaria

L’eletto s’impegna a rispettare la disciplina di bilancio e finanziaria, garanzia della buona gestione del pubblico denaro, così com’è definita dalla legislazione nazionale pertinente in vigore. Nell’esercizio delle sue funzioni, l’eletto si astiene da ogni atto destinato a deviare dal loro scopo i fondi e/o le sovvenzioni pubbliche. Si astiene da qualsiasi azione il cui obiettivo consista nell’utilizzare a scopi personali diretti o indiretti fondi e/o sovvenzioni pubbliche.

Capitolo 3 – Cessazione di funzioni

Articolo 15- Divieto di assicurarsi preventivamente alcuni incarichi

Nell’esercizio delle proprie funzioni, l’eletto si astiene dal prendere provvedimenti che gli assicurino un vantaggio personale professionale futuro, dopo cessazione delle sue funzioni;

in seno a entità pubbliche o private che si trovavano sotto il suo controllo durante l’esercizio delle sue funzioni;

in seno a entità pubbliche o private con le quali ha allacciato rapporti contrattuali durante l’esercizio delle sue funzioni;

in seno a entità pubbliche o private che sono state create durante l’esercizio delle sue funzioni e in virtù di esse.

TITOLO IV – MEZZI DI CONTROLLO

Capitolo 1- Accesso alla carica

Articolo 16 – Limitazione e dichiarazione delle spese elettorali

Nell’ambito della sua campagna elettorale, il candidato limita l’ammontare delle sue spese elettorali in maniera proporzionata e ragionevole.

Attua tutti i provvedimenti imposti dalla regolamentazione in vigore volti a render pubblica l’origine e l’importo degli introiti utilizzati durante la campagna elettorale, nonché la natura e l’importo delle sue spese.

In mancanza di regolamentazione vigente, comunica questi dati su semplice richiesta.

Capitolo 2 – Esercizio della funzione

Articolo 17 – Dichiarazione d’interessi

L’eletto attua diligentemente ogni provvedimento imposto dalla regolamentazione in vigore volto a render pubblico o a controllare i suoi interessi personali diretti o indiretti, i mandati, le funzioni e professioni che esercita o l’evoluzione della sua situazione patrimoniale.

In mancanza di regolamentazione vigente, comunica questi dati su semplice richiesta. Articolo 18 -Rispetto dei controlli interni ed esterni.

Nell’esercizio delle sue funzioni, l’eletto si astiene dall’ostacolare l’esercizio di un controllo motivato e trasparente dell’esercizio delle sue funzioni da parte delle autorità di controllo interno o esterno competenti.

Attua diligentemente le decisioni esecutorie o definitive di queste autorità.

La motivazione delle decisioni o degli atti che sono sottoposti a queste autorità di controllo si accompagna alla menzione espressa dell’esistenza di questi controlli e della precisa identificazione delle autorità competenti.

TITOLO V – RAPPORTI CON I CITTADINI

Articolo 19 – Pubblicità e motivazione delle decisioni

L’eletto è responsabile per la durata del suo mandato nei confronti della popolazione locale nel suo complesso. L’eletto abbina ogni decisione di fare o di non fare ad una motivazione circostanziata che riprenda l’insieme degli elementi su cui si basa e in particolare le disposizioni della regolamentazione applicabile, come anche gli elementi che dimostrano la conformità della sua decisione a questa regolamentazione.

In caso di confidenzialità, la deve motivare, svilupppando gli elementi che impongono detta confidenzialità. Risponde diligentemente a qualsiasi richiesta procedente dai cittadini relativa allo svolgimento delle sue mansioni, alla loro motivazione o al funzionamento dei servizi di cui è responsabile. Incoraggia e sviluppa ogni provvedimento che favorisca la trasparenza delle sue competenze, dell’esercizio delle sue competenze e del funzionamento dei servizi di cui ha la responsabilità.

TITOLO VI – RAPPORTI CON L’AMMINISTRAZIONE

Articolo 20 – Assunzione del personale

L’eletto s’impegna ad impedire ogni reclutamento di personale amministrativo basato su principi che non siano il riconoscimento dei meriti e delle competenze professionali e/o a scopi diversi dai bisogni del servizio.

In caso di reclutamento o di promozione del personale, l’eletto prende una decisione obiettiva, motivata e diligente.

Articolo 21 – Rispetto della missione dell’amministrazione

Nel contesto dell’esercizio delle sue funzioni, l’eletto rispetta la missione affidata all’amministrazione di cui è responsabile, senza pregiudizio dell’esercizio legittimo del suo potere gerarchico. Si astiene dal chiedere o dall’esigere da parte di un pubblico dipendente l’esecuzione di qualsiasi atto o qualsiasi astensione da cui possa derivargli un vantaggio personale diretto o indiretto, o che permetta un vantaggio a persone o a gruppi di persone allo scopo di ottenere un vantaggio personale diretto o indiretto.

Articolo 22 – Valorizzazione della missione dell’amministrazione

Nell’ambito dell’esercizio delle sue mansioni, l’eletto fa in modo di valorizzare il ruolo e gli incarichi della sua amministrazione.

Incoraggia e sviluppa ogni provvedimento volto a favorire un miglioramento dei servizi di cui è responsabile, nonché la motivazione del loro personale.

TITOLO VII – RAPPORTI CON I MASS MEDIA

Articolo 23

L’eletto risponde in maniera diligente, sincera e completa a qualsiasi richiesta d’informazione da parte dai mass media per quanto riguarda l’esercizio delle sue funzioni, ad esclusione di informazioni confidenziali o di informazioni circa la vita privata dell’eletto o di un terzo. Incoraggia e sviluppa ogni misura che vada a favore della diffusione presso i mass media di informazioni sulle sue competenze, sull’esercizio delle sue funzioni e sul funzionamento dei servizi che si trovano sotto la sua responsabilità.

TITOLO VIII – INFORMAZIONE, DIFFUSIONE E SENSIBILIZZAZIONE

Articolo 24 – Diffusione del Codice presso gli eletti

L’eletto s’impegna ad aver letto e capito l’insieme delle disposizioni del presente Codice come pure le regolamentazioni cui fa riferimento e dichiara di avere la volontà di lasciarsi guidare dalle disposizioni del Codice.

Articolo 25 – Diffusione del Codice presso i cittadini, i dipendenti e i mass media

Incoraggia e sviluppa qualsiasi provvedimento volto a favorire la diffusione del presente Codice e la sensibilizzazione ai principi in esso elencati, presso i dipendenti di cui si assume la responsabilità, presso i cittadini ed i mass media.

Cinque punti per la dignità (e per ricostruire l’antimafia)

Cinque punti semplici di cose da fare. Di quelli senza troppi giri di parole dove il programma è chiaro e i risultati facilmente prevedibili. Basta dire sì o no, se possibile motivare la scelta e praticamente si è già fatto un pezzo di programma politico.

Li propongono l’Associazione Antimafia Pio La Torre di Rimini e meritano di diventare una campagna di tutti. Il sito dell’iniziativa è qui:

Noi vorremmo, perciò che questo elenco venga recepito da tutti i candidati alle Primarie e, in futuro da tutti i Candidati premier. 

1) Riforma dell’articolo 416ter per punire il reato e la pratica dello scambio del voto, non solo quando si riscontra una dazione di denaro in cambio del voto, bensì anche quando lo scambio avviene attraverso qualsiasi altro mezzo (materiale o immateriale, una semplice promessa) 
 
2) Così come richiesto da Libera, chiediamo la posta in essere effettiva delle Convenzioni Internazionali in materia di lotta alla corruzione, se non approvate durante questa legislatura, ma soprattutto la confisca dei beni ai Corrotti, così come disposto dalla Finanziaria 2007. Non c’è bisogno di aggiungere altro: lo scandaloso esempio di questi tempi da solo dimostra l’urgenza di una convergenza di tutte le forze politiche che abbiano a cuore la nobiltà della politica stessa. 
 
3) Miglioramenti effettivi nell’iter di confisca e riassegnazione dei beni confiscati alla mafia, in modo da non dover attendere decine di anni prima di far ripartire un’impresa confiscata, facendo perdere il lavoro a persone oneste, rendendo improduttivi terreni e piantagioni oppure lasciando deperire macchinari ed impianti fino a raggiungere l’obsolescenza. Gli esempi possono essere Commissari Straordinari con competenze nel settore della gestione dell’azienda confiscata responsabili non di dismettere l’azienda stessa, quanto piuttosto di farla rimanere sul mercato per poter competere durante il – lungo – periodo del sequestro. In questo modo verrebbero fatti salvi anche i diritti del titolare dell’azienda che, anche una volta provata la sua estraneità alle accuse, non dovrà ripartire da zero ma potrà proseguire da dove aveva interrotto il suo cammino imprenditoriale. 
 
4) Un’anagrafe dei beni confiscati che non si limiti a segnalare l’assegnazione dei beni o lo stato di questi, ma che dia conto del lavoro di chi ha in gestione questi beni pubblici. Anche l’antimafia deve avere un rigore morale e formale, che conformi l’attività svolta nei beni confiscati alle mafie secondo le best practices dei vari settori, dal sociale all’imprenditoriale. 
 
5) Sgravi fiscali per gli esercenti del settore della ristorazione che si impegnano a tenere una percentuale minima di prodotti (accuratamente certificati) provenienti dai terreni confiscati alle mafie; con l’impegno di estendere i suddetti sgravi in futuro a tutti gli altri settori che si potranno avvalere, per lo svolgimento della propria attività economica, dei prodotti provenienti dai terreni e dalle imprese confiscate. Non si tratta di aiuti di Stato alle imprese, si badi bene. È un aiuto dello Stato a sé stesso, per sconfiggere anche economicamente la criminalità organizzata e responsabilizzare, attraverso una logica di mercato – cosa che si confà certamente all’impostazione dell’Unione Europea – gli imprenditori del settore ad una più ricercata selezione dei prodotti.

Sono misure concrete, che potrebbero dare il segno che c’è una politica migliore oltre il marcio che l’ha ricoperta in questi anni. Piccoli passi per riprendersi uno spazio di pubblica discussione ormai lasciato a qualche talk-show e all’infotaiment.Ritornare a discutere di Politica, a fare Politica è ancora possibile. Partire da una base comune crediamo possa essere un buon inizio.

 
Vi chiediamo di diffondere il più possibile per poter far arrivare la nostra voce ad altre associazioni e altre realtà che possano costruire un programma condiviso dai partiti di coalizione e anche a forze che ora non partecipano alle primarie. Su temi come la lotta alla criminalità organizzata non è solo possibile. È un dovere.
Associazioni e singoli possono aderire al nostro appello inviando una mail all’indirizzo cinquepuntiantimafia@gmail.com

 

“Sì mi candido: in Lombardia ci sono una questione morale enorme e un sistema di potere simile a un sultanato”: intervista a Repubblica

«IL CENTROSINISTRA è pronto a questa sfida, certo che è pronto. Siamo molto eterogenei, ma le differenze — quando la politica non si nutre di elucubrazioni algebriche — sono una opportunità. I valori di fondo, in questa coalizione, sono in fondo gli stessi, in più c’è una vivacità vissuta con la responsabi-lità necessaria, l’esperienza Pisapia dimostra che ce la possiamo fare».

Giulio Cavalli, attore, consigliere regionale di Sel, tra i primi ad avere detto esplicitamente: mi candido. Perché?

«Comitati civici, gente comune, ma anche compagni di Sel, del Pd e dell’Idv pensano a me comeuna sentinella sui temi antimafiosi. Lo faccio perché credo molto nella politica, credo sia il tempo di uscire dai giochi delle segreterie per impegnarsi in prima persona, senza per questo demolire nessuna figura, senza rottamare nessuno ».

Si faranno le primarie?

«Sì, sono convinto che non sivoterà a dicembre, quindi il tempo per farle c’è, l’occasione giusta sarebbe con il secondo turno delle primarie nazionali. Siamo in un momento molto buono, il Pd si sta dimostrando un partito responsabile e leale, l’unione sta funzionando, le ipotesi di candidati sono valide».

Tutte?

«Se proprio devo dire: Tabacci è bravo, ma anche basta, si candida a troppe primarie; con Civati siamo amici, non credo che ci candideremo entrambi, alla fine; Ambrosoli è una grandissima figura su cui, forse, non servirebbero neanche le primarie. Ma vedremo ».

Una domanda all’attore e regista: quanto materiale per spettacoli di denuncia si raccoglie in queste settimane al Pirellone?

«Cito Berlinguer per dire che oggi in Lombardia siamo davvero davanti a una questione morale enorme: la sussidiarietà che per anni ha citato Formigoni non ha avuto nulla di solidale, ma è stata una sovrastruttura dove è stato facile infilare gli interessi degli amici e di chi poteva dare/trarre vantaggio. Il problema è che quel sistema ancora apparentemente legale che, come i sultanati viveva sulle regalie, ad un certo punto, in tempo di crisi, non è bastato più».

Tutti complici di un sistema o c’è chi poteva non sapere?

«Posto che siamo in tanti ad aver denunciato sistematicamente in questi anni quello che vedevamo, di sicuro c’è stata almeno disattenzione, indifferenza: e dico sull’etica, sulla moralità di comportamenti che venivano ancor prima della corruzione. Una indifferenza che è uscita dai palazzi: se l’assessore Zambetti comprava i voti vuol dire che qualcuno li vendeva: ecco, io voglio partire da quelle 4mila persone che hanno ceduto per soldi il loro voto, voglio riconquistare alla legalità quelli, combattendo l’antipolitica con l’ultrapolitica, parlando di solidarietà, che è la base della democrazia, non una debolezza che non possiamo permetterci».

(or. li.)

da Repubblica 20/10/2012

“Credo che sia il caso di osare una Lombardia migliore”: intervista a Il Cittadino

L’ndrangheta sembra rincorrerlo. Primo attore italiano sotto scorta per gli attacchi delle cosche, ora consigliere regionale per Sel. Giulio Cavalli è pronto a candidarsi alle primarie di coalizione e a correre come governatore nella regione in cui, l’ultimo scandalo giudiziario, racconta proprio dell’incontro «osceno» tra mafia e politica, che spesso ha denunciato in libri e spettacoli. Una vicenda che ha portato all’arresto dell’assessore Domenico Zambetti, con l’accusa di voto di scambio e legami con l’ndrangheta. Il lodigiano fa sul serio per la corsa alle primarie e sta già preparando i comitati per la campagna elettorale.

Cavalli, cos’è successo in Lombardia negli ultimi mesi?

«Abbiamo assistito ad un lento sgretolamento del sultanato di Formigoni dove i servitori che non si sentivano pagati abbastanza hanno deciso di ribellarsi. Il vero problema di Formigoni è che si è sempre circondato di persone che erano brave ad essere inopportune e altrettanto brave a non farsi incastrare dagli avvisi garanzia. Qualcosa ora si è rotto, ma a vincere le primarie è stata solo la magistratura. Questa però è anche una sconfitta culturale per il centrosinistra».

Come vive questo risveglio delle coscienze sul tema delle infiltrazioni della criminalità organizzata?

«Mi consideravano un allarmista, ora sono diventato un profeta: si sono rotti gli argini della curiosità democratica. In Lombardia, però, l’indignazione dura il battito d’ali d’una farfalla».

È stato tra i primi a chiedere le dimissioni di Formigoni.

«L’ho fatto il giorno dopo l’insediamento perché si è fatto una legge “ad hoc” per superare l’empasse del quarto mandato e lo ha fatto con listino sottoscritto anche con firme false. L’illegalità si respirava dal primo giorno in Lombardia».

Si è parlato di elezioni a dicembre. Cosa ne pensa?

«Penso che neppure l’ultima fan ultracentenaria di Pertini andrebbe a votare il 23 dicembre. Quella data è un tentativo di Formigoni per alzare “il prezzo” con i referenti romani del partito. La data più probabile per le elezioni è tra febbraio e marzo. Ci sarà tutto il tempo per le primarie del centrosinistra, il più alto livello di coinvolgimento di cui ha bisogno un paese che deve rispondere al vento dell’antipolitica».

Cosa hanno significato per lei questi anni in Regione? E quali delle sue battaglie hanno toccato il Lodigiano e il Sudmilano?

«Ho sempre pensato che la politica fosse uno dei servizi più alti per la comunità e ho cercato di rispettare il mio ruolo. Fra le battaglie, c’è quella per l’osservatorio sulla legalità, la questione ambientale, che per il Lodigiano ci ha portato a presentare più di un’interrogazione sulla discarica di Cavenago e ancora la soddisfazione di essere riusciti a far rimuovere persone inopportune come Felice Tavola (già revisore dei conti di Arpa Lombardia, indagato per una frode fiscale da decine di milioni di euro, ndr) e Pietrogino Pezzano. Ci siamo anche impegnati sulla sanità e nel Lodigiano abbiamo sollevato il caso dei fondi spesi per il faraonico nuovo ospedale che sposta l’attenzione dalle persone all’azienda».

In caso di primarie quindi il suo nome ci sarà?

«Sì, i comitati sono in fase di costruzione. Voglio pensare che il Partito democratico garantirà le primarie in una regione in cui si deve tornare a parlare di persone, di vita, di amore, etica e diritti. Credo che sia il caso di osare una Lombardia migliore».

Tra gli altri candidati si citano il consigliere per il Pd Beppe Civati. La sua sarà una corsa alternativa a Civati? Qualcuno la vedeva già pronto a scalare il Parlamento.

«Non credo che io e Civati ci scontreremo mai. E Roma per ora non mi interessa. Il mio posto è in Lombardia».

Rossella Mungiello

da IL CITTADINO

Una #cosaseria in Lombardia. #davvero

A piccoli passi. Si lavora:

Regionali Lombardia, Capelli (Rifondazione): “Grande apprezzamento per la candidatura di Cavalli”

Milano, 18 ottobre 2012. Dichiarazione della Segretaria di Rifondazione Comunista Lombardia, Giovanna Capelli:

“La manifestazione di lunedì 15 ottobre ha mostrato che finalmente cresce l’indignazione dei/delle cittadini/e contro la Giunta Formigoni e il suo sistema di potere.
Quella mobilitazione, e il precipitare degli eventi, hanno indotto diverse personalità e protagonisti della società civile e della politica a mettersi in gioco e a candidarsi alle primarie; è un processo positivo.
Fra queste figure emerge Giulio Cavalli; sulla sua candidatura esprimiamo grande apprezzamento, per la sua storia di uomo impegnato contro le mafie per la legalità, per le battaglie che ci hanno visti insieme nella difesa del territorio contro la speculazione, per le lotte contro le grandi opere inutili dietro cui sono emersi intrecci perversi fra politica e criminalità organizzata. Ci riconosciamo anche nel percorso proposto da Cavalli di partecipazione popolare e di coinvolgimento della Federazione su modello della grande esperienza delle elezioni di Pisapia a sindaco di Milano”.

—
Partito della Rifondazione Comunista
Federazione di Milano
Ufficio stampa
email: ufficiostampaprcmilano@gmail.com

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Mi candido #davvero (intervista a Pubblico)

Pubblicata su Pubblico

Per Giulio Cavalli, consigliere regionale di Sel, correre per la presidenza della regione Lombardia, per la successione a Formigoni, è anche una questione personale. Cavalli, sotto protezione dal 2008 per le minacce ricevute dalla ’ndrangheta, non nasconde quello che lui stesso definisce come «un personalissimo conflitto d’interessi».

«Per me è difficile raccontare cosa vuol dire», ci spiega Cavalli. «Ma provate a immaginare cosa si prova scoprendo che la tua vita, sotto scorta, non è stata rovinata da un assessore colluso, ma da 4mila elettori lombardi che hanno scelto di vendere il proprio voto, sacrificando la democrazia».

Cavalli quindi si candida.
Diciamola così: loro, i mafiosi, si sono tanto occupati di me. Ora è il tempo che io mi occupi di loro.

Che tempi prevede. Quando si vota?
Si voterà la prima settimana di gennaio o, al massimo, la prima di febbraio.

Con una nuova legge elettorale?
Se si trova l’accordo, sì. Dovremmo riuscire a togliere il listino bloccato.

Ci sono i tempi per fare le primarie?
Le primarie si faranno. E Maurizio Martina stesso, il segretario del Pd, bisogna dire che si sta impegnando per questo.

Lì rischia di scontrarsi con Pippo Civati, suo collega e amico. Preoccupato?
Io e Pippo abbiamo un rapporto di amicizia, che in politica è una cosa rara. Poi credo comunque che la sua strada sia un’altra, che lui sia legato ad altre dinamiche. Vedremo. Io credo che il Pd punterà sul suo segretario regionale.

Questo perché è tramontata la candidatura di Ambrosoli…
In quel caso non avremmo avuto bisogno delle primarie.

Poi c’è Tabacci, un nome che gira.
(Ride). Tabacci faceva il presidente in Lombardia quando io avevo 10 anni e assessore della sua giunta era quel Simone arrestato nell’affare Daccò.

Per lei è anche una questione personale.
Personale, certo. Non personalistica. Il mio conflitto d’interessi è evidente, solo che non difendo un mio profitto privato, ma la sopravvivenza dei miei principi. La corsa è per capire se sono condivisi da altri. Dobbiamo spiegare che la solidarietà è il più grande antidoto alla criminalità, e che non è vero quello che ci racconta la propaganda leghista, che non ce la possiamo permettere. E poi che non c’è differenza tra la volontà di smontare sistematicamente la sanità e la scuola pubblica, favorendo gli interessi privati, e i reati di cui si parla in questi giorni.

Nella sua coalizione ci sarà l’Udc?
A me piace il modello Milano, la coalizione larga, con la Federazione della sinistra. Ma niente Tabacci. Figurarsi l’Udc.

Eppure stavano all’opposizione di Formigoni.
No, stavano in mezzo. Se quella dell’Udc era opposizione, io ero assessore alle infrastrutture.

Emergenza: stiamo perdendo la sanità pubblica

Una delle tante mail che mi arrivano quotidianamente sulla sanità lombarda. Questa volta da Brescia. Forse vale più di cento comizi. Se non “ripubblicizziamo” la Lombardia questa volta non ce lo potremo perdonare:

La politica di Formigoni, circa il destino della sanità pubblica è stata reazionaria, fin dalla sua comparsa alla guida della nostra regione.
Ho iniziato a lavorare in qualità di psicologa clinica nel 1978; era l’incipit della nascita dei consultori familiari. Ho visto la loro evoluzione, con la partecipazione della popolazione, i comitati di gestione ecc. A Brescia negli anni 80 si contavano 9 consultori familiari, uno per circoscrizione, nel tempo si sono ridotti a 5, per poi arrivare ai giorni nostri a tre. Tra pochi giorni si chiuderà l’ennesimo consultorio e gli unici due consultori pubblici a confronto con ben 4/5 consultori privati accreditati dalla regione. Nella provincia la situazione è ancora più grave. Spesso i servizi privati accreditati sono di tipo confessionale, dietro i quali vigila la compagnia delle opere.
La qualità dei servizi erogati non sono comparabili al servizio pubblico, è naturale che il privato curi il propio interesse economico e spesso a scapito della qualità delle perstazioni, i dipendenti assunti, sono malpagati e spesso assunti con modalità di alto precariato.
Se poi il risparmio non è evidente come sembra, ma a voi il compito di verificare qualità , flussi informativi e costi., Che senso ha la politica della sanità privata? A me risulta che abbiamo guadagnato in scarsa qualità di servizio,  sfruttamento del personale e poi non tutte le prestazioni sono erogate dai consultori accreditati di tipo confessionale, es per l’i.v.g., non dovremmo garantire la laicità dei servizi?
Una nota la richiede i prossimi tagli previsti, il 20% della dirigenza ed il 10% del comparto e le relative strutture di coordinamento..ma nessuno è andato a vedere che il numero piu elevato di strutture anche nella sanità sono state attribuite ai dirigenti amministrativi?
A livello nazionale , le strutture prettamente sanitarie sono circa il 9%, mentre le strutture degli amministrativi , che da sempre fanno da padroni sono di circa il 45%.  La lombardia rientra nello standard nazionale. La dirigenza degli amministrativi detiene il potere della conoscenza legislativa e burocratica, e spesso abusa di questo, ed il confronto con le strutture apicali ne è la prova. L’esempio dello storno dei fondi degli psicologi sui loro stipendi per molti anni, è esaustivo. Da molti anni, nonostante i ricorsi partiti in tutta italia, sono pochi i colleghi che hanno avuto sentenze positive. In lombardia questo ricorso langue da molti anni tra le maglie dei tribunali.
Ma la giustizia non  era uguale per tutti,? purtroppo invece è volubile a seconda di giudici collusi con il potere locale.
Siamo in un clima di controlli..ma non ci vuole molto a monitorare le carriere nella asl e nelle A.O., basterebbe verificare la percentuale di tessere di un paio di partiti…oppure tutto è cosi casuale? Solo i più meritevoli appartenmgono a determinati partiti?
La gente non conosce ciò che sta avvenendo. Troppi anni di mal governo sono riusciti ad annichilire, addormentare le persone. Forse adesso ci sono cenni di risveglio, ma è già troppo tardi o no? Oltre oceano, Obama ha fatto sforzi incredibili per riportare la sanità pubblica in America, prima non esisteva il diritto alla cura se non avevi carte di credito adeguate!
Lo sappiamo tutti che la sanità pubblica e la scuola pubblica sono la garanzia di uno stato democratico.