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roberto formigoni

Sit in al Pirellone: l’assemblea condominiale dei lombardi

Mentre dentro tutto tracima e si sbriciola fuori dal Pirellone il mondo sembra tranquillo. Anzi, tutti si sforzano di avere l’espressione rilassata come insegna Formigoni: ci dicono che non è successo poi nulla di così grave, che stiamo parlando di indagini e che bisogna essere garantisti e che è solo strumentalizzazione politica. Eppure il numero impressionante di indagati (oltre agli arresti, oltre ai rinviati a giudizio e a tutte le inopportunità di questi tempi) è riuscito ad accendere uno sdegno che non si potrà lasciare a lungo fuori dall’Aula. E non è questione di partito, il modello Formigoni ha dimostrato tutte le sue lacune morali, amministrative e lobbystiche. Formigoni cade proprio sull’affidabilità della propria cintura di sicurezza rimpolpata di continuo tra fedelissimi servitori che hanno tradito i cittadini oltre che il capo.

E allora ha ragione Pippo Civati quando dice che forse sarebbe ora di pubblicizzare questa Lombardia sempre più privatistica e privatizzata. Portare il Consiglio Regionale e i suoi membri (quelli che hanno il gusto e la dignità di metterci la faccia, almeno) sotto il Pirellone per “mettere in piazza” le idee, le crisi, il nuovo che sotto questa coltre noi ci ostiniamo a volere costruire. Una riunione condominiale (con e seggiole al seguito, mi raccomando) nel cortile del nostro condominio, con la franchezza e lo sdegno delle assemblee cruciali. L’avevo già scritto e oggi vale più che mai: il Consiglio Regionale della Lombardia ha poco meno di due anni ed è in pieno disfacimento morale, etico e rappresentativo. Dopo due anni si ritrova già una credibilità logorata e sconfitta. Formigoni dimostra di avere frequentazioni, amici, assessori, ex assessori e compagni di partito scelti con una chirurgica precisione negativa, il centrosinistra ha il portabandiera della scorsa battaglia elettorale (Filippo Penati) che ha dimostrato predisposizioni “sistemistiche” che non hanno certo avuto il sapore dell’alternativa e che sono finite nello stesso rivolo giudiziario e di inopportunità politiche.

Ci si vede sabato (gli aggiornamenti e le modalità le stiamo definendo in queste ore) per occuparsi di una Lombardia che dovrebbe occuparsi di noi e troppo spesso è stata più latitante di alcuni suoi membri dell’Ufficio di Presidenza. Ci sediamo per ripartire e perché non ci accontentiamo di scrivere la prossima mozione di sfiducia che si spegne in un Consiglio Regionale scollegato dalla Lombardia reale e troppo intento all’autodifesa. Ci ritroviamo perché l’opportunità è un valore da esercitare in piazza. Ci siamo mica per urlare contro Formigoni e la sua Giunta ma perché abbiamo qualcosa da dire ed è arrivato il tempo di prenderci la responsabilità di raccontarlo.

E poi in fondo ci troviamo perché in queste ore ci stanno dicendo che bisognava consultare prima le segreterie, le dirigenze; ci dicono che vorrebbe essere la presentazione di un nuovo ticket elettorale di questo o quel nome e invece a noi interessa un progetto. E quello, spiace per gli strateghi, noi ce l’abbiamo chiaro in testa.

L’amico di Formigoni

Roberto Formigoni è molto teso, domani incontrerà il suo amico di facebook Alessandro Casillo, fresco vincitore di Sanremo giovani. Così domani (nel giorno dell’ennesima mozione di sfiducia al Presidente del Consiglio Davide Boni e una mozione “calda” contro l’Assessore alla sanità Bresciani) ha decido di dedicarsi alle cose importanti: incontrare il giovane cantante per premiarlo a Palazzo Lombardia. A lanciare l’iniziativa sono stati gli stessi Formigoni e Casillo su Facebook: «Caro Ale – ha scritto Formigoni lo scorso 2 marzo – che grande gioia per tutti noi che amiamo la canzone italiana la tua vittoria sul mitico palco dell’Ariston. È tutto vero: il pubblico di Sanremo ha premiato il tuo talento artistico e la tua capacità di trasmettere emozioni a 1000. Anche la rete ha contribuito a valorizzare le tue doti musicali. Per questa ragione ho pensato di farti un invito social tramite Facebook: mi piacerebbe consegnarti a Palazzo Lombardia, sede della nostra Regione, il premio al merito davanti agli amici che ci seguono con affetto e ammirazione sul web».

Domani in aula proponiamo di occuparsi di Denise Cosco, la figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo uccisa a Milano, sciolta nell’acido come negli incubi peggiori. E Formigoni sta con Casillo.

Quando dici le priorità e le differenze.

Quello che penso sulle indagini

L’ho raccontato oggi agli amici di Radio Onda D’Urto. Almeno per non correre il rischio di fare un favore a Formigoni incastrandosi sull’indagato di turno perdendo la visione complessiva. Qui il video dell’intervista.

La scuola ‘azienda’ che sognano in Lombardia

La Scuola Pubblica Statale Italiana versa ormai da tempo in condizioni gravissime a causa delle politiche scolastiche dissennate degli ultimi dieci anni e in modo particolare dell’ultimo governo Berlusconi che, con motivazioni puramente ideologiche e rispondenti a logiche di carattere economico-aziendalista ha tagliato circa 150.000 posti di lavoro tra docenti ed Ata e circa 8 miliardi di finanziamenti. Cambiato il governo la situazione è sempre la stessa, anzi il ministro Profumo, ben lontano dal proporre un necessario rifinanziamento e il ritiro dei tagli, prosegue sulla stessa linea di distruzione della Scuola Statale.  Il neoministro intende infatti mettere in discussione i diritti acquisiti dai precari presenti nelle graduatorie ad esaurimento e di quanti lavorano nella scuola da anni ventilando un fantomatico concorso per una manciata di posti. Inoltre nel “decreto Semplificazioni” è stata potenziata l’autonomia scolastica attraverso la creazione di reti territoriali di scuole e “organico dell’autonomia”. Questi provvedimenti sono perfettamente in sintonia con il progetto di Legge Aprea e prefigurano la chiamata diretta dei presidi, primo passo verso la completa aziendalizzazione della scuola pubblica.  In questo panorama disastroso Formigoni intende assumere il ruolo di battistrada, come risulta evidente dall’approvazione da parte della Giunta regionale della Lombardia della Proposta di Legge “Misure per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione” per modificare l’attuale legge regionale n.19/6. L’art. 8 di tale proposta di legge prevede espressamente che “a partire dall’anno scolastico 2012/2013, le istituzioni scolastiche statali possano organizzare concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi, al fine di reclutare personale docente necessario a svolgere le attività didattiche annuali” e che sia “ammesso a partecipare alla selezione il personale docente del comparto scuola che conosca e condivida il progetto e il patto per lo sviluppo professionale, che costituiscono parte integrante del bando di concorso di ciascun istituto scolastico”. Come lavoratori della scuola troviamo assolutamente inaccettabile la proposta di legge della Giunta Formigoni e l’avvallo dato a questo progetto dal ministro Profumo che si è detto disponibile a “sperimentare nuovi modelli di reclutamento”. Tali “Misure per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione” non sono in realtà altro che un modo assolutamente incostituzionale per introdurre la chiamata diretta nelle scuole lombarde ed esautorare il sistema di reclutamento nazionale basato sulle graduatorie provinciali (uniche a garantire trasparenza e merito), limitare la libertà d’insegnamento dei docenti asservendoli a un non ben specificato “progetto e patto per lo sviluppo professionale”, nonché ai Dirigenti scolastici dei singoli istituti che avrebbero diritto di “vita e di morte” sui docenti neoassunti sempre più precarizzati. Sarebbe inoltre fortissimo il rischio di un aumento dei fenomeni di clientelismo e nepotismo di cui sono maestri il governatore lombardo e il movimento di cui è uno dei massimi esponenti, come ben sa qualsiasi cittadino lombardo. L’appello del Coordinamento Lavoratori Scuola è pienamente condivisibile e legge bene il progetto a lunga scadenza che in Lombardia si propone (per declinarlo poi su scala nazionale). Perché privatizzare in fondo significa sottrarre le regole, con l’etichetta della “meritocrazia” si gestiscono in proprio le nomine e l’utopia del “federalismo” scolastico diventa un piatto ricco per soddisfare le regalie locali dei piccoli kapò. L’articolo va abrogato: l’unica posizione possibile.

Formigoni e la delibera a sua insaputa

Fino a che punto stia diventando pericoloso il quadro di complicità e connivenze disegnato dalle tante indagini incrociate sulla corruzione lombarda, lo dimostra un documento scovato da “l’Espresso” che, per quanto se ne sa, è ancora sconosciuto ai magistrati. E’ una delibera della giunta regionale che sblocca l’apertura di una discarica di amianto nonostante l’opposizione della Provincia di Cremona, giustamente preoccupata dal rischio (documentato dai tecnici) di inquinamento delle falde acquifere. Il problema è che si tratta proprio della discarica per cui nel novembre scorso è finito in carcere l’ex assessore lombardo Franco Nicoli Cristiani, arrestato a Milano dove aveva appena incassato una tangente di 100 mila euro (e ne aspettava altrettanti). La delibera fatale con cui la giunta regionale ha dato via libera alla discarica delle mazzette è stata approvata il 20 aprile 2011, come si legge sul frontespizio, “su proposta del presidente Roberto Formigoni”. Insomma, si è mosso il governatore in persona. E a quel punto il suo alleato Nicoli Cristiani ha potuto festeggiare chiedendo i soldi, fino a prova contraria all’insaputa del distrattissimo governatore. Ma non basta: proprio quella contestata delibera, caso molto strano, non risulta pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione. E ora il tribunale del riesame, confermando l’arresto di Nicoli, mette in fila le intercettazione e scopre che Nicoli Cristiani ha cominciato a chiedere la tangente già nel marzo 2011. Cioè proprio mentre il governatore Formigoni si preparava a lasciare le sue impronte digitali sulla delibera per la discarica. E tutto questo per favorire la Cavenord di Pierluca Locatelli, un imprenditore che era appena stato condannato per traffico di rifiuti. E ora è accusato di avere avvvelenato il tracciato della Bre-be-mi, seppellendo tonnellate di scorie inquinanti sotto la nuova autostrada per risparmiare sui costi, con metodi analoghi ai clan di Gomorra.

Lo scrive L’Espresso e (ancora una volta) smentisce il giochetto formigoniano di comunicare responsabilità personali nei recenti arresti che non toccherebbero Regione Lombardia. In effetti non ci sono firme di funzionari o uffici: il Celeste ha firmato di suo pugno senza pubblicare (ma “rendere pubblico” per Formigoni è sempre stato un esercizio indigesto in tutti i sensi). E questo smentisce anche i tanti (troppi) moderati e garantisti che si augurano che la legislatura continui pur essendo all’opposizione. Più per il vitalizio che per garantismo, a dire la verità.

 

Caro Don Verzè ti scrivo

Le lettere tra Formigoni e Don Verzè sono piene di informazioni utili a capire una rete di relazioni. “Caro Roberto – scrive Don Luigi – come ti affermai anche quest’anno chiudiamo con un passivo di 35 miliardi (di lire) non costringermi a provvedimenti traumatici le cui conseguenze lascio alla tua immaginazione”. La risposta di Formigoni non si fa attendere: “Carissimo don Luigi, ritengo il tuo giudizio… un po’ ingeneroso…”. Segue l’elenco dei favori fatti dalla Regione all’ospedale milanese: accreditamente non regolare di posti letto con il servizio sanitario, rimborsi discutibili, norme e regoamenti convezionati “artorialmente” per fare guadagnare di più il San Raffaele. Ma torniamo al virgolettato, che si riferisce al lotto IV del San Raffaele dedicato alle malattie cardiache: “L’Istituto, pur non autorizzato, ha esercitato attività sanitaria in regime di accreditamente e di solvenza(…) Abitualmente in questi casi, prima si dispone l’interruzione delle attività e poi eventualmente si attiva l’iter per il rilascio dell’autorizzazione”. E ancora: “Nella fase di accreditamento di Ville Turro si è consentita la trasformazione di posti letto di psichiatria in riabilitazione.. per ottimizzare la fatturazione delle prestazioni rese… La tariffa è più remunerativa”. Ultima frase di Formigoni: “E’ stato un susseguirsi di tentativi di trovare soluzioni a problemi, ovviamente nel rispetto delle leggi”. Ovviamente. In commissione d’inchiesta ci sarà da divertirsi.

Il rimpasto dal cilindro di Formigoni

Adesso l’eleganza e l’opportunità entrano nella nuova giunta Formigoni. Vi trovano bei personaggi come Alessandro Colucci, assessore Pdl al verde, che ricordiamo per una sua indimenticabile cena elettorale al ristorante Gianat di Milano, con conto pagato da Salvatore Morabito, l’erede del Tiradritto (“Abbiamo un amico in Regione”, dicevano riferendosi a lui due mafiosi intercettati della cosca di Africo). E come Monica Rizzi, assessora leghista allo sport, che vantava una laurea in Psicologia che non ha mai avuto. Ma il capolavoro del “rimpasto” è l’incarico che Formigoni ha attribuito all’ex presidente della Corte d’appello di Milano, Giuseppe Grechi: delegato alla Trasparenza. Di Grechi si ricordano ottime relazioni all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ma anche, purtroppo, disinvolte telefonate con un membro della P3 (Pasqualino Lombardi), proprio mentre la P3 di Flavio Carboni, Marcello Dell’Utri e Arcangelo Martino si stava dando da fare – sottobanco – per far riammettere alle elezioni la lista Formigoni, esclusa dalla competizione nel marzo 2010 per irregolarità nella presentazione delle firme. Lo scrive Gianni Barbacetto ma, in fondo, lo sanno tutti quelli che leggono i quotidiani e non hanno ceduto all’abbraccio della retorica dell’eccellenza (e ultimamente della trasparenza) formigoniana. E anche di questo parleremo alla prima agorà di NonMiFermo il 3 marzo a Milano. Perché è ora di cambiare passo. Sul serio.

Formigoni che gioca a ‘bottiglia’

Quanta paura fanno gli omosessuali a Formigoni. Il presidente della Regione Lombardia ha infatti deciso che gay, lesbiche e coppie conviventi non dovevano rovinare il suo San Valentino, e ha mobilitato i collaboratori più fedeli affinché nella notte tra il 14 e il 15 febbraio nessuno potesse tirargli un brutto scherzo. Formigoni e i suoi si sono quindi dovuti inventare un piano di emergenza per evitare che la terrazza del Pirellone somigliasse a un gay pride in miniatura. La prima mossa è stata una semplice dichiarazione, diventata poi un messaggio su Twitter: “S. Valentino a Palazzo Lombardia: il 39 piano non potrà essere utilizzato per manifestazioni di alcun tipo. Vi aspettiamo a Palazzo Lombardia”.  Tutta qui la controffensiva formigoniana? Naturalmente no, anche se questa è stata l’unica azione pubblica. Per le altre il team di Formigoni ha preferito via meno ufficiali. La mattina del 14 febbraio, tutti i dipendenti del Consiglio regionale si sono ritrovati un messaggio nella rete interna che li invitava a un’anteprima dell’apertura del 39esimo piano. L’articolo de L’Espresso qui.

Formigoni e l’articolo 18: ecco il testo

Voleva fare il Presidente del Consiglio da grande, il Celeste Roberto Fromigoni ventennale Governatore di Regione Lombardia. Ma nonostante le camicie adolescenziali la sua strada si è fermata ai troppi arresti dei suoi amici più cari, al San Raffaele affondato nei bilanci e nella credibilità morale, alla pazienza troppe volte persa negli ultimi tempi. Ora, visto che non potrà fare il grande salto, si accontenta di provare ad imitare gli spigoli peggiori del Governo Nazionale: la sua ultima PROPOSTA DI PROGETTO DI LEGGE “MISURE PER LA CRESCITA, LO SVILUPPO E L’OCCUPAZIONE” è il manifesto del sistema lombardo. Quello che privatizza chiamandola liberalità. E siccome ne sentirete parlare spesso nei prossimi giorni (già se ne parla qui o qui) e poiché tutti esprimeranno opinioni secondo le proprie convinzioni ma conoscere per deliberare è indispensabile, ecco il testo scaricabile della proposta in questione. Discutiamone insieme.