Di Maio, abbia il coraggio: rompa con Salvini e faccia cadere il governo
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Come col primo decreto sicurezza, le opposizioni inveiscono con Salvini brutto e cattivo, regalandogli centralità senza proporre alcuna soluzione alternativa. Un errore colossale, il più grande di tutti. Che regala al Capitano un vantaggio enorme su chiunque altro.
Il mio pezzo per Linkiesta è qui.

La sensazione è che le provocazioni del ministro dell’interno Matteo Salvini funzionino sempre meno: la retorica dei porti chiusi in realtà viene sbugiardata tutti i giorni (e le ultime 70 vittime non aiutano di certo) mentre il nord continua ad aspettare dalla Lega riforme che incidano sulla produttività e sul lavoro. Forse il Paese reale è molto diverso da come lo racconta il vicepremier.
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da repubblica
Il segretario di un partito non può disporre “a suo piacimento” dei fondi versati dagli associati o erogati dai presidenti di Camera o Senato come “rimborso delle spese elettorali”. E’ ribadito nelle motivazioni con cui, in assenza della querela da parte dell’attuale leader della Lega Matteo Salvini e necessaria ai fini del processo, lo scorso gennaio è stato dichiarato in appello il non luogo a procedere per Umberto Bossi e il figlio Renzo condannati in primo grado per l’uso dei soldi del Carroccio per spese personali.
Nelle motivazioni alla sentenza del processo nato dall’inchiesta ‘The Family’ sui conti della Lega, i giudici della Corte d’Appello di Milano spiegano di ritenere “provata la responsabilità” dell’ex tesoriere Francesco Belsito anche in relazione alla laurea in Albania di Renzo Bossi, uno dei capitoli più noti dell’indagine a livello mediatico.
Secondo i magistrati, Belsito avrebbe sottratto in modo illecito 1.771.310 euro dalle casse del partito, tra cui “un assegno bancario da 5mila euro, emesso da Belsito il 12 luglio 2011, e rilasciato a una persona esterna al mondo della Lega Nord, inserito nel mondo universitario e coinvolto nella vicenda relativa al conseguimento presso l’Università Kristal di Tirana dei titoli di studio di Renzo Bossi e Pierangelo Moscagiuro”. I magistrati definiscono queste delle “vicende private di Belsito e Renzo Bossi, del tutto estranee agli interessi e agli scopi del partito politico”.