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In medio stat PD

Il PD, i cerchiocentristi e il PDL dialogano sulla nuova legge elettorale (linko l’Unità per essere politicamente corretto) e succede di alzarsi la mattina ed essere addirittura d’accordo con l’invito di  Parisi che chiede  ai «cantori del bel tempo antico» di «gettare la maschera»: «La costrizione della quale i capipartito vogliono liberarsi non è quella a stringere alleanze che non vogliono loro, ma la costrizione a dichiarare prima del voto quelle che non vogliono i loro elettori».

Biolchini e IDV

Roberto Biolchini lascia IDV. E dice che il progetto di IDV è morto. Anzi, dice, la dimostrazione è che io l’ho mollato. Conosco Roberto e lo stimo pur non condividendo le posizioni politiche (e il suo passaggio lo conferma) ma non credo che il progetto IDV sia l’oggetto della discussione. Perché credo nel rispetto delle posizioni che significa avere la forza di non appoggiarle raccontando le proprie senza focalizzarsi nel demolire il resto. E se ognuno è convinto delle proprie scelte ha modo e tempo per costruire e raccontare. E io che non ho voluto essere l’alibi di me stesso non accetto di essere l’alibi degli altri. Con tutto il rispetto, men che meno per l’UDC. Buon futuro, Roberto e buon lavoro a Luca Gandolfi.

L’impermeabile

Ogni tanto speri che il vento si abbastanza forte, poi leggi Enrico Letta che dice: il centrosinistra deve usare un attacco a tre punte, ossia Bersani al centro, Vendola e Di Pietro a sinistra e Fini e Casini a destra, neanche il Milan di Sacchi aveva tre punte così e fregheremmo la palla a Berlusconi. Attenzione, l’ha detto dopo i ballottaggi.

Cavalli (IDV): UdC è diventata Unione dei Cacciatori?

“Dopo essere stata ‘l’Unione Dei Cannoli’ di Totò Cuffaro e ‘l’Unione Divorziati Cattolici’ di Casini, oggi l’UdC diventa ‘l’Unione dei Cacciatori’ ” dichiara Giulio Cavalli, consigliere regionale dell’Italia dei Valori.

 “Per racimolare qualche voto dalle valli – prosegue Cavalli – ed arricchire il proprio magro consenso, oggi l’UdC, durante la seduta di consiglio sul bilancio, ha pensato bene di chiedere la procedura d’urgenza per discutere della caccia di peppole e fringuelli, dimostrando una volatile responsabilità sulle questioni finanziarie”.

 “Da parte nostra, noi di Italia dei Valori – ribadiamo sin d’ora la nostra contrarietà alla caccia in deroga di peppole e fringuelli”.

 
Gruppo Italia dei Valori
Consiglio regionale della Lombardia

Salvo Vitale e la sincerità per niente smemorata

Tipologie dell’antimafia

di Salvo Vitale – 3 settembre 2009
Ci sono vari tipi di antimafia: mi soffermo su alcuni:

1) L’antimafia di facciata, è la più diffusa: manifestazioni formali, commemorazioni in occasione di ricorrenze (nascite, morti, partecipazione ad eventi, intestazioni di strade, convegni ecc.). E’ l’antimafia tutto fumo e niente arrosto, nel senso che basta impegnare pochi soldi (amplificazione, locale, spese di viaggio e di soggiorno per i relatori per promuovere l’immagine di un’amministrazione seriamente impegnata in questo campo, attraverso la diffusione della notizia sul giornale o in tv. Qualche presenza del politico di turno assicura più visibilità e più parole inutili. I risultati d queste attività sono pressocché nulli se non rafforzati da momenti di riflessione e da azioni d’intervento sul territorio. Da questa antimafia i mafiosi non si sentono disturbati, anzi condividono o promuovono la partecipazione di loro simpatizzanti alle iniziative, onde avere un alibi.

2) L’antimafia talebana: è quella di chi vede mafia e interessi mafiosi dappertutto, quella di chi su un saluto, su una parentela, su una frase avulsa dal suo contesto, scopre collusioni mafiose con i politici, loschi affari che nascondono chissà quali oscure trame. Si mettono assieme le più disparate notizie che possono avere una qualche connessione, per elaborare analisi indimostrabili, utili comunque a gettar fango sul proprio avversario politico o sul proprio nemico personale. Molti personaggi di primo piano, soprattutto a sinistra, hanno fatto parte di questa antimafia, finendo con il generalizzare in un unico calderone categorie sociali e persone che nulla avevano a che fare con la mafia. Personalmente ritengo di essere appartenuto anche io, in altri tempi, a questa categoria, quando, ai tempi di Peppino Impastato, ritenevo che “Scudo crociato- mafia di stato” o che ” D,C.+P.C.I= mafia”. C’erano allora certamente molti mafiosi nelle D.C. così come ora nell’UDC e nel PDL, alcuni anche nel PD, senza per questo dover concludere che tutti quelli che fanno politica sono mafiosi o collusi. “Se tutto è mafia niente è mafia”, diceva Sciascia. E questa sorta di smania di trovare “connessioni mafiose” dovunque, ricorda per certi aspetti l’integralismo dei talebani afghani. Quindi due tipi di “talebaneria”: quella sincera e radicale, chiusa in una completa intolleranza e nel rifiuto totale del sistema, quella che utilizza o strumentalizza presunte collusioni come mezzi utili a qualche strategia politica. E qua passiamo già alla successiva tipologia,

3) L’antimafia strumentale: l’uso dell’antimafia come strumento per far carriera. Sciascia, a suo tempo, bollò come “professionisti dell’antimafia” anche Falcone e Borsellino, accorgendosi, solo molto più tardi e dopo la loro morte, di avere sbagliato bersaglio. Per un magistrato che cura particolari inchieste, è facile costruire una cornice in cui l’impegno personale si media con la carriera professionale. Anche il politico può servirsi di quest’arma con intelligenza, favorendo le associazioni antimafia, assegnando loro beni confiscati, plaudendo alle operazioni delle forze dell’ordine quando smantellano organizzazioni malavitose presenti sul proprio territorio, o esprimendo solidarietà nel caso di attentati. Sull’esistenza di un autentica volontà antimafia si può avanzare qualche dubbio, anche se non mancano risultati eclatanti.

4) L’antimafia passiva, che comprende una “maggioranza silenziosa”, ostile alle prepotenze, desiderosa di vedere l’alba di una nuova Sicilia, ma che sopporta tutto e si adatta al sistema per mancanza di coraggio. “Pi amuri di la paci ognunu taci- e supporta la mafia in santa paci” , cantava Otello Profazio. Difficile catalogare come antimafia questa forma di accettazione passiva, specie quando è determinata dall’idea che nulla cambia o potrà cambiare l’attuale assetto di vita: non c’è miglior terreno di cultura della mafia che la conservazione dello stato di cose che ne costituisce il naturale brodo di coltura. Un passaggio più avanzato è l’accettazione determinata dalla paura: a nessuno piace subire la violenza, assoggettarsi al pagamenti del pizzo per evitare ritorsioni che possono arrivare alla rovina di un’attività. Lamentarsi non basta, ma c’è già qualche luce di ribellione, o comunque, di presa di distanza.

5)
Più consistenza ha l’antimafia militante, cioè quella di coloro che dedicano il proprio tempo e la propria vita a lavorare per l’eliminazione di questo triste fenomeno del sottosviluppo meridionale: quella di coloro che vanno nelle scuole, che scrivono inchieste coraggiose su alcuni giornali, che creano associazioni e promuovono iniziative di formazione e di lotta, anche spontanee, contro chi usa il potere per ricattare la gente impedendole di scegliere liberamente il proprio futuro. E l’antimafia di amministratori che si attivano per utilizzare i terreni confiscati ai mafiosi, quella dei docenti che elaborano progetti di educazione alla legalità ( non sempre efficaci), quella dei pochi giornalisti pronti a rendere note le collusioni con la politica e i giri d’affari illegali, mentre gran parte dei loro colleghi preferiscono scaldare le sedie con inutili servizi sulle vacanze, sui prezzi, sull’enalotto, sui meriti e i miracoli del loro padrone e dei suoi amici, ecc.

Tratto da: corleonedialogos.blogspot.com