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Il Partito sedicente Democratico

E’ tutto nella penna dei Wu Ming:

Il ventennio berlusconiano, che forse volge al tramonto, ha visto salire alla ribalta e radicarsi nei centri di potere politico e istituzionale gente non necessariamente peggiore sul piano morale di quella della prima repubblica, ma che senz’altro non si è più posta il problema di salvare le apparenze. Quindi ha potuto incoraggiare – o meglio, istigare – determinate idee, reazioni, comportamenti, senza alcuna remora. Con questa gente – fossero ex picchiatori fascisti, autoimprenditori xenofobi nordisti, mammasantissima sudisti, o fancazzisti del bar sport in cerca di primo impiego parlamentare – i sedicenti democratici hanno costruito un’inverosimile ipotesi di normalizzazione del paese. Continuando intanto a pretendere di essere migliori.

Migliori. Due anni e mezzo fa il Pd cercava di sganciare la Lega da Berlusconi, adesso è il Pd a essere al governo con Berlusconi. Con buona pace di Bersani che si chiede dove vadano Milano e la Lombardia…

Consumo di suolo e di buonsenso, bipartisan, in Lombardia

Paiono proprio Qui, Quo, Qua, ma bisogna segnarsi i nomi: Raffaele Straniero (PD), Mauro Piazza (Pdl) e Antonello Formenti (Lega). Tutti convinti che il già demente secondo anello di tangenziali che sta sbancando il territorio attorno a Milano sia solo l’inizio della trionfale futura saturazione a colpi di mattoni di quanto resta fra i margini dell’area metropolitana e le pendici delle Prealpi. Poi forse lasceranno il campo ai paladini dei trafori trans-resegonici, ma per adesso tengono il campo coi loro sedicenti progetti faccia di bronzo. Che ideona, prolungare il braccio di collegamento della Tangenziale Est con la Pedemontana, oggi attestato sulla linea della vecchia SS36 fino allo sbocco dell’Adda dal lago, a Olginate, ovvero già ampiamente in vista delle montagne. Poi si tratterà solo di continuare nella medesima logica, gettando il cuore degli altri oltre l’ostacolo, e via verso l’Europa in un tunnel di sciocchezze alla leggera!

Come se già non bastasse il ramo di tangenziale esistente che si prolunga da Vimercate, ad alimentare la dispersione insediativa, proprio nell’area in cui anni fa si provava ad arginare il consumo di suolo con la cosiddetta Dorsale Verde, riflesso sbiadito della greenbelt metropolitana meridionale milanese. Lì si sono aggrappati tutti i soliti appetiti delle amministrazioni locali per il nuovo complesso chicchessia, che ci porterà prosperità e benessere eccetera. E invece serve solo a soffocare quel po’ di respiro momentaneamente arrivato con la nuova arteria. Ma niente paura, ci sono Qui, Quo, Qua a proporre il nuovo ramo dell’autostrada urbana, perché ormai di città compatta e continua si tratta, dal core metropolitano a Lecco, nonostante i palpiti localisti e ruralisti di chi va a caccia di voti a destra, e anche a sinistra a quanto pare.

Lo scrive (tutto da condividere) Fabrizio Bottini dopo che il Consiglio Regionale ha approvato ordine del giorno al Piano regionale di Sviluppo.

È un virus mutante, come quello dell’influenza.

«C’è un modo di pensare, nell’italiano, che è ancora fascista: piace la prevaricazione, la sopraffazione. È un virus mutante, come quello dell’influenza. Si fa il vaccino e già il virus è cambiato. Noi italiani, è sgradevole dirlo, non amiamo i politici che ragionano e agiscono onestamente».

Andrea Camilleri, Come la penso (Chiarelettere)

‘Ndrangheta, arrestato il boss Pietro Labate

725_10_mediumLa squadra mobile di Reggio Calabria ha arrestato il latitante Pietro Labate, di 62 anni, boss dell’omonima cosca egemone nel quartiere Gebbione della città. Il suo nome era stato recentemente inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi a livello nazionale. Labate, accusato di associazione mafiosa ed estorsione, era latitante dall’aprile 2011, quando sfuggì alla cattura nell’operazione «Archi» nell’ambito della quale erano stati arrestati dalla squadra mobile capi e gregari delle cosche Tegano e Labate. A luglio del 2012 è stato condannato in primo grado a 20 anni di reclusione. Labate è stato individuato a Reggio Calabria al termine di lunghe indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia.

Un Governo che mente

Oggi il Governo Letta ha presentato un comunicato sull’indegna esplusione della moglie e della figlia 6enne del dissidente kazaco Mukhtar Ablyazov nel quale a un certo punto chiaramente dice:

Risulta inequivocabilmente che l’esistenza e l’andamento delle procedure di espulsione non erano state comunicate ai vertici del governo: né al Presidente del Consiglio, né al Ministro dell’interno e neanche al Ministro degli affari esteri o al Ministro della giustizia.



Altrettanto inequivocabilmente, come segnala Andrea Iannuzzi sulla suapagina FB, il 5 giugno scorso il Messaggero ha pubblicato questo articolo(e molte agenzie di stampa davano la medesima notizia) secondo la quale il Ministro della Giustizia Cancellieri ed il Ministro dell’Interno Alfano erano perfettamente a conoscenza delle procedure di espulsione.

«Mi sono informata subito della questione, e tutto si è svolto secondo le regole», rimarca il Guardasigilli. La vicenda era già finita sul tavolo del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e dei vertici del Viminale

 

Come è possibile?

(se lo chiede giustamente Mante qui)

Ecco come il PD ha votato la chiusura del Parlamento (parola di Enzo Cuomo, senatore PD)

E’ stato Franceschini – dice Cuomo – ad avere l’idea di mediare con il Pdl: ma no, tre giorni no, dai ragazzi, facciamo una sospensione solo di un pomeriggio e la motiviamo sulla carta in altro modo, così noi non facciamo la figura di quelli che hanno chiuso i battenti contro la magistratura ma voi avete ottenuto il vostro scopo simbolico, quello appunto di una serrata del legislativo contro il giudiziario.

E così è andata. Con una votazione per alzata di mano, a Palazzo Madama, di cui non si è neppure capito molto, racconta ancora Cuomo.

«Bella figura di merda», ho fatto al senatore.

E lui, con un mezzo sorriso, prima mi ha ripetuto la litania secondo la quale «vabbeh, mezza giornata di pausa di riflessione, che c’è di così grave?», poi però ha allargato le braccia, il sorriso si è trasformato in una risata autoironica e infine in un mezzo autodafé: «L’errore è stato farci il governo insieme e basta. L’altro giorno, se non votavamo come ci ha ordinato Zanda, cadeva tutto. Tu cos’avresti fatto?».

E’ tutto qui.

Infotainment

La soubrette parla di politica, il politico cucina, l’attore canta, il cantante recita. Tutti fanno tutto, tutti danno la sensazione (ovviamente falsa) che tutti possano fare tutto. L’infotainment non è un’invenzione italiana, ma in Italia è diverso, ed è più importante comprenderne e studiarne i meccanismi di funzionamento. Perché in Italia l’editore delle tv commerciali fa politica, e dunque le tv commerciali possono aiutarlo a far passare meglio alcuni messaggi senza utilizzare il linguaggio della politica, entrando in salotti e in famiglie di solito sorde ai richiami dei talk show di approfondimento (comunque abilmente presidiati). È questo il substrato culturale in cui storie come quella di Nicole Minetti, una tra le più brillanti (la ragazza è tutto fuorché stupida) distorsioni nell’irrisolto rapporto tra media e potere, possono nascere e fiorire. Minetti ha ballato, poi ha fatto politica, con risultati disastrosi. E con tutta probabilità tornerà a ballare, in modo assolutamente naturale (se non finisce in carcere prima, naturalmente).

Dino Amenduni per Valigia Blu.

Srebrenica non ha ancora finito di seppellire i suoi morti

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Dopo aver letto del massacro per anni, dopo aver visto centinaia di fotografie e altrettanti video, volevo confrontarmi con quello che è venuto dopo. Come ho detto Sarajevo non offriva più gli spunti classici. Mentre Srebrenica sì, visto che da quasi 18 anni è meta del ritorno delle famiglie delle vittime. Volevo confrontarmi non più tanto con il massacro che è stato, quanto con il ritorno delle persone che avviene ogni anno. Ogni luglio, le vedove, i figli e le figlie degli uomini uccisi a Srebrenica tornano per seppellire i resti dei loro cari disseppelliti negli anni.

Quello che ci permette di mettere insieme un progetto a così tanto tempo di distanza è il fatto che solo 5.000 bare siano state interrate, su un totale di 8.000 vittime accertate. Una settimana dopo il massacro, i serbi sono rientrati nel villaggio con dei bulldozer, hanno riaperto le fosse comuni e hanno cercato di insabbiare tutto, spostando i cadaveri in altre zone della Bosnia. Così facendo, i corpi sono stati maciullati nonché resi irriconoscibili. Alcuni sono stati messi in cisterne d’acqua, ad esempio, a marcire. Ovviamente rimettere insieme dei cadaveri richiede tempo. Ci sono famiglie che, ad oggi, hanno ritrovato solo un braccio o un teschio del proprio caro. Trovare il 100 percento di un corpo a Srebrenica è impossibile. Il lavoro di ricomposizione dei corpi spetta all’International Center for Missing Persons (ICMP), che da anni non fa che recuperare i resti, fare test del DNA e avvertire le famiglie quando qualcosa viene trovato. Se la famiglia decide che è abbastanza, si procede con il funerale. Ecco cosa avviene ogni anno: un funerale di massa.

Mattia Vacca intervistato da Matteo Congregalli (via)

Scalea: vince la Lista Civica Mafia

Non so se si riesce a comprendere nella sua interezza la gravità degli arresti per l’operazione ‘Plinius’, frutto di una inchiesta avviata dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza nel luglio 2010 sotto la direzione del procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giuseppe Borrelli e del pm Vincenzo Luberto. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip Gabriella Reillo: in tutto sono 38 i provvedimenti restrittivi eseguiti stamani dai carabinieri tra le province di Cosenza, Bari, Matera, Terni e Salerno.

Tra cui il sindaco di Scalea, Pasquale Basile, e cinque suoi assessori. L’operazione ha colpito la cosca Valente-Stummo, operante a Scalea e nei comuni vicini e che, secondo gli investigatori, è subordinata alla cosca Muto di Cetraro. La cosca, secondo l’accusa, nelle elezioni del marzo 2010 sarebbe riuscita a far eleggere propri candidati al Comune di Scalea i quali si sarebbero poi prodigati per concedere appalti a imprese legate alla cosca stessa.

In pratica a Scalea la ‘ndrangheta ha preparato la propria lista civica e ha vinto le elezioni. L’illegalità organizzata ha vinto la corsa democratica per ottenere il posto di tutore della città e delle regole. Abbiamo letto in questi anni di liste civiche di supporto o di disturbo create dalla criminalità organizzata per condizionare le elezioni ma qui siamo oltre: la lista civica viene costruita per vincere le elezioni, e vince. Tra gli arrestati infatti non ci sono soggetti politici ma anche funzionari e dirigenti del comune: uno spoil system in piena regola, come i migliori partiti.

Oltre alle persone arrestate, sono coinvolte nell’inchiesta altre 21 persone denunciate in stato di libertà. La cosca, grazie anche alla disponibilità di armi comuni e da guerra, sarebbe riuscita ad ottenere l’assoggettamento e l’omertà dei cittadini riuscendo così a sfruttare le risorse economiche della zona.

Per gli indagati per corruzione è stata applicata una recente normativa che consente l’applicazione della particolare ipotesi di confisca. Si tratta di una delle prime applicazioni nei confronti di indagati per reati contro la pubblica amministrazione.

L’indagine, in particolare, ha consentito di delineare l’asse economico-imprenditoriale dell’organizzazione costituito con conferimenti di «sospetta provenienza» nei settori commerciale, con l’apertura di diversi supermercati, concessionarie di auto, agenzie di viaggi, parchi divertimento, attività commerciali e negozi di abbigliamento.

L’organizzazione, fra l’altto, operava mettendo in piedi società finalizzate all’acquisizione di fabbricati, appartamenti e magazzini, anche attraverso aste fallimentari «pilotate»; costituiva cooperative e società agricole senza depositare i bilanci e assumere dipendenti; gestiva di lidi balneari, come L’angelica, l’Aqua mar e Itaca, realizzati su terreni demaniali del comune di Scalea.

Complessivamente è stato eseguito il sequestro preventivo di 22 tra società ed aziende; 81 immobili situati anche a Matera, Perugia, e Rocca di Cave (Roma), depositi, ville ed abitazioni, numerosi negozi e circa 50 ettari di terreno; 33 automobili tra le quali Jaguar, Bmw, Mercedes ed auto d’epoca; 78 rapporti bancari, con saldi positivi per circa 2.695.685 euro; due imbarcazioni; 23 polizze assicurative.

Ci sono un noto avvocato, diversi tecnici comunali ed il comandante dei vigili urbani fra le persone arrestate stamane nell’ambito dell’operazione “Plinius” che ha portato all’esecuzione di 38 ordinanze di arrestonell’ambito di un’operazione coordinata dalla Dda di catanzaro. Fra gli arrestati, con il sindaco e cinque assessori, l’avvocato Mario Nocito, 63 anni; il comandante dei vigili urbani Giovanni Oliva, 51 anni; un geometra ed un architetto del Comune: Giuseppe Biondi, 44 anni, eVincenzo Bloise, 41 anni, dipendenti dell’ufficio tecnico comunale di Scalea. (AGI)

GLI ARRESTATI nell’operazione sono: Pasquale Basile, 53 anni, sindaco di Scalea; Antonino Amato, 59 anni, di Scalea, Giuseppe Biondi, 44 anni, di Scalea; Vincenzo Bloise , 41 anni, di Scalea; Roberto Cesareo, 46 anni, di Cetraro; Maurizio Ciancio, 56 anni, di Scalea; Luigi De Luca, 41 anni, di Scalea; Raffaele De Rosa, 46 anni, di Scalea; Andrea Esposito, 38 anni, di Cetraro; Francesco Galiano, 44 anni, di Scalea; Agostino Iacovo, 35 anni, di Cetraro.

E ancora: Francesco Saverio La Greca, 38 anni, di Santa Domenica Talao; Riccardo Montaspro, 41 anni, di Scalea; Mario Nocito, 63 anni, di Scalea; Eugenio Occhiuzzi, 33 anni, di Cetraro; Rodolfo Pancaro, 39 anni, di Scalea; Antonio Pignataro, 50 anni, di Cetraro (gia’ detenuto); Cantigno Servidio, 46 anni, di Scalea; Giuseppe Silvestri, 54 anni, di Scalea; Alvaro Sollazzo, 49 anni, di Scalea; Antonio Stummo, 30 anni, di Scalea; Mario Stummo, 58 anni, di Scalea; Franco Valente, 51 anni, di Scalea (gia’ detenuto); Pietro Valente, 45 anni, di Scalea; Marco Zaccaro, 30 anni, di Scalea; Giuseppe Zito, 60 anni, di Scalea. Ai domiciliari sono finiti Nicola Franco Balsebre, 42 anni, di Montescaglioso (MT); Pierpaolo Barbarello, 52 anni, di Scalea; Luigi Bovienzo, 53 anni, di Scalea; Santino Pasquale Crisciti, 57 anni, di Santa Maria del Cedro; Francesco De Luca, 36 anni, di Scalea; Corrado Lamberti, 81 anni, di Terni; Olgarino Manco, 54 anni, di Scalea; Pino Manco, 48 anni, di Scalea; Giovanni Oliva, 51 anni, di Scalea; Angelo Silvio Polignano, 45 anni, di Putignano (BA); Francesco Paolo Pugliese, 50 anni, Gioia del Colle (BA); Antonio Vaccaro, 59 anni, di Scalea. Infine, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di Giuseppe Forestieri, 40 anni, di Scalea.

Tecnici comunali sono anche Pierpaolo Barbarello, 52 anni, architetto ed Antonino Amato, 59 anni geometra. A carico degli arrestati, a vario titolo, l’accusa di aver manovrato al fine di far ottenere appalti alle imprese vicine al clan Valente-Stummo. Gli indagati, in base alle loro funzioni, erano, secondo i capi d’accusa,“a disposizione del sodalizio criminale” ed avrebbero agito “per agevolare gli interessi del boss Pietro Valente”.

L’avvocato Nocito, in particolare, sarebbe stato l’anello di congiunzione fra il clan e l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pasquale Basile. Nello studio del legale, sempre secondo l’accusa, si svolgevano riunione finalizzate a pilotare gli appalti secondo le indicazioni del boss Valente e Stummo. Il sindaco pasquale Basile, in particolare, sarebbe stato, secondo quanto emerge dalle indagini, “costantemente impegnato” a raggiungere un punto d’equilibrio fra le due “famiglie”.