Che fine ha fatto Prosperini?
«Ecco, sappiate che non desidero che vada più niente in onda se non c’è la mia presentazione… perché a ottobre si vota e… l’opportunità sono io che la giudico, e dico che è opportuno che il dottore (Prosperini parla di se stesso, ndr) ci sia sempre… se noi adesso facciamo una cosa, è per la campagna elettorale… non per far vedere la cosa bella!». P.G. Prosperini
Sul suo sito malinconicamente languono le sue ultime crociate politiche: raccolte firme per il crocifisso, la castrazione e il fiore all’occhiello di quell’articolo 52 bis da inserire nel codice penale perchè “La difesa legittima in luoghi privati e loro pertinenze adibiti ad abitazioni ed esercizi pubblici deve essere considerata sempre possibile indipendentemente dai metodi, dalla condotta e dai mezzi usati da colui che pone in essere la necessità di difendersi.“: i resti (deliranti) dell’attività politica di un Ras in salsa padana.
Che Pier Gianni Prosperini abbia ricevuto da Babbo Natale un bel paio di manette accusato di corruzione e turbativa d´asta (oltre ad altre amene irregolarità come l’avere fatto pagare agli elettori lombardi i manifesti elettorali dell’onorevole La Russa) è fatto arcinoto. Forse si sa un po’ meno che l’assessore Prosperini è stato sostituito dalla deputata Pdl – e oggi neoconsigliere regionale lombardo- Paola Frassinetti, avvocato genovese di 53 anni, che si è subito messa in luce chiedendo l’istituzione di un albo nazionale per le associazioni autorizzate a parlare nelle scuole della tragedia delle foibe per evitare che «come purtroppo è già successo in passato, negli istituti a parlare del dramma dei confini orientali vadano associazioni comuniste che, avvalorando tesi riduzioniste, arrivino al paradosso di cercare di dar ragione agli aguzzini anziché alle vittime». Ma non è questo il punto.
Pier Gianni Prosperini è stato assessore in Regione Lombardia e quindi uomo di fiducia di Roberto Formigoni: quello stesso Formigoni che oggi si ripresenta con il sorriso al borotalco sui manifesti per l’ennesimo mandato elettorale di un sultanato lombardo che ha superato i tempi fisici del “mandato” per sfociare in “un’epoca” di governo, coccolato da Comunione e Liberazione e il suo ramo confindustriale Compagnia delle Opere. La decisione di un arresto cautelare non può (e non deve) essere un timbro di colpevolezza assodata; certo pone degli interrogativi che sono almeno politici. Mentre Formigoni e le truppe pidielline colgono la palla al balzo per la solita accusa di giustizia ad orologeria, mentre il centro destra si interroga se sia il caso o no di permettere la candidatura all’ex assessore, rimane di fondo una domanda: qualcuno si è accorto che oggi, come nel 1992, c’è in carcere un assessore accusato di quegli stessi reati dei bei tempi craxiani? E’ possibile che l’esercizio lombardo alla distrazione sia riuscito a non chiedere risposte (o almeno opinioni) politiche al sempreverde Formigoni? Lui dirà: tocca alla magistratura dare risposte. Quella magistratura che però secondo la sua stessa tesi non è credibile perchè politicizzata.
E così ricomincia il gioco sadico di del Lombardismo: accuse, spot (strapagati con soldi e ombre), propagandismo e sempre nessuna presa di responsabilità politica. Alle solite.
Intanto Prosperini è stato “licenziato” (come nei partiti azienda che si rispettino) da una nota di Palazzo Chigi del 21 gennaio scorso. Formigoni l’ha ufficialmente scaricato nella seduta del Consiglio Regionale del 18 dicembre dihiarando “Infine, come il Presidente De Capitani ha dato notizia, ho trasmesso al Presidente De Capitani nella giornata di ieri il Decreto da me firmato che dispone l’assunzione da parte mia dell’esercizio di tutte le funzioni e le attività connesse all’ambito delle materie oggetto dell’incarico attribuito al sig. Piergianni Prosperini”. Comunque vada a finire l’inchiesta e il processo, l’obbligo di un Presidente regionale dovrebbe essere altro che dettare comunicati stampa contenitivi.
Presidente Formigoni, che fine ha fatto (politicamente) Prosperini?
Al Teatro Oscar «L’apocalisse rimandata, benvenuta catastrofe». Giulio Cavalli nella «giullarata» di Dario Fo, in cui si immagina un mondo che riparte dall’uomo. Il teatro può abbattere il Pm10? Sì! Mentre il sindaco di Milano per paura d’inquinare non apre i cassetti che parlano di smog noi, per tentare di discuterne, promuoviamo una riunione condominiale al Teatro Oscar». Giulio Cavalli è più deciso che mai. Da «portatore sano di parola», quale ama definirsi, l’attore sotto scorta per i suoi spettacoli sulla mafia, propone «L’apocalisse rimandata, benvenuta catastrofe» di Dario Fo. «Una giullarata d’inchiesta» in cui il Premio Nobel si è divertito a immaginare come cambierebbe il mondo il giorno che il petrolio fosse finito. «Non funzionerebbe più niente», sottolinea l’autore, «le lampadine, il frigorifero, niente caffè al bar, niente benzina alle pompe; le auto e i camion sarebbero abbandonati in mezzo alla strada, i supermercati chiusi e i panettieri con forno a legna presi d’assalto. I potenti, dal Papa ai politici, rimarrebbero prigionieri nelle ville superaccessoriate e il nostro presidente del Consiglio non potrebbe più ricaricare il cellulare per chiamare l’escort di turno. Una provocazione più verosimile di quanto io stesso potevo immaginare quando ho scritto questa storia».
di Mattia CarzanigA
Milano, 2 febbraio 2010 – Assicurando che ‘’il teatro puo’ contribuire ad abbassare i livelli di pm10’’, l’attore Giulio Cavalli porta in scena a Milano ‘L’Apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe’, versione teatrale dell’omonimo romanzo di Dario Fo e Franca Rame.
Può il teatro abbassare il livello di pm 10 nell’atmosfera? Ci spera Giulio Cavalli, non se lo augura Dario Fo, convinto più che mai che la catastrofe ecologica sia necessaria «per rendere l’umanità più umana». In attesa di capire quando arriverà («perché il “se” non è più in discussione» puntualizza Fo), i due attori la raccontano con gli occhi dei pessimisti, «perché gli ottimisti sono il male della terra» e quindi «evviva la strage». “Uragano Fo”, ieri mattina nella sala stampa di Palazzo Reale a Milano, per la presentazione de L’Apocalisse rimandata ovvero benvenuta catastrofe, lo spettacolo che l’attore lodigiano Giulio Cavalli ha tratto dall’omonimo libro di Dario Fo e Franca Rame, in scena dal 4 al 28 febbraio al Teatro Oscar di via Lattanzio 58 a Milano, ultimo appuntamento della stagione di prosa del Teatro Stabile d’innovazione diretto da Emilio Russo prima del trasferimento nella nuova casa dell’ex Teatro Elfo. Dopo il successo di giugno per il debutto al Napoli Teatro Festival Italia, la produzione targata Bottega dei Mestieri Teatrali, lo stesso Napoli Teatro Festival Italia e Tieffe Teatro Milano (in collaborazione con Next – Regione Lombardia e Fondazione Cariplo), sbarca a Milano «dove da 22 giorni consecutivi le polveri sottili sono oltre il livello di guardia e dove la donna più importante della città continua a dire che non è grave perché ci sono altre città nella stessa situazione – ha detto Fo alla platea di giornalisti -: insomma siamo in buona compagnia. Come a dire: tutti ladri, nessuno ladro». La Milano di Fo e Cavalli (in scena da solo per lo spettacolo di cui ha curato l’adattamento del testo e la regia, a cui ha collaborato anche Fabio Francione) è quella che si sveglia di soprassalto nel giorno in cui il petrolio è finito, nel giorno in cui i frigoriferi sono spenti, gli ascensori fuori uso, le macchine e i camion fermi in mezzo alle strade, senza benzina. È la città che vive la paura e l’angoscia di chi non si è mai accorto prima del proprio destino, la stessa città «che tra pochi giorni inaugura i lavori da 5 miliardi di euro per la nuova autostrada Pedemontana senza sapere se, tra dieci o vent’anni, ci sposteremo ancora su mezzi a benzina» ha aggiunto Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia. Ma è anche la città che cammina verso una nuova origine, verso il ritorno alle campagne. «Ho immaginato cosa succederebbe se quel paradosso che molti studiosi annunciano come imminente fosse già realtà – spiega ancora Fo sulla genesi del suo libro -: nel mondo ci sono almeno mezzo miliardo di persone che non hanno mai visto un’automobile. Per loro non cambierebbe nulla. Poi ho immaginato il nostro presidente del consiglio nella sua villa in Sardegna che attende una ragazza che non arriva. Ho pensato al presidente che cerca di raggiungerla con un cellulare che non funziona, che litiga con tutti e che finisce in giardino rincorso dai suoi cani a cui non si è più curato di dare da mangiare. Sì, devo dire che è stato divertente». Da Milano a Napoli e alla metafora di un re nudo che cerca di nascondere la “monnezza” sotto il tappeto, «mentre le olive dell’aperitivo gli escono ancora dalle tasche». La cronaca dell’“apocalisse” passa anche per il capoluogo partenopeo con l’inchiesta sul business dei rifiuti, scritta da Giulio Cavalli e dal giornalista del settimanale «L’Espresso» Emiliano Fittipaldi. «L’unico giornalista antimafia che è finito sotto indagine per mafia perché noi non ci facciamo mancare davvero nulla» ha sdrammatizzato l’autore lodigiano, prima di tornare serio e raccontare di uno «spettacolo che scava nelle colpe del sistema politico». E di un’emozione: «Sono stato accusato tante volte, a ragione, del fatto che mai avrei portato in scena un testo non mio: se mi avessero raccontato che avrei avuto la fortuna di conoscere Dario Fo e di lavorare con lui non ci avrei creduto. Per chi come me ha iniziato a fare teatro dal basso, è davvero una grande emozione. Un Lodo-Fo me lo potete concedere?». Rossella Mungiello
Nuovasesto – 22 gennaio 2010
e determina quindi un nuovo inizio, allora può trasformarsi in una catarsi salvifica.
Dallo strampalato e lucido testo teatrale, tragico e comico al tempo stesso, ispirato all’omonimo romanzo pubblicato nel 2008 da Guanda Editore del premio Nobel Dario Fo, un potente spettacolo di denuncia: e se un giorno nel mondo finisse il petrolio? Le lampadine smetterebbero di illuminare, i frigoriferi di raffreddare, niente più benzina per le auto e per i mezzi di trasporto. In un batter d’occhio crollerebbero le borse e il denaro non avrebbe più valore. Uno scenario apocalittico, ma forse anche l’occasione per una rinascita…