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A 100 PASSI DAL DUOMO: biglietti esauriti prenotazioni replica straordinaria

Biglietti esauriti per il 23:
continua la stagione di Prosa del Teatro Nebiolo sabato 23 ore 21:00 con “A cento passi dal Duomo” scritto da Gianni Barbacetto e Giulio Cavalli, quest’ultimo anche interprete dello spettacolo, accompagnato in scena dalle musiche di Gaetano Liguori.  
Dal profondo silenzio milanese che ha accompagnato l’omicidio di Giorgio Ambrosoli a quello che avvolge le “gesta” di Raul Gardini, i 103 sequestri avvenuti in Lombardia per mano di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta calabrese tra il 1974 e il 1983, le retate delle forze dell’ordine ed i maxiprocessi contro la criminalità organizzata insediata nel territorio lombardo, fino ad oggi, alle porte dell’Expo 2015.
Uno spettacolo supportato da dati e documenti per mappare l’attuale situazione, non per creare facile allarmismo, ma per segnalare alla coscienza civile la concreta e reale esistenza di un fenomeno criminale che si muove silenziosamente anche nell’operoso Nord Italia.  

ATTENZIONE:Per sabato 23 il Teatro registra il tutto esaurito, segnaliamo l’apertura di una lista di attesa per una replica ulteriore domenica 24 alle ore 16:00.
La prenotazione è obbligatoria, il teatro si riserva di confermare la replica ai prenotati.

Prenotazioni al numero 331 92 87 538

 

La bellezza di un impegno: la mia candidatura

Perché candidarsi? Questa è la domanda che mi sono posto più e più volte. La domanda che ricorre e rincorre i miei sostenitori, amici e probabilmente anche chi mi è avverso. C’è un’altra domanda che richiede spazio, prima di dare la risposta: perché non candidarsi? Da molto tempo il concetto che riempie il mio quotidiano, il mio teatro, il mio indagare la contemporaneità e le sue storture lo definisco: la bellezza dell’impegno. Non un concetto teorico, o una frase ad uso della stampa, delle televisioni. La realtà non è un oggetto immutabile nelle sue perversioni, nel suo essere nemica dei deboli, nella sua natura ricattatoria sul lavoro, prevaricante quando è anche solo un posto su un autobus ad un anziano o a una donna incinta. La realtà non è mutevole, la cambiamo noi, per davvero. Attraverso gli strumenti della bellezza di cui ognuno di noi è portatore sano e attraverso l’operosità dell’impegno, cioè dell’alzarsi la mattina e non cedere mai il passo né alla disperazione né al qualunquismo né all’indifferenza. Odio gli indifferenti, amo le differenze. Diciamoci la verità: la politica è stata sottratta ai cuori delle persone. Non solo l’hanno sottratta ma abbrutita a tal punto da renderla un campo fangoso. Chi vuole attraversarla non può che sporcarsi. No grazie. Questa si chiama rassegnazione. La politica è il mezzo con cui si può creare un cambiamento reale e profondo. La politica è la possibilità di elevare la qualità di vita di tutti, è la possibilità di creare una solidarietà che non compare solo per le emergenze, ma è costante, come l’avvicendarsi delle stagioni. Può essere vista come impopolare la candidatura? Può essere vista come contaminazione o addirittura corrosione di una mia integrità artistica ed esistenziale? Bene, che lo sia. Perché il mio salire sul palco, il mio raccontare a voce alta le infiltrazioni della ndrangheta in Lombardia, il mio raccontare la strage di Linate o lo scempio della pedofilia già mi hanno posto nella condizione di essere sicuramente contaminato. Non voglio la comodità di una sedia, che sia quella del palco da dove posso ergermi a cantore del presente corrotto, o la sedia del politico che architetta alleanze e strategie a beneficio di pochi. Voglio essere presente sul palco della quotidianità, sul palco del tempo in cui vivo, sul palco della società civile che dice: basta. Perché un giorno non voglio trovarmi in platea a rimpiangere di non essermi alzato e aver partecipato. Non voglio pentirmi di aver soltanto applaudito alla mia vita perché ho fatto scelte equilibrate che mi hanno dato consenso e benevolenza. No, grazie. Ancora una volta. Coerentemente con la mia vita mi pongo ogni giorno scelte difficili, impopolari, ma seguo soltanto ciò che ho nel cuore e nella pancia, la volontà inestinguibile di essere presente, partecipe a me stesso e alla società di cui sono parte. Questa è la bellezza dell’impegno. Soltanto questo.

Giulio Cavalli

http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/politica/giulio_cavalli_la_bellezza_di.php

Un libro Bianco da portare in Regione

Ho bisogno delle vostre segnalazioni, delle vostre proposte. Ho bisogno che mi indichiate i vostri problemi, quelli del vostro comune, della vostra cittadina ed anche le vostre soluzioni, i vostri suggerimenti, le vostre idee. Insieme al programma, voglio portare alla Regione Lombardia il libro Bianco che scriveremo insieme. I piccoli grandi problemi che affiligono le coscienze, ma anche le buche nelle strade, le fabbriche che chiudono, il disuso di uno spazio pubblico, i problemi di sicurezza di un quartiere, la mancanza di una biblioteca, la segnalazione di lavori svolti e retribuiti a nero. Il Libro Bianco vuole raccogliere tutte le vostre testimonianze e quando sarà necessario sarà garantito anche l’anonimato. Segnalate condizioni di lavoro insopportabili in un call center, nelle campagne o nelle fabbriche. Un Libro Bianco scritto da voi, che sarà pubblicato a breve, visibile sul sito a disposizione di tutti. Un impegno che nessuno potrà evitare di assumersi. Ed anche in caso che io non venga eletto, avremo testimonianze di ciò che deve essere fatto assolutamente per migliorare la società in cui viviamo. La bellezza dell’impegno è scrivere la vostra segnalazione a “librobianco@giuliocavalli.it“

Giulio Cavalli e Luigi De Magistris a Milano per aprire la campagna elettorale

Giovedì 21 gennaio alle ore 21:00 presso lo SPAZIO GUICCIARDINI in via Macedonia Melloni 3 a Milano, si apre la campagna elettorale di GIULIO CAVALLI per le Elezioni Regionali 2010 “LA BELLEZZA DI UN IMPEGNO”.

con

LUIGI DE MAGISTRIS

Presidente della Commissione per il Controllo dei Bilanci presso il Parlamento Europeo

e

GIULIO CAVALLI

attore, scrittore e regista candidato alle elezioni regionali 2010 nelle province di Milano e Varese


SCARICA IL COMUNICATO STAMPA QUI

Libertà è partecipazione

“Libertà è partecipazione” G.Gaber

Per noi, nel nostro piccolo, è la costruzione di un grande sogno. Partecipare al sogno significa appoggiare una rivoluzione morbida e democratica che inizia con l’avventura della campagna elettorale. Non si tratta di nominare un delegato ma piuttosto di costruire una laboratorio sociale e di responsabilità che sia il cuore, la testa e lo stomaco per i prossimi anni.

Ora è il tempo di conoscere, conoscersi e farsi conoscere. Come una tavola da apparecchiare radunando e contando gli ingredienti. Vorremmo finire questa campagna elettorale con la soddisfazione di avere la certezza di essere consapevolmente scelti (o non scelti) per un giudizio che sia maturato dalla possibilità di un incontro, un confronto.

Partecipare alla nostra campagna oggi significa soprattutto parlarci. Il più possibile. Nei vostri paesi, nel vostro quartiere o nella vostra prossima riunione in cui credete che la mia presenza possa essere un’ottima stretta di mano.

Partecipare alla nostra campagna oggi significa soprattutto parlarne. Il più possibile. Nei vostri siti, nei vostri blog e sui vostri social network.

Il mio impegno politico è il nostro impegno politico.


Volete partecipare alla campagna elettorale? Volete organizzare qualche evento nel vostro Comune con Giulio? Avete delle proposte da sottoporre? Volete partecipare alle riunioni programmatiche? Volete aiutarci? Volete esserci?
Scrivete a staff@giuliocavalli.it.
Volete fare una donazione? fatelo qui:
TUTTE LE DONAZIONI SOSTENGONO IL NOSTRO PROGETTO UNA CAMPAGNA TRASPARENTE

15 Gennaio: Antonio Ingroia, Alberto Nobili e Giulio Cavalli al Teatro Nebiolo

Il Centro di Documentazione per un Teatro Civile ospita al Nebiolo venerdì 15 gennaio alle 21:00 il Dott. Alberto Nobili (Sostituto Procuratore del Tribunale di Milano) e il Dott. Antonio Ingroia (Procuratore Aggiunto del Tribunale di Palermo).
Anche in questa occasione, a moderare la serata, con loro sul palcoscenico Giulio Cavalli.
Alberto Nobili e Antonio Ingroia incontreranno il pubblico affrontando il tema della nuova proposta di legge sulle intercettazioni, con particolare riguardo alle sue possibili interferenze nella lotta alla criminalità organizzata. Tratteranno, inoltre, dell’infiltrazione criminosa sul territorio lombardo. I magistrati si confronteranno sulle differenze di manifestazione delle mafie al Nord e delle più conosciute mafie del Sud.
Entrambi, grazie alla loro pluriennale esperienza sul campo, potranno illustrarci le espressioni più evidenti sul territorio della criminalità organizzata.
Il  Dott. Ingroia durante la serata  presenterà inoltre il suo libro “C’era una volta l’intercettazione. La giustizia e le bufale della politica” edito da Nuovi Equilibri.

L’ingresso al pubblico è libero fino esaurimento posti (non vengono accettate prenotazioni).
Solo per gli abbonati: previa prenotazione valida la poltrona in abbonamento prosa/prosa in coppia/ adotta una poltrona.

Le storie “invisibili” di uomini in guerra

Il giudice Caselli e un poliziotto della squadra Catturandi ospiti al teatro Nebiolo di Tavazzano. «Il mio pianerottolo come una trincea per ricordarmi questo conflitto». Un magistrato e un poliziotto, sullo stesso palco, impegnati nella stessa battaglia. Venerdì sera al Nebiolo di Tavazzano, si sono intrecciati i racconti del magistrato Gian Carlo Caselli, da 37 anni sotto scorta per le sue inchieste sul terrorismo prima e sulla mafia poi, e uno degli uomini della mitica sezione Catturandi della squadra mobile di Palermo, che da 16 anni insieme a un gruppo di colleghi, invisibili quanto lui, dà la caccia ai latitanti più pericolosi della criminalità organizzata. Tra loro, in una serata blindata da polizia, carabinieri e digos (anche per proteggere l’anonimato del super poliziotto della Catturandi, I.M.D. per convenzione), il regista e autore Giulio Cavalli, direttore artistico del Nebiolo, sotto scorta da 8 mesi per le minacce dei clan. A Gian Carlo Caselli e alla sua esperienza da protagonista nelle guerre più sanguinose e importanti affrontate dallo Stato, raccontate nel suo libro Le due guerre. Perché l’Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia, scritto a quattro mani con il figlio Stefano, la responsabilità di tracciare il parallelo di queste battaglie. È stato proprio Caselli a raccontare la rivoluzione di popolo che ha portato all’isolamento dei brigatisti. Questa la differenza nelle due lotte, «perché la mafia non è mai stata considerata altro da noi – ha spiegato il procuratore Caselli – : la mafia è un intreccio perverso di rapporti torbidi tra pezzi della società, della politica, della cultura, dell’informazione. Una zona grigia in cui hanno molta rilevanza quelle che si chiamano “relazioni esterne”. Se dal dopo stragi ad oggi, c’è una continuità operativa straordinaria nel contrasto militare, non c’è la stessa continuità nel cercare di individuare gli inquietanti rapporti tra mafia e politica. Se ti occupi di Riina vai bene, se inizi a guardare alle relazioni esterne che coinvolgono personaggi eccellenti, sempre facendo il tuo dovere, i bastoni tra le ruote sono molto frequenti». Positivo il pensiero di Caselli sulla possibilità di sconfiggere definitivamente il fenomeno, «perché come diceva Falcone, la mafia è una vicenda umana e come tale ha un inizio, uno sviluppo e una fine. Se ci credeva Falcone, dobbiamo crederci anche noi». Una battaglia dura, fatta di rischi personali, come quelli vissuti in prima persona dal giudice che ha aperto una parentesi sul lato umano della sua esperienza a Palermo, quando viveva in un palazzo di otto piani completamente svuotato, con un ascensore che non faceva fermate intermedie. «Il mio pianerottolo era una trincea, piantonato da un soldato di leva, un poliziotto, con del filo spinato e dei sacchi di sabbia – ha raccontato il giudice – : bastava quest’immagine ogni mattina per ricordarmi che ero in guerra». A confrontarsi ogni giorno con il braccio armato della criminalità organizzata, il giovane poliziotto della Catturandi, I.M.D.,classe 1973, autore del libro Catturandi. Da Provenzano ai Lo Piccolo, come si stana un pericoloso latitante. Entrato in polizia a 21 anni sull’onda dell’effetto traumatico del post stragismo, come molti giovani di quella terra insanguinata che sentivano il peso della morte dei giudici Falcone e Borsellino come senso di responsabilità, si è trovato nella sezione speciale quasi per caso. «Mi misero alle intercettazioni e mi dissero che sarei rimasto lì un paio di giorni, per fare esperienze. Dopo sedici anni sono ancora lì – ha raccontato lui, che ha sempre vissuto senza poter rivelare a nessuno la sua vera occupazione – : alla mia ragazza dicevo di stare all’ufficio passaporti». In realtà era in una delle sezioni più attive della squadra mobile, una seconda casa in cui un gruppo di giovanissimi poliziotti, guidati da validi funzionari, hanno iniziato una battaglia vissuta giorno e notte, fatta di dettagli, tracce, pedinamenti, un lungo lavoro di ricostruzione dei movimenti dei fiancheggiatori necessario per arrivare ai latitanti. «Ma il nostro lavoro non è sufficiente – ha spiegato ancora il poliziotto -: se anche arrestassimo tutti i latitanti ancora in libertà, e lo faremo, la mafia esisterebbe ancora, perché c’è un problema storico e culturale. Se un giovane per trovare lavoro deve rivolgersi alla criminalità, significa che lo Stato è assente. I mafiosi hanno il controllo del territorio perché il cittadino riconosce quest’autorità. Se lo Stato non copre questi buchi, non riusciremo mai a vincere il fenomeno».

Rossella Mungiello

DA IL CITTADINO L’ARTICOLO QUI

Due parole e qualche fatto su “via Bettino Craxi”

“Più sono le leggi, più sono i ladri”
Bettino Craxi

Attenzione: la patetica idea dell’ormai prevedibile sindaco Moratti di intitolare a Bettino Craxi una via in Milano non è meramente un problema solo politico: è lo specchio di un’impunità culturale che in tutti i campi è diventata un trofeo con tutto intorno una sonnolenza scoraggiata e martellata secondo le regole della prostituzione pubblicitaria piuttosto che quelle della memoria politica di un paese. Già la proposta avanzata dal sindaco Moratti indica che il limite della dignità verso la memoria è stato superato; al di là degli esiti pratici è un’onta che puzza di sugo rancido che ci teniamo sulla giacca di questa città già imbrattata.

Quella stessa parte politica che ultimamente scalcia goffa ululando al rispetto delle istituzioni oggi ci dichiara chiaramente che la Memoria di questo paese (quella con la M maiuscola che è figlia unica della storia) non è affidata ai Fatti ma alle opinioni di pessimi opinionisti prestati a tempo indeterminato al mestiere indegno di apriporte o lucida ottoni al servizio degli interessi di pochi.


E allora non stupisce che si decida di dedicare una via proprio a colui che per primo trasformò in Sistema quel meccanismo infame di corrotti e corruttori che premia il miglior offerente a scapito del più capace. Quel sistema che ha trasformato la meritocrazia in un privilegio piuttosto che un diritto. E quando i diritti diventano privilegi da supplicare significa che qualcuno insieme ai soldi si è rubato anche le regole del gioco, che la partita è impari, che la democrazia è diventata un souvenir.
Craxi è stato condannato con sentenza passata in giudicato a: 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai il 12 novembre 1996; 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese il 20 aprile 1999. Per tutti gli altri processi in cui era imputato (alcuni dei quali in secondo o in terzo grado di giudizio), è stata pronunciata sentenza di estinzione del reato a causa del decesso dell’imputato. Fino a quel momento Craxi era stato condannato a: 4 anni e una multa di 20 miliardi di Lire in primo grado per il caso All Iberian il 13 luglio 1998, pena poi prescritta in appello il 26 ottobre 1999; 5 anni e 5 mesi in primo grado per tangenti Enel il 22 gennaio 1999; 5 anni e 9 mesi in appello per il Conto Protezione, sentenza poi annullata dalla Cassazione con rinvio il 15 giugno 1999; 3 anni in appello bis per il caso Enimont il 1° ottobre 1999. Bettino Craxi morì condannato “volontariamente sottratto alla custodia cautelare, agli arresti domiciliari, al divieto di espatrio, all’obbligo di dimora o ad un ordine con cui si dispone la carcerazione” : Bettino Craxi morì latitante secondo l’articolo 296 del Codice di Procedura Penale.
Un grande statista (ma anche un mediocre politico) deve (almeno) affrontare i processi, piuttosto accetta di diventare un collaboratore di giustizia, contribuisce in maniera decisiva al risanamento etico e giuridico della classe politica italiana; e piuttosto responsabilmente accende una stagione di prosperità e rigore che lo può vedere protagonista, ruolo a cui il suo “pentimento”  gli darebbe piena legittimazione. Invece il piccolo Craxi è fuggito ed ha vissuto i suoi ultimi anni in latitanza eludendo di fatto le leggi del suo Paese.
E allora mi scuserà la sindachessa se proprio non riusciamo ad esserne orgogliosi, in una Milano che mentre lascia la mafia sotto il tappeto e gli operai sopra i tetti si preoccupa di mettere in strada un monumento a Bettino. Un riconoscimento all’anti-memoria che, per amor del vero, esiste già non solo in altre città ma ci viene propinato tutte i giorni a tutte le ore su quelle televisioni figlie del craxiano “decreto Berlusconi” varato per salvare l’allora imprenditore Silvio Berlusconi dalla decisione dei pretori di Torino, Roma e Pescara di oscurare i canali televisivi della Finivest. Quelle televisioni che sono lo spot pubblicitario continuo dell’omicidio della meritocrazia imprenditoriale in questo paese. Quelle televisioni che per uno strano gioco di uguaglianze sono figlie (nella modalità della nascita) non di una democratica di discussione in Parlamento ma di un monocratico voto di fiducia; nello stesso modo innaturale e antiparlamentare con cui opera abitualmente questo attuale governo.
Mi scuserà il sindaco Moratti se mi permetterò di raccontare ai miei figli, prima di chi fosse Bettino Craxi, che questa è la città di Guido Galli, di Ambrosoli, di Alessandrini e molti altri. Se mi permetterò di raccontargli che Craxi oggi esce ingigantito solo per il paragone con i nani dell’attualità. Mi scuserà se mi viene da sorridere pensando che addirittura Bobo Craxi (che a 25 anni era già segretario del Psi milanese per discendenza diretta) arrivò a dire “Non mi sono mai considerato craxiano” (10-9-92).
L’aforisma di un anonimo arabo dice: Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero.
E allora se davvero come disse Silvio Berlusconi il 21 settembre del ’94 “io a Craxi non devo nulla. Ho sempre riconosciuto il ruolo dei magistrati nella lotta al sistema perverso della Prima Repubblica. TV e giornali della Fininvest sono sempre stati in prima linea a difendere i magistrati e in particolare Di Pietro!” non cerchi oggi di chiedere scusa con una via.
Non dico per rispetto di Giustizia, non dico per Memoria; almeno per Dignità, se ne è avanzata un po’.

Il cacciatore di latitanti si racconta al Nebiolo con Giancarlo Caselli

— TAVAZZANO —
APPUNTAMENTO di prestigio questa sera a Tavazzano, dove si presenta si presenta «Catturandi», il libro scritto da un poliziotto palermitano, I.M.D., che ha preferito non svelare la propria identità per motivi di sicurezza, perché si occupa della cattura dei più pericolosi latitanti di mafia in una delle realtà più difficili del Paese.
All’incontro in programma questa sera parteciperanno, insieme all’autore del volume, i magistrati Raffaele Cantone e Gian Carlo Caselli (nella foto), già procuratore capo di Palermo.

LA PRESENTAZIONE del libro si terrà questa sera alle 21 all’interno del Teatro Nebiolo di Tavazzano con Villavesco. Il dibattito sarà coordinato da Giulio Cavalli, attore, regista, autore teatrale e direttore artistico del teatro Nebiolo. Cavalli, fra l’altro, secondo quanto appreso in settimana, sarà anche uno dei candidati di punta dell’Italia dei valori al consiglio regionale, durante le elezioni di fine marzo.
L’evento in programma questa sera fa parte del ciclo «Documentazione per un teatro civile», organizzato all’interno della struttura di Tavazzano.
Il libro «Catturandi» racconta, in modo diretto, l’esperienza professionale di I.M.D. e i metodi di lavoro della sua squadra.
R.Lo.

DA IL GIORNO L’ARTICOLO QUI