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La chiamano guerra ma è anche una cancellazione culturale

Lo scrittore Shady Amadi li mette in fila, uno dopo l’altro. Sono gli artisti palestinesi (scrittori, poeti, pittori) che hanno perso la vita sotto le bombe a Gaza e sono la sindone del tentativo di cancellare una cultura chiamandola terrorismo.

C’è Refaat al Areer, poeta, professore all’Università Islamica di Gaza, che poche settimane prima di morire il 6 dicembre scorso aveva scritto “se io dovessi morire, tu devi vivere, per raccontare la mia storia”. Il 7 ottobre muore il poeta Omar Faris Abu Shaweesh a causa del bombardamento del campo profughi di Nuseirat a Gaza. Passano due giorni e il 13 ottobre nella sua casa a Gaza viene uccisa la pittrice Heba Zaqout insieme ai suoi due figli. Come racconta nel suo articolo Amadi “nel 2020, Zaqout aveva finito una serie di dipinti di donne con in mano una colomba, una chiave e un liuto a simboleggiare rispettivamente: la pace, il ritorno e la cultura”. Il 16 ottobre viene ucciso lo scrittore Abdullah Al-Aqad, il giorno successivo muore storico Jihad Al-Masri per una bomba. 

Il 20 ottobre a 32 anni viene ammazzata durante un raid israeliano la scrittrice e poetessa Heba Kamal Saleh Abu Nada nel 2017 aveva pubblicato il romanzo L’ossigeno non è per i morti. Su X l’8 ottobre aveva scritto “La notte di Gaza è buia se non per i bagliori dei missili; tranquilla se non per il rumore delle bombe; terrificante se non per la tranquillità delle preghiere; nera se non per la luce dei martiri. Buona notte, Gaza”. Il 23 ottobre muore lo scrittore Abdul Karim Hashash. Il 20 ottobre la pittrice Halima Al-Kahlout. Poi la regista  Inas al-Saq, il poeta Shahadah Al-Buhbahan, lo scrittore e giornalista Mustafa Al-Sawwaf, il poeta Nour al-Din Hajjaj, il musicista Yousef Dawas, il poeta Saleem Al-Naffar. 

Rientra nella definizione di genocidio l’annullamento dei valori e dei riferimenti culturali. 

Buon mercoledì. 

Nella foto: un’opera di Heba Zaqout

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Il femminicidio di Vanessa Ballan strumentalizzato dai maschi per fini politici – Lettera43

Invece di chiedersi perché la donna non è stata salvata nonostante avesse presentato denuncia, il ministro Nordio vuole l’ecografia del feto che aveva in grembo. Per poter parlare giuridicamente di assassinio di due persone, mettendo in discussione il diritto all’aborto. E se si scoprisse che il futuro bambino era dell’amante killer e non del marito, via con un’altra colpevolizzazione della vittima.

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Sul caso Consip abbiamo scherzato, inevitabile la scure della prescrizione. Il pm Palazzi: impossibile arrivare alla sentenza definitiva ma chiede le condanne di Romeo, Lotti, Bocchino & C.

Assolvere il papà di Matteo Renzi, Tiziano, e condannare ad un anno di reclusione l’ex ministro Luca Lotti ed alla stessa pena anche l’ex parlamentare Italo Bocchino. “Affermare la penale responsabilità e comminare la pena a 2 anni e sei mesi per Alfredo Romeo”. Queste le principali richieste di condanna della Procura di Roma ieri nell’ambito del processo sul cosiddetto caso Consip, davanti ai giudici della VIII sezione del tribunale di Roma.

La pena più dura, a 5 anni, è stata sollecitata per il manager Carlo Russo, accusato di millantato credito e traffico di influenze. L’ex presidente di Publiaqua, Filippo Vannoni, rischia la condanna ad un anno. Per l’ex generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia prospettata la concessione delle attenuanti generiche e la condanna ad un anno; per l’ufficiale dell’Arma, Gianpaolo Scafarto, un anno e 10 mesi. Chiesta quindi l’assoluzione anche per Stefano Massimo Pandimiglio.

I reati

L’interdizione dai pubblici uffici e l’incapacità a contrattare con la pubblica amministrazione sono le pene accessorie sollecitate nei confronti degli otto imputati per cui la Procura capitolina ha chiesto l’affermazione della penale responsabilità. Tra coloro per cui è stata sollecitata la pena anche il colonnello dei carabinieri Alessandro Sessa: rischia 3 mesi di reclusione.

Il pm Mario Palazzi ha parlato per oltre cinque ore, ricostruendo l’intera vicenda processuale. I reati contestati nell’inchiesta, a vario titolo e a seconda delle posizioni, vanno dal traffico di influenze illecite, rivelazione del segreto, falso, favoreggiamento, millantato credito e tentata estorsione. Nei confronti di Tiziano Renzi erano già caduti in udienza preliminare tre episodi d’accusa. Ieri il pm Palazzi nel prospettare ai giudici l’assoluzione per il padre del leader di Italia Viva, ha ricordato come “manchi la prova dell’accordo in suo favore”.

La scure del tempo

A piazzale Clodio si ricorda che la stessa Procura aveva chiesto l’archiviazione e che si è andati a processo solo dopo una decisione del gip Gaspare Sturzo che dispose nuovi accertamenti e portò di fatto l’ufficio della pubblica accusa a chiedere il processo per il reato di traffico d’influenze. Per Luca Lotti, che risponde di favoreggiamento, è stata chiesto un anno di pena; ma anche l’assoluzione per un altro episodio, quello relativo alla rivelazione del segreto d’ufficio. Due anni e sei mesi sono stati chiesti per l’imprenditore ed editore (de Il Riformista e L’Unità) campano Alfredo Romeo.

Il processo davanti ai giudici dell’VIII sezione del tribunale di Roma riprenderà all’inizio del nuovo anno. In abbreviato, rispetto agli accertamenti sviluppati per questa vicenda, era stato condannato ad un anno l’ex coordinatore del Pdl Denis Verdini, per il reato di turbativa d’asta. La sentenza è prevista per marzo-aprile. Il pm Palazzi ha ricordato che l’indagine è stata “complessa, funestata da una serie infinita di fughe di notizie sia interne che esterne” e ha avuto “una vastissima eco per i soggetti coinvolti e un’ampia utilizzazione a fini politici”, mentre il processo è passato per “un’attività istruttoria amplissima, che ha attraversato il periodo Covid con i conseguenti rallentamenti”.

Si tratta, ha sottolineato però, di un processo “destinato più alla storia che alla giustizia perché molti o quasi tutti questi reati saranno travolti dalla prescrizione. È irragionevole pensare che si arrivi a un giudizio definitivo senza la mannaia della prescrizione. Eppure sembra che la prescrizione sia ancora una volta una priorità per questo Paese”, ha detto.

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Ok alla risoluzione dell’Onu e spuntano nuovi video che incastrano Netanyahu. Passa il testo sugli aiuti, ma senza tregua con l’astensione di Stati Uniti e Russia

“Prove video dimostrano che Israele ha bombardato anche aree che dovevano essere sicure per i civili”: sono queste le conclusioni di un’indagine del New York Times in un video che rivela come il governo israeliano abbia bombardato aree in cui aveva spinto i civili di Gaza dichiarandole sicure.

A questo si aggiunge l’utilizzo da parte dell’esercito di Netanyahu di bombe MK-84 da 900 chili di peso (2.000 libbre), le più distruttive degli arsenali militari occidentali. Bombe che, secondo gli esperti militari Usa consultati dal NYT, non vengono quasi mai sganciate dalle forze statunitensi in aree densamente popolate, proprio per i rischi che rappresentano per la popolazione civile.

Il caso

Per analizzare le immagini, il NY T ha utilizzato uno strumento di intelligenza artificiale per scansionare le immagini satellitari del sud di Gaza alla ricerca di crateri di bombe che misurassero oltre 12 metri di diametro o più. Solo l’esplosione di bombe da 900 chilogrammi possono creare crateri di quelle dimensioni nel terreno leggero e sabbioso di Gaza. Scrive il NYT: “Alla fine, l’indagine ha identificato 208 crateri nelle immagini satellitari e nei filmati dei droni. I risultati rivelano che quelle bombe hanno rappresentato una minaccia grave per i civili in cerca di sicurezza nel sud di Gaza”.

In risposta alle domande sull’uso della bomba nel sud di Gaza, un portavoce militare israeliano ha detto in una dichiarazione al Times che la priorità di Israele è distruggere Hamas e che “questioni di questo tipo saranno esaminate in una fase successiva”. Il portavoce ha anche affermato che l’Idf “prende precauzioni possibili per mitigare i danni ai civili”. Parole smentite dai fatti. Il network Usa Cnn cita analisi della società di intelligenza artificiale Synthetaic e sostiene che i crateri più grandi di 12 metri di diametro siano 500. Secondo i dati del Pentagono, da ottobre gli Usa hanno inviato a Israele oltre 5.000 bombe MK-84.

Richiesta ignorata

Dopo giorni di rinvii, il Consiglio di sicurezza dell’Onu è riuscito – con l’astensione degli Stati Uniti e della Russia – a far passare un testo sulla guerra a Gaza. Che però ignora la richiesta di una tregua immediata. La risoluzione chiede dunque misure “urgenti” per consentire “un accesso immediato, sicuro e senza ostacoli di aiuti umanitari” nella Striscia e per “creare le condizioni per una cessazione sostenibile delle ostilità” in un non meglio precisato futuro. La precedente formulazione della bozza – limata ed emendata per giorni per convincere gli Usa a non porre un nuovo veto – chiedeva invece “l’urgente sospensione delle ostilità”, anche se non un cessate il fuoco vero e proprio sgradito a Israele e Washington.

Intanto un rapporto pubblicato da 23 agenzie Onu e non governative scrive che più di mezzo milione di persone a Gaza – un quarto della popolazione – rischiano di morire di fame. Secondo il rapporto a Gaza l’intera popolazione di Gaza è in crisi alimentare, con 576.600 persone a livelli “catastrofici” di fame. Arif Husain, capo economista del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite ha dichiarato: “Non ho mai visto qualcosa delle dimensioni di quanto sta accadendo a Gaza. E a questa velocità”. Sempre nella giornata di ieri la Mezzaluna Rossa (pari alla nostra Croce Rossa) palestinese sui social ha raccontato che “le autorità di occupazione israeliane hanno rilasciato alcuni membri delle nostre équipe detenuti all’interno del centro ambulanze di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Alcuni hanno subito percosse e torture, mentre 8 rimangono ancora in custodia”.

Intanto Hamas ha rifiutato la proposta di Israele di una tregua di 2 settimane con scambio di ostaggi: “Nessun accordo senza un cessate il fuoco duraturo”.

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Violati i diritti dei migranti pure quelli dei minori

Qualche giorno fa la Corte europea per i diritti umani (Cedu), non ha avuto dubbi nell’accogliere la richiesta di scarcerazione di un ragazzino straniero di 15 anni. La Corte ha detto che la sua detenzione nel Cpr di Restinco, vicino a Brindisi (“in condizioni inumane e degradanti”), è assolutamente illegittima. E ha disposto la sua immediata liberazione il trasferimento in un luogo e in una struttura adatta, dove possa essere assistito e protetto.

Ma la realtà è peggio di quanto sembri. Asgi, Arci, Cnca, Defence for Children International Italia, Intersos e Oxfam Italia in una lettera inviata lunedì 18 dicembre 2023 alle istituzioni centrali e locali, quali la Prefettura, il Tribunale per i Minorenni, la Procura, il sindaco, il Servizio Centrale Sai e le Autorità garanti per l’infanzia denunciano: “Circa 180 minori stranieri non accompagnati vivono in condizioni gravemente inadeguate e lesive della loro dignità in una struttura di primissima accoglienza sita nel Comune di Rosolini, in Sicilia, alcuni da oltre tre mesi. Tali condizioni, oltre a non risultare conformi alle norme in materia di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, potrebbero configurare, sulla base della recente e ormai consolidata giurisprudenza della Cedu trattamenti inumani e degradanti ai sensi dell’art. 3 della Convenzione Edu”.

Le associazioni descrivono così le condizioni all’interno della struttura: “I minori dormono su brandine collocate all’interno del pallone tensostatico, senza alcuna garanzia di privacy. Non sono disponibili spazi comuni per la mensa né per svolgere attività educative e ricreative. In mancanza di tavoli e sedie, i ragazzi sono costretti a consumare i pasti in piedi o seduti sulle brandine”.

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Esecuzioni sommarie a Gaza City. L’ombra dei crimini di guerra su Israele

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Unhchr) ha affermato di aver ricevuto informazioni “inquietanti” secondo cui le Forze di difesa israeliane (Idf) avrebbero ucciso sommariamente almeno 11 uomini palestinesi davanti ai loro familiari a Gaza. Un rapporto dell’Unhchr citato dai media internazionali afferma che l’incidente sarebbe avvenuto due giorni fa nel quartiere di Al Remal a Gaza City, “sulla scia di precedenti accuse riguardanti il deliberato attacco e l’uccisione di civili per mano delle forze israeliane”.

Unhchr ha ricevuto informazioni “inquietanti” secondo cui le l’Idf avrebbero ucciso sommariamente almeno 11 uomini palestinesi davanti ai loro familiari a Gaza

Secondo quanto riferito, i soldati delle Idf avrebbero circondato e fatto irruzione in un edificio dove diverse famiglie si erano rifugiate quella notte. Secondo i resoconti dei testimoni, le truppe israeliane avrebbero “separato gli uomini dalle donne e dai bambini, e poi hanno sparato uccidendo almeno 11 uomini, per lo più tra i 20 e i 30 anni, davanti ai loro familiari”, si legge nel rapporto. L’Unhchr ha affermato di aver confermato gli omicidi avvenuti negli edifici, sebbene dettagli e circostanze siano ancora in fase di verifica.

L’Onu chiede l’apertura di un’indagine indipendente

L’agenzia Onu ha avvertito che queste accuse “danno l’allarme sulla possibile commissione di un crimine di guerra” e ha chiesto alle autorità israeliane di aprire immediatamente un’indagine indipendente. Dall’inizio del conflitto tra Hamas e Israele, cominciato il 7 ottobre, a Gaza il 66 per cento delle persone impiegate ha perso il posto di lavoro. Sono circa 192 mila i posti persi in dieci settimane. Lo riporta l’Onu, che cita dati dell’ufficio centrale di statistica dell’autorità palestinese. Ma non è tutto. Nel nord della Striscia di Gaza non c’è più alcun ospedale funzionante a causa della mancanza di personale, carburante e medicinali. Lo denuncia l’Organizzazione mondiale della sanità.

In un incontro con i giornalisti a Gerusalemme collegato dalla Striscia, Richard Pepperkorn, rappresentante dell’Oms a Gaza, ha detto: “Attualmente non ci sono più ospedali nel nord che funzionino. L’ultimo rimasto era Al-Ahli, ma adesso è al minimo della sua funzionalità”. Così mentre il portavoce militare di Israele annuncia che l’esercito ha completato l’operazione nell’area sud di Gaza City contro il Battaglione Nuseirat di Hamas ed ha allargato le sue azioni nel centro della Striscia dopo che “sono stati eliminati centinaia di terroristi e trovate armi in bambole per bambini nell’area di Bakshi” sorge spontanea una domanda: cosa altro serve perché lo stato di Israele venga portata di fronte alla Corte penale internazionale per i crimini commessi in guerra Dall’uccisione di ostaggi ritenuti terroristi all’utilizzo della fame e della sete come arma di pressione di guerra lo stato id Israele ha violato il diritto internazionale ripetutamente nel corso della sua controffensiva su Gaza.

Per gli eccidi in Ucraina il Tribunale dell’Aja ha ordinato l’arresto di Putin. A Netanyahu invece tutto è concesso

Quella che dovrebbe essere un’operazione antiterroristica contro Hamas ha coinvolto a oggi circa 20mila vittime, circa 300 persone al giorno dall’inizio del conflitto, escludendo il cessate il fuoco di sette giorni. Amnesty international ha chiesto un’indagine urgente su quella che ha definito la “sparizione forzata” di decine di detenuti palestinesi di Gaza a opera di Israele, dopo le notizie di morti nei centri di detenzione militare israeliani. L’Idf ha dichiarato di star indagando sui decessi. L’Oms afferma che “un mix tossico di malattie, fame e mancanza di igiene e servizi igienici” sta aumentando la disperazione della popolazione. Sono almeno 360mila i casi di malattie infettive registrati tra gli sfollati: si teme non solo che il numero sia sottostimato, ma che sia destinato ad aumentare. Perché Putin giustamente è stato immediatamente messo di fronte ai propri crimini e il presidente israeliano Benjamin Netanyahu gode di cotanta protezione?

Leggi anche: A Gaza oltre mezzo milione di persone rischia di morire di fame, ma intanto il Consiglio di sicurezza dell’Onu rinvia ancora una volta il voto sulla risoluzione per chiedere la fine dei combattimenti

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Armi all’Ucraina, Crosetto firma l’ottavo decreto e ammette che la guerra è un flop

Il ministro alla Difesa (o alla guerra) Guido Crosetto ieri ha annunciato la firma dell’ottavo decreto aiuti militari in favore dell’Ucraina. Non potendo negare la realtà dei fatti ha però tirato il freno a mano. In un’intervista al quotidiano Il Foglio Crosetto ha assicurato che l’Italia continuerà a garantire il suo supporto ma ha precisato che “la comunità internazionale però oggi ha il dovere di pensare se sia possibile ottenere attraverso la politica ciò che non è stato finora possibile ottenere fino in fondo attraverso le armi. Bisogna partire dallo stato attuale del fronte, rendersi conto di ciò che si è riconquistato, di ciò che si è mantenuto e di ciò che la controffensiva non riesce a riconquistare – ha aggiunto -. Se si parte da questo presupposto, è chiaro che da una fase di conflitto militare sia necessario passare a una fase di negoziato politico”.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ieri ha annunciato la firma dell’ottavo decreto aiuti militari in favore dell’Ucraina

Passa qualche minuto e ad attaccare il ministro ala Difesa è il senatore del Partito democratico Filippo Sensi che confessa di stimare il ministro ma ci tiene a precisare che il senso e il messaggio della sua intervista sull’Ucraina penso siano profondamente sbagliati: “Un grande paese come l’Italia non può permetterselo. Lo dobbiamo agli ucraini che combattono per la nostra libertà, le nostre democrazie”. Di tutt’altro avviso sono i i parlamentari del Movimento 5 Stelle delle commissioni Politiche Ue e Difesa di Camera e Senato che sottolineano come nel nuovo accordo europeo sul Patto di stabilità i nuovi paletti di bilancio “che imporrano dolorosi tagli alla spesa pubblica e impediranno manovre espansive e anticicliche basate su investimenti per la crescita e il welfare” mentre non vincoleranno gli investimenti per la difesa in particolare quelli per nuovi armamenti.

“Su richiesta dell’Italia, infatti, queste spese, e solo queste, saranno considerate – scrive il M5S – come fattore rilevante per giustificare scostamenti dalle regole di bilancio, il che significa che la Commissione chiuderà un occhio su sforamenti dovuti a spese eccezionali in armi, garantendo a questa voce un trattamento privilegiato rispetto alle altre spese come sanità, istruzione e pensioni”. Per i parlamentari grillini Crosetto “parla di ‘grande successo’ e ha il coraggio di dire ‘in un momento difficile come questo era giusto liberare risorse per sanità, sociale, interventi per la fiscalità e per la competitività delle aziende’. E allora, gli chiediamo, perché il governo italiano non si è battuto per escludere direttamente queste spese dal patto di stabilità, puntando invece solo su quelle in armamenti?”.

Negli Usa il tema degli aiuti a Zelensky è oggetto di un acceso dibattito pubblico. In Italia invece è calato il silenzio

Una cosa è certa. Negli Usa la questione della spesa per gli armamenti è al centro del dibattito politico mentre da noi sembra riservata al ministro della Difesa, al Copasir e a una stratta compagnia di giro. Il neo-leader della Camera, Mike Johnson, ha dichiarato in una lettera all’amministrazione Biden che i legislatori hanno bisogno di maggiori dettagli sugli obiettivi degli Stati Uniti in Ucraina e ha collegato la questione a concessioni sull’immigrazione. Lo scontro politico sull’Ucraina negli Stati Uniti è acuito dalla campagna per le elezioni presidenziali di novembre 2024, iniziata da mesi, e che ha rafforzato ulteriormente la maggioranza degli elettori e dei politici repubblicani a sostegno di un ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump.

Di armi, di cifre e di tempi se ne parla sui media e nel dibattito pubblico. Qui dalle nostre parti le spese per gli armamenti sono al riparo da qualsiasi discussione parlamentare. Anzi, se il ministro prende atto del fallimento della controffensiva ucraina e si permette di accendere il dubbio che sia giunto il tempo di trattare, viene accusato di tradimento.

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L’Italia e l’abuso dei minori stranieri. Ancora

È successo, ancora. La Cedu ha ordinato al Governo italiano di trasferire un minore di 15 anni trattenuto dall’inizio di ottobre nel centro di Restinco in provincia di Brindisi, in un adeguato centro per minori non accompagnati. Lo ha reso noto l’Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), specificando che la decisione “si aggiunge alla lunga serie di sentenze della Corte Europea per i Diritti Umani e le Libertà fondamentali contro l’Italia”. Con la decisione cautelare del 19 dicembre, la Corte “ha specificato che tale nuovo centro dovrà garantire al minore i diritti sino ad oggi negati tra cui tutta l’assistenza necessaria, compreso, a titolo esemplificativo, il rilascio di validi documenti di identificazione, il collocamento in condizioni compatibili con l’articolo 3 della Convenzione, l’accesso alle procedure legali e amministrative pertinenti, la nomina di un tutore. Inoltre ha deciso di dare priorità all’esame del ricorso di merito”, spiega l’Asgi in una nota. 

“A fronte della natura sistemica delle violazioni riscontrate, ricordiamo che Asgi – prosegue il comunicato – lo scorso 6 novembre ha inviato una comunicazione al comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che deve supervisionare l’attuazione delle sentenze della Cedu, elencando le innumerevoli situazioni di mancata tutela e illegittimo trattenimento di cui sono vittima i minori stranieri non accompagnati in Italia. Situazione destinata ad ulteriormente aggravarsi anche alla luce dell’entrata in vigore delle misure previste dal d.l. 133/2023, convertito con modificazioni in L. 173/2023 del 1.12.2023 e dell’ulteriore rischio che, a seguito di procedure superficiali, siano identificati come maggiorenni coloro che, invece, sono minori di età”.

Buon venerdì. 

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Altro che deriva giudiziaria. È il bavaglio la vera barbarie

Non c’è niente di meglio che raccontare come sarebbe stata la stampa italiana già da tempo con l’emendamento del calendiano Enrico Costa, che a braccetto col governo ha deciso di confezionare l’ennesima legge bavaglio. Per l’onorevole Costa bisogna vietare la pubblicazione integrale e per estratto degli atti processuali.

Non c’è niente di meglio che raccontare come sarebbe stata la stampa italiana già da tempo con l’emendamento del calendiano Costa

“Un provvedimento liberticida non solo nei confronti dell’articolo 21 della Costituzione, ma anche nei confronti delle libertà individuali”, dice la Fnsi. Come sarebbe? Il cronista giudiziario di Repubblica Giuliano Foschini ricorda che non avremo potuto sapere nulla di Andrea Bonafede, l’uomo che ha prestato la sua identità a Matteo Messina Denaro. Non avremmo saputo e visto le immagini delle botte dei carabinieri all’interno della caserma di Piacenza, non sapremmo dei comportamenti di Filippo Turetta prima dell’omicidio di Giulia Cecchettin, non sapremmo delle conversazioni del magistrato Luca Palamara.

Il Fatto Quotidiano ricorda che non avremmo letto la teoria del “mondo di mezzo” di Buzzi e Carminati o non avremmo letto il brigare dell’ex senatore Giancarlo Pittelli, descritto come “l’affarista massone dei boss della ’ndrangheta calabrese”, nominato loro legale “in quanto capace di mettere mano ai processi con le sue ambigue conoscenze e rapporti di ‘amicizia’ con magistrati”.

Sono alcuni esempi ma potrebbero essere migliaia, a partire dagli atti del Ponte Morandi. Ve lo immaginate un Paese in cui tutto è delegato a una “sintesi” (non si capisce come)? Il punto sta tutto qui: chi ci guadagnerebbe? Nella risposta ci sono i poteri che si vogliono difendere. E no, non è il diritto all’informazione.

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Chi paga non prende migranti. E l’Italia diventa il campo profughi Ue

Per capire cosa ci sia dentro l’accordo tra eurodeputati e i governi nazionali raggiunto ieri a Bruxelles per rinnovare la legislazione dell’Ue in materia di asilo e migranti basta guardare in Francia dove il premier Emmanuel Macron traballa per la rabbia dei repubblicani che denunciano una “regressione dei diritti indietro di quarant’anni” e hanno ritirato dal governo il loro ministro della Salute Aurélien Rousseau.

Accordo a Bruxelles sulla riforma del Trattato di Dublino. Il nostro Paese sarà il Centro rimpatri del continente

Non è un caso quindi che insieme a Marine Le Pen e il leader spagnolo di Vox Santiago Abascal da noi festeggino tutti i partiti di centrodestra, rivendicando i nuovi accordi come “una vittoria politica dell’Italia”. Il Patto migrazione e asilo, presentato dalla Commissione europea nel settembre 2020, è un pacchetto di vari provvedimenti legislativi, molti dei quali già accordati. L’accordo di ieri riguarda cinque regolamenti. Tra i punti principali: gli Stati membri possono scegliere tra ospitare i richiedenti asilo e fornire contributi finanziari; come affrontare le situazioni di crisi e la strumentalizzazione dei migranti e dei richiedenti asilo; le domande di asilo saranno esaminate più rapidamente; miglioramento dell’identificazione all’arrivo, comprese l’immagine del volto e le impronte digitali, per i bambini a partire dai sei anni; controlli sanitari e di sicurezza obbligatori per le persone che entrano irregolarmente nell’Ue. L’Italia in realtà ha ben poco da festeggiare. La normativa sulla gestione dell’asilo e della migrazione è l’elemento principale del nuovo accordo e si propone di sostituire il Regolamento Dublino, che stabilisce norme per determinare quale Stato membro è competente per l’esame di una domanda di asilo.

La normativa sulla gestione dell’asilo e della migrazione è l’elemento principale del nuovo accordo e si propone di sostituire il Regolamento Dublino

Il nuovo regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione prevede la solidarietà obbligatoria per i paesi dell’Ue riconosciuti come sotto pressione migratoria, consentendo agli altri Stati membri di scegliere tra il ricollocamento dei richiedenti asilo nel loro territorio e il versamento di contributi finanziari. Cosa accadrà non è difficile immaginarlo: pur di non avere problemi con la propria base elettorale i governi – in particolari quelli del Gruppo di Visegrad – preferiranno pagare per non accogliere. L’Italia diventa così la nuova Albania: un enorme Cpr al servizio dei Paesi membri. “Se si paga restano in Italia – dice la segretaria del Partito democratico Elly Schlein – al governo se ne sono accorti?”.

Il governo esulta ma c’è poco da festeggiare. Legittimate anche le politiche repressive ai confini europei

Di patto che “legittima le politiche di repressione ai confini dell’Unione e soprattutto manda in soffitta la solidarietà”, parla anche il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di Palazzo Madama. In un comunicato congiunto le Ong che operano nel Mediterranei sottolineano come “verrà mantenuto il fallimentare sistema di Dublino e si continuerà invece nell’isolare i rifugiati e i richiedenti asilo, trattenendoli in campi remoti. Sempre più persone cercheranno di fuggire via mare, scegliendo rotte sempre più pericolose”.

Per Save The Children l’accordo porterà a “palesi violazioni dei diritti dei minori, mettendoli in pericolo e porterà a ulteriori separazioni delle famiglie”: “porterà anche a sistematizzare la detenzione di minori di tutte le età ai confini dell’Ue e minerà il loro equo accesso all’asilo in tutto il continente”, scrive l’organizzazione. Per Refugees Welcome Italia è “il fallimento di un’idea di Europa in grado di garantire protezione e sicurezza a chi fugge da guerre e persecuzioni”. Un accordo che mina ancora di più i diritti umani, che rende l’Italia ancora più esposta al sovraccarico di arrivi e che viene subito contestato dall’ungherese Orbàn. Che fa il centrodestra Esulta.

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