Vai al contenuto

Pistolero e anche bugiardo?

Dunque il deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo oltre a presentarsi armato a una festa di capodanno dove c’era il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, oltre a essersi rifiutato di sottoporsi all’alcol test e al tampone per la polvere da sparo oltre ad avere sparato a uno dei presenti alla festa rischiando di ammazzare lui o qualsiasi altro tra i presenti, oltre ad avere chiesto l’immunità parlamentare per evitare che le forze dell’ordine potessero fare luce sull’accaduto, infine ha anche raccontato un’enorme bugia. 

“In merito all’incidente accaduto la notte di Capodanno nella sede della Pro Loco di Rosazza, confermo che il colpo di pistola – da me detenuta regolarmente – che ha ferito uno dei partecipanti alla festa è partito accidentalmente, ma non sono stato io a sparare”, aveva detto il deputato la sera del primo gennaio, quando la notizia ha cominciato a circolare sui media e sulle agenzie di stampa. Un testimone, agente di polizia, presente alla serata ha invece raccontato che «Pozzolo è arrivato a fine serata, stavamo andando via: era allegro, ha tirato fuori la pistola senza che nessuno glielo avesse chiesto e all’improvviso è partito lo sparo». «Ero lì, purtroppo ho visto tutto», racconta il testimone: «è successo sotto i miei occhi, come me l’hanno visto anche altre persone presenti». 

Ieri abbiamo anche saputo che secondo il deputato meloniano il 31enne ferito si sarebbe sparato da solo, recuperando la pistola che era caduta sul pavimento. Nel giro di poche ore è arrivata la smentita del diretto interessato: “Io non ho mai toccato quella pistola”, dice a Repubblica.

Pistolero, amante dell’impunità e bugiardo: se non è un fatto politico questo cosa lo è?

Buon giovedì. 

foto dal profilo twitter del deputato Pozzolo

L’articolo proviene da Left.it qui

La mossa disperata di Pozzolo: far sparire i post sulle armi

Qualcuno dello staff del deputato pistolero Emanuele Pozzolo deve avere pensato che fosse una buona idea fare sparire i molti messaggi pro armi del parlamentare dal suo profilo Facebook. Il suo post del 2 ottobre del 2015 con cui commentava la strage in Oregon spiegando di non avere “mai visto una pistola che spara da sola” ha fatto il giro dei social come un monumento di auto accusa. Quel messaggio, però, è tutt’altro che isolato.

La rete non dimentica. E i testi pubblicati da Pozzolo su Facebook sono rimasti visibili sull’ex Twitter

Il 29 novembre del 2015 Pozzolo scriveva: “più armi legali = meno mercato nero = meno armi per i terroristi. non è difficile da capire!”. Ma il 3 ottobre precedente aveva rilanciato sui suoi social un video in cui si spiegava che negli Stati Uniti dopo la strage del giorno prima c’era stato un boom nella vendita d’armi commentando: “non sono le armi il problema”. E ancora nello stesso anno: “Condono tombale sugli aborti. Crociata contro la pena di morte. E, naturalmente, lotta alle odiate armi”.

Una linea confermata il 9 giugno del 2016, quando scriveva: L’#UE vuole togliere le armi ai cittadini onesti per combattere il terrorismo! Spieghiamo a questi maiali…”. Sempre nello stesso anno, poi, scriveva: “#Obama, a suo modo, è magnifico: il problema per lui sono sempre e solo le #armi”. Si torna ancora alla carica il 2 ottobre del 2017: “Dedicato ai pirla nostrani che hanno urlato subito “tutta colpa delle armi’…”. E ancora, rilanciava notizia come “Usa: la vedova dell’American Sniper contro Obama: «Le armi sono un diritto”.

Ieri così il deputato di Fratelli d’Italia rimasto coinvolto nel ferimento di un uomo a Biella ha sperato di fare scomparire tutto affidandosi evidentemente a gente che di social ne sa poco e male: i suoi post, infatti, sono scomparsi da Facebook ma sono rimasti per qualche ora visibili come link sul suo account X (l’ex Twitter prima che Elon Musk cambiasse nome). La cancellazione frettolosa e incompleta ha aggiunto perciò imbarazzo all’imbarazzo, mettendo in crisi pure il piano nobile di Palazzo Chigi. E ora il prode pistolero intento a passare lo straccio per rimangiarsi le sue idee è un’altra fotografia che non si dimentica facilmente.

Leggi anche: Meloni fa cilecca col deputato pistolero. Vuole sospendere Pozzolo ma deve fare i conti con la destra delle armi

L’articolo La mossa disperata di Pozzolo: far sparire i post sulle armi sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Anno nuovo, patriarcato vecchio

Qualche agenzia del 2 gennaio, inizio di quest’anno. 

«Si indaga a Sant’Oreste, piccolo Comune alle porte di Roma, sul possibile omicidio di una donna di 71 anni. La presunta vittima di quella che sembra essere il primo caso di femminicidio del 2024, è arrivata, ieri sera già cadavere in ospedale a Civita Castellana, in provincia di Viterbo, trasportata dal marito. L’uomo ha sostenuto che le profonde ferite che la donna aveva al cranio fossero state causate da una caduta accidentale ma la dinamica descritta non era compatibile con lo stato del cadavere. Per questo sono stati chiamati prima i carabinieri di Civita Castellana, poi quelli di Rignano Flaminio e i colleghi della compagnia di Bracciano che, dopo aver informato la procura di Tivoli, hanno posto in stato di fermo l’uomo. Nella casa della coppia, in una zona rurale di Sant’Oreste, sono stati trovati oggetti sporchi di sangue. Al momento ogni ipotesi e’ al vaglio, ma quella dell’omicidio sembra essere la pista più credibile». 

Poi: «A dare l’allarme, l’attuale compagno della donna, che è riuscito a correre in caserma e allertare i carabinieri. A Giugliano, nel Napoletano, quello che poteva essere il primo caso di femminicidio del nuovo anno viene sventato e finisce con un arresto. Sono circa le 13 del primo gennaio e un uomo si presenta nella caserma di Varcaturo; è agitato, urla e chiede aiuto. Al carabiniere il compito di calmarlo e di ascoltare cosa fosse accaduto. La compagna lo ha appena chiamato, il suo ex l’ha aggredita e le ha promesso di ritornare per ucciderla. I carabinieri corrono verso la non lontana abitazione della donna e dalla strada sentono gridare. Raggiungono la porta di ingresso ma è chiusa, dietro l’uscio pianti di bambini e altre parole gridate. I militari dell’Arma sfondano la porta, e trovano sul pavimento in lacrime due bambini di 5 e 9 anni, e tracce di sangue. In piedi due adulti, l’uno di fronte all’altra a distanza ravvicinata. L’uomo brandisce un coltello da cucina e sta aggredendo la donna che sanguina da una mano, e ha fra le braccia il bimbo di 7 mesi». 

E infine: «Ha colpito l’ex fidanzata con un pugno e l’ha trascinata per alcuni metri con l’auto mentre tentava di scendere dal veicolo in movimento. È accaduto nella notte tra il 30 e il 31 dicembre scorso, in via Silvio D’amico a Roma, dove un passante ha notato la lite tra un uomo e una donna, prima in auto e poi in strada, e ha allertato il 112. Sul posto è intervenuta una pattuglia di carabinieri della Stazione Roma Eur che ha rintracciato la coppia. I carabinieri hanno bloccato l’uomo, un 28enne africano mentre la donna, un’algerina, ha raccontato che poco prima, a seguito di una lite avuta con l’uomo, l’ex fidanzato, l’ha colpita al volto con un pugno per poi trascinarla per alcuni metri con l’auto. I militari hanno allertato il 118 che ha accompagnato la donna all’ospedale San Camillo. L’uomo è stato arrestato e portato via dai carabinieri». 

Anno nuovo, patriarcato vecchio. 

Buon mercoledì. 

L’articolo proviene da Left.it qui

Parigi e la carne coltivata. Lollobrigida è confuso

“Dopo il nostro stop al cibo sintetico, anche la Francia ha avanzato una proposta di legge per vietare la produzione, lavorazione e commercializzazione di carne sintetica”. Sono le parole del ministro all’agricoltura nonché cognato d’Italia Francesco Lollobrigida nell’editoriale che ha firmato il 31 dicembre per agricola.eu.

Il ministro Lollobrigida non coglie la differenza tra un’attività parlamentare e una di governo

Lollobrigida fa riferimento alla proposta di legge presentata il 5 dicembre all’Assemblea nazionale francese (l’equivalente della Camera dei deputati italiana) da 25 deputati del gruppo parlamentare dei Les Républicains, il gruppo fondato da Nicolas Sarkozy. Solo che – come sottolinea Pagella Politica – “la proposta francese per vietare la produzione, la commercializzazione e la vendita di carne sintetica in Francia è stata presentata da un partito, mentre quella italiana da due ministri: Lollobrigida e il ministro della Salute Orazio Schillaci. Detta altrimenti, la proposta italiana è stata un’iniziativa del governo, mentre quella francese di un singolo partito, che non ha ministri”.

Il ministro francese dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Marc Fesneau si è detto molto critico verso la carne coltivata augurandosi che gli allevamenti tradizionali non vengano penalizzati e parlando di rischi di dover far affidamento in futuro a poche multinazionali.

Il ministro Lollobrigida non coglie la differenza tra un’attività parlamentare e una di governo. Evidentemente non conosce nemmeno la differenza tra la serietà di una discussione ampia e informata (che è il sale della politica) e una scelta più pubblicitaria che politica da parte di esponenti dell’esecutivo. Continua così la saga del governo in assetto da propaganda e opposizione.

L’articolo Parigi e la carne coltivata. Lollobrigida è confuso sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Meloni vuole sospendere Pozzolo ma deve fare i conti con la destra delle armi

L’ordine di scuderia della presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stato rispettato. Anche ieri per l’intera giornata i partiti di maggioranza non hanno trovato il fiato per pronunciare una sola parola sul caso che ha coinvolto Emanuele Pozzolo, “Manny” per gli amici, 38 anni, di professione consulente legale, sposato e padre di tre figli. Che la pistola di un deputato di Fratelli d’Italia avesse “accidentalmente” sparato poco dopo la mezzanotte a Rosazza (Biella) e ferito il genero di un membro della scorta del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro lo sappiamo dal primo pomeriggio del primo gennaio.

Forse lo sospende, o forse no. La premier Meloni tentenna sul suo deputato Pozzolo. La destra amica delle armi sta alla finestra

Poche ore dopo nel giorno di Capodanno la leader di Fratelli d’Italia ha avvisato i suoi, di concerto con gli altri leader della maggioranza Tajani e Salvini, della linea da seguire: lasciare fuori Delmastro già gravato dal rinvio a giudizio per rivelazione di segreto d’ufficio, prepararsi a una sospensione o persino all’espulsione del deputato Pozzolo (che in questo caso potrà comodamente continuare la sua avventura parlamentare da fidato agente esterno nel Gruppo misto) e relegare la vicenda nell’alveo delle questioni “personali” e soprattutto “non politiche”. Ma scaricare Pozzolo per salvare Delmastro costa più del previsto. Ieri i partiti di opposizioni (perfino gli oppositori blandi di Italia viva) hanno bussato alla porta di Palazzo Chigi per chiedere spiegazioni.

“Limitarsi a scaricare ogni responsabilità sul ‘cowboy’ non basta, – ha detto il capogruppo renziano alla Camera, Davide Faraone – e sarebbe l’ennesima furbata per salvare un sottosegretario che dovrebbe essere stato già cacciato da tempo. Il quadro che ne risulta è di una inaudita gravità, tale da rendere inevitabili e immediate delle conseguenze politiche”. Il Partito democratico attacca a più voci e chiede ai telegiornali Rai di “fare corretta informazione” mentre il Movimento Cinque Stelle punta il dito contro l’utilizzo dell’immunità parlamentare del deputato pistolero meloniano quando inizialmente si è rifiutato di sottoporsi il test sulla polvere da sparo, arrivato solo ben sei ore dopo il fatto.
A parlare dalle parti della maggioranza è solo il sottosegretario Delmastro che in un’intervista a Repubblica parla di “sfortuna” e racconta di non avere visto nulla. La sua proverbiale curiosità nel frugare i minimi particolari dei suoi avversari politici evidentemente si è annebbiata durante il veglione in presenza del suo compagno di partito.

La leader di FdI cerca di minimizzare. Ma il caso del deputato pistolero è tutto politico

Ma quel colpo di pistola è una fatto politico, eccome. Anzi è un fatto politico enorme che un deputato che ha costruito la sua carriera politica anche sulla difesa delle armi sia diventato il paradigma della loro pericolosità. A Fratelli d’Italia sanno bene che sarà molto più difficile ora per loro discutere di caccia, di abbassamento dell’età per maneggiare armi e perfino di legittima difesa.

È anche un fatto politico che il sottosegretario alla Giustizia abbia tutte le risposte quando si tratta di giudicare avversari politici e magistratura e poi non sia in grado di darne su un panettone con la pallottola spuntata. È un fatto politico, eccome, che il partito che difende le armi con la teoria del “sono pericolosi gli uomini che schiacciano il grilletto” taccia e non sappia cosa sia accaduto in una cena di famiglia tra suoi esponenti. È un fatto politico, eccome, anche che un uomo della scorta fosse alla festa con suoi famigliari: la scorta di Delmastro si trovava lì non per festeggiare ma per difendere quella che tecnicamente viene definita “la personalità”. Il dispositivo di sicurezza in quale ruolo prevedeva parenti della scorta Qualcuno dovrebbe avvisare la presidente Meloni: cosa sia “politico” lo decidono gli altri. Funziona così.

L’articolo Meloni vuole sospendere Pozzolo ma deve fare i conti con la destra delle armi sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Quando ci si occuperà del cortocircuito tra giornalismo, politica e imprenditoria

Dicono che in Italia l’enorme problema non rinviabile del giornalismo stia negli atti di indagine che in questi anni hanno permesso ai lettori di farsi un’idea senza essere mediati dalle fantasiose interpretazioni di giornalisti più o meno credibili. Pochi parlano e nessuno dice della concentrazione di giornali che sono in mano a un unico editore.

Dicono che in Italia l’enorme problema del giornalismo stia negli atti di indagine che in questi anni hanno permesso ai lettori di farsi un’idea propria

La presidente del consiglio Giorgia Meloni, i suoi ministri e i membri della maggioranza lamentano un pensiero a senso unico contro il governo. Vediamolo insieme. Il re delle cliniche private nel Lazio nonché deputato leghista (con record di assenze) Antonio Angelucci (nella foto) al momento è editore del Tempo, di Libero e del Giornale. Sarebbe ridondante scrivere qui quale sia il posizionamento politico dei tre quotidiani. Basti sapere che l’indagine in cui risultano coinvolti l’ex parlamentare Denis Verdini e suo figlio Tommaso è stata relegata in fondo pagina mentre campeggiava sulle prime di tutti gli altri quotidiani.

Angelucci qualche tempo fa aveva provato la scalata al quotidiano La Verità ma la missione è fallita. Ora secondo insistenti voci di corridoio sarebbe in trattativa per acquisire l’agenzia di stampa Agi, di proprietà dell’Eni, e la radio del gruppo Gedi Radio Capital. L’aggiunta di un’agenzia di stampa e di un’emittente radiofonica considerata “di sinistra” proietterebbe Angelucci nell’olimpo di chi tira le fila di media di schieramenti apparentemente opposti.

Nel progetto più ampio rientrerebbe il sogno di acquistare anche il quotidiano Repubblica – ne dava notizia qualche giorno fa Tommaso Rodano su Il Fatto quotidiano – da sempre considerato un pietra miliare nel campo progressista. Nessuno ne parla, pochi ne scrivono e quindi la domanda sorge spontanea: quando ci si occuperà del cortocircuito tra giornalismo, politica e imprenditoria Soprattuto, chi se la sente?

L’articolo Quando ci si occuperà del cortocircuito tra giornalismo, politica e imprenditoria sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

L’empietà di capodanno

L’anno inizia con la nave Ocean Viking i Sos Mediterranée sotto sequestro amministrativo a Bari per una presunta “violazione del decreto Piantedosi”. Dopo essere approdata nel porto pugliese il 30 dicembre con 244 persone salvate in zona Sar (Search and rescue) libica per la seconda volta in due mesi l’imbarcazione ha ricevuto l’avviso di fermo. 

Sos Mediterranée, in un post su X, sottolinea che la nave “è ferma per aver effettuato una minima deviazione dalla sua rotta verso Bari. Una deviazione che non ha causato alcun ritardo su un viaggio di quasi 3 giorni. I tre soccorsi di 244 persone erano stati effettuati sotto il coordinamento delle autorità marittime”. Si tratta, secondo l’Ong, di una “legge ingiusta, che punisce i soccorritori umanitari per aver svolto quel lavoro che gli Stati non riescono a fare nel Mediterraneo”. Le autorità italiane, spiega l’Ong, “accusano la Ocean Viking di non aver rispettato le istruzioni di procedere senza indugio, alla massima velocità sostenibile e con rotta diretta, verso il luogo di sicurezza assegnato. Possiamo solo supporre che la nostra presunta ‘inosservanza’ consista in un piccolo cambiamento di rotta avvenuto dopo aver ricevuto la segnalazione di un caso di pericolo con almeno 70 naufraghi a bordo, a sole 15 miglia nautiche di distanza. Una posizione aggiornata dell’imbarcazione in difficoltà ha poco dopo mostrato che l’imbarcazione in pericolo si trovava 60 miglia nautiche più a nord. A quel punto la Ocean Viking, non essendo più in grado di prestare assistenza, ha immediatamente ripreso la rotta verso il porto di Bari, che è stato raggiunto senza alcun ritardo”.

“Se seguire il diritto marittimo internazionale è un crimine, noi siamo colpevoli”, ha affermato Anita, coordinatrice della ricerca e del soccorso a bordo della Ocean Viking. “Mentre cambiavamo rotta per renderci disponibili a prestare assistenza ad almeno 70 persone in pericolo vicino alla nostra nave, abbiamo chiaramente dichiarato che avremmo ripreso la nostra rotta originale verso Bari non appena fossimo stati sollevati dall’obbligo di prestare assistenza da un’autorità competente”, ha spiegato. “Senza alcuna indicazione che qualcun altro stesse venendo in soccorso di queste persone in difficoltà, semplicemente non avevamo altra scelta legale e morale se non quella di rispondere a questo allarme – ha proseguito -. Qualsiasi altra cosa sarebbe stata una violazione del diritto internazionale. Eppure stiamo pagando questa piccola deviazione, che non ha portato a un ritardo nel viaggio di quasi 3 giorni verso il porto assegnato a Bari, con il secondo fermo in due mesi”.

Buon 2024. 

L’articolo proviene da Left.it qui

L’incrocio tra potere e affari, un vizietto per mezzo governo

La famiglia della fidanzata del ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Matteo Salvini è composta da lobbisti che si occupano anche di infrastrutture. Al di là degli esiti giudiziari si può dire senza dubbio di smentita che l’ex parlamentare Denis Verdini e suo figlio Tommaso fossero interessati (lecitamente o meno lo deciderà un giudice) alla ricca torta di appalti e di consulenze dell’Anas, società che gestisce la rete di strade statali e autostrade di interesse nazionale. In una democrazia evoluta, la vicinanza quasi famigliare tra attività di lobby e ministero sarebbe considerata inopportuna. In Italia però il conflitto di interessi è un concetto tramortito dalle cannonate in epoca berlusconiana ed è ormai considerato un vezzo da puristi e intellettuali.

Conflitti di interessi, così solo in Italia

Dicono i bene informati che la premier Giorgia Meloni non abbia nascosto la sua irritazione per un’indagine che sfiora la sua squadra di governo. E c’è da crederci. A Palazzo Chigi fin dai giorni dell’insediamento di questo governo la Presidente del Consiglio e i ministri sono terrorizzati dalla magistratura vista come unica pericolosa opposizione. Un nervosismo già mostrato al sorgere del caso Santanchè, la ministra coinvolta in un’indagine per bancarotta e falso in bilancio con una delle sue società, Visibilia.

Daniela Santanchè tra le altre cose è un’imprenditrice attiva nel campo del turismo. “Questo governo vuole difendere 30mila aziende balneari, non le abbandoneremo”, diceva proprio la Santanché lo scorso primo aprile. Non scherzava, seppure abbia omesso di dire che tra questi c’è pure il Twiga dell’amico Flavio Briatore, di cui è stata socia. Nella domanda di ristrutturazione del debito per salvare dal fallimento Visibilia, Santanchè sostiene che l’impegno sarà “soddisfatto” anche grazie alle “disponibilità” che “deriveranno” da una percentuale sugli incassi del locale. Locale di cui la Santanchè stessa ha ceduto le quote al suo compagno Dimitri Kunz d’Asburgo Lorena e a Briatore, chiudendo così, a modo suo, il conflitto di interessi esistente.

Ancora. A fine ottobre l’Antitrust, dopo le segnalazioni trasmessa dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, sulle possibili incompatibilità delle attività, per lo più di conferenziere, di Vittorio Sgarbi con il suo ruolo nel governo, ha avviato un procedimento nei confronti del sottosegretario alla Cultura per possibili condotte illecite in violazione di quanto previsto dalla legge in materia di attività incompatibili con la titolarità di una carica di governo.

Tengono famiglia

E ancora. Il ministro alla Difesa, Guido Crosetto, dopo la nomina ha rinunciato alla carica nell’AIAD, una importante associazione di Confindustria che raccoglie quasi 200 aziende, molte delle quali strategiche nella produzione di sistemi satellitari e armi, e alla presidenza di Orizzonte sistemi navali. Qualcuno si chiede se sia sufficiente una dismissione formale per levare ombre su un possibile conflitto di interessi. Il ministro ha risposto per sé stesso dicendo di sì. Ma il dubbio che le cose non stiano così inevitabilmente rimane, e per questo quanto accade alla luce del sole in Italia farebbe indignare in molti Paesi esteri. Dunque, al di là delle inchieste giudiziarie, la Meloni dovrebbe interrogarsi sulle sue scelte: la composizione della suo governo trasuda rischio di conflitti di interesse da tutti i pori. Siamo già oltre ai “Fratelli d’Italia”, siamo sulla soglia di una grande famiglia.

L’articolo L’incrocio tra potere e affari, un vizietto per mezzo governo sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Un governo nemico del Sud, soltanto alla Sicilia ha tolto 5 miliardi

Ammontano a quasi 5 miliardi le risorse sottratte alla Sicilia dal governo Meloni. Questo nonostante la Sicilia non stia affatto bene, con indici di povertà e di disoccupazione elevati, infrastrutture e servizi carenti, settori fondamentali come la sanità in profonda crisi. Ad affermarlo è la Cgil Sicilia nel dossier intitolato “Governo Meloni quanto ci costi”.

“Il governo taglia – ha detto il segretario generale nell’Isola, Alfio Mannino – peraltro nel silenzio e con l’assenso del governo regionale, impegnato solo ad occupare spazi di potere”.

Tutti i punti del dossier della Cgil Sicilia

Il dossier della Cgil indica che si arriva a oltre 4,8 miliardi con i tagli al Pnrr, pari a più di due miliardi e 400 milioni, in controtendenza con la situazione nazionale che vede invece crescere, con la revisione approvata dal Consiglio europeo, le risorse dell’1,73% (oltre 3 miliardi).

Sommando a questi la decurtazione del Fondo di sviluppo e coesione per un miliardo e 400 milioni, destinati in origine a infrastrutture, dissesto idrogeologico e interventi di coesione sociale e dirottati a finanziare il Ponte sullo Stretto e aggiungendo il taglio al Reddito di cittadinanza (che non farà arrivare nell’Isola 614 milioni), il mancato gettito fiscale di 150 milioni che lo Stato avrebbe dovuto trasferire alla Sicilia e altri 150 milioni in un triennio come risarcimento per i costi dell’insularità, previsti dal Def di aprile e scomparsi nella Finanziaria, il conto è salatissimo.

La denuncia

“La situazione dell’Isola – dice Mannino – dovrebbe suggerire investimenti, non tagli. Con le misure del governo, un gioco delle tre carte di segno antimeridionalista, avremo meno servizi, meno risorse per affrontare le emergenze sociali, le infrastrutture interne resteranno carenti, ci sarà più povertà in una regione che oggi, a causa di disoccupazione e del lavoro povero soffre particolarmente il peso dell’inflazione. E la situazione non promette meglio per il 2024”.

Il dossier ricorda poi che “il reddito medio lordo disponibile in Sicilia è di 14.764 euro annui, tra i più bassi d’Italia (media nazionale 19.753 euro)” e che “la Sicilia è la seconda regione per bassa intensità di lavoro (dato 2021): in molte famiglie cioè si lavora pochi mesi”.

In Sicilia ospedali bocciati

Il dossier fa anche il punto sulle carenze del sistema sanitario, con meno posti letto rispetto al resto d’Italia, meno infermieri, un tasso di emigrazione sanitaria in altre regioni del 6,2% e una quota di persone che rinuncia alle cure, principalmente per motivi economici o per le difficoltà di accesso al servizio, pari al 7,2%.

“Paradossalmente – spiega Francesco Lucchesi, segretario confederale Cgil – la Sicilia mostra uno svantaggio anche per la minore produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Per non parlare dei trasporti con oltre il 37% delle famiglie che lamenta difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici nelle zone di residenza”.

E “mentre in Sicilia la percentuale di binari non elettrificati supera il 40%, le reti idriche sono un colabrodo e le altre infrastrutture non se la passano meglio – dice Lucchesi – il governo taglia. Arrivando pure a colpire la riqualificazione dei beni confiscati alla mafia”. Secondo Lucchesi “per quanto riguarda il Pnrr, ad esempio, si taglia sulle case di comunità che non saranno realizzate o sui posti letto di terapia sub intensiva che non ci saranno”.

E Mannino insiste: “siamo lontani dalla narrazione del governo: di fatto la questione meridionale è scomparsa senza che la classe di governo della regione abbia fatto e faccia sentire la sua voce a tutela della Sicilia e dei siciliani”.

L’articolo Un governo nemico del Sud, soltanto alla Sicilia ha tolto 5 miliardi sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui