Vai al contenuto

Meloni e Renzi candidati Ue. Per fregare gli elettori

Matteo Salvini ci fa sapere di non avere intenzione di candidarsi alle prossime elezioni europee. “Io penso per me, io non mi candido, ci tengo a continuare a fare il ministro”, ha detto durante l’ospitata alla trasmissione Quarta Repubblica su Rete 4.

Abbiamo una presidente del Consiglio che decide di candidarsi per un ruolo che non ricoprirà mai

Non bisogna essere fini analisti politici per capire che il leader della Lega teme la distanza che il suo partito accumulerà su Fratelli d’Italia, ancora di più se la presidente del Consiglio Giorgia Meloni scioglierà la riserva decidendo di correre in prima persona. Sì, c’è una presidente del Consiglio che decide di candidarsi per un ruolo che non ricoprirà mai. Ricorda quel vecchio disegno della carota fissata con un bastone di fronte al muso del mulo per convincerlo a correre nella speranza vana di raggiungerla.

Giorgia Meloni è la carota. Chi ripete di volersi candidare è il leader di se stesso Matteo Renzi che anche ieri ha rilanciato l’idea di essere capolista con il suo ennesimo partito (che fantasiosamente dovrebbe chiamarsi “Centro”): “Sono molto fiducioso perché voterà per noi anche chi vuole un’Italia in cui si cambi questo Governo e cambi anche questa opposizione inconcludente. Ci siamo, sarà una sfida bellissima”, spiega.

Par di capire che anche lui non abbia voglia di andare a Bruxelles. Ieri la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone, del M5S, ha spiegato che Giuseppe Conte non sarà in lista: “Non inganniamo gli elettori per qualche voto in più”, ha spiegato. La leader del Pd Elly Schlein ci starebbe pensando. Candidarsi per un ruolo che non si ha intenzione di rivestire è una truffa. La soluzione sarebbe semplice: recuperare rispetto per le istituzioni e lasciare Meloni e Renzi nel loro narcisismo.

L’articolo Meloni e Renzi candidati Ue. Per fregare gli elettori sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Sgarbi quotidiani

Ora c’è anche un sottosegretario alla cultura indagato per auto riciclaggio di beni culturali (art. 518-septies del codice penale). Vittorio Sgarbi è accusato dalla Procura di Macerata in merito alla vicenda di un quadro caravaggesco del Seicento attribuito al senese Rutilio Manetti, La cattura di San Pietro. Il dipinto fu trafugato nel 2013 dal Castello di Buriasco, nel Torinese e riapparve in una mostra a Lucca nel 2021, di proprietà di Sgarbi.

L’inchiesta è partita dalla trasmissione Report e dal Fatto quotidiano che fa sapere che Sgarbi rischia il rinvio a giudizio nell’indagine partita a Siracusa nel 2020 e trasferita dalla Procura di Imperia in merito alla vicenda riguardante l’esportazione, ritenuta illecita, di un quadro all’estero attribuito al Valentin De Boulogne, anche questo poi riprodotto come “clone” nel laboratorio di Correggio dove ieri sono stati i carabinieri per ascoltare i due titolari come persone informate sui fatti.

Le versioni del sottosegretario sulla provenienza del suo dipinto sono state diverse: prima ha detto di averlo trovato nel sottotetto della sua Villa Maidalchina acquistata nel 2000 dalla madre, poi ha cambiato versione parlando di una intercapendine e infine si è ricordato di un sottoscala. Del resto scegliere un critico e mercante d’arte come come sottosegretario alla Cultura, così come un’imprenditrice nel turismo come ministra al Turismo (Daniela Santanchè) nonché nominare ministro alla Difesa l’ex presidente della Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza è inevitabilmente scivoloso. Lo capiscono tutti, tranne Giorgia Meloni. 

Buon mercoledì. 

Foto di Vittorio Sgarbi Di Pietro Luca Cassarino – https://www.flickr.com/photos/184568471@N07/50349038387/, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=94156391

L’articolo proviene da Left.it qui

Meloni tace sul raduno della vergogna ad Acca Larentia

Inutile aspettare anche solo un cenno di riprovazione dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La cerimonia del ‘presente’ seguito dai saluti romani ad Acca Larentia, Roma, e rimbalzata in video, nei giornali e nel web, è il substrato politico e culturale da cui Meloni proviene. È il luogo in cui si è formata la classe dirigente che viene dal Msi. Commemorare i militanti morti 45 anni fa nel quartiere Tuscolano è un rito obbligato che si ripete ogni anno con i dirigenti di oggi e di allora sempre in prima fila. È questo il non detto di queste ore in cui i commentatori e i giornali fanno i conti con l’imbarazzo di raccontare un “centrodestra” di governo che affonda le radici nel fascismo con tutte le sue declinazioni.

La cerimonia del “presente” seguito dai saluti romani ad Acca Larentia è il substrato politico e culturale da cui Meloni proviene

Anche il 2024 si apre con le opposizioni che chiedono chiarimenti al governo puntando il ministro all’Interno Matteo Piantedosi. A non convincere Elly Schlein e gli altri partiti di opposizione, è la presenza sul posto delle forze dell’ordine – riprese anch’esse dai telefonini – che avrebbero assistito inermi ai saluti fascisti. Non solo: il Partito democratico del Lazio, con il segretario Enzo Foschi, denuncia la presenza di istituzioni regionali e nazionali nel piazzale della storica sezione del Movimento Sociale. E la consigliera Emanuela Droghei chiama in causa il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, a suo dire presente ai saluti. Rocca smentisce e annuncia querela contro Droghei.

Per le opposizioni rimane, tuttavia, il caso di una manifestazione che in coro definiscono “inaccettabile”. Lo dice, ad esempio, Carlo Calenda: “Questa è una vergogna inaccettabile in una democrazia europea”. A interrogare il ministro oltre a Schlein è anche Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra che si chiede “come sia stato possibile che si sia permessa questa sceneggiata fascista. La glorificazione e la celebrazione di simboli e gesti inneggianti al fascismo sono inaccettabili e vanno contro i valori fondamentali della democrazia e della convivenza civile”.

Dal M5S al Pd la condanna dell’evento è unanime. Pronte le interrogazioni, con Giorgia sparita dai radar

Alcuni parlamentari sottolineano poi la differenza nel trattamento riservato dalle forze dell’ordine al solitario contestatore del teatro La Scala: “Vista la prontezza con cui alla Scala le forze dell’ordine sono intervenute per un urlo (innocuo), sono in attesa che il ministero dell’Interno comunichi di aver provveduto ad aver attivato le stesse procedure seguite dalla Digos alla Scala di Milano e a passare le riprese alla magistratura per le necessarie identificazioni”, dice il capogruppo di Iv al Senato, Enrico Borghi. Per Riccardo Magi, segretario di +Europa, “il ministro Piantedosi dovrebbe chiarire perché questo diverso trattamento tra chi afferma un principio costituzionale e chi invece della Costituzione italiana se ne frega”.

Nel Centrodestra solo Forza Italia prende le distanze. Ma sulle radici culturali della premier nessuno fiata

Dal Movimento 5 Stelle filtra indignazione per “l’oscenità” rappresentata da saluti romani che, viene spiegato, sembrano troppo facilmente metabolizzati dalla politica. “Il saluto romano è espressione di un’ideologia generatrice di morte e di sopraffazione, che ha portato il nostro Paese alla distruzione. Non ha nulla a che vedere con la commemorazione, il cordoglio e la pietà per chi è morto. Su questo non possono esserci dubbi ed è doveroso che ci sia unanimità tra le forze politiche nel respingere e condannare ogni rigurgito di violenza, da chiunque arrivi”, spiega la presidente M5S della Vigilanza Rai, Barbara Floridia. Nella maggioranza solo il presidente di Forza Italia Antonio Tajani rivendica l’antifascismo del suo partito e ricorda che la legge italiana vieta l’apologia del fascismo. Ma sulle radici della presidente del Consiglio sembra non interrogarsi nessuno.

Leggi anche: Invece di condannare i saluti romani, La Russa preferisce attendere la Cassazione: “Ci sono sentenze contrastanti, non è sempre reato”

L’articolo Meloni tace sul raduno della vergogna ad Acca Larentia sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Record di morti da idrossiclorochina. La cura anti-Covid osannata dai No Vax

Sono quasi 17mila le persone che potrebbero essere morte dopo aver assunto idrossiclorochina durante la prima ondata di Covid-19, secondo uno studio di ricercatori francesi. Il farmaco anti-malaria è stato prescritto ad alcuni pazienti ricoverati in ospedale con Covid-19 durante la prima ondata della pandemia, “nonostante l’assenza di prove che ne documentino i benefici clinici”, sottolineano i ricercatori nel loro articolo, pubblicato nel numero di febbraio di Biomedicine & Pharmacotherapy.

Sarebbero quasi 17mila le morti accertate per effetti avversi causati dall’assunzione di idrossiclorochina contro il Covid

I ricercatori hanno stimato che circa 16.990 persone in sei paesi – Francia, Belgio, Italia, Spagna, Turchia e Stati Uniti – potrebbero essere morte per l’errata terapia. La cifra deriva da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature nel 2021 che ha riportato un aumento dell’11% del tasso di mortalità, legato alla sua prescrizione contro il Covid-19, a causa dei potenziali effetti avversi come i disturbi cardiaci e il mancato utilizzo di altri trattamenti efficaci. I ricercatori delle università di Lione, Francia, e Québec, Canada, hanno utilizzato questa cifra per analizzare i dati di ospedalizzazione per il Covid in ciascuno dei sei paesi, l’esposizione all’idrossiclorochina e l’aumento del rischio relativo di morte legato al farmaco. Gli studiosi nelle loro conclusioni dello specificano che la cifra potrebbe essere molto più alta dato che lo studio riguarda solo sei paesi da marzo a luglio 2020, quando il farmaco è stato prescritto molto di più.

Trump nei suoi interventi quotidiani dalla Casa Bianca sul coronavirus esortava gli americani a prendere l’idrossiclorochina

“Cosa c’è da perdere? Prendetela”. Era l’inizio dei aprile del 2020 quando l’allora presidente Usa Donald Trump nei suoi interventi quotidiani dalla Casa Bianca sul coronavirus esortava gli americani a prendere l’idrossiclorochina. Trump si vantava di avere a disposizione 29 ml del farmaco sempre a disposizione. Nessun dubbio di fronte ai giornalisti che gli chiedevano se non fosse il caso di aspettare il completamento degli studi clinici. In quegli stessi giorni il dottor Anthony Fauci, il principale medico di malattie infettive Usa, aveva ripetutamente avvertito che non ci fossero prove conclusive a sostegno dell’uso del farmaco. Alla domanda se dovesse essere considerato un trattamento per il Covid-19, disse il 24 marzo: “La risposta è no”.

In Italia tra i più ferventi sostenitori dell’idrossicolorichina spiccava nel 2020 l’attuale vice premier Salvini

In Italia tra i più ferventi sostenitori dell’idrossicolorichina spiccava nel 2020 l’attuale vice presidente del Consiglio e ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini. “Con idrossiclorochina si evitano ospedalizzazioni e lockdown”, disse Salvini il 3 novembre di quell’anno definendo il secondo governo Conte “molto confuso e che naviga a vista”: “una proposta concreta: un protocollo di cure a domicilio, – disse il leader della Lega – con il ricorso a farmaci dal costo irrisorio come l’idrossiclorochina, per evitare l’affollamento degli ospedali ed i lockdown”.

Lo studio condotto in sei Paesi tra cui l’Italia

Parole ripetute da Salvini anche il giorno successivo, il 4 novembre 2020, ospite de L’aria che tira su La7 (“Non faccio pubblicità ma c’è l’idrossiclorichina che ha salvato migliaia di vite”) che indignarono tra gli altri anche il virologo Roberto Burioni che intervenne per spiegare che “l’idrossiclorochina è inefficace e pure pericolosa, come dimostrato da ampissimi studi”. Lo studio uscito in questi giorni parla chiaro. Nella classifica della mortalità indotta da idrossiclorochina per paese utilizzando la stima del tasso di mortalità dalla meta-analisi di coorti incluse svettano gli Stati Uniti con 12.739 morti. Francia e Belgio si assestano su 199 e 240 morti a testa mentre l’Italia (1.822) con la Spagna (1.895) schizza a quasi 2.000.

L’articolo Record di morti da idrossiclorochina. La cura anti-Covid osannata dai No Vax sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Ricchi e poveri, tutto immobile

Il 5% delle famiglie italiane possiede quasi la metà della ricchezza italiana. Lo scrive in un’analisi la Banca d’Italia che certifica l’immobilismo della disuguaglianza del nostro Paese: “Il cinque per cento delle famiglie italiane più ricche possiede circa il 46 per cento della ricchezza netta totale“, scrive l’istituto di via Nazionale nel suo documento pubblicato ieri. 

“I principali indici di disuguaglianza siano rimasti sostanzialmente stabili tra il 2017 e il 2022, dopo essere aumentati tra il 2010 e il 2016”, scrive l’istituto, ma “il valore mediano della ricchezza netta, che è sceso da quasi 200mila euro a poco più di 150mila euro” fa pensare che le disuguaglianze economiche e sociali siano in possibile aumento. 

Le famiglie italiane hanno visto questo calo della propria ricchezza, a partire dalla crisi dei debiti sovrani, senza più riuscire a tornare ai livelli di benessere e ricchezza del 2011. Complessivamente nell’area dell’Euro la ricchezza netta mediana ha raggiunto un minimo di circa 100mila euro nel 2013 per poi salire gradualmente fino a superare i 140mila euro nel 2022.

Ultimo appiglio la casa. La metà della ricchezza degli italiani è rappresentata dalle abitazioni: nello specifico, le case di proprietà rappresentano i tre quarti della ricchezza per le famiglie sotto la mediana, vale a dire per il 50 per cento più povero.

Italiani attaccati alla loro “roba” dal sapore verghiano come unica possibilità di ricchezza. Dovrebbero essere numeri al centro del dibattito politico se i partiti non vedessero la ridistribuzione come un pericoloso smottamento del rassicurante status quo. Così la notizia rimane relegata in fondo alla pagina.

Buon martedì. 

Nella foto: Centro di accoglienza e mensa dei poveri, Napoli (Adobe stock)

L’articolo proviene da Left.it qui

Macelleria palestinese. I più colpiti sono i bambini. Dieci under 18 amputati ogni giorno

Più di 10 bambini al giorno, in media, hanno perso una o entrambe le gambe a Gaza dall’inizio del conflitto tre mesi fa. Lo dichiara Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini e garantire loro un futuro.

Più di 10 bambini al giorno, in media, hanno perso una o entrambe le gambe a Gaza dall’inizio del conflitto tre mesi fa

Dal 7 ottobre, secondo l’Unicef, a più di 1.000 bambini sono state amputate una o entrambe le gambe. Molte di queste operazioni sui bambini, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), sono state effettuate senza anestesia, a causa della paralisi del sistema sanitario nella Striscia causata dal conflitto e della grave carenza di medici, infermieri e forniture mediche come anestetici e antibiotici.

Solo 13 dei 36 ospedali di Gaza rimangono parzialmente funzionanti, ma operano in modo limitato e instabile a seconda della possibilità di accesso al carburante e alle forniture mediche di base in ogni giorno. I nove ospedali parzialmente funzionanti nel sud stanno operando al triplo della loro capacità, nonostante debbano affrontare carenze critiche di forniture di base e di carburante. Inoltre, secondo l’Oms, solo il 30% dei medici di Gaza in servizio prima del conflitto lavora ancora.

Ieri, sempre l’Oms, ha dichiarato di essere stata costretta ad annullare una missione per portare forniture mediche nel nord di Gaza per mancate garanzie di sicurezza. È la quarta volta. Come ha ricordato ieri Matteo Villa dell’Ispi, di tutte le persone che rischiano di morire per fame al mondo, l’Onu stima che l’80% si trovi oggi nella Striscia di Gaza. La situazione tragica non ha nemmeno lontanamente un senso strategico a livello militare e a livello politico. È un feroce infierire.

L’articolo Macelleria palestinese. I più colpiti sono i bambini. Dieci under 18 amputati ogni giorno sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Raffaele Oriani e “la vergogna di tutti su Gaza”

Raffaele Oriani interrompe la sua collaborazione a Repubblica dopo 12 anni. Contro il modo di Repubblica e di gran parte della stampa europea di raccontare cosa sta succedendo a Gaza.

“Care colleghe e colleghi -ha scritto nella sua lettera alla redazione- ci tengo a farvi sapere che a malincuore interrompo la mia collaborazione con il Venerdì. Collaboro con il newsmagazine di Repubblica ormai da dodici anni ed è sempre un grande onore vedere i propri articoli pubblicati su questo splendido settimanale. Eppure chiudo qua, perché la strage in corso a Gaza è accompagnata dall’incredibile reticenza di gran parte della stampa europea, compresa Repubblica (oggi due famiglie massacrate in ultima riga a pagina 15). Sono 90 giorni che non capisco. Muoiono e vengono mutilate migliaia di persone, travolte da una piena di violenza che ci vuole pigrizia a chiamare guerra. Penso che raramente si sia vista una cosa del genere, così, sotto gli occhi di tutti. E penso che tutto questo non abbia nulla a che fare con Israele, né con la  Palestina, né con la geopolitica, ma solo con i limiti della nostra tenuta etica. Magari fra decenni, ma in tanti si domanderanno dove eravamo, cosa facevamo, cosa pensavamo mentre decine di migliaia di persone finivano sotto le macerie. Quanto accaduto il 7 ottobre è la vergogna di Hamas, quanto avviene dall’8 ottobre è la vergogna di noi tutti ( su questo il libro di left La strage dei bambini ndr). Questo massacro ha una scorta mediatica che lo rende possibile. Questa scorta siamo noi. Non avendo alcuna possibilità di cambiare le cose, con colpevole ritardo mi chiamo fuori”.

Che poi, a pensarci bene, Oriani è uno che “si chiama dentro” mentre molti comodamente ne stanno fuori.

Buon lunedì.

 

In apertura una foto dal profilo twitter del repoter palestinese Motaz Azaiza, please follow @azaizamotaz9

L’articolo proviene da Left.it qui

Un governo che vuole certificare le opinioni

Ieri sul quotidiano Repubblica a firma di Giovanna Vitale è apparso un lungo sfogo del presidente della commissione Cultura ed Editoria Federico Mollicone che anticipa la strampalata idea del governo di un presunto Ministero della Verità per “certificare la veridicità delle notizie”.

Ieri Mollicone di FdI ha anticipato la strampalata idea del governo di un presunto Ministero della Verità per “certificare la veridicità delle notizie”

Leggendolo di primo acchito si potrebbe pensare che il deputato di Fratelli d’Italia voglia mettere un freno alle pericolose notizie che avvelenano i pozzi delle emergenze internazionali, dalla negazione antiscientifica del cambiamento climatico alla sfrenata propaganda bellica dei signori delle armi passando dai terrapiattisti in diversi campi che negano la realtà per rivendicare il diritto di inventarsene una inesistente. La confusione tra il diritto di avere opinioni e il diritto di inventarsi i fatti del resto è la base della crisi di credibilità dell’informazione spesso ridotta a mero ingranaggio di propaganda.

Mollicone però si riferisce ad altro. Dice il deputato meloniano che “non è possibile che solo per fare clickbaiting, ossia per monetizzare i contatti sui siti, si costruisca un titolo-gancio e si finisca per criminalizzare, se non ridicolizzare, le libere opinioni”. Mollicone dice di essere disturbato dalle opinioni e dalla “mistificazione” di “una classe dirigente che tutti denigrano” provocata dalla “deriva sensazionalistica imboccata dalla stampa”.

Il deputato di FdI non sopporta che si critichi la maternità cool della collega Mennuni o la sostituzione etnica del collega Lollobrigida. Certificare le opinioni è roba da MiniCulPop, il ministero della propaganda fascista. E chissà perché non siamo per nulla stupiti dall’ennesima brillante idea del governo.

L’articolo Un governo che vuole certificare le opinioni sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Meloni e l’ossessione dei fantomatici sabotatori che tramano contro di lei – Lettera43

La premier continua a prendersela con fantasmi e manine che minerebbero la sua posizione e quindi la tenuta democratica del Paese. Ma perché non lo riferisce ai Servizi o in parlamento? E soprattutto, chi sono questi nemici? Forse la Santanchè e i suoi guai, oppure Sgarbi, Delmastro-Pozzolo, i migranti che aumentano, addirittura Mattarella? Ci illumini.

Meloni e l’ossessione dei fantomatici sabotatori che tramano contro di lei

Ma chi trama contro Giorgia Meloni? La presidente del Consiglio anche in occasione della sua conferenza stampa di fine anno slittata nell’anno dopo persevera nell’indicare fantomatici sabotatori che avrebbero nel mirino non solo lei come rappresentante politica, ma addirittura l’Italia, quindi la democrazia.

Meloni ci dica chi sono mandanti ed esecutori

Non è una frase da scavalcare leggera se la capa di un governo dice – per di più di fronte ai giornalisti – che qualcuno stia macchinando una congiura. Ci sarebbe da chiederle, per esempio, se ha informato i Servizi dello Stato che si occupano di questo, se ha dato mandato alle forze dell’ordine di indagare su mandanti ed esecutori. In un Paese ideale le si potrebbe chiedere perfino di prendersi l’incomodo di passeggiare fino al parlamento per parlarne con quei poveri cristi che votano rinvii e mancette e poi devono scoprire in televisione che la presidente del Consiglio è in pericolo insieme alla tenuta democratica del Paese.

Meloni e l'ossessione dei fantomatici sabotatori che tramano contro di lei
Giorgia Meloni in conferenza stampa (Imagoeconomica).

Tramano forse gli ex dipendenti della Santanchè?

Le si potrebbe chiedere: «Cara Meloni, chi trama?». Tramano forse gli ex dipendenti della ministra al Turismo Daniela Santanchè che nel 2023 hanno svelato di avere lavorato senza ricevere stipendio e di avere lavorato irregolarmente mentre l’azienda della ministra riceveva soldi per la cassa integrazione? Difficile crederlo. Tramano dunque i giornalisti che ne hanno scritto ritenendo che la moralità di una esponente del governo fosse notizia di interesse pubblico? Impossibile. Trama la procura che indaga? No da, da non credere.

La ministra del Turismo Daniela Santanchè è indagata a Milano dal 5 ottobre per il caso Visibilia
Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

Trama Sgarbi? Oppure i compagni di partito Delmastro-Pozzolo-Donzelli?

Quindi chi trama? Trama il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi che possiede un quadro apparentemente rubato dal Castello di Buriasco? Tramano i giornalisti che hanno approfondito la vicenda e la stanno raccontando? Sicuramente no. Che la pistola da borsetta del deputato meloniano Pozzolo abbia potuto sparare a un malcapitato che si trovava nel posto sbagliato e nel momento sbagliato per festeggiare il compleanno per danneggiare la presidente Meloni è davvero improbabile. Difficile immaginare anche che il fedele meloniano Andrea Delmastro abbia rivelato segreti non rilevabili al suo compagno di partito Giovanni Donzelli per danneggiare quella che è anche la presidente di Fratelli d’Italia. Non so se ricordate l’episodio, ma la sensazione era chiaramente di un tentativo di danneggiare l’opposizione, mica il governo.

Sgarbi è la foglia di fico sull'ipocrisia di politica e tivù
Vittorio Sgarbi (Imagoeconomica).

È un complotto dei migranti per mettere in crisi la sua maggioranza?

Quindi chi trama? Tramano i 2.571 morti nel Mediterraneo nel 2023 (quasi 1.000 in più del 2022) che hanno deciso nella stragrande maggioranza di andare nel Canale di Sicilia prima di decidere di annegare per mettere a rischio la tenuta del governo italiano? Sembra un’ipotesi piuttosto spericolata. O forse tramano i 155.754 (tra cui 17.283 i minori stranieri non accompagnati) che sono sbarcati sulle coste italiane aumentando del 50 per cento rispetto all’anno precedente solo per mettere in crisi la credibilità del centrodestra? No, dai. Forse hanno tramato i giornalisti che si permettono di scrivere che quelli si spostano alla faccia del blocco navale promesso? O forse tramano i giornalisti che riportano sui giornali i numeri pubblici e accessibili nel “cruscotto” statistico del Viminale?

Forse trama Mattarella, aprendo un grave problema di guerra tra poteri?

Abbiamo capito. Forse trama il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ogni volta che si permette un rilievo sulle scelte del governo, come quella di decidere di non mantenere le promesse all’Europa preferendo un’infrazione a Bruxelles a una frizione nella sua maggioranza. Questo sarebbe un tema serio, serissimo, se fosse così: significherebbe che è in corso una guerra tra poteri. Roba da discuterne subito domani mattina in parlamento. Sarebbe una stortura da risolvere con una riforma costituzionale, lo scontro tra capo dello Stato e capa dell’esecutivo. Ma no, non si tratta nemmeno di questo, del resto è la stessa Giorgia Meloni a dirci che la sua riforma costituzionale non intaccherebbe gli equilibri. Quindi no, nemmeno questo. Quindi presidente del Consiglio Meloni la domanda di questo inizio dell’anno è una, una sola: chi trama?

In un messaggio inviato alla ministra Elvira Calderone, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato delle morti sul lavoro e della sicurezza.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Ansa).

L’articolo proviene da Lettera43 qui https://www.lettera43.it/conferenza-stampa-giorgia-meloni-ricattabile-sabotatori-poteri/

L’intervistata e i commentatori

L’unico fremito lo danno i cronisti estasiati. La conferenza stampa della presidente del Consiglio che arriva dopo enne rinvii per motivi diversi è l’occasione per ricordarci in questo inizio dell’anno che l’erede della destra postfascista Giorgia Meloni l’hanno normalizzata soprattutto i giornali progressisti. Lenzuolate sui quotidiani in cui giornalisti che vanno di fioretto ci dicono di Meloni le tonalità dell’abbigliamento, lo slang romanesco e la postura per la minzione che non si riesce a trattenere. 

La vera pena non è Giorgia Meloni che riesce a fare affermazioni sbagliate sulla crescita dell’Italia in Europa ben al di sotto del Def firmato dal suo governo, non è nemmeno Giorgia Meloni che non parla dell’ennesimo regalo ai balneari prendendo tutti per il naso, vantandosi di avere fatto per prima “la mappature delle coste”: la vera pena è leggere questa mattina i giornali che trovano normale che una leader di partito scarichi la classe dirigente che lei stessa ha scelto senza pagare pegno. La vera pena è sentire Meloni dirci che è “stufa” delle accuse di familismo senza comprendere che dovrebbe rispondere nel merito poiché il suo stato d’animo non è un “fatto politico”, come ama ripetere.  

“In pochi ci avrebbero scommesso, ma tutto fila via liscio, in modo sereno, dopo 40 domande, in un clima a tratti persino noioso”, scrive un quotidiano nobile dell’editoria presunta progressista italiana. Noi invece ci avremmo scommesso che non è ancora maturo il momento in cui i giornali che descrivono Meloni illuminata in un circolo di irresponsabili decidano che “basta così”. Arriverà quel momento – prima di quanto si pensi – e quegli stessi editorialisti si stupiranno di chi come loro non se n’era accorto in tempo. 

Buon venerdì.

L’articolo proviene da Left.it qui