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Mollato da Giorgia e Rete 4: Giambruno paga pure i conflitti d’interessi

La politica sta nell’ultima frase con cui Giorgia Meloni annuncia sui social l’addio al compagno Andrea Giambruno dopo 10 anni e una figlia: “Tutti quelli che hanno sperato di indebolirmi colpendomi in casa, sappiano che per quanto la goccia possa sperare di scavare la pietra, la pietra rimane pietra e la goccia è solo acqua”.

Nei corridoi del Parlamento e nei messaggi dei suoi compagni di partito non ci vuole troppo a capire che quel “tutti” non si riferisce all’opposizione ma ha un indirizzo preciso: è la strada che collega Mediaset di Pier Silvio Berlusconi a quel che rimane di Forza Italia.

Già in occasione del secondo fuori onda trasmesso da Striscia La Notizia – era l’altro ieri sera quando la presidente del Consiglio ha deciso di mettere un punto – da Palazzo Chigi è partita un’immediata richiesta di spiegazioni agli alleati di governo che attraverso l’asse Tajani-Confalonieri hanno delicatamente chiesto spiegazioni a Berlusconi Jr.

Giambruno e l’ipotesi ritorsione: la partita di Mediaset

La risposta ufficiale è di un “Antonio Ricci che da sempre non si può controllare” e che autonomamente avrebbe deciso di colpire Meloni. Dall’azienda fanno sapere che la ritorsione potrebbe essere contro Berlusconi per avere compresso il programma, ma Meloni e i suoi non ci hanno creduto nemmeno per un attimo.

Riaffiorano a molti le istantanee del governo che si stava per insediare con Berlusconi padre che ai suoi diceva: “Il compagno di Meloni lavora per noi”. In quei giorni convulsi Meloni disse apertamente di “non essere ricattabile” ma i berlusconiani hanno imparato sulla propria pelle che un avversario lo si logora anche di sponda usando gli affetti. Chiedete a Gianfranco Fini sbriciolato passando dalla compagna, dal suocero e dal cognato.

Una cosa è certa: le televisioni di Berlusconi fanno molta più politica di quanto riescano a fare i suoi reduci in Parlamento. Nel centrodestra in queste ore si prova la scottatura di un conflitto di interessi irrisolto per decenni e che sembra avere ancora colpi in canna.

Qualcuno avanza l’ipotesi che questo sia il contraccolpo per le mosse del governo agli eredi di Silvio, dalla tassa sugli extraprofitti alle banche al taglio delle produzioni cinematografiche. Altri fanno notare che “l’uomo un passo indietro alla compagna premier” sarebbe stata la soluzione migliore per tutti, se Giambruno non avesse voluto invece scalare posizioni all’interno di Mediaset. I più fantasiosi bisbigliano che tutto sia accaduto in modo così pulito da poter essere concordato.

Un reality show

Nei palazzi del potere, anche quelli che sostengono Meloni, fanno notare che non si può sbrigativamente bollare come “relazione” un rapporto che ha dato alla luce una figlia, ancor di più dopo la lagna sulla famiglia “tradizionale”. Che Striscia La Notizia abbia altri video, perfino peggiori, di Giambruno è un segreto di Pulcinella.

Si dice che Ricci abbia deciso – per ora – di non mandarli in onda. Per aspettare cosa Meloni piantando in asso Giambruno è riuscita a ottenere un sostegno bipartisan che allontana l’attenzione dalla Legge di Bilancio deludente e dal suo scippo al Parlamento con lo stop agli emendamenti.

Ancora una volta l’agenda della politica è stata distolta da altro. Giambruno dovrà passare sotto le forche caudine di Mediaset che l’ha sospeso e che promette di valutare i comportamenti alla luce del suo codice etico. “Sono questioni personali”, ripetono dalla maggioranza ai giornalisti. Ma il personale è politico e la politica è un reality show. L’ha inventato Silvio il metodo. Solo un deputato di maggioranza si lascia scappare una frase: “Io non esagererei troppo con Giambruno nella punizione. Non sappiamo quante cose sa”.

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Detenuto morto a Oristano: un altro caso Cucchi?

Se c’è una cosa che ci ha insegnato la morte di Stefano Cucchi, barbaramente ucciso di botte il 22 ottobre del 2009 mentre si trovava in custodia cautelare, è che le morti in carcere a volte non sono come sembrano. Stefano Dal Corso aveva 42 anni quando è stato ritrovato morto nella sua cella del carcere Massama di Oristano, in Sardegna.

Primo responso: suicidio, impiccato a una finestra. In fretta arriva l’archiviazione senza nemmeno l’autopsia. Non ne sono convinte la sorella Marisa e l’avvocata Armida Decina che invece sottolineano ostinatamente di pestaggi, punti di sutura, lividi e strangolamenti. In particolare una telefonata ricevuta da Marisa Dal Corso da parte di una persona “ben informata” sui fatti accaduti all’interno del carcere: “Tu devi andare avanti. Devi fargli fare l’autopsia, assolutamente. Gliela devi far fare!”.

A Stefano mancavano poche settimane per la scarcerazione. Sarebbe tornato dalla compagna e dalla figlia. Che senso avrebbe avuto uccidersi proprio quando iniziava la discesa L’avvocato Decina parla di testimonianze contrastanti, acquisite in ritardo o mai raccolte, così come di guasti alle telecamere di sicurezza del reparto di infermeria del penitenziario. C’è poi il cappio del suicidio, ricavato dal lenzuolo di un letto che tuttavia era perfettamente rifatto, con un taglierino che l’avvocata Decina non ha mai potuto vedere, oltre al problema principale della prima indagine, ovvero l’autopsia mai effettuata. “Le urla di dolore di Stefano si sentivano per tutta la sezione dove era recluso. Mio fratello, la sera prima del 12 ottobre del 2022, quando venne trovato morto in cella, subì un pestaggio da parte delle guardie”, dice la sorella. Abbiamo imparato la lezione di Cucchi?

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Assicurazione scolastica gratuita. Ma lo spot del governo è una fregatura

Una pubblicità ingannevole si aggira per le radio, sulle reti televisive a tra i social network. La firma il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, guidato da Maria Elvira Calderone, che avvisa festoso: “Sai che quest’anno le famiglie avranno una spesa in meno? Non dovranno pagare l’assicurazione per la scuola. Lo farà lo Stato”. Solo che le cose non stanno esattamente così e i genitori degli studenti, gli insegnati e i dirigenti scolastici ora devono far fronte al caos.

Pubblicità ingannevole del ministero del Lavoro. L’assicurazione scolastica la paga lo Stato. Invece è a carico dei genitori

Come spiega Davide Leo su Pagella Politica la nuova impostazione della tutela assicurativa all’interno delle scuole fa riferimento alle norme contenute nel cosiddetto decreto “Lavoro” dello scorso maggio che, dice il ministero, estende “l’ambito di applicazione dell’assicurazione contro gli infortuni nei settori dell’istruzione e della formazione, finora limitata agli ambienti di laboratorio e alle palestre è stato esteso a ogni ambiente di istruzione e formazione, comprese le attività di orientamento al lavoro”.

Finora un alunno che si infortunava a scuola, ma al di fuori delle attività scolastiche, non aveva nessuna copertura. Ora l’estensione della copertura tutela tutti gli infortuni scolastici che causino un’inabilità temporanea superiore a tre giorni. Solo che quest’assicurazione non ha nulla a che vedere con quelle che autonomamente ogni istituto scolastico ogni anno stipulano per coprire le eventualità che solitamente l’assicurazione Inail non copre. L’assicurazione integrativa che viene fatta pagare normalmente ai genitori copre gli eventuali infortuni e danni civili provocati per coprire la responsabilità civile degli insegnati dai danni provocati a terzi dagli studenti.

Come sottolinea la Flc (il sindacato della scuola della Cigl) l’assicurazione pagata dallo Stato è scoperta anche relativamente agli infortuni, i pacchetti previsti dalle assicurazioni integrative prevedono generalmente, a seconda dei costi individuali scelti e del grado di scuola, la copertura di tutti gli infortuni occorsi agli alunni anche di lieve entità, il rimborso di tutte le spese sostenute a causa dell’infortunio, compreso il danneggiamento di protesi, occhiali o in alcuni casi del vestiario, spese odontoiatriche diarie da gesso, danno estetico, lezioni private e rimborsi per la perdita del bagaglio e l’assistenza sanitaria all’estero per i viaggi di istruzione.

Il Fact checking di Pagella Politica smaschera l’esecutivo. E la Cgil attacca: “Danno alle scuole e famiglie beffate”

Si tratta di prestazioni che, come ben sanno le scuole, evitano nella maggior parte dei casi il contenzioso giudiziario conseguente alla richieste di risarcimento dei danni subiti dagli alunni durante le attività, con benefici a vantaggio delle scuole stesse e soprattutto delle famiglie, specie di quelle meno abbienti che non possono permettersi spese legali. Così in questi giorni molte scuole hanno chiesto il pagamento dell’assicurazione aggiuntiva ingenerando confusione tra le famiglie che hanno visto il fuorviante spot del ministero. A Pagella Politica una lettrice ha mandato una lettera inviata a tutti i genitori dalla preside dell’istituto scolastico frequentato dalle sue figlie.

Nella lettera la dirigente scolastica chiarisce ai genitori che hanno comunicato che non pagheranno l’assicurazione integrativa perché “già pagata dal ministero”, che la campagna pubblicitaria del ministero “non ha chiarito a sufficienza che le coperture delle due assicurazioni non sono equivalenti”. Dura la Cgil: “Ancora una volta, dunque, la propaganda politica prende il sopravvento sulla corretta informazione, – scrive il sindacato – questa volta a danno delle scuole e della loro credibilità, delle famiglie e della stessa amministrazione scolastica”. Al momento dal ministero non è arrivata nessuna risposta.

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Gli “amichevoli” (con gli evasori)

Di fronte a una platea di commercialisti riuniti al Lingotto di Torino il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha strappato applausi alla platea con il grimaldello più facile della politica fiscale: «le sanzioni vanno ridotte», ha dichiarato Leo, come racconta Diego Longhin su Repubblica in edicola oggi. 

Leo ha promesso due «decreti per la revisione dello Statuto del contribuente e per la revisione degli adempimenti e dei versamenti» per «adeguare le sanzioni alla media Ue» ma soprattutto il viceministro l’ha detto chiaro e tondo: «sulla lotta all’evasione occorre cambiare verso o saremo sempre al solito punto di partenza visto che il tax gap oscilla tra 80 e 100 miliardi. Cambiamo rotta, anche perché fino ad ora non è stato fatto nulla. Ora proviamo con la politica del dialogo».

Quindi il governo che si inalbera quando viene definito “amico degli evasori” dichiara apertamente di voler utilizzare con gli evasori un approccio amicale. Non male.

Sia chiaro: ogni governo ha il legittimo diritto di applicare le modalità che ritiene più opportune. È stato votato proprio per quello. A noi da fuori però rimane il diritto di sottolineare almeno un paio di cose: la prima è che la schizofrenia di voler apparire “sceriffi con l’evasione” mentre regolarmente si favoriscono gli evasori è una contraddizione che non funziona e non funzionerà; poi c’è quella vecchia regola delle opportunità secondo cui ogni governo decide nei paraggi della Legge di Bilancio dove prendere i soldi e soprattutto dove non prenderli.

Varrebbe la pena almeno assumersi le proprie responsabilità. 

Buon venerdì. 

Nella foto: il viceministro dell’Economia e finanze Maurizio Leo durante l’incontro governo-sindacati per la riforma fiscale, 14 marzo 2023 (governo.it)

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Cattivi maestri in cattedra. Il libro di Vannacci adesso si studia a scuola

Che un libro come quello del generale Roberto Vannacci rischiasse di diventare un best-seller in questo particolare momento storico era prevedibile, ma che potesse diventare addirittura materiale scolastico è la definitiva certificazione dell’abisso.

In una classe del liceo scientifico “Ribezzo” di Francavilla Fontana il libro del generale Roberto Vannacci è stato adottato come strumento per dibattere di attualità

In una classe del liceo scientifico “Ribezzo” di Francavilla Fontana , in provincia di Brindisi, il libro Il mondo al contrario del militare ormai idolo della destra più becera è stato adottato come strumento per dibattere di attualità. Secondo la docente di Lettere Giulia Schiavone, che ha deciso di dedicare alcune ore di educazione civica proprio al contestato libro, il testo (prima autopubblicato e ora riedito dalla casa editrice riminese Il Cerchio) aiuterebbe “a sviluppare il pensiero critico”.

“Le tesi del generale sono pensiero critico”

“Il libro consente di parlare di diversi campi, dalla famiglia alla patria, dall’ambiente all’energia, questi sono i capitoli del libro – precisa la professoressa Schiavone -. I ragazzi hanno la possibilità di confrontarsi con un libro dal quale possono prendere le distanze, perché per prendere le distanze da un libro bisogna leggerlo”. In un servizio della rete televisiva Antenna Sud alcuni studenti sembrano essere d’accordo: “Sviluppa il pensiero critico – dice un ragazzo -. A giugno dovremmo sostenere un esame e un colloquio orale, dovremmo ragionare su vari argomenti”. Un suo compagno gli fa eco: “Possiamo fare collegamenti pluridisciplinari, troviamo la tesi e l’antitesi. Poi soprattutto le fonti, tendenzialmente non sono molto affidabili”.

Sarebbe curioso sapere quali siano le fonti affidabili nella frase “lo straniero che non si integra nel tessuto della terra che lo accoglie non è più un immigrato, ma diventa un invasore” o nel rivendicare “termini che fino a pochi anni fa erano nei nostri dizionari: pederasta, invertito, frocio, ricchione (…) sono ormai termini da tribunale”. Sarebbe curioso conoscere anche la ricerca scientifica che giustifichi la descrizione delle femministe come “le moderne fattucchiere” che “sostengono che solo il lavoro e il guadagno possono liberare le fanciulle dal padre padrone e dal marito che le schiavizza”.

Chi ha voluto il testo del generale rivendica la scelta. Guarino e Vittorino si rivoltano nelle tombe

Si possono serenamente bollare come antiscientifiche molte dichiarazioni del sedicente intellettuale sull’omosessualità e sulla fantasiosa idea delle “razze”. Del resto proprio il dirigente di un altro liceo (lo scientifico “Filippo Brunelleschi” di Afragola) aveva annullato la presentazione del libro di Vannacci “per motivi contingenti – spiegò ai giornali – soprattutto perché, lo ha detto lo stesso Generale nella prefazione: ‘…questo libro è destinato ad un pubblico adulto e maturo…’. E noi abbiamo dodicenni/diciottenni”. La dirigente scolastica di Francavilla Fontana invece rivendica la scelta: “I ragazzi sono stati inseriti in un ambiente e in un contesto che gli permette la libertà di trattare degli argomenti e di trarne delle considerazioni proprie ma indirizzate attraverso l’approfondimento delle fonti, verso un senso critico che devono acquisire verso quello che gli arriverà nella loro vita”, ha spiegato difendendo la scelta della professoressa.

Qui sta il punto sostanziale: essere controversi perché omofobi, razzisti e barbari nei valori è uno spunto? Basta mettersi d’accordo. Nella pedagogia l’esempio è stato sempre considerato come provvisto di una grande forza dimostrativa ed educativa. I nostri grandi maestri ed educatori del Quattrocento, Vergerio e Vegio, Guarino e Vittorino, facevano dipendere per gran parte l’efficacia dell’educazione dall’esemplarità del maestro e del padre. Ora siamo arrivati all’esempio inverso. Protagonista: l’ex generale e futuro candidato Roberto Vannacci.

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Mr. Giambruno in Meloni. Un perno per l’opposizione

Potrebbe sorgere il dubbio che il giornalista Andrea Giambruno, compagno della premier Meloni, sia un infiltrato dell’opposizione. Di sicuro ogni volta che le sue gesta diventano pubbliche riesce a scalfire un po’ l’autorevolezza che Giorgia con tanta fatica si sforza di simulare. L’ultimo video che impazza è stranoto: in un fuori onda durante la sua trasmissione “Diario del giorno” su Rete 4 il giornalista riesce a condensare una sfilza di figure barbine.

Giambruno è la reincarnazione del maschilismo berlusconiano e di molti uomini molesti nei luoghi di lavoro: un capolavoro di uomo fanfarone

In mezzo a una sequela di parolacce dà sfoggio del suo ciuffo con vanità adolescenziale da tiktoker: “Ma non mi rompessero il ca** con il ciuffo, ho 42 anni e ce li ho i capelli, qua dentro sono tutti pelati, non mi rompessero i cog**”, dice Giambruno evidentemente divertito dal suo bullismo ostentato. Nel frattempo cammina avanti indietro per lo studio, alternando passi da sciantosa con i capelli al vento e ravanate sui genitali come da decalogo del perfetto macho.

Poi il tono cambia avvicinandosi alla sua collega che definisce “acculturata” (mica colta, non sia mai) con cui gigioneggia a metà tra l’uomo “lupo” (sua definizione) e l’esperto di moda. Così il siparietto di incaglia sul blu “Estoril” che secondo Giambruno sarebbe meglio del blu “Cina”. Non è un caso che l’estoril sia una tonalità da carrozzeria.

Infine non poteva mancare il pat pat sulla testa della collega, visibilmente imbarazzata dal corteggiamento sbruffone. Giambruno è la reincarnazione del maschilismo berlusconiano e di molti uomini molesti nei luoghi di lavoro: un capolavoro di uomo fanfarone. Non c’è dubbio, Giambruno è l’uomo “tradizionale” che sarebbe ora di dismettere. Ma in compenso è un perno dell’opposizione.

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Meloni fabbrica di balle. Inattendibili o quasi il 59% degli interventi

Non ha certo valore statistico ma indica un’innegabile tendenza: dal 22 ottobre 2022, giorno dell’insediamento dell’esecutivo, ad oggi il 59 per cento delle dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che il sito Pagella politica ha sottoposto a fact-checking, è risultato impreciso o poco o per nulla attendibile.

Ad oggi il 59 per cento delle dichiarazioni della premier Meloni è risultato impreciso o poco o per nulla attendibile

Pagella Politica ha verificato 200 dichiarazioni della presidente del Consiglio Meloni: a 26 dichiarazioni sono stati dedicati articoli singoli di fact-checking, mentre le altre 174 dichiarazioni rientrano in articoli con più affermazioni verificate, pronunciate per esempio durante i discorsi in Parlamento o in conferenze stampa. Il sito le ha suddivise in tre categorie: e dichiarazioni “attendibili”, quelle “imprecise” e quelle “poco o per nulla attendibili”. Le dichiarazioni “attendibili” – scrive Pagella Politica – sono quelle corrette o con lievi omissioni, le dichiarazioni “imprecise” sono quelle in cui Meloni ha commesso alcuni errori o ha omesso alcuni dettagli importanti, mentre le dichiarazioni “poco o per nulla attendibili” sono quelle quasi o del tutto scorrette”.

Fact-checking alla mano, le dichiarazioni “attendibili” sono state 82 (il 41 per cento sul totale), quelle “imprecise” 51 (il 25,5 per cento), mentre quelle “poco o per nulla attendibili” 67 (il 33,5 per cento). Sostanzialmente in più della metà dei casi Meloni non ha detto la verità e forse sarà per questo che nel corso del suo mandato ha sviluppato un evidente fastidio per i giornalisti. Nel suo libro La versione di Giorgia, scritto con Alessandro Sallusti, Meloni scrive: “Governare dicendo sempre la verità è fondamentale: chi non lo ha fatto, e sono stati tanti, alla fine ha sempre pagato un conto salato. Mentire, o tacere, è un’opzione furba nel breve termine e stupida nel medio periodo”. Ma soltanto in quel libro su 27 dichiarazioni ben 7 sono “poco o per nulla attendibili” mentre 11 sono imprecise.

La premier ha mentito anche quando nega di avere promesso il taglio delle accise

Ha mentito sul non avere mai rilasciato “un’intervista a un giornale straniero per attaccare il governo italiano in carica” (sono almeno quattro), ha mentito anche quando nega di avere promesso il taglio delle accise, e ha mentito ancora sullo “speronamento”, mai avvento, della capitana della della nave Ong Sea Watch 3 Carola Rackete, solo per citare gli esempi più lampanti. Nel 2022 nei video della rubrica “Gli appunti di Giorgia”, Meloni è stata più imprecisa e a volte poco attendibile.

Nelle ultime settimane, per esempio, la leader di Fratelli d’Italia ha ripetuto varie volte, in maniera fuorviante, che “la moneta elettronica è una moneta privata” e che nella scorsa legge di Bilancio non c’era un condono fiscale, un’affermazione non supportata dai fatti. Sempre nel corso del 2022, sia prima che dopo aver assunto l’incarico di presidente del Consiglio, nel mese di ottobre, le imprecisioni maggiori di Meloni hanno riguardato, tra le varie cose, anche le regole sul funzionamento del Reddito di cittadinanza e gli effetti di questa misura sul mercato del lavoro.

Su 200 dichiarazioni della presidente del Consiglio esaminate da Pagella Politica solo il 41% risulta pienamente realizzato

La maggior parte delle 200 dichiarazioni verificate durante il suo mandato ha riguardato l’economia (88 dichiarazioni, pari al 44 per cento del totale), seguita dall’immigrazione (23 dichiarazioni, 11,5 per cento) e dal lavoro (19 dichiarazioni, 9,5 per cento). Con un particolare: la presidente del Consiglio ha fatto dichiarazioni più attendibili durante i discorsi ufficiali. Per esempio il 25 ottobre 2022, in occasione del discorso alla Camera in cui ha chiesto ai deputati di dare al governo la fiducia, Meloni ha fatto 13 dichiarazioni attendibili sulle 18 che sono state verificate da Pagella Politica. In situazioni di responsabilità la presidente del Consiglio è molto più accorta. Forse anche per questo non ama i giornalisti.

 

Leggi anche: Sorpasso di Francia e Germania. Affonda l’agricoltura italiana. Trend in calo, brutte notizie per Lollobrigida. Migliora invece l’industria alimentare: seconda in Ue

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Mazzetti: “Una Rai di incapaci. Peggio dei tempi dell’editto bulgaro”

Loris Mazzetti ha lavorato per una vita come capostruttura a Rai 1, Rai 3 e in Direzione Editoriale. Ed è stato collaboratore di Enzo Biagi.

Mazzetti, che sensazione ha avuto nel vedere Rai 3 ospitare Fabrizio Corona in una trasmissione di Nunzia De Girolamo raccogliendo uno scarsissimo risultato?
“Rai 3 è il loro obiettivo. La rete che è stata di Guglielmi e che ha resistito all’editto bulgaro di Berlusconi andava smantellata. E uno dei programmi che smantellano Rai 3 è quello della De Girolamo. D’altra parte io penso che questa nuova direzione non ne abbia azzeccata una. Tutti i programmi nuovi sono di bassissimo ascolto. In altri tempi non ci sarebbero stati o sarebbero stati chiusi dopo la seconda puntata. Tutto questo, al di là del pensiero unico, è semplicemente incapacità produttiva”.

Incapaci?
“Sì, incapacità di realizzare programmi. Se li guardi scopiazzano a destra e a sinistra, non c’è un’idea nuova e poi c’è la bocciatura da parte degli spettatori. Noi abbiamo sempre lavorato per il telespettatore, quello è il punto di riferimento. Non lo sono i partiti, non lo è l’ideologia. La situazione è molto grave ma nel medio periodo sarà gravissima: ci sarà un ulteriore calo delle entrate pubblicitarie e poi con l’ultima manovra c’è l’abbassamento del canone, quindi minori introiti per l’azienda. A me risulta che questi programmi abbiano dei costi altissimi a puntata. Non è che costano meno, anzi costano di più. Perché questi conduttori sono strapagati oltre a non essere all’altezza”.

E sul versante dell’informazione?
“Pensiero unico. Prendi i telegiornali: tutti e quattro (Rai1, Rai2, Rai3 e Rainews) sono una fotocopia uno dell’altro. Ma la cosa ben più grave è che non danno opinioni, non c’è un pensiero, è solo cronaca. C’è stato un giorno al Tg2 e per i primi 20 minuti non si è parlato altro che di governo e di Meloni. L’opposizione era ridotta in 30/40 secondi”.

Eppure a molti sembra andare bene così…
“Quello che mi fa più arrabbiare è che non c’è una reazione. C’è assuefazione a tutto questo. Io quando Fazio, Gramellini e altri decisero di andare via dalla Rai in un’intervista dissi che questo periodo è molto peggio di quello dell’editto bulgaro. In quel caso c’eravamo noi, abbiamo fatto la resistenza. Dopo 5 anni ho riportato Biagi in onda. Adesso c’è una classe dirigente incapace, sottomessa, che pensa alla propria carriera ed è allineata al potere politico”.

E come giudica i partiti di opposizione sulla questione Rai?
“Non c’è opposizione nel sistema televisivo. È arrivata a fare dei compromessi per avere qualche strapuntino, qualche vice direzione, come nel caso del M5S e del Pd sono rimasto sorpreso quando il mio amico Sandro Ruotolo appena entrato nella segretaria del partito come prima cosa ha difeso Mario Orfeo, come se non lo conoscessimo”.

A cosa si riferisce?
“Quando Orfeo è diventato direttore generale io ero in direzione editoriale con Carlo Verdelli per cambiare l’informazione Rai e poi siamo stati fatti fuori dalla politica. Orfeo con l’idea del centrosinistra non c’entra niente. Mi stanco di dovermi accontentare sempre del meno peggio, vorrei il migliore. Oggi vediamo un’azienda con dei direttori che con me non avrebbero fatto gli assistenti ai programmi. Quando un dirigente della Rai che ha fatto il palinsesto diventa quello che fa i programmi in prima serata senza mai avere messo piede in uno studio, senza avere mai visto costruire una scenografia ma solo perché è molto amico di Salvini e della Lega… Il sistema è ancora governato dalla legge Gasparri, la più ad personam di Berlusconi, del 2004. Sono cambiati i governi ma la legge è rimasta sempre lì. Questi che ci governano (che odorano di fascismo ideologico nei confronti della società e di chi ha meno) vanno avanti per la loro strada. Hanno i voti. Finché la gente non aprirà gli occhi e scenderà in piazza non cambierà nulla”.

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Non va bene neanche Pertini

Infastiditi perfino da Sandro Pertini. Martedì il consiglio comunale di Lucca ha deciso di respingere una normale mozione per intitolare una strada o una piazza all’ex presidente della Repubblica, primo socialista salito al Quirinale e leader della Resistenza al fascismo. 

17 voti contrari e 12 a favore. L’assessore di Lucca Fabio Barsanti, ex leader di Casapound con cui la destra va serenamente a braccetto mentre rilascia patenti di antisemitismo, ha provato a silenziare l’opposizione. il Pd locale parla di motto fascista “A noi!” da parte del capogruppo di FdI Lido Fava e di “spiegazioni fuori dell’emiciclo ‘che no, a Lucca una strada ad uno che è stato partigiano non la si può proprio dedicare’”, col richiamo quindi al “silenzio imbarazzante del sindaco” Mario Pardini.

La giustificazione ufficiale per rigettare la mozione è una barzelletta: “una diversa road map che contiene priorità differenti”, dice la maggioranza, “probabilmente la stessa che porta i loro compagni di partito grossetani a chiedere a gran voce l’intitolazione di una strada al missino Giorgio Almirante” secondo Emiliano Fossi, segretario Pd Toscana, e Francesco Battistini, membro della segreteria.

Ovviamente la strategia è sempre quella del vittimismo. Dice il consigliere di Forza Italia Giovanni Ricci: “quanto viene chiesto poteva essere fatto dai proponenti durante il periodo in cui hanno governato la città, nella precedente amministrazione. Non vediamo il motivo per cui oggi debbano chiederlo a noi dopo che per dieci anni hanno intitolato piazze, vie e monumenti ad altre figure”. Colpa degli altri, insomma. 

Buon giovedì. 

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Dice le cose di Ovadia. Ma ad Amato è concesso

“I coloni che hanno occupato terre che erano dei palestinesi e i governi israeliani che hanno consentito tutto questo hanno creato un tale clima di scontento che Hamas ha la maggioranza. Devo essere io d’accordo con questi governi perché ritengo sacra la causa di Israele? Perbacco, no! Questi governi si stanno adoperando per far fuori la Corte suprema che è l’organismo che garantisce che la maggioranza non esorbiti dai suoi confini. Decine di migliaia di israeliani sono andati in strada contro questo governo”.

L’ex premier Giuliano Amato in un’intervista ha condannato Hamas augurandosi che “venga fermato”

Sono le parole pronunciate alla trasmissione “Di martedì” dall’ex presidente del Consiglio e ex presidente della Corte costituzionale, Giuliano Amato. Nella sua intervista Amato ha anche (ovviamente) condannato Hamas augurandosi che “venga fermato”. Sono parole pressoché identiche a quelle pronunciate da Moni Ovadia che invece è stato bollato come “amico dei terroristi” come in questi giorni accade a decine di intellettuali, giornalisti e politici. Molti di loro chiariscono fin da subito di condannare le azioni terroristiche di Hamas ma di non poter tacere sulla politica colonialista di Israele. Niente, non basta.

Moni Ovadia si è ritrovato bombardato da questa nuova sinistra alleanza della destra ex fascista a braccetto con sostenitori cechi delle politiche israeliane. C’è una differenza sostanziale: se lo dice Giuliano Amato non parla nessuno. Tutti muti. La vigliaccheria sta nello strumentalizzare una vicenda tragica e dolorosissima per attaccare gli avversari. A proposito, sentite qua: “Ebbene io affermo ancora una volta che i palestinesi hanno il diritto sacrosanto ad una Patria e ad una terra come l’hanno avuta gli ebrei e gli israeliti, e quindi a portare la pace in quella zona”. Lo disse Sandro Pertini.

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