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Boom di suicidi in carcere, Nordio li paragona al gerarca nazista Göring

Se fosse vero l’adagio di Voltaire secondo il quale “la civiltà di un Paese è data dalle condizioni delle sue carceri”, saremmo un Paese incivile senza possibilità di redenzione. Se a questo aggiungiamo un ministro della Giustizia, Carlo Nordio, incapace di esprimere anche il cordoglio minimo, allora siamo pure un Paese buio.

Negli ultimi giorni, come accade ciclicamente, si è tornato a parlare del binomio carcere-morte. Susan John è morta di fame e di sete. Era in carcere da febbraio, accusata di spaccio. Le carceri italiane sono zeppe di ladri di polli mentre i poteri criminali si possono permettere di lambire le pene. Aveva 42 anni, due figli, il più piccolo di 4 anni e per venti giorni (20!) si è rifiutata di mangiare e di bere e lo Stato italiano non se n’è accorto.

La morte di Susan John era evitabile. Dal carcere si giustificano dicendo che la donna avrebbe rifiutato il ricovero in ospedale. Nessuno dei garanti però era stato informato e forse se fossero stati mobilitati gli psicologi, gli educatori o i volontari sarebbe stato più facile comprendere e risolvere le motivazioni di quel gesto.

Carcere, il cinismo disumano di Nordio

Nel carcere di Torino è volato il ministro Carlo Nordio, con il piglio che s’è dipinto addosso, duro e decisionista. La preoccupazione primaria del ministro è stata quella di assicurarsi che Susan John non ce l’avesse “con il governo”.

Ha detto che le circostanze e la ragione della morte sono “dettagli tecnici” che non ha approfondito, sfoderando un cinismo disumano che aizzerebbe una rivolta popolare se questo Paese non fosse narcotizzato dalla vendetta e dal dolore.

Poi ha paragonato la morte della detenuta al suicidio di Hermann Göring, il gerarca nazista delle SS che inghiottì una capsula di cianuro durante il processo di Norimberga. Il suicidio di un gerarca nazista paragonato allo strazio di una donna sfibrata dalla fame e dalla sete perché voleva vedere il figlio è il punto più basso di un ministro che avrebbe voluto essere l’idolo del garantismo. L’orrore non sembra fare rumore.

Anche nelle minoranza, esclusi i soliti, avventurarsi a parlare di carcere viene considerato sconveniente: i nostri carcerati non portano voti, non gestiscono poteri, non hanno amicizie importanti. Di solito quelli stanno tutti fuori.

Il presidente dell’associazione Antigone, Patrizio Gonella, prova a tenere il punto: “Il Ministro Nordio, in visita al carcere di Torino dopo la morte di due donne detenute nell’istituto di pena, avvenuta nella giornata di ieri, – scrive Gonnella – è tornato a proporre alcune soluzioni che da tempo sia lui che altri non esponenti del governo avevano avanzato. In particolare il Ministro ha parlato ancora una volta di edilizia penitenziaria e, ancora una volta, va ribadito che non servono più carceri, ma servono carceri piene di attività e attenzione per le persone detenute. Oggi in tutte le strutture si registrano assenze di personale: dai direttori, agli agenti penitenziari, agli educatori, fino a medici, psicologi, psichiatri, mediatori culturali. In questo modo chi è in servizio fa fatica e le persone detenute non possono ricevere le attenzioni che richiederebbero e nei tempi certi che meriterebbero”.

Le celle infernali

Con l’arrivo dell’estate si moltiplicano i suicidi in carcere. Il caldo è uno dei fattori che impattano maggiormente sulla qualità della vita negli istituti penitenziari, qualità della vita già non elevata neanche negli altri periodi dell’anno. A questo si aggiunge poi la chiusura di molte attività e quindi una situazione di ulteriore e sostanziale isolamento. Al prossimo morto potremo semplicemente dirci che “è successo anche a Göring”. Che qui avrebbe potuto diventare sottosegretario.

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Meloni a rotative unificate: altre balle sul salario minimo

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni deve essersi accorta che ogni tanto fingere di rilasciare un’intervista, abbandonando i video preconfezionati sui social e i suoi “punti stampa” senza stampa rimane una buona idea. Ha deciso quindi di farsi intervistare contemporaneamente da La Stampa, Repubblica e Corriere della Sera per provare a recuperare il tempo perso. L’effetto straniante è di un’apparizione a giornali unificati. Ci sta, è nella sua natura.

Meloni a ruota libera

Inevitabile è il passaggio sul salario minimo, l’unico colpo finora messo a segno da un’opposizione in ordine sparso che su un punto comune sta mettendo in crisi il governo. La raccolta firme sulla piattaforma online salariominimosubito.it per sostenere la rapida approvazione della proposta unitaria firmata da Alleanza Verdi e Sinistra, Azione, Movimento 5 stelle, Partito democratico e Più Europa sta già facendo il pieno. “Metti la tua firma a supporto di una retribuzione giusta e per il salario minimo!”, si legge nel titolo della raccolta firme.

Nel testo i promotori ricordano l’articolo 36 della Costituzione, che dice “che chi lavora ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, e il contenuto della proposta di legge unitaria delle opposizioni, ad eccezione di Italia Viva, che prevede che nessun lavoratore possa ricevere una retribuzione oraria inferiore ai 9 euro all’ora.. Il sito poche ore dopo il lancio della petizione, è andato in tilt “per i troppi accessi”, secondo quanto riferiscono i promotori (sarebbero 100mila circa le firme raccolte in sole 24 ore).

Anche ieri durante la giornata ha subito diverse interruzioni. Che dice Giorgia Meloni? “L’opposizione vuole fare politica invece che affrontare davvero la questione. Loro sono consapevoli del fatto che il salario minimo non risolve il problema del lavoro povero ma ti dicono che siccome hanno iniziato una raccolta di firme la portano avanti”, dice nella sua intervista. È la solita strategia del vittimismo: se l’opposizione si oppone il governo ci vede un sabotaggio. Alla presidente del Consiglio non basta che l’opposizione le abbia sottoposto una proposta unitaria, vorrebbe che scrivessero la sua proposta.

Solo che la proposta del governo non c’è. “Io il mandato al Cnel lo do lo stesso”, dice Giorgia Meloni, passando la palla a Brunetta per ingolfare la risposta. Il Cnel come nuova “terza camera” del Parlamento, pur di riuscire a rimandare. Ma il governo non potrà rimandare i numeri. Le previsioni dell’Ocse di un paio di mesi fa dicono che che la crescita del Pil rallenterà in Italia dal 3,8% del 2022 all’1,2% quest’anno, all’1% nel 2024. La colpa per l’Ocse, è dell’inflazione, che sta erodendo i redditi reali a causa della modesta crescita salariale e delle condizioni finanziarie si stanno inasprendo.

Carta canta

Quei dati tra l’altro non tenevano conto di una stagione turistica al di sotto delle aspettative che inciderà sensibilmente al ribasso. Tre punti percentuali sono legati ai progetti del Pnrr che il governo ha perso strada facendo. Da Palazzo Chigi assicurano che saranno tutti recuperati ma i numeri, si sa, non reagiscono alle promesse. Dal prossimo anno poi le leggi di bilancio torneranno a essere vagliate dalla Commissione europea, dopo la deroga per la pandemia. Si tornerà quindi a trattare con l’Unione europea per ogni decimale di spesa. Così il dubbio che quei 3 miliardi previsti (e già ribassati) dalla tassa sugli extraprofitti delle banche servano per mettere una pezza a una situazione che non è esattamente come la raccontano. Per scoprirlo basterà attendere.

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Tre indizi per fare una prova

Il vice presidente del Senato e senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri l’altro ieri se l’è presa prima con il sindacato di giornalisti Usigrai scrivendo: “Da buoni stalinisti voi di @USIGRai non tollerate le critiche di @ElPluralismoRai e mi insultate mentre scappate come coniglietti dalle mie domande. Fate minaccette ridicole per difendere @vditrapani e chi ha fatto operazioni vietate. Noi sappiamo tutto.Anche di più. Fate ridere”.

Poi se l’è presa con il presidente dell Federazione nazionale della Stampa italiana Vittorio Di Trapani scrivendo: “Allora era #ditrapani! Infatti tale @vditrapani invece di rispondere delle vicende che lo riguardano la butta in confusione. Il polverone patetico evoca tragedie estranee alle furbate sulle quali non gli daremo tregua. Si rassegni. Più scappa più lo inseguiremo”.

Poi ha risposto a un giornalista di RaiNews scrivendo: “Li so i particolari. Non li illustro a suo beneficio. Attento a dove parcheggia. È circondato da invidiosi. Che volevano il suo posto auto”.

Gasparri per ora è protetto dall’immunità parlamentare che tra i suoi aspetti negativi ha quello di dover sopportare linguaggi di persone che non risponderanno dei loro atteggiamenti. Ma, pensateci bene, che nome ha questo atteggiamento?

Buon martedì.

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«Maestà, il popolo ha fame». «Dategli le vacanze»

Ieri la ministra al Turismo Daniela Santanchè ha assestato un colpo alla propaganda di governo producendo un video che la ritrae in Versilia, lì dove ha cofondato lo stabilimento Twiga da 600 euro al giorno e di cui ha venduto le quote al compagno per non avere “conflitto di interessi”. «Oggi», ha detto, «mi auguro che tutti possiate passare una giornata serena e di spensieratezza. Vi faccio veramente tanti auguri e vi dico che il governo sta lavorando per avere tutte le offerte turistiche, perché tutti devono poter fare le vacanze», ha detto in un video, in cui alle sue spalle si vedono decine di persone in piscina. E poi: «Auguro buon Ferragosto anche a coloro che magari quest’anno le vacanze non le hanno fatte. Li voglio rassicurare, perché il governo sta lavorando perché le vacanze devono essere accessibili a tutti e perché bisogna lavorare sulla destagionalizzazione».

Il video (finito al telegiornale della televisione pubblica, come notizia) conferma alcuni aspetti di questo governo. Il primo, più evidente, è che i ministri intendono il proprio ruolo come influencer del proprio settore. Più del “fare” ritengono indispensabile “dire” e “fare parlare”, come se il ministero di cui si occupano sia semplicemente il momentaneo cliente da soddisfare. Ne esce un’accozzaglia in cui uno dice che «l’agricoltura salverà l’economia italiana», questa dice che «l’industria del turismo deve essere la prima della nazione», quell’altro che «solo le infrastrutture potranno fare ripartire il Paese». Piazzisti in contraddizione tra loro.

L’egoismo con cui esercitano il proprio ruolo produce in loro la preoccupazione che i (pochi) soldi a disposizione degli italiani finiscano nelle casse del proprio settore. Il coro della squadra completa che indichi come rendere dignitosa la vita degli italiani è un aspetto secondario. Quindi “le vacanze sono un diritto”, “i prodotti italiani sulle tavole degli italiani a Ferragosto” è un diritto, “attraversare il ponte di Messina è un diritto”, “non avere come vicini di casa una coppia gay con figli è un diritto”, “negare i neri che potresti ritrovare per strada è un diritto”, “che gli attivisti ambientali protestino con le buone maniere è un diritto” e così via. Il salario minimo e la sussistenza dei poveri no.

Buon mercoledì.

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La propaganda non va mai in ferie

Nel giorno di Ferragosto la ministra del Turismo Daniela Santanchè ha assestato un colpo alla propaganda di governo producendo un video che la ritrae in Versilia, lì dove ha cofondato lo stabilimento Twiga da 600 euro al giorno e di cui ha venduto le quote al compagno per non avere (!) conflitti di interessi. “Mi auguro che tutti possiate passare una giornata serena e di spensieratezza. Vi faccio veramente tanti auguri e vi dico che il governo sta lavorando per avere tutte le offerte turistiche, perché tutti devono poter fare le vacanze”, ha detto in un video, in cui alle sue spalle si vedono decine di persone in piscina.

“Auguro buon Ferragosto anche a coloro che magari quest’anno le vacanze non le hanno fatte – ha aggiunto -. Li voglio rassicurare, perché il governo sta lavorando perché le vacanze devono essere accessibili a tutti e perché bisogna lavorare sulla destagionalizzazione”. Il video (finito al telegiornale della televisione pubblica, come notizia) conferma alcuni aspetti di questo governo. Il primo, più evidente, è che i ministri intendono il proprio ruolo come influencer del proprio settore. Più del “fare” ritengono indispensabile “dire” e “fare parlare”, come se il ministero di cui si occupano sia semplicemente il momentaneo cliente da soddisfare.

Ne esce un’accozzaglia in cui uno dice che “l’agricoltura salverà l’economia italiana”, un altro che “l’industria del turismo deve essere la prima della nazione” e altri ancora che “solo le infrastrutture potranno fare ripartire il Paese”. Piazzisti in contraddizione tra loro. L’egoismo con cui esercitano il proprio ruolo produce in loro la preoccupazione che i (pochi) soldi a disposizione degli italiani finiscano nelle casse del proprio settore. Il coro della squadra completa che indichi come rendere dignitosa la vita degli italiani è un aspetto secondario.

Quindi “le vacanze sono un diritto”, come lo sono “i prodotti italiani sulle tavole degli italiani a Ferragosto”, “attraversare il ponte di Messina”, “non avere come vicini di casa una coppia gay con figli” o “che gli attivisti ambientali protestino con le buone maniere è un diritto”. Buone vacanze. Per chi può permettersele.

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Cronaca di un fallimento annunciato

Hanno passato l’intera campagna elettorale urlando “chiudere i porti!” quando anche un bambino sa che i porti non si possono chiudere, i mari non si possono fortificare e soprattutto il diritto internazionale non concede il lusso di poter agevolare l’annegamento o il congelamento dei disperati.

Vinte le elezioni con quel motto cretino hanno pensato di replicare il “modello Libia” regalato da quella sedicente sinistra capeggiata dall’ex ministro Minniti con la Tunisia. Baci, abbracci, sorrisi, fotografie e soldi. Come sia andata lo racconta il ricercatore dell’Ispi Matteo Villa: «Nelle quattro settimane precedenti il memorandum Ue-Tunisia, gli sbarchi dalla Tunisia in Italia erano stati 16.507. Nelle quattro settimane successive 17.592».

A questo punto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ci ha spiegato che il “record di sbarchi” è dovuto alle difficili condizioni della Tunisia. Il sottotesto è semplice: Saied vuole più soldi per fare di più il cattivo. Ma gli sbarchi aumentano anche dalla Libia: nei primi sette mesi del 2022 dalla Libia erano arrivate 22.787 persone. Nello stesso periodo dell’anno in corso 30.075. L’aumento è del 32%. E quindi? Quindi come racconta il giornalista di Radio Radicale Sergio Scandura l’Italia ha spedito due motovedette nuove di zecca ai libici per accalappiare più disperati in mezzo al mare.

Nel frattempo Piantedosi su mandato del governo ha provato in tutti i modi a ostacolare le navi delle Ong. Risultato? La Guardia costiera italiana ora è costretta a chiedere aiuto alle Ong per le operazioni di salvataggio. Un capolavoro di inettitudine che può essere superato dalla cretineria di un’opposizione che accusi il governo sullo stesso bestiale piano, ovvero sui “troppi arrivi”. Per non farci mancare niente abbiamo avuto anche questo.

Buon giovedì.

Nella foto: incontro di Giorgia Meloni con il presidente Saied, Tunisi, 11 giugno 2023 (governo.it)

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La flottiglia è pronta a riscrivere la Storia. Chissà cos’altro serva per accorgersene

Gli stessi che ripetevano che sulle ombre della ministra Santanchè può parlare solo la magistratura da due giorni strepitano perché la magistratura non ha scritto la storia della strage alla stazione di Bologna come piace a loro.

Lo spessore della nuova classe dirigente si misura in base agli estremi, più che sui saperi

Capofila della schiera è Marcello De Angelis, eclettico pensatore di riferimento della destra peggiore di sempre che ora governa, condannato a 5 anni e mezzo di reclusione, per associazione sovversiva e banda armata. Fondatore del gruppo musicale 270bis il cui nome è tratto dall’articolo del codice penale riguardante associazioni con finalità di terrorismo. E, poiché sono tempi bui, responsabile comunicazione della Regione Lazio perché lo spessore di questa classe dirigente si misura in base agli estremi, più che sui saperi.

De Angelis ha dapprima detto di sapere “per certo che con la strage di Bologna non c’entrano nulla Fioravanti, Mambro e Ciavardini”. Dice De Angelis che lo sanno tutti, tranne evidentemente i famigliari delle vittime, il Capo dello Stato, i giudici che hanno scritto le sentenze e qualche milione di italiani che ancora resiste alla riscrittura della Storia.

Non ci dice chi è stato, questo no: oltre lo sforzo nel negare non riescono ad andare. Quando viene ovviamente sbertucciato per la cretinata detta però insiste: dice di avere il diritto di sparare cazzate sulla pelle dei morti. Lo rivendica. Lo “squillo di tromba” – come lo chiama Pier Luigi Bersani – di Giorgia Meloni non è rimasto inascoltato. La flottiglia è pronta a riscrivere la Storia. Chissà cos’altro serva per accorgersene.

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Come va il “piano Mattei”?

Come va il “piano Mattei”? Che cambia nei rapporti con la Tunisia

Due naufragi sono avvenuti nelle ultime ore al largo di Lampedusa, con un bilancio provvisorio e ufficioso che parla di almeno una trentina di dispersi. Nella serata di sabato sull’isola erano sbarcati 57 migranti e due cadaveri, una donna ed un bambino ivoriani, ripescati dalle motovedette della Guardia costiera. Proprio ascoltando i racconti dei superstiti i mediatori dell’Oim hanno potuto ricostruire che le barche colate a picco sarebbero due: la prima carretta partita da Sfax, in Tunisia, aveva a bordo 48 migranti, 45 dei quali sono stati salvati. Stando ai loro racconti vi sarebbero 3 dispersi. Sul secondo natante, anch’esso partito da Sfax, c’erano invece 42 subsahariani, 14 dei quali recuperati: i dispersi dovrebbero essere dunque 28. Come riferisce l’Ansa, gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Agrigento cercheranno di sentire nuovamente i sopravvissuti, 47 uomini e 10 donne, tutti sotto choc, per cercare di ricostruire cosa sia accaduto.

Sono i danni collaterali della nuova amicizia dell’Italia e dell’Unione europea con il presidente tunisino Kaïs Saïed. Intanto sul sito dell’Agenzia europea per il controllo delle frontiere appare l’annuncio per “il reclutamento di agenti della guardia di frontiera e costiera dell’Ue”. L’agenzia prevede di ingaggiare circa 440 nuovi funzionari nel 2024 tra chi ha avuto esperienze nelle forze dell’ordine o nell’esercito dei diversi stati membri. Nuove assunzioni rese possibili grazie a un budget che non è mai stato così alto per Frontex. In questo 2023 Bruxelles ha messo a disposizione più di 845 milioni di euro, soldi che provengono dal bilancio dell’Ue e da altri contributi degli stati Schengen. Soldi che vengono spesi in gran parte per la gestione del personale e per l’acquisto di attrezzature (180 milioni) per rafforzare la sorveglianza delle frontiere. Sul totale del budget i soldi messi a bilancio per il rispetto dei diritti umani (ovvero per occuparsi di salvare vite) sono 2 milioni di euro.

Si impegnano a cambiare la narrazione ma la realtà mortifera rimane lì. Indifferente al tentativo di piegare la realtà.

Buon lunedì.

Nella foto: frame del video del salvataggio della Guardia costiera, 6 agosto 2023 (Youtube Avvenire)

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Dalla certezza al dubbio. Altro che Giordano Bruno

No, non ha fatto come Giordano Bruno. Il prode Marcello De Angelis, dopo avere provato a essere l’avanguardia del revisionismo di questa destra non ha scelto il rogo che voleva “orgogliosamente” affrontare ma ha preferito chiedere banalmente scusa. Il portavoce del presidente della Regione Lazio in sole 24 ore è passato dall’“assoluta certezza” a “l’unica mia certezza è il dubbio”.

Marcello De Angelis, orgoglio dell’estrema destra, in 24 ore ha cambiato versione e ha chiesto banalmente scusa

Ieri sapeva esattamente chi fossero i responsabili della strage alla stazione di Bologna e oggi socraticamente sa solo di non sapere. Ieri scriveva “non è un’opinione: io lo so con assoluta certezza. E in realtà lo sanno tutti: giornalisti, magistrati e “cariche istituzionali“. E se io dico la verità, loro, ahimè, mentono” e oggi ci dice di “avere il massimo rispetto” per il Presidente della Repubblica “così come per tutte le cariche dello Stato”. Non è un problema umiliarsi dopo essere stato sculacciato.

L’operazione comunque ha funzionato. Sulla sua pagina Facebook i suoi seguaci lo ringraziano “in nome della Verità” (quale delle due pronunciate in poche ore?) e se la prendono con “l’antifascismo manettaro”. “Onore a te ma mai chiedere scusa agli sciacalli”, scrive Giovanna. “Ti amiamo Marcello De Angelis in nome della Verità, nei nostri cuori. Continua così, Grazie! I Camerati”.

L’importante era scoccare la scintilla, l’operazione è comunque riuscita. Marcello De Angelis non è il nuovo Giordano Bruno. Quello per sfidare i dogmi ha rinunciato alla sua vita, questo ha rinunciato alle sue certezze e si è tenuto perfino lo stipendio.

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Balle di fine stagione sul Reddito di cittadinanza

Il primo dato è che non esistono i dati. Troppo poco il tempo passato dagli orribili sms che hanno lasciato senza Reddito di cittadinanza quasi 170mila persone. La foga con cui Federconsumatori e alcuni giornali hanno sostenuto che la maggior parte dei lavoratori stagionali in questa estate saranno ex percettori del Reddito di cittadinanza non ha al momento nessun riscontro fattuale.

Ma i fatti, nel campo della retorica del lavoro e del merito e della guerra contro i poveri, sono un elemento poco considerati. L’anno scorso abbiamo subito gli stessi allarmi, per di più con il Reddito di cittadinanza ancora attivo, e i dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps certificarono il record di assunzioni di lavoratori stagionali: 1.018.089, circa 94mila in più del 2021.

Federconsumatori e alcuni giornali sostengono che la maggior parte dei lavoratori stagionali saranno ex percettori del Reddito di cittadinanza

Numeri enormemente superiori ai 655 mila del 2018, quando il Reddito di cittadinanza non esisteva e la litania era concentrata sui giovani che non hanno voglia di lavorare. Un altro elemento di cui alcuni giornali sembrano non preoccuparsi è la formazione. Presumendo pure che esista una frotta di ex percettori del Reddito di cittadinanza che ora si riversa a cercare lavoro nessuno di questi ha il tempo per svolgere un percorso di formazione a stagione pienamente in corso. “Le figure che stanno arrivando sono soprattutto lavapiatti e aiuto in cucina. Ma mancano soprattutto le figure professionali”, spiega Giovanni Cafagna, presidente dell’Associazione nazionale lavoratori stagionali.

Il problema vero che molti si ostinano a non voler vedere sono le indecenti condizioni proposte, la precarietà di un impiego che dura al massimo due o tre mesi per poi affidarsi comunque ai sussidi e il salario da fame proposto. A pesare quest’anno è anche la congiuntura economica. Le vacanze degli italiani quest’anno saranno non solo più costose, ma anche più corte, e pur tagliando le notti fuori casa la spesa per la villeggiatura risulterà più cara rispetto all’anno passato di ben 1,2 miliardi di euro.

La formazione non è mai partita. E a stagione iniziata si trovano solo impieghi a paghe da fame

Ieri Assoutenti ha parlato senza mezzi termine di “caro-estate”. “I fortissimi rincari dei prezzi nel settore dei trasporto aereo, degli alloggi e dei pacchetti vacanza modificano profondamente le abitudini vacanziere degli italiani – spiega il presidente Furio Truzzi – A luglio, rispetto allo stesso periodo del 2022, i prezzi dei biglietti per i voli nazionali sono rincarati del 26%, le tariffe di alberghi, motel e pensioni del +17,4%, i pacchetti vacanza del +17%, ristoranti e bar del +6,1%. Se da un lato rimane stabile rispetto al 2022 il numero di cittadini che si concederà una villeggiatura nel periodo estivo, dall’altro la tendenza è quella a tagliare la spesa attraverso una riduzione dei giorni di vacanza”.

Federalberghi nei giorni scorsi ha spiegato come il 42% degli italiani quest’anno non andrà in vacanza questa estate tra giugno e settembre. Quasi la metà non partirà per ragioni economiche. Emilia Romagna, Marche, Calabria, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna hanno registrato una diminuzione del turismo sul 2022 tra il 15% e il 25%. I rincari (tra il 10 e il 20% secondo Federalberghi) delle strutture e dei servizi non ha aiutato la causa.

Il cambiamento climatico (con l’alluvione in Romagna e e le alte temperature dovute a “Caronte”) ha fatto il resto. “L’anno dei record” che avrebbe dovuto superare i risultati dell’epoca pre Covid sbandierato dalla ministra Santanchè non è all’orizzonte. Non sarà facile incolpare gli ex percettori del Reddito di cittadinanza o qualche battuta di qualche ministro straniero.

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