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Per presentarsi alle elezioni, in Italia, conviene essere già eletti

Per presentarsi alle elezioni, in Italia, conviene essere già eletti. Martedì il Senato ha approvato con 113 sì la legge elettorale voluta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dentro c’è la norma che restituisce il retrogusto: chi arriva da fuori del Parlamento dovrà raccogliere 6mila firme per collegio, quattro volte le 1.500 di prima, mentre i voti delle liste alleate sotto il 3%

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Il 59% delle scuole è senza agibilità. Intanto Valditara riscrive il canone di filosofia

Davanti al ministero dell’Istruzione e del merito gli studenti della Rete degli studenti medi hanno aperto la mobilitazione d’autunno con la prima campanella. La richiesta è semplice, spaventosamente banale: chiedono la manutenzione ordinaria della scuola, chiedono soffitti che stiano su, aule vivibili col caldo. Il ministro Giuseppe Valditara invece ha altro per la testa. Ha la legge 104 del 2026…

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Cento euro di bonus contro 361,80 di rincaro: il governo si incarta sul pieno

La propaganda di governo che sembra reggere su tutto si schianta sul tabellone di un distributore, perché quel numero è l’unico che non si riesce a riscrivere in un video. Ieri la benzina self stava a 2,105 euro e il gasolio a 2,214, e giovedì scade lo sconto di 17 centesimi che il governo ha già rinviato quattro volte in tre settimane. Al suo posto si studia un bonus una tantum da 100 euro per…

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Scusa, Denise

Quanto dolore, mentre fuori piove e sconquassa, per la morte di Denise Garofalo. Denise, figlia di Lea, che si portava addosso il dolore di una madre ammazzata da suo padre Carlo Cosco, uomo di mafia. Il clan non sopportava che Lea Garofalo avesse deciso di raccontare la mafia che aveva vissuto in famiglia e così madre e figlia, con Denise appena bambina, su e giù per l’Italia…

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Meno reati e più paura: le tre domande di Pepino sono la prima primaria del centrosinistra

I numeri non interpretabili: 1.916 omicidi nel 1991, 319 nel 2024, reati giù del 10 per cento nel primo semestre di quest’anno. Sono cifre ufficiali del ministero dell’Interno, e il 15 agosto il ministro Matteo Piantedosi ha sbavato spiegandoci che «l’Italia si conferma come uno dei luoghi più sicuri al mondo». Ma c’è altro, le famiglie che dichiarano di vivere in una zona a rischio erano il 23,3…

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La legge che fa di Einstein e Arendt due antisemiti

Sta scritto sul New York Times del 4 dicembre 1948, con ventotto firme in calce fra cui quelle di Albert Einstein e Hannah Arendt: il partito Herut di Menachem Begin somiglia per organizzazione e metodi ai partiti nazisti e fascisti. Nel 1973 Herut confluisce nel Likud, che è il partito di Benjamin Netanyahu. Riscrivetela adesso, con Netanyahu al posto di Begin, e finisce dritta nell’elenco: fra…

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Detenuti al 41 bis in Sardegna, l’isola protesta ma lo Stato tira dritto

L’insularità è entrata in Costituzione il 7 novembre 2022, con la legge costituzionale numero 2, per rimuovere gli svantaggi di chi vive circondato dal mare. Meno di quattro anni dopo la stessa condizione geografica è l’argomento con cui il ministero della Giustizia ha portato in Sardegna cento detenuti al 41-bis fra il 5 e il 6 settembre, con 207 agenti, dieci voli militari e due droni, e le statali di Cagliari chiuse. La norma che lo consente è la legge 94 del 2009, quarto governo Berlusconi, che prescrive istituti dedicati «preferibilmente in aree insulari».

La nuova sezione di Uta ha 92 posti. L’ha inaugurata a luglio il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il piano del ministero della Giustizia concentra i circa 750 detenuti al 41-bis in sette istituti, tre dei quali sardi, e spinge verso 240 la quota che tocca all’isola. La presidente del Tribunale di sorveglianza di Cagliari lo aveva detto ai consiglieri regionali il 31 luglio 2025: la Sardegna sarebbe diventata la regione italiana con più detenuti al 41-bis, centottanta, nessuno dei quali sardo. La stessa relazione fa il conto: la spesa sanitaria di un detenuto è sostenuta da 680 residenti in Sardegna e da 3.325 in Friuli.

Il conto lo paga l’isola

Gli 88 del primo giro venivano da sei istituti, 41 da Viterbo, dove la sezione di Mammagialla ha chiuso. Il comunicato della Polizia penitenziaria dice a cosa serve: chiudere il 41-bis di Viterbo e di Terni recupera spazi detentivi, e servono, perché Antigone al 30 agosto misura un affollamento nazionale del 142,1 per cento, e lo spazio liberato resta sul continente mentre il carico attraversa il mare. La presidente della Regione Alessandra Todde ha annunciato ricorso al Tar e alla Corte costituzionale, dopo una lettera del 4 agosto rimasta senza risposta, e ha chiesto se il Lazio amministrato da Fratelli d’Italia sia una «regione amica». Terni però sta in Umbria, che il centrosinistra amministra: il colore della giunta spiega meno della distanza dalla terraferma.

La cronologia è più netta. Il 23 luglio 2026 la Corte costituzionale, con la sentenza 144, ha accolto il ricorso del governo e cancellato la sospensione che la Regione aveva imposto alle autorizzazioni per gli impianti rinnovabili nelle aree non idonee. Il 4 giugno il Consiglio dei ministri aveva scavalcato il no della Regione e del ministero della Cultura sul resort Tavolara Bay, autorizzato per la corsia della Zes, la Zona economica speciale, dentro i trecento metri dalla battigia dove il Piano paesaggistico vieta di costruire, revocandola il 2 luglio, dopo il ricorso al Tar della Regione. Dal 15 giugno al 5 luglio, in piena stagione turistica, la Marina militare ha esercitato all’Isola della Maddalena senza informare il Comitato misto paritetico per le servitù militari. Sempre la stessa isola.

Lo stesso metodo, fuori dall’isola

Il 28 maggio 2025 il governo ha impugnato la legge toscana sul fine vita, che era la prima in Italia, e la Consulta con la sentenza 204 del 2025 ne ha salvato l’impianto mentre bocciava le norme sui tempi. Stessa mossa contro la legge sarda 26 del 2025, stesso esito con la sentenza 148 del 24 luglio 2026, e il 16 febbraio 2026 l’esecutivo ha impugnato la legge dell’Emilia-Romagna sulle locazioni brevi. Le leggi sarde che Roma ha impugnato, come ha ricordato a Sardiniapost il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, sono tredici.

Il 2 settembre 2026 il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la stessa legge sul fine vita con 32 voti favorevoli e con il voto del presidente della Regione, che è della Lega. È la prima regione di centrodestra a dotarsene e il governo ha sessanta giorni per decidere se impugnare anche quella, e quel calendario dirà se il criterio è giuridico oppure geografico, perché la geografia, in Costituzione, doveva servire a proteggere le isole.

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Puniti senza processo, dal caso Autistici al ddl antisemitismo: la sanzione non passa più dai tribunali

Ricapitolando: autistici.org il 28 agosto 2026 ha smesso di portare da qualche parte. I server erano accesi, e il collettivo ha ricondotto il blocco al sistema dei nomi a dominio e alla Public Interest Registry, il registro che governa i .org, mentre migliaia di caselle di posta sparivano. Due giorni prima il Tesoro degli Stati Uniti, tramite l’ufficio sanzioni OFAC, aveva designato Autistici/Inventati come Specially Designated Global Terrorist, e subito dopo sono arrivati il blocco di PayPal e l’annuncio di Banca Etica che chiudeva il rapporto. Nessun giudice italiano ha mai qualificato quell’associazione come organizzazione terroristica. Il 6 settembre, dopo venticinque anni, il collettivo ha chiuso.

A Londra la stessa grammatica ha un vestito giudiziario. Palestine Action è fuorilegge dal luglio 2025, proscritta in base al Terrorism Act 2000 dopo che due aerei militari erano stati verniciati di rosso a Brize Norton, e dichiarare sostegno costa fino a quattordici anni di carcere. Il 13 febbraio 2026 l’Alta Corte ha stabilito che il bando era sproporzionato, visto che solo tre delle centinaia di azioni del gruppo rientravano nella definizione di terrorismo, poi la Corte d’appello ha ribaltato tutto il 15 giugno. Il 30 luglio la polizia ne ha arrestate altre 77 davanti alla Westminster Magistrates’ Court. Lì dentro oltre 2.000 procedimenti aspettano che arrivi il 26 ottobre.

Il conto lo chiude la banca

Poi c’è chi un giudice non lo vede nemmeno. L’ex deputato George Galloway, leader del Workers Party of Britain, racconta che la Bank of Scotland gli ha chiuso senza preavviso, dopo trentanove anni, i conti dove incassa la pensione e paga il mutuo: come ha scritto lo Scotsman, il suo avvocato Kevin Winters ha mandato al gruppo Lloyds una lettera di diffida. Prima era toccato a The Canary, testata di sinistra che ha sospeso le pubblicazioni col conto congelato. Le banche ripetono che i conti non si chiudono per le idee politiche.

Tre casi, tre Paesi, una sola grammatica: fra l’etichetta e la punizione il giudice è saltato. La sanzione la esegue l’infrastruttura, il registro dei domini e la banca, in poche ore e senza un giudice che dica una parola. Chi la subisce scopre di essere colpevole quando il bancomat smette di funzionare.

La versione italiana

Qui da noi si chiama C. 2830. Palazzo Madama lo ha approvato il 4 marzo 2026 con 105 sì, 24 no e 21 astenuti, dopo che in commissione erano cadute le sanzioni penali e il divieto delle manifestazioni, e mercoledì 9 settembre si vota in commissione Affari costituzionali alla Camera. Un’ora prima, in piazza Montecitorio, oltre cento organizzazioni presidiano contro quella che chiamano norma bavaglio: l’articolo 1 adotta la definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, l’IHRA, e per i promotori sette degli undici esempi allegati confondono la critica a Israele con l’odio antiebraico.

Il pericolo sta nel parametro. Come ha segnalato Amnesty International, quella definizione diventa il riferimento per il monitoraggio online, per la scuola e per la formazione di polizia e magistratura, e misura le condotte anche dove un reato non c’è. Funziona già così: la Fondazione CDEC ha contato 963 episodi di antisemitismo nel 2025 contro i 241 del 2022 applicando proprio l’IHRA, e in quell’elenco, come ha ricostruito L’Indipendente, è finito un murale con la scritta “Palestina libera”.

Il genocidio a Gaza lo ha accertato il 16 settembre 2025 la commissione d’inchiesta dell’ONU guidata da Navi Pillay, e Autistici/Inventati ha chiuso senza una condanna: una definizione serve a stabilire chi va guardato, poi a guardare ci pensano banche e uffici. In Italia il bavaglio arriverà per circolare di formazione, con la firma di un funzionario invece che di un giudice. E sarà pure legittimo.

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Caldo in classe, 20 milioni di euro per 365.973 aule: 57 euro per aula con il click day

Sta tutto nell’avviso 63557, pubblicato venerdì pomeriggio dal Ministero dell’Istruzione e del Merito: sportello aperto lunedì mattina e chiuso venerdì alle quattordici, 20 milioni di euro assegnati in ordine di arrivo. Chi clicca prima raffresca. La divisione che il ministero ha evitato di fare l’ha fatta la Flc Cgil: 437,93 euro per ciascuna delle 45.669 sedi scolastiche, 57 euro per aula sulle 350mila classi, il prezzo di un ventilatore da supermercato.

Il conto vero lo ha fatto Tuttoscuola sulle stime del Tortuga Policy Report di giugno: una pompa di calore reversibile, installazione compresa, costa fra cinquemila e ottomila euro per aula, e a una media di 6.500 euro i venti milioni comprano circa tremila impianti su 365.973 aule statali. Ne resterebbero scoperte oltre trecentomila, e Tuttoscuola calcola in più di due miliardi la spesa per coprirle, senza contare i quadri elettrici, che quel carico non lo reggono. Daniele Parrucci, delegato all’edilizia scolastica della Città metropolitana di Roma, ha stimato in 25 milioni il fabbisogno delle sole superiori di Roma e provincia, cinque milioni più di quanto lo Stato dà all’Italia intera.

Un patrimonio progettato per un altro clima

L’anticipazione di Ecosistema Scuola di Legambiente conta 598 edifici con aule raffrescate su 3.809 censiti in 52 capoluoghi, il 15,7 per cento, e la curatrice del rapporto ha detto al Sole 24 Ore che sono edifici progettati «per un clima che non esiste più». Il XXIII Rapporto di Cittadinanzattiva aggiunge il contorno: 23.218 edifici scolastici, il 59 per cento, restano privi del certificato di agibilità. Su questo si interviene con un click.

Mentre secondo Legambiente l’efficientamento energetico degli ultimi cinque anni ha toccato il 19,4 per cento degli edifici. Un terzo del patrimonio rimesso a nuovo e nove aule su dieci ancora invivibili a settembre sono due affermazioni che convivono male, e una delle due porta l’intestazione del ministero.

Il criterio è la velocità

Lo sportello premia chi arriva prima, e a settembre arriva prima la segreteria che ha personale, non quella che ha caldo. L’avviso è uscito venerdì 4 e lo sportello ha aperto lunedì 7, con un fine settimana in mezzo e gli uffici occupati a montare l’anno scolastico. Poi c’è il particolare grottesco: gli edifici sono di comuni, province e città metropolitane, e sono le scuole a mettersi in fila per un bene che non è loro, mentre nella stessa nota il ministro chiede agli enti locali che “facciano la loro parte”. Prima però tocca ai presidi cliccare.

Resta la parte che nessun comunicato menziona. Per le aule italiane manca una temperatura massima di legge, perché l’allegato IV del decreto legislativo 81 del 2008 chiede che la temperatura dei locali sia adeguata all’organismo umano e si ferma lì. Un preside che manda la classe in un’aula rovente rispetta la norma, perché la norma tace. Il costo però è misurato: nello studio “Heat and Learning” pubblicato nel 2020 sull’American Economic Journal: Economic Policy, Jisung Park e i suoi coautori hanno trovato, su dieci milioni di studenti, che senza aria condizionata un anno scolastico più caldo di un grado Fahrenheit riduce l’apprendimento dell’1 per cento.

Le lezioni ripartono da giovedì e nell’arco di una settimana rientrano in classe 7,5 milioni di studenti. Il ministero ha messo a disposizione un modulo, cinque giorni e un cronometro, e ha chiamato la cosa una promessa mantenuta. Sei pagine e un ordine di arrivo: la scuola italiana entra nel riscaldamento globale in fila allo sportello.

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Tra critiche al governo israeliano e antisemitismo, così il confine diventa sempre più labile

Sette degli undici esempi allegati alla definizione di antisemitismo dell’IHRA, l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, coincidono con le critiche allo Stato di Israele. Lo scrive l’appello di oltre cento organizzazioni che presidia piazza Montecitorio. Dentro, la Commissione Affari costituzionali riprende l’esame del disegno di legge 2830, che fa entrare quella definizione nella legge italiana, approvato dal Senato il 4 marzo con 105 sì e 24 no. Cinque articoli.

Adottano quella definizione di antisemitismo “ivi inclusi i relativi indicatori”. Istituiscono una strategia nazionale e un coordinatore a Palazzo Chigi. Nuovi reati non ne creano. Amnesty International Italia ha scritto a marzo che, in base a quegli indicatori, le attività di monitoraggio già registrano come antisemitismo il suo rapporto sulle violazioni della Convenzione sul genocidio da parte di Israele e quello sulle pratiche di apartheid.

Lunedì la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese ha avvertito che la rimozione su larga scala delle macerie nelle aree di Gaza sotto controllo israeliano rischia di cancellare le prove di crimini internazionali, “incluso il genocidio”, e che sotto quelle macerie le autorità palestinesi stimano oltre 10.000 persone. Nel gennaio 2024 la Corte internazionale di giustizia aveva ordinato a Israele di conservarle, quelle prove.

Sempre lunedì una barca della Global Sumud Flotilla è attraccata al Lido di Venezia, e la portavoce italiana Maria Elena Delia ha parlato all’Adnkronos di «velo di oscurità» calato sulla Palestina. Al Senato la garanzia che criticare Israele resti lecito è finita in un ordine del giorno, il G1.107 di Ivan Scalfarotto (Italia Viva), un atto di indirizzo che non vincola nessuno, a fare argine alla definizione che entra in legge con i suoi indicatori.

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