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Libero? Cacata carta, avrebbe detto Catullo

Libero me lo ricordo quando mi ha sbattuto in prima pagina (il mio post di quel periodo è qui) insieme ai consiglieri regionali in Lombardia indagati per lo scandalo dei finti rimborsi. Io non era indagato. Eppure ero lì. Ricordo esattamente, ce l’ho ancora nelle orecchie, il frignio di questi machi del giornalismo che mi imploravano di non querelarli: il giorno dopo la smentita era un riquadro piccolo piccolo a fondo pagina. Piccolo come loro, pensai. Non ne feci niente perché si rischia di legittimare un giornalismo che non è giornalismo: ha la forma di un quotidiano, ne ha la forma ma è quella che Catullo chiama “cacata carta” nel suo Carme 36 delle Nugae. Non credo serva traduzione.

Però quello che Libero ha pornograficamente metaforizzato nella sua prima pagina di oggi è un prurito che da qualche giorno si sente sorridere durante gli aperitivi, nei corridoi dei cronisti politici e tra la gente: il maschilismo è un gene antico che va estirpato con un lavoro culturale di generazioni, purtroppo. Poi c’è chi lo pensa e non lo dice; c’è chi ne sorride tra pochi fidati amici in casa; c’è chi se ne nulla al bar; c’è chi ferocemente lo sparge su Facebook fino a chi (ahimè direttore) lo spalma in prima pagina. E Feltri sa bene che con quel titolo parla a loro: la tribù dei machi fieri che vigliaccamente esulta (senza farsi sentire) quando qualcuno scrive quello che loro hanno pensato senza il coraggio di dire.

Insomma: Libero è un pessimo giornale letto da pessimi machi. Il tema è molto più complesso di quel che sembra. Per quel conta, la mia solidarietà alla Raggi.

(ed è un peccato per i giornalisti in gamba che lì dentro sono comunque costretti a ubbidire)

Intanto il senatore Caridi viene rinviato a giudizio per mafia

La Dda di Reggio Calabria ha chiesto il rinvio a giudizio del senatore di Gal Antonio Caridi e di altre 82 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, voto di scambio, violazione della legge Anselmi, corruzione, estorsione, truffa, falso ideologico e rivelazione di segreti d’ufficio. Caridi, costituitosi nell’agosto scorso dopo che Palazzo Madama aveva concesso l’autorizzazione al suo arresto, è accusato di essere stato uno strumento della cupola “riservata” della ‘ndrangheta.

Oltre a Caridi sono indagati l’avvocato Giorgio De Stefano, l’ex parlamentare Paolo Romeo, l’ex sottosegretario della Regione Calabria Alberto Sarra, ed il dirigente della Regione Calabria Francesco Chirico. Secondo l’accusa avrebbero fatto parte della componente “riservata” della ‘ndrangheta che era al vertice dell’intera organizzazione.

La richiesta di rinvio a giudizio sintetizza cinque diversi filoni investigativi condotti dai pm della Dda reggina Roberto Di Palma, Giulia Pantano, Giuseppe Lombardo, Stefano Musolino e Walter Ignazitto, e noti con i nomi di “Mammasantissima”, “Sistema Reggio”, “Fata Morgana”, “Reghion” e “Alchimia”.

(fonte)

I successi della Raggi: Grillo risponde a Repubblica

E, non so voi, ma una discussione nel merito non può fare che bene. E come ho riportato qui il fact checking conviene leggersi anche la risposta di Grillo:

1) “La diminuzione della Tari era già prevista a partire dal 2015”: MEZZA BUFALA
Esisteva l’impegno di procedere a una progressiva riduzione della Tariffa sui rifiuti (Ta.Ri.), nella misura dell’1,5% l’anno, ma la conferma di tale impegno non era affatto scontata vista la situazione disastrosa in cui le precedenti amministrazioni hanno lasciato l’azienda. E va sottolineato che l’amministrazione Raggi ha innalzato il risparmio previsto in bolletta all’1,6%.

2) “I progetti finanziati con 18 mln del Bando Periferie sono ripresi dalle precedenti amministrazioni”: BUFALA
Considerando che sono stati presentati a fine agosto, a poco più di un mese dall’insediamento della nuova giunta, è chiaro che si è lavorato sui progetti con il più alto grado di avanzamento. Si tratta comunque di opere utili per la città e l’importante è saperle portare avanti: se così non fosse, andrebbero tralasciati anche altri interventi già avviati in passato come la Metro C o lo stadio della Roma. Portando alle estreme conseguenze questa bizzarra teoria, non dovremmo gioire neppure per l’aumento di visitatori del Colosseo, perché inaugurato dall’imperatore Tito! Inoltre, il Campidoglio viene accusato di non aver già avviato la riqualificazione delle periferie con quelle risorse, ma si tralascia di spiegare che l’esito del bando è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale solo a inizio anno e che quei fondi non sono stati ancora erogati dal Governo.

3) “430 MLN PER il Tpl sono il corrispettivo del contratto di servizio Atac”: BUFALA
Sono i fondi previsti nel piano triennale degli investimenti 2017-2019, incluso nel Bilancio di previsione appena approvato. Il costo del contratto di servizio Atac, che non c’entra nulla, è invece inserito tra le spese correnti, come dovrebbero sapere gli esperti di bilancio e di fact-checking.

4) “I 10 mln ai Municipi per la manutenzione stradale sono pochi e diminuiscono rispetto al passato”: BUFALA
Si fa grande confusione: 10 milioni è la cifra stanziata tra gli investimenti previsti dal bilancio di previsione 2017-2019 e destinata ai Municipi per la manutenzione della viabilità di loro competenza. Queste risorse si vanno ad aggiungere a tutte le altre già previste per la manutenzione della grande viabilità e di quella municipale, che fanno parte del “Piano buche” che verrà presentato a breve. Quindi non si spende di meno ma si investe di più rispetto al passato, con interventi strutturali e di qualità.

5) “La spesa per gli incarichi esterni assegnati dalla giunta Raggi si riferisce solo ai primi mesi di amministrazione e non tiene conto degli incarichi futuri”: BUFALA
Chi appare in video dovrebbe sapere che i contratti di collaborazione esterna prevedono un impegno di spesa per l’amministrazione che riguarda l’intero anno. Per essere ancora più precisi, l’amministrazione Raggi ha stipulato contratti per una spesa ANNUA pari a poco più di 3 milioni di euro. Molto meno rispetto a tutte le altre amministrazioni precedenti, che si voglia fare la media o meno: per esempio, Alemanno nel 2012 ha speso quasi 12 milioni di euro; Marino, nel 2014, ha speso 5 milioni e 600mila; e il commissario Tronca non è stato da meno con ben 5 milioni nel 2015. I collaboratori assunti dalla Giunta Raggi sono poco più di 40. Le Giunte Alemanno e Marino dal 2012 al 2015 hanno stipulato 311 contratti. Una cosa però è vera: nessuno può sapere quanti contratti verranno siglati nel corso del mandato, né chi vincerà lo scudetto o se finalmente a Pasquetta, quest’anno, ci sarà il sole.

6) “Il servizio di raccolta dei rifiuti ingombranti, elettrici ed elettronici già esisteva e la giunta Raggi aveva dimenticato di rinnovare il bando”: MEZZA BUFALA
Non è vero: la gara non si era conclusa per l’inidoneità della documentazione presentata dai concorrenti. L’attuale amministrazione ha avuto il merito di riattivare il servizio nel più breve tempo possibile.

7) “La lotta all’abusivismo è un’attività di ordinaria amministrazione”: BUFALA
È vero, ma ai controlli ordinari sono stati affiancati maggiori verifiche che hanno riguardato aree a vocazione turistica e commerciale. Quindi l’incremento degli interventi sul territorio non può che essere salutato come un successo per questa amministrazione, che ha predisposto le linee guida del nuovo ‘piano sicurezza’ della Capitale intensificando il contrasto ai fenomeni dei parcheggiatori abusivi, della sosta selvaggia, delle doppie file e dell’abusivismo commerciale. Ricordiamo, tra le altre cose, che l’utilizzo degli agenti in borghese per la lotta ai parcheggiatori abusivi è una novità assoluta. Inoltre, l’amministrazione capitolina non si è assolutamente dimenticata di rinnovare il bando per il servizio carro attrezzi, come si dice erroneamente: dal 2015, anno in cui è stata annullata la gara d’appalto, il servizio viene svolto avvalendosi dell’elenco di ditte della Prefettura. Il Campidoglio sta lavorando per inserirlo all’interno di Atac e si sono avviate tutte le procedure per realizzare questo iter.

8) “I fondi per le scuole sono dedicati dal Governo nell’ambito del piano di attuazione della Buona Scuola”: BUFALA
La giunta Raggi ha aperto una linea di finanziamento con Cassa Depositi e Prestiti di oltre 47 milioni di euro, per la messa in sicurezza e l’adeguamento alla normativa anti-incendio degli edifici scolastici. Questa operazione, quindi, non ha nulla a che vedere con i fondi stanziati dal Governo nell’ambito della sedicente “Buona Scuola” di Renzi.

9) “Anche i bilanci delle precedenti amministrazioni sono stati presentati nei termini di legge e quindi non c’è alcuna novità rispetto al recente passato o alla giunta Marino”: BUFALA
È scontato che il Bilancio di un qualsiasi Comune vada approvato entro i termini di legge, altrimenti quello stesso Comune verrebbe commissariato dal Prefetto (e neppure Alemanno, di cui si sottolineano i ritardi, arrivò a tanto). La giunta Raggi ha semplicemente e orgogliosamente rivendicato di aver approvato il bilancio preventivo 2017-2019 con due mesi di anticipo sulla scadenza fissata dal Governo e prima delle altre grandi città italiane. Confermiamo che per la prima volta, almeno negli ultimi dieci anni, il Comune di Roma da via libera al bilancio di previsione così presto rispetto ai termini di legge. Nel recente passato l’approvazione in Consiglio è avvenuta non prima della fine di marzo (Bilancio di previsione 2015 con Marino sindaco).

Cosa non torna nel piano sull’immigrazione dello sceriffo Minniti

(Lo scrive con un’invidiabile chiarezza Filippo Miraglia, vice presidente Arci, che merita di essere letto con attenzione)

Il Ministro Minniti ha finalmente presentato in Parlamento il suo piano sull’immigrazione. Un piano che non si occupa delle questioni critiche che riguardano la presenza in Italia, a vario titolo e per ragioni diverse, di persone di origine straniera.

Per lo più le proposte rispondono alla retorica rappresentazione pubblica che dell’immigrazione viene data. Non abbiamo letto invece una parola su come le persone possano evitare di mettersi nelle mani dei trafficanti, rischiando la vita e pagando un prezzo elevatissimo, per attraversare le frontiere, sia per chiedere protezione che per cercare lavoro.

Non un accenno al decreto flussi, che non riguarda più i lavoratori e le lavoratrici a tempo indeterminato dal 2010 e quindi impedisce a qualsiasi azienda o famiglia di assumere regolarmente un operaio o una baby sitter.

Non un cenno alla riforma della legge sulla cittadinanza. E la lista delle questioni importanti ma assenti potrebbe continuare ed è molto lunga. Quel che invece c’è nel piano Minniti è proprio ciò di cui non si sentiva il bisogno. Per esempio diminuire i tempi dell’attesa per chi è arrivato in Italia e chiede protezione va bene, ma non a scapito delle garanzie e dei diritti. Non è questa la strada.

Una scorciatoia sbagliata e pericolosa, palesemente in contrasto con la nostra Costituzione. Di fatto si vuole introdurre una procedura meno garantista, discriminante, proprio per un gruppo socialmente molto debole. Oggi i tempi sono lunghi soprattutto fino al giudizio di primo grado e non è quindi saltando l’appello, abbassando le garanzie, che si risolverà alcunché.

Ci sono migliaia di richiedenti asilo che hanno aspettato mesi per poter compilare la domanda d’asilo, più di un anno per avere un colloquio con la Commissione Territoriale (ottenendo, nel 60% dei casi, un esito negativo, frutto troppo spesso dell’incompetenza di chi gestisce l’accoglienza e dovrebbe preparare le persone ai colloqui e dell’incompetenza di chi fa parte delle Commissioni), altri mesi, a volte un anno, per conoscere l’esito del colloquio (davvero non si capisce il perché di questo ritardo) e poi, in caso di diniego e successivo ricorso, uno o due anni per avere una sentenza non definitiva che, stando ai dati del Viminale (in particolare della Commissione Nazionale) con risposte favorevoli ai ricorrenti nel 70% dei casi.

Una percentuale, questa sì, che dovrebbe allarmare il ministro Minniti e suggerire una riforma delle Commissioni e del sistema d’accoglienza, non una riduzione delle garanzie. Peraltro è facile calcolare che il 70% del 60% dei dinieghi è pari a un altro 40% delle domande. Il che porta all’80% la percentuale di persone che, prima o poi, ottengono un titolo di soggiorno. Senza che questo abbia a che fare con l’appello che si vuol cancellare.

Concentrarsi sul 20% di persone che rimangono senza un titolo di soggiorno, aumentando il numero dei Cie (che cambierebbero nome), ci sembra guardare il dito senza accorgersi della luna. Sui Cie invece, che cambiando nome ma non cambiano ruolo, perché la legge rimane invariata, bisognerebbe far notare al ministro Minniti che in questi anni l’aumento o la diminuzione dei posti disponibili e dei tempi di detenzione non ha inciso in maniera sensibile sull’esito dei provvedimenti di rimpatrio forzato attraverso i Cie. Chiamarli CPR e distribuirli in tutte le regioni non consentirà di ottenere un numero più alto di rimpatri, ammesso che questo sia il problema principale.

E ancora, se è apprezzabile la preoccupazione di non lasciare inattivi per anni i richiedenti asilo in attesa di una risposta definitiva, si poteva fare di meglio che imporre lavori socialmente utili da svolgere in modo gratuito. Noi suggeriamo, per esempio, di allargare il Servizio Civile a tutti i richiedenti asilo, quale strumento per favorire l’integrazione sociale, attraverso progetti specifici delle organizzazioni sociali e degli enti pubblici, con una strumentazione e una procedura già sperimentata e funzionante.

Se si vuole intervenire utilmente, anche senza modifiche legislative, per migliorare la condizione di migranti e rifugiati c’è la possibilità di farlo. Riproporre il binomio immigrazione-sicurezza, insieme a vecchi schemi e a vecchie formule, che hanno già dimostrato di non funzionare, se non per produrre sprechi e alimentare il razzismo, non è la strada giusta.

(fonte)

Se nessuno crede più ai miracoli, Allora non ne accadranno più.

(Elli Michler era una poetessa tedesca mancata pochi anni fa. E ha una lirica che è conforto)

Se nessuno crede più ai miracoli,

Allora non ne accadranno più.

Infatti chi si è rubato la speranza,

Resta senza una luce per vivere.

Se nessuno si fida più del fatto

Che i miracoli accadano ancora,

Come ptrebbe l’umanità portare

sulle spalle le proprie sofferenze?

Se nessuno crede più ai miracoli

dovresti anche da solo correre il rischio,

Nell’albero della vita, colmo di foglie verdi,

Essi si possono scorgere ogni giorno.

(Elli Michler)

Riina ci ripensa. Non parla.

Sta male, dice. O forse non vuole finire come Provenzano, chissà. Riporta l’Ansa:

A sorpresa il boss Totò Riina , imputato al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, ha revocato il consenso a farsi interrogare dal pm anticipato, alla scorsa udienza, informalmente attraverso il suo legale, l’avvocato Giovanni Anania. “Sto male, ho un problema”, ha detto Riina in video collegamento dal carcere di Parma. Un dietrofront, il suo, dopo l’inconsueta volontà di sottoporsi a interrogatorio comunicata al difensore.

 

La lettera di John Steinbeck al figlio, sull’amore.

New York

10 novembre 1958

Caro Thom,

Abbiamo ricevuto la tua lettera stamattina. Risponderò dal mio punto di vista e, ovviamente, Elaine dal suo.

Primo, se sei innamorato, è una cosa bella, forse la migliore che possa capitarti. Non permettere che nessuno la sminuisca o la renda meno importante.

Secondo, ci sono molti tipi di amore. C’è quello egoistico, meschino, avaro, che usa l’amore per l’auto affermazione. E’ il tipo terribile e paralizzante. L’altro tipo è la manifestazione di tutto quanto di buono c’è in te: la gentilezza, la considerazione, il rispetto, non solo il rispetto sociale delle buone maniere, ma il rispetto in senso più alto, cioè il riconoscimento dell’altro come unico e prezioso. L’amore del primo tipo ti può rendere malato, piccolo e debole, ma quello del secondo tipo ti può dare una forza, un coraggio, una bontà e persino una saggezza che neanche sapevi di avere.

Dici che non è un’infatuazione da ragazzi. Se provi questo sentimento così profondamente, di sicuro non lo è.

Ma non credo che tu stessi chiedendomi cosa provi. Tu lo sai meglio di chiunque altro. Tu vuoi un aiuto per capire cosa fare, e io posso dirtelo.

Esulta, sii felice e grato.

L’oggetto d’amore è il migliore e il più bello. Cerca di esserne all’altezza.

Se ami qualcuno, non c’è niente di male a dirlo. Solo ricorda che alcune persone sono molto timide e a volte nel parlare bisogna tenere conto di questa timidezza.

Le ragazze sanno e sentono quello che provi, ma di solito amano anche sentirselo dire.

A volte succede che per qualche ragione ciò che tu senti non sia ricambiato, ma questo non rende quello che provi meno buono o prezioso.

Infine, so quello che provi perché lo provo anch’io e sono felice che possa provarlo anche tu.

Saremo lieti di incontrare Susan. Sarà la benvenuta. Ma sarà Elaine a organizzare tutto, perché è il suo territorio e ne sarà contenta. Anche lei conosce l’amore e forse potrà aiutarti più di me.

E non avere paura di perdere. Se è la cosa giusta, accadrà. La cosa più importante è non avere fretta. Le cose belle non scappano via.

Con amore,
Pa.

E intanto continua la protesta dei Sioux contro l’oleodotto

«Stiamo combattendo contro un sistema e abbiamo bisogno di farlo insieme. Dobbiamo ribellarci tutti insieme». Con queste parole Dallas Gooldtooth, uno degli organizzatori della campagna Indigenous Environmental Network, ha fatto un appello alle persone di tutto il mondo per lottare contro l’abrogazione dei diritti indigeni e per una grande mobilitazione di massa a Standing Rock in Nord Dakota, dove è prevista la costruzione di un oleodotto vicino la riserva dei Sioux.

Martedì scorso, i tecnici del Genio dell’esercito statunitense hanno annunciato l’imminente approvazione della fase finale della costruzione dell’oleodotto Dakota Access. In una lettera indirizzata al Congresso, il segretario dell’esercito Robert Speer ha comunicato che lo studio di impatto ambientale dell’oleodotto, previsto dalla precedente amministrazione, sarà annullato, concedendo un passaggio che permetterà alla compagnia Energy Transfer Partners (società nella quale Donald Trump ha investito, in passato, e il cui amministratore delegato ha finanziato la campagna elettorale dell’attuale presidente statunitense) di trivellare sotto il lago Oahe, lungo il fiume Missouri.

L’esercito ha, inoltre, aggiunto di aver intenzione di sospendere il consueto periodo di attesa di 14 giorni previsto prima che l’ordinanza diventi operativa, consentendo, di fatto, l’inizio immediato dei lavori di trivellazione. La decisione è arrivata dopo che lo scorso 24 gennaio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva firmato un ordine esecutivo con cui ha dato il via alla ripresa dei lavori per gli oleodotti Dakota Access e Keystone XL, in netta controtendenza con le decisioni assunte dal suo predecessore Barack Obama.

(ne scrive Valigia Blu qui)

Eni, sempre meglio: l’accusa è corruzione internazionale

A un mese e mezzo dalla chiusura delle indagini sulla presunta corruzione internazionale per una maxi tangente legata a un giacimento petrolifero nigeriano, i pm di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro hanno chiesto il rinvio a giudizio dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, il cui mandato scade in primavera. Il manager, a cui il cda del gruppo pubblico ha prontamente confermato “massima fiducia”, è accusato di concorso in corruzione internazionale insieme, tra gli altri, al predecessore Paolo Scaroni e al faccendiere Luigi Bisignani. Anche loro, secondo la procura, devono andare a processo. La richiesta riguarda anche l’allora capo della divisione Esplorazioni Eni, Roberto Casula, un altro ex dirigente Eni nell’area del Sahara, Vincenzo Armanna, l’ex ministro nigeriano Dan Etete, Ciro Pagano, managing director di Nigerian Agip Exploration e Gianfranco Falcioni, altro presunto intermediario. Non solo: i pm chiedono il processo anche per l’Eni e la Shell, aggiudicataria del 50% dei diritti di sfruttamento ottenuti – stando alle accuse – grazie alle mazzette. Entrambe sono state indagate in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Stando alle accuse, esponenti del governo nigeriano hanno ottenuto dal gruppo del petrolio e del gas partecipato dal Tesoro 1,9 miliardi di dollari in cambio della concessione per la stessa cifra ai due gruppi, nel 2011, dei diritti esclusivi di sfruttamento del giacimento Opl245. Di cui peraltro di recente la Nigeria ha ripreso il controllo in via cautelare proprio nell’attesa che si concludano “le inchieste in corso e le indagini a carico dei sospetti”.

La scorsa estate Descalzi è stato interrogato insieme a Armanna, l’ex manager del Cane a sei zampe che all’epoca di occupava delle attività nel Paese africano. Nell’avviso conclusioni indagini dello scorso dicembre i pm hanno descritto i passaggi dell’intera operazione. Nella loro ricostruzione si legge che Scaroni diede “il placet all’intermediazione di Obi”, intermediario nigeriano, “proposta da Bisignani e invitando Descalzi” (all’epoca dg della Divisione Exploration&Production) “ad adeguarsi”. Entrambi, sia Scaroni che Descalzi, avrebbero incontrato “il presidente” nigeriano dell’epoca Jonathan Goodluck “per definire l’affare” relativo al giacimento. La presunta mazzetta e il prezzo dell’acquisto sono equivalenti perché l’ex ministro del Petrolio Etete alla fine degli anni ’90 si ‘autoassegnò’ la concessione a costo zero, tramite la società Malabu e attraverso prestanome. Quindi i soldi pagati al governo nigeriano furono riversati al politico, che li avrebbe usati anche per “immobili, aerei, auto blindate. Secondo l’accusa l’attuale amministratore delegato si era “adeguato” alle direttive nell’ambito della trattativa.

Secondo quanto riferito da De Pasquale alla Corte di Londra nel settembre 2014, gli 800 milioni di dollari partiti nel 2011 verso due conti correnti intestati alla Malabu di Etete servivano per pagare presunte tangenti a funzionari e politici africani, ai manager Eni e agli intermediari esteri, da Obi a Bisignani all’imprenditore Gianluca Di Nardo. Ai dipendenti del gruppo petrolifero, al russo Ednan Agaev (indagato), a Bisignani e Di Nardo sarebbe stata destinata secondo i pm anche un’altra tranche, circa 215 milioni, sequestrata però nell’estate 2014 dalla magistratura inglese e svizzera.

L’Eni nel pomeriggio ha tornato a “ribadire la correttezza dell’operazione relativa all’acquisizione della licenza del blocco Opl 245, conclusa senza l’intervento di alcun intermediario, da Eni e Shell con il Governo nigeriano”. Il portavoce del gruppo ha aggiunto che “attualmente non ci è stato notificato alcun provvedimento” e che “la società, non appena è venuta a conoscenza dell’esistenza di una indagine avente ad oggetto la procedura di acquisizione del blocco Opl 245, ha incaricato uno studio legale americano, di rinomata esperienza internazionale, del tutto indipendente, di condurre le più ampie verifiche sulla correttezza e la regolarità della predetta procedura. Dall’approfondita indagine indipendente è emersa la regolarità della procedura di acquisizione del blocco Opl 245, avvenuta nel rispetto delle normative vigenti”.

(fonte)

Un assessore regionale condannato per avere comprato voti mafiosi? Eccolo, in Lombardia.

A proposito di reati gravi, di politici impuniti (e di Formigoni che comodamente continua a stare in Senato) e di una Lombardia che qualcuno continua a credere “guarita”: 

Il Tribunale di Milano ha condannato mercoledì l’ex assessore regionale lombardo Domenico Zambetti a 13 anni e mezzo con l’accusa di aver comprato quattromila voti alla `ndrangheta per le regionali del 2010. I giudici hanno inflitto pene fino a 16 anni e mezzo di carcere. Assolto Alfredo Celeste, ex sindaco di Sedriano, il primo Comune del milanese sciolto per mafia. Inflitti 12 anni ad Ambrogio Crespi, fratello di Luigi, l’ex sondaggista di Berlusconi, e 16 anni e mezzo a Eugenio Costantino, referente della cosca Di Grillo-Mancuso.