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Porti chiusi. Per ‘ndrangheta

«Una delle vicende più assurde e paradossali della storia calabrese», dice un imprenditore che ha denunciato le pressioni subite dalla ‘ndrangheta per i lavori al porto di Badolato, in provincia di Catanzaro

Badolato è un gioiello calabrese appoggiato sulla costa jonica. Un comune in provincia di Catanzaro che negli anni 90 si è salvato dal declino dello spopolamento grazie ai molti turisti che lì hanno comprato dei vecchi edifici che sono stati messi in vendita e sono stati rimessi a nuovo. A Badolato da più di vent’anni si parla del nuovo porto come fiore all’occhiello di una rinascita calabrese che passi attraverso nuovi servizi e nuove infrastrutture. La storia potrebbe sembrare un piccola storia locale ed è invece il paradigma attraverso cui leggere un argomento che di questi tempi sembra sia passato completamente di moda: le mafie.

Il clan Gallace-Gallelli spadroneggia. Un’inchiesta passata, la Itaca Free-Boat, aveva evidenziato gli interessi di uomini di ‘ndrangheta per il porto. Bene, seguitemi: Carlo Stabellini è l’amministratore della Salteg che si occupa dei lavori di costruzione. Stabellini ha denunciato le pressioni subite dalla ‘ndrangheta e le sue dichiarazioni hanno permesso di fare luce su un sistema di oppressione mafiosa.

Il sindaco di Badolato è Gerardo Mannello, in carica dal 2016. Pochi giorni dopo la sua elezione è stato accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso in concorso proprio con gli uomini del clan Gallelli e proprio ai danni della Salteg, di Stabellini e dei suoi soci dell’epoca. E per quelle vicende è adesso sotto processo. Scrivono i magistrati che Mannello con altri, tra cui il boss mafioso della zona, si sarebbe adoperato negli anni dal 2001 al 2004 “per garantire la tranquillità nell’esecuzione dei lavori”, costringendo la Salteg ad una serie di assunzioni e ad affidare lavori in subappalto “per sbancamento, movimentazione terra, realizzazione della diga foranea alle ditte riconducibili a Vincenzo Gallelli “Macineju” e formalmente intestate ai generi Andrea Santillo e Luciano Antonio Papaleo, a quella del nipote Pietro Gallelli e a quella del suo storico referente Angelo Domenico Papaleo”. Il tutto con un’ estorsione anche di 100mila euro per il clan Guardavalle al tempo guidato da Vincenzo Gallace e Carmelo Novella.

Arriviamo ad oggi: il sindaco in carica Mannello (che non è decaduto) ha dichiarato cessata la concessione alla ditta Salteg (la stessa che è accusato di avere minacciato) per “gravi inadempienze contrattuali”. E fa niente che il tribunale scriva che il “persistente tentativo della ‘ndrangheta di condizionamento e infiltrazione nella gestione dell’attività portuale deducendone ulteriormente, che, a causa delle vertenze penali, il porto di Badolato è rimasto sequestrato dal 4 agosto 2004 al 6 maggio 2006 e dal 19 gennaio 2015 al 23 ottobre 2017 e che, pertanto la società non ha avuto la possibilità di completare i lavori ad essa demandati”.

“La burocrazia badolatese, con a capo il Sindaco Mannello – scrive in un’accorata lettera aperta Stabellini – ha ottenuto, volente o nolente, quello che i vari Saraco, Antonio Ranieri, Gallelli, Ammiragli, condannati nel procedimento penale “Itaca-Free Boat” per reati aggravati dal metodo mafioso, non erano riusciti a fare con le loro macchinazioni. Vedremo se il Consiglio di Stato, cui la Salteg ricorrerà, tra un anno saprà mettere fine ad una delle vicende più assurde e paradossali della storia calabrese”.

Dalla patria delle contraddizioni per ora è tutto.

Buon giovedì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

La Calabria ha bisogno di qualcuno senza scopi di lucro: proprio come Gino Strada

La Calabria ha bisogno di qualcuno senza scopi di lucro: come Gino Strada

Non va proprio giù ai leghisti della Calabria l’ipotesi (che per ora rimane solo un’ipotesi) di Gino Strada commissario straordinario della sanità regionale. Ci mette il carico il presidente ad interim Nino Spirlì, uno che in poche settimane è riuscito nella mirabile impresa di mostrarsi in tutta la sua inadeguatezza, dopo la morte della presidente Jole Santelli, che sul fondatore di Emergency dice: “Gino Strada? Ma cosa c’entra, dobbiamo scavare pozzi? Non abbiamo bisogno di medici missionari africani”. Peccato che Gino Strada non si occupi di pozzi, ma sia un medico chirurgo che è stimato in tutto il mondo, uno che, per dire, ha lavorato nelle università di Stanford e di Pittsburgh e che ha lavorato nel più importante ospedale del Regno Unito (l’Harefield Hospital).

Semplicemente Gino Strada si è innamorato delle vittime della guerra quando ha visto con i suoi occhi quegli orrori e si è dedicato tutta la vita alla cura delle persone senza nessuno scopo di lucro. Che sarebbe, a pensarci bene, proprio quello di cui la Calabria avrebbe bisogno, se ci pensate. Ma su Gino Strada si è espresso anche Domenico Furgiuele che ieri a Montecitorio ha dichiarato: “Nominare un ulteriore commissario rispetto a quello che è stato nominato nel primo governo Conte, con la paventata nomina di Gino Strada, suggerito anche dal movimento delle Sardine, porta soltanto a problemi di ordine pubblico”. Ha parlato proprio di ordine pubblico. Anzi, ha aggiunto: “Volete che scoppino i moti? Accomodatevi, ci saranno i moti della Calabria 2020”.

Domenico Furgiuele è lo stesso deputato di Lamezia Terme indagato dalla Dda di Reggio Calabria per concorso in turbativa d’asta. Domenico Furgiuele e altri imprenditori, infatti, nel maggio 2015, secondo l’accusa, “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso” e “con mezzi fraudolenti e collusioni, turbavano la gara d’appalto” indetta dal Comune di Polistena per la realizzazione di un eliporto a supporto dell’ospedale”. In particolare il deputato del Carroccio, legale rappresentante della Terina Costruzioni, avrebbe messo “a disposizione” la sua società “per la presentazione di un’offerta concordata con le altre imprese partecipanti al cartello, al fine di condizionare il risultato della gara in loro favore”. L’inchiesta “Waterfront” in cui risulta indagato Furgiuele ha portato all’arresto di 63 persone tra cui 11 funzionari pubblici e al sequestro di beni per 103 milioni di euro.

Ce ne sarebbero mille di motivi per i moti della Calabria 2020. E forse ci tornerebbe utile, un Gino Strada.

Leggi anche: 1. “Se scoppia la Calabria è la fine. Qui il piano Covid mai attivato: realizzate solo 6 terapie intensive”: il racconto di un medico del 118 / 2. Calabria, il Governo non usi Gino Strada per nascondere i suoi vergognosi errori / 3. Esclusivo: Cotticelli a TPI: “Davo fastidio alla massoneria. Volevano eliminarmi, non potendo uccidermi mi hanno screditato” / 4. Calabria, il commissario della Sanità Cotticelli si dimette: “Il piano Covid dovevo farlo io? Non lo sapevo” | VIDEO; / 5. Per gestire la Sanità della Calabria ora si fa il nome di Gino Strada / 6. Calabria, il nuovo commissario alla Sanità Zuccatelli: “Le mascherine non servono a un ca**o”

L’articolo proviene da TPI.it qui

Appalto a sua insaputa

Una nuova fiammante storia arriva dalla Lombardia del duo Fontana & Gallera e questa volta si impiglia tra le pieghe dei parenti del presidente, più precisamente nelle pieghe di bilancio della Dama spa che appartiene – tramite Divadue srl – per il 10% a Roberta Dini (moglie di Attilio Fontana) e per il resto delle quote – tramite una fiduciaria svizzera – a suo fratello Andrea Dini.

Il 16 aprile Regione Lombardia tramite l’agenzia regionale pubblica degli acquisti Aria spa acquista dalla moglie e dal cognato di Fontana camici per un valore di 513mila euro. I bravi giornalisti di Report (la puntata andrà in onda stasera) chiedono spiegazioni al cognato di Fontana: quello prima risponde che «non è un appalto, è una donazione. Chieda pure ad Aria, ci sono tutti i documenti» e poi si corregge aggiungendo che «effettivamente, i miei, quando io non ero in azienda durante il Covid, chi se ne è occupato ha male interpretato, ma poi me ne sono accorto e ho subito rettificato tutto perché avevo detto ai miei che doveva essere una donazione».

Dal canto suo il presidente Fontana, ha annunciato, tramite un comunicato, una querela nei confronti del Fatto quotidiano che ha anticipato il contenuto dell’inchiesta di Report, e ha diffidato la trasmissione di RaiTre «dal trasmettere un servizio che non chiarisca in maniera inequivocabile come si sono svolti i fatti». Nella nota Fontana ha ribadito la sua «totale estraneità alla vicenda» e ha precisato di aver «già spiegato per iscritto» agli inviati di Report di non sapere «nulla della procedura attivata da Aria spa» e di non essere «mai intervenuto in alcun modo». Ed ecco la replica di Ranucci (Report): «Non vedo proprio perché non dovremmo andare in onda. In fondo raccontiamo un bel gesto. Senza di noi e senza il Fatto Quotidiano nessuno avrebbe infatti saputo che l’azienda del cognato del presidente della Lombardia ha donato ai suoi cittadini materiale sanitario. E dal momento che Fontana dice di essere all’oscuro possiamo dire che tutto sia avvenuto a sua insaputa, sia in Regione che in casa. Insomma credo debba ringraziarci. Se non ce ne fossimo occupati noi avrebbe continuato a non sapere nulla».

In effetti a fine maggio risultano stornati i soldi con una nota d’accredito ma risulta piuttosto significativa la risposta di un appalto a sua insaputa che aggiunge un nuovo capitolo all’insaputismo dei nostri politici – alcuni dei quali negli anni hanno ricevuto appartamenti, favori, scambi e ogni volta ci hanno spiegato che non possono controllare tutto.

L’insaputismo del resto è lo stesso male che attanaglia quelli che continuano a concedere le piazze ai fascisti stupendosi poi che si comportino da fascisti oppure quelli che soffiano sulla violenza e poi si stupiscono della violenza oppure quelli che a sua insaputa hanno messo i malati in mezzo agli anziani delle Rsa.

Bisognerebbe scrivere una nuova legge morale: se qualcuno a sua insaputa è stato gravemente inopportuno allora è troppo superficiale per ricoprire un incarico pubblico. Solo così, forse, si potrebbe sconfiggere il virus dell’insaputismo che infesta la storia politica d’Italia.

Buon lunedì.

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L’appalto vinto dal cugino di Delrio (e organizzato da sua moglie)

Non accenna a placarsi a Reggio Emilia la questione dell’appalto vinto dalla società del cugino del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, allora sindaco della città, nel giugno del 2009. Il M5s, dopo avere letto l’inchiesta del Fatto (“Reggio Emilia, Delrio e quell’appalto da 140mila euro alla ditta del cugino“) sull’affidamento dei lavori di ristrutturazione della scuola dell’infanzia Allende, ha chiesto l’accesso agli atti. “Abbiamo scoperto” spiega il consigliere comunale del M5s Matteo Olivieri, “che il Comune era consapevole della piccola quota di partecipazione della funzionaria dell’ufficio gare, Enrica Montanari, alla società che poi si è aggiudicato l’appalto”. Come il Fatto aveva raccontato infatti la Delrio Bonfiglio & figli di Delrio Paolo Sas era amministrata dal cugino del sindaco Delrio, Paolo Delrio, che in qualità di socio accomandatario possedeva il 99 per cento della Sas. Mentre il restante uno per cento era intestato a Enrica Montanari. In pratica la funzionaria responsabile dell’unità appalti e contratti del Comune non era solo la moglie del titolare ma era lei stessa socia accomandante (senza poteri di amministrazione) con una quota minima. Proprio l’ufficio della dottoressa Montanari inviò gli inviti alle 20 società che il Comune decise di coinvolgere nella gara a inviti. Dalle carte si scopre che il 14 aprile del 2009 i dirigente dell’ufficio tecnico “scuole e nidi di infanzia” del comune di Reggio Emilia, Ilaria Martini, scrive a “Enrica Montanari, Ufficio gare” quanto segue: “Si trasmette l’elenco delle ditte da invitare alla procedura negoziata relativa all’ampliamento e ristrutturazione della scuola dell’infanzia Allende”. L’elenco è composto di 20 ditte e include la società del marito Paolo Delrio, cugino del sindaco. Dopo un mese e due giorni, il 16 maggio, parte il fax di invito alle venti società preselezionate per partecipare alla “gara” con termine perentorio entro il 3 giugno. Rispondono solo in quattro. Il 5 giugno proprio nell’ufficio appalti e contratti,si decreta la vittoria della società di Paolo Delrio (& funzionaria-socia-consorte ) che presenta l’offerta più bassa. Sottolinea il consigliere Olivieri del M5s “a leggere le carte, Enrica Montanari aveva conoscenza dell’esistenza della ‘gara’ un mese prima degli altri contendenti”. Non solo. Quello stesso giorno, il 5 giugno 2009, Paolo Bonacini, dirigente del Servizio Affari Istituzionali del Comune, dal quale dipende l’ufficio di Enrica Montanari, scrive alla Procura di Reggio Emilia: “Si richiede il rilascio del certificato del casellario giudiziale intestato alle 2 persone di cui all’elenco allegato per controllo autocertificazione relativa alla gara d’appalto”. In pratica, prima di aggiudicare definitivamente (cosa che accadrà il 24 giugno 2009) alla Delrio Bonfiglio e figli di Del Rio Paolo Sas, il Comune vuole sapere cosa risulta al casellario sui soggetti che figurano nella visura storica estratta il giorno stesso e allegata alla richiesta. Peccato che, sotto la richiesta per due, si legga un solo nome: Delrio Paolo. “sembra quasi che”, commenta Olivieri, “il Comune si sia fermato un attimo prima di chiedere il casellario di una sua funzionaria perché avrebbe svelato a tutti che stava assegnando un appalto a una società nella quale era presente lei stessa con una piccola quota”. Anche il consigliere Ncd Cristian Immovilli ha presentato un’interrogazione sul ruolo di Enrica Montanari e sugli appalti ottenuti dal cugino dell’ex sindaco Delrio. Secondo l’assessore Catellani, la dottoressa Montanari non aveva comunicato ufficialmente la sua partecipazione ma il regolamento del Comune non lo imponeva. Invece la società del cugino ha ricevuto pagamenti per 793 mila euro dal 1997 al 2010, sia prima che dopo l’elezione di Graziano Delrio a sindaco nel 2004. Nell’elenco fornito dall’assessore, però, non ci sono i 140 mila euro della scuola Allende, forse perché il pagamento era stato contestato.

(Fonte)

Mafie e Expo: to be continued

Dal sito de L’Espresso:

L’appalto principale e più pagato per l’Expo 2015 a Milano è andato a imprenditori già in affari con la mafia. 

E’ quanto ha scoperto ‘l’Espresso’ nell’inchiesta esclusiva di copertina pubblicata nel numero in edicola da venerdì 30 novembre. Nella stessa cordata vincitrice, le imprese di sostenitori e collaboratori di due ex ministri, Altero Matteoli e Giancarlo Galan.

L’impresa in contatto con i boss di Cosa Nostra è la Ventura spa, società appartenente alla Compagnia delle opere, il braccio economico di Comunione e liberazione. La ditta, con sede in provincia di Messina, è specializzata nella progettazione e costruzione di strade, parchi e strutture di ingegneria civile. 

Il nome della Ventura spa appare in un’indagine conclusa la scorsa estate dalla Procura sulla mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, una delle cosche più sanguinarie della Sicilia, lo stesso clan che ha ordinato l’omicidio del giornalista Beppe Alfano. Secondo i verbali di un collaboratore e di un imprenditore, che ‘l’Espresso’ pubblica in esclusiva, i proprietari della Ventura spa erano in contatto con il presunto boss dei lavori pubblici, Sam Di Salvo, 47 anni, nel tentativo di pilotare le gare d’appalto in provincia di Messina. 

Con la Ventura, nella stessa cordata: la Mantovani spa di Mestre, il cui presidente Piergiorgio Baita, 64 anni, è socio e amministratore in altre aziende del gruppo con l’ex segretaria di Galan; la Socostramo srl, del costruttore romano Erasmo Cinque, 72 anni, sponsor, consigliere e tra i fondatori del movimento politico dell’ex ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli; un consorzio di cooperative rosse e un’impresa specializzata in impiantistica. 

L’appalto per l’Esposizione universale da loro vinto è quello da 272 milioni assegnato la scorsa estate con un ribasso record di 106 milioni. La cordata dovrà costruire la “piastra”, la base di cemento, strade, servizi su cui verranno innalzati i padiglioni. 

Nell’inchiesta, anche i legami tra le imprese concorrenti all’Expo di Milano e il loro ruolo di alleate nella gestione del progetto Mose a Venezia. La società organizzatrice dell’Esposizione ha negato l’accesso ai documenti della gara vinta da Ventura, Mantovani, Cinque e le coop rosse. 

Il rischio di un ulteriore aumento dei costi, per un evento che costerà oltre due miliardi e mezzo, e altre rivelazioni su ‘l’Espresso’ in edicola da venerdì.

Intanto, per l’accesso agli atti, ci abbiamo pensato noi. E a noi (per legge) non possono dire di no.

Mafie e EXPO, si sveglia Formigoni

Leggo un’agenzia fresca fresca del sempreceleste Formigoni:

“Abbiamo appreso che l’appalto relativo alla piastra è stato assegnato con un ribasso d’asta del 41%, che si avvicina molto alla soglia di anomalia calcolata nel 43%. Un valore che, pur rientrando nei parametri di legittimità, suscita qualche preoccupazione. Confido che la società Expo 2015 attiverà tutte le verifiche preventive e i controlli successivi necessari per accertare che questo consistente ribasso non rischi di incidere sullo svolgimento delle attività di realizzazione della piastra e in particolare sulla regolarità e dignità di trattamento dei lavoratori e sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Regione Lombardia è disponibile ad offrire alla società Expo 2015 la collaborazione del proprio “Comitato per la trasparenza degli appalti e la sicurezza dei cantieri”, del quale fa parte il delegato alla trasparenza Presidente Grechi, organismo che già opera con molto rigore relativamente alla trasparenza degli appalti regionali, monitorando il rispetto delle norme che riguardano i contratti per lavori, servizi e forniture e investimenti pubblici”. Lo dichiara il Commissario Generale Expo 2015 e Presidente di Regione Lombardia Roberto Formigoni.

L’appalto relativo alla piastra di cui si parla è proprio lo stesso di cui scrivevo ieri qui. E l’ho ripetuto ieri in aula mentre quasi tutti riuscivano a parlare di EXPO senza nominare le infiltrazioni. Anzi, mentre tutti parlavano di antimafia senza passare prima dalla mafia, come si dovrebbe fare anche nei più stupidi giochi da tavolo. E nell’appalto della piastra per EXPO l’azienda capofila dell’ATI che ha vinto l’assegnazione dell’appalto è la stessa Mantovani SPA che già stava nelle carte giudiziarie dell’operazione “Doppio Colpo 3” in cui si scriveva di rapporti tra la ditta e uomini che contano del clan Madonia. E’ la stessa Mantovani SPA a cui è stato ritirato per un certo periodo il certificato antimafia.

Ora Formigoni si è svegliato. E ha avuto questo bel sussulto a forma di comunicato stampa. Buon per noi, direte.

Ma sorprende, forse, che con tutti questi comunicati, protocolli, osservatori, commissioni, commissari ordinari e straordinari, futuri subcommisari ci si accorga di qualcosa di stonato per un piccolo, antipatico, scassaminchia consigliere di opposizione. Forse sarebbe stato il caso di non gridare al complotto o all’allarmismo ogni volta che qualcuno ha sollevato dei dubbi e delle osservazioni. Forse ci si aspetterebbe che EXPO e banda cantante anticipasse i dubbi della stampa e dei giornali. O almeno se ne facesse carico senza isterismi.

Insomma: governino l’evento. Sono lì per quello. No?

EXPO, sempre meglio.

Avevamo già parlato del primo appalto assegnato su EXPO 2015. Oggi leggiamo l’ultima novità dal Corriere:

MILANO – La procura di Milano ha aperto un’inchiesta per turbativa d’asta in relazione ad una gara d’appalto per l’affidamento dei lavori inerenti alla rimozione di materiale nel sito di Expo 2015, gara aggiudicata nell’ottobre 2011. I pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio coordinati dall’aggiunto Alfredo Robledo hanno inviato la Guardia di Finanza presso la sede di MM (Metropolitana milanese Spa) in via del Vecchio Politecnico 8 con un decreto di esibizione di documenti relativi all’appalto.

L’APPALTO – La gara oggetto di accertamenti è la prima e l’unica già assegnata. Se l’è aggiudicata la Cooperativa muratori e cementisti di Ravenna, che sul suo sito il giorno successivo scriveva: «A Cmc il primo appalto per Expo 2015. Sono stati aggiudicati a Cmc di Ravenna i lavori di rimozione delle interferenze nel sito espositivo dell’Expo 2015 a Milano per un totale di circa 65 milioni di euro. I lavori, che rappresentano il primo passo per l’avvio della realizzazione del sito che ospiterà l’Expo, inizieranno a giorni e si concluderanno alla fine del 2013».

L’OFFERTA – L’appalto, relativo alla pulizia e allo sgombero dell’area (rimozione delle interferenze, ovvero di tutte le vecchie strutture e impedimenti vari presenti sull’area, da una torretta Enel a una roggia), era da 90 milioni euro, a cui sommare 6,8 milioni per gli oneri alla sicurezza, che non sono soggetti a ribasso. La società di Ravenna ha vinto con un’offerta al massimo ribasso, pari a 58,5 milioni. Dopo questa prima gara, Expo 2015 Spa e il sindaco di Milano Giuliano Pisapia decisero di modificare i criteri per l’aggiudicazione degli appalti eliminando il criterio del massimo ribasso.

 

Le coincidenze a Lodi

Le scrive bene Cyrano in un post che vi invito a leggere. Perché ne sentiremo parlare ancora e perché stiamo lavorando anche su questo. Solo per avere la premura di comunicare a tutti (!) il corso del nostro essere curiosi. Si intende. Per chi intende. E perché forse le cose non succedono mai per caso.

Appalto dote scuola: la Regione ci risponde

Qui le nostre domande.

Oggetto: gara di appalto per i voucher di Dote scuola

Con riferimento all’interpellanza n.5026 relativa alle modalità di assegnazione dell’appalto del servizio di realizzazione, erogazione, monitoraggio e rendicontazione dei titoli di assegnazione della Dote Scuola per gli anni scolastici 2011/2012 e 2012/2013, si precisa quanto segue.

In attuazione della L.R. 19/2007 di riforma del sistema educativo di istruzione e formazione Regione Lombardia, coerentemente al principio di parità scolastica e di libera scelta, ha previsto l’attribuzione di buoni e contributi alle famiglie degli allievi frequentanti le istituzioni scolastiche e formative, quali interventi a sostegno della spesa per l’istruzione. In tale ambito ha rilevato l’opportunità, a seguito della positiva sperimentazione già attuata a partire dall’anno scolastico 2008/09, di portare a regime anche per gli anni scolastici 2011/2012 e 2012/2013 lo strumento di “Dote-Scuola”, destinato ad una platea di oltre 300 mila beneficiari, attraverso l’affidamento del relativo servizio ad un appaltatore specializzato.

Con riferimento allo standard di servizio reso dalla società appaltatrice negli anni 2009/2010 e 2010/2011 si evidenzia che, a seguito dei rilevamenti di “custode satisfaction”, è emerso un elevato grado qualitativo delle prestazioni ed un giudizio complessivamente positivo sia da parte dei beneficiari di Dote Scuola che della rete degli esercizi commerciali convenzionati con il soggetto gestore. Nello specifico, a titolo esemplificativo, si evidenzia che:

  • Oltre il 90% dei beneficiari di Dote Scuola ha valutato positivamente per gli anni 2009 e 2010 l’iniziativa di Regione Lombardia, anche con riferimento alla spendibilità dei buoni ed alla semplicità d’uso, al numero degli esercizi ed enti convenzionati, nonché ai tempi di risposta e di informazioni ricevute;

  • Oltre il 90% del network commerciale dell’appaltatore ha espresso un giudizio complessivamente positivo sulla gestione operativa svolta dallo stesso, con particolare riguardo alle procedure di rimborso dei buoni.

Con riferimento alla scelta dell’appaltatore riferita agli anni scolastici 2011/2012 e 2012/2013, si evidenzia che con apposito provvedimento del Dirigente della Struttura Acquisti Contratti e Patrimonio della Regione Lombardia, è stata indetta dall’Amministrazione regionale apposita procedura di gara aperta sopra soglia da esperirsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa e che n.2 concorrenti hanno fatto pervenire l’offerta.

Per quanto riguarda, la definizione degli elementi di valutazione delle offerte dei concorrenti, si intende evidenziare come l’Amministrazione regionale abbia debitamente tenuto conto delle prescrizioni emanate dall’Autorità di Vigilanza dei Contratti Pubblici nella Determinazione n.9 del 22 dicembre 2010 relativa specificamente alla gestione di procedure di gara per l’affidamento del servizio di realizzazione, erogazione, monitoraggio e rendicontazione di voucher sociali.

Nello specifico, i criteri di valutazione delle offerte dei concorrenti in sede di gara hanno riguardato:

  • Elementi tecnici, con particolare riferimento alla progettazione ed organizzazione del servizio (confezionamento, distribuzione e gestione dei buoni, capillarità del servizio, controllo e rendicontazione dei pagamenti alla rete degli affiliati), all’organizzazione dello staff impegnato nelle attività, nonché alla realizzazione di servizi innovativi;

  • Elementi economici, con riferimento ad un corrispettivo versato in via diretta dall’Amministrazione regionale a fronte di tutte le prestazioni svolte dall’appaltatore, nonché alla previsione di un introito dell’appaltatore derivante dall’attività di convenzionamento dei soggetti affiliati alla propria rete commerciale.

Sulla base dei citati criteri, a seguito dell’espletamento di apposita procedura di gara europea, l’appalto è stato regolarmente aggiudicato. Su tale gara è stata attivata da parte di una società concorrente dapprima una procedura di pre-contenzioso innanzi all’Autorità di Vigilanza dei Contratti Pubblici e, successivamente all’aggiudicazione dell’appalto, un contenzioso innanzi al TAR Lombardia, ad oggi ancora pendente.

Relativamente alla procedura di pre-contenzioso, è doveroso precisare che le strutture tecniche della D.G. Istruzione, Formazione e Lavoro e della Struttura Acquisti, Contratti e Patrimonio, con il supporto tecnico dell’Avvocatura regionale, hanno  provveduto a trasmettere all’Autorità con nota del 9 maggio 2011 puntuali chiarimenti e controdeduzioni in merito alle censure sollevate dalla società istante. Tali deduzioni sono state oggetto peraltro di positivo riscontro da parte dell’Autorità nel parere n.142/2011 con riferimento ai rilievi relativi ai requisiti di partecipazione, alla asserita genericità dei criteri di aggiudicazione e all’attribuzione di un punteggio al criterio di organizzazione aziendale.

Per quanto riguarda invece il rilievo del minor peso attribuito all’offerta economica (Max 30 rispetto ai 70 punti assegnabili all’offerta tecnica), peraltro non esplicitamente censurato dal ricorrente ma desunto dalla stessa Autorità dai rilievi formulati dalla società istante, si precisa che con note del 9 agosto 2011 e 16 settembre 2011 si sono fornite debite motivazioni in merito alla legittimità dell’attribuzione di un peso percentuale maggiore in favore dell’elemento tecnico.

La complessità e delicatezza di tale processo ha indirizzato l’Amministrazione regionale, come ampiamente e puntualmente contro dedotto all’Autorità nelle citate  note del 9 agosto e 16 settembre 2011 verso una ragionevole parametrazione degli elementi tecnici ritenuti maggiormente significativi, in modo da garantire un rigoroso e puntuale ciclo organizzativo di produzione e rendicontazione dei titoli di Dote Scuola, con adeguati strumenti di controllo e di verifica, una capillare diffusione della rete di erogatori dei servizi nonché la disponibilità in capo all’appaltatore di risorse umane con specifiche competenze.

A fronte dell’attuale stato di fatto, si ritiene che l’Amministrazione regionale abbia fornito all’Autorità di Vigilanza tutti i chiarimenti necessari per la conclusione dell’iter di pre-contenzioso. L’Autorità, peraltro,  non avrebbe dovuto emanare alcun parere qualora il ricorrente avesse tenuto un comportamento ineccepibile, segnalando tempestivamente alla stessa l’avvio del contenzioso innanzi al giudice amministrativo. È infatti tassativamente esclusa la possibilità di avviare una procedura di pre-contenzioso innanzi all’Autorità nel caso in cui si faccia ricorso al giudice amministrativo.

L’amministrazione confida comunque nella positiva conclusione del contenzioso innanzi al TAR Lombardia nella convinzione di aver esperito tutte le procedure di gara nel pieno rispetto dei principi di trasparenza e di libera concorrenza tra gli operatori.