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Brescia

Facciamoci del male: Brescia, ancora.

Ne avevamo parlato ieri. Forse eravamo ottimisti. Depositata l’interrogazione.

A San Polo, il quartiere di Brescia dove l’ASL ha riscontrato un aumento dei tumori del 40%, presto sorgerà anche un nuovo elettrodotto ad alta e altissima tensione della società elettrica «Terna

A Brescia non c’è pace per il quartiere avvelenato di San Polo: alle tante fonti di inquinamento ora si aggiungerà anche un nuovo elettrodotto da 380 kV che interesserà anche i comuni confinanti di Rezzato e Castenedolo: si tratta di un progetto presentato nel marzo del 2011 dalla società «Terna Rete Italia», che gestisce la rete elettrica nazionale. Il piano, pensato per le grandi utenze industriali, prevede la costruzione di due nuove stazioni elettriche ad altissima tensione, la stazione “Brescia Sud-Est”, nel territorio di Rezzato; e la stazione “Alfa Acciai”, all’interno dell’omonima acciaieria. Saranno costruiti inoltre due raccordi aerei con cavi di alta (132 kV) e altissima (380 kV) tensione e una linea con cavi interrati, sempre di altissima tensione, che scorrerà sotto tutta via San Polo. Grazie alla «dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza» del Ministero dello Sviluppo Economico la società elettrica potrà procedere con gli espropri delle proprietà private e pubbliche; il progetto non sarà nemmeno sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), perché il tratto con i cavi dell’alta tensione a cielo aperto non supera i 3 km (è infatti di 2,95 Km). La stazione “Alfa Acciai” verrà costruita vicino a un deposito di materiale radioattivo privo dei requisiti previsti dalla legge. Il dott. Morando Soffritti, direttore dell’Istituto Ramazzini di Bologna, ha precisato ai nostri microfoni che i cavi di altissima tensione (oltre i 350 kV), anche se interrati, sono pericolosi per la salute, e ha chiesto un’attenta analisi del progetto da parte delle istituzioni. Il termine per le osservazioni però scadrà il prossimo 20 maggio. Radio Popolare, “Metroregione” 03-05-2012 Andrea Tornago

Brescia e le nocività

Andrea sul sito di #nonmifermo ci aggiorna sulla battaglia contro le nocività a Brescia: una mozione che verrà votata nel prossimo consiglio comunale, in cui si esprime la contrarietà alla discarica di amianto e si chiede all’imprenditore (Faustini, gruppo Profacta S.p.A.) di sospendere i lavori, almeno fino alla sentenza del Consiglio di Stato. Inoltre è stato redatto un documento con cui i capigruppo incaricano il sindaco di chiedere alla regione Lombardia la revisione dell’iter autorizzativo. Una lotta non semplice che è costata molta fatica ai membri del comitato e a tutti i cittadini che hanno dato il proprio contributo. Una manifestazione civile e pacifica di protesta che è stata anche oggetto di tentativi di intimidazione da parte delle forze dell’ordine che nei giorni scorsi hanno chiesto i documenti a molte persone che si fermavano ad esprimere solidarietà allo scioperante di turno o semplicemente a leggere i manifesti esposti. In seguito a quanto è stato deciso ieri durante il consiglio comunale, il comitato ha deciso di sospendere lo sciopero della fame fino al 7 maggio (prossima seduta del Consiglio comunale). La lotta però continuerà, infatti, da mercoledì 2 maggio il comitato sarà ancora presente in Piazza Loggia dalle 18 alle 20, per ricordare al sindaco ed ai capigruppo il rispetto degli impegni presi.

Noi (nel nostro piccolo) dopo avere chiesto e ottenuto l’audizione del comitato in Regione, stiamo chiedendo chiarimenti su alcune stranezze nell’iter autorizzativo e  “contando” le opinioni. Perché la lezione di indignazione (civilissima e democratica) dei cittadini bresciani arriva al Pirellone come un debole soffio ed è il caso di spalancare le finestre.

«Andavamo a giocare alla cava radioattiva»

PAOLA VILARDI: “A me non risulta che ci sia presenza di radioattività, ma qualora questo elemento…Voglio ricordare…”

Come non le risulta? La radioattività è già stata trovata…

PAOLA VILARDI: No, ma voglio dire…la radioattività c’è dappertutto.

Quanti sono i siti contaminati dalla radioattività?

PAOLA VILARDI: Guardi, io…le giuro che questa è…Allora: il problema della radioattività…”

PAOLA VILARDI: “Io non ho questo allarmismo e questa preoccupazione”.

PAOLA VILARDI: “È per quello che spero che certe cose negative non ci siano”.

(Dall’intervista a Popolare Network dell’Assessore all’Urbanistica, Ambiente ed Edilizia del

Comune di Brescia, Paola Vilardi, giugno 2011)

Paola Vilardi, assessore all’Ambiente del comune di Brescia, spera che il problema della radioattività non ci sia. Ma secondo l’ARPA ci sono più di cento siti con scorie radioattive in provincia di Brescia. E la popolazione non ne sa nulla: quelli noti sono soltanto cinque. Due dei cinque siti si trovano nel centro abitato di Brescia, compreso quello con la radioattività più alta mai registrata: l’ex cava Piccinelli di via Cerca. Le prime rilevazioni fatte nel febbraio ’98 direttamente sulle polveri radioattive avevano fatto impazzire i contatori Geiger: più di 100 μSv/h, il valore massimo rilevabile dallo strumento. Pochi giorni fa l’esame delle acque di falda sotto alla cava radioattiva hanno dato una buona notizia: niente Cesio nell’acqua. Ma i dati sono per certi aspetti inspiegabili. Andrea Tornago racconta una vicenda tutta lombarda

PER ASCOLTARE: http://bracebracebrace.files.wordpress.com/2012/03/localmente-mosso-23-02-12-rpop.mp3

 

La nostra interrogazione su Brescia radioattiva

Oggetto: criticità legate alla ex cava Piccinelli (BS)

I SOTTOSCRITTI CONSIGLIERI REGIONALI

PREMESSO CHE

la falda dell’ex cava Piccinelli, in via Cerca 45 a Brescia, sita tra i quartieri di San Polo e Buffalora, è contaminata in profondità da Cesio 137 con una radioattività che sfiora il milione di becquerel/Kg, e l’ultimo intervento di messa in sicurezza del sito risale al 1999;

PREMESSO INOLTRE CHE

i tecnici di Arpa Lombardia il 14 settembre 2011 scrivono che, considerando la risalita della falda di circa 4 metri, è possibile che la contaminazione radioattiva sia stata, ormai, in parte sommersa dalle acque;

CONSIDERATO CHE

a poca distanza dalla ex cava, nella direzione di scorrimento della falda, si trova un pozzo che rifornisce l’acquedotto della città di Brescia;

CONSIDERATO INOLTRE CHE

l’Arpa ha rilevato nella falda altre sostanze cancerogene, tetracloroetilene e cromo esavalente, con livelli superiori ai limiti di legge;

RILEVATO CHE

i teli impermeabili posizionati nel 1999 dalla ditta Nucleco, che dovevano arginare l’emergenza del Cesio per al massimo due anni, in dodici anni si sono deteriorati e nella discarica abusiva ha cominciato a formarsi percolato radioattivo;

RILEVATO INOLTRE CHE

il sito contaminato dell’ex cava Piccinelli è ormai da anni in stato di abbandono: manca la segnaletica di pericolo e la rottura dei teli impermeabili favorisce la formazione di percolato radioattivo; il progetto di bonifica, approvato dall’Asl, giace in un cassetto dal luglio 1998;

ATTESO CHE

il direttore dell’Asl Brescia, Dott. Francesco Vassallo, dichiara che sin dal 1994 il cesio era presente nella falda della cava, dal 1988 abbandonata e divenuta discarica abusiva;

ATTESO INOLTRE CHE

secondo un’indagine di Radio Popolare il Cesio all’ex cava Piccinelli di Brescia, scoperto nel 1994, è fermo, contaminando il terreno e l’ambiente da quasi vent’anni;

CONSTATATO CHE

ci sono voluti quattro anni perché, dopo le prime rilevazioni l’Asl si decidesse a mettere in sicurezza il sito e addirittura altri dodici anni di oblio per scoprire che l’isotopo radioattivo ha probabilmente contaminato anche le acque;

CONSTATATO INOLTRE CHE

nei comuni di Lumezzane e di Sarezzo per proteggersi dal Cesio 137 in poco tempo hanno creato un bunker in grado di ospitare le scorie, che devono riposare piombate per almeno due o trecento anni;

INTERROGANO IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE LOMBARDA, ROBERTO FORMIGONI, LA GIUNTA REGIONALE, L’ASSESSORE REGIONALE ALL’AMBIENTE, ENERGIA E RETI, MARCELLO RAIMONDI, NONCHE’ L’ASSESSORE ALLA SANITA’, LUCIANO BRESCIANI PER CONOSCERE:

  • se Regione Lombardia sia a conoscenza della presenza di Cesio 137 all’interno della falda dell’ex cava Piccinelli;
  • se Regione Lombardia sia a conoscenza della presenza nella falda di altre sostanze cancerogene, tetracloroetilene e cromo esavalente, con livelli superiori ai limiti di legge;
  • se sì, quali misure intende mettere in atto per risolvere questa grave situazione pericolosa non solo per l’ambiente, ma per la salute stessa degli abitanti della zona;
  • se Regione Lombardia sia a conoscenza di un progetto di bonifica totale della zona;
  • se sì, in cosa consiste il progetto e quale è il costo del suo finanziamento.

 

Milano, 13 gennaio 2012

Giulio Cavalli (SEL)

Chiara Cremonesi (SEL)

Cesio 137: Chernobyl, provincia di Brescia

Sarebbe da non crederci se non fosse tutto registrato senza filtri o mediazioni. Una cava dismessa potrebbe (è un eufemismo, certo) avere contaminato le falde acquifere nei pressi di Brescia. Come si legge sul sito AmbienteBrescia “La provincia di Brescia può definirsi l’immondezzaio d’Italia: qui si producono grandi quantitativi di rifiuti urbani (50% in più della media nazionale); qui opera in piena città il più grande inceneritore d’Europa (800 mila tonnellate/anno); qui vengono importati enormi quantità di rifiuti speciali (circa 10 milioni ditonnellate/anno)  per il loro trattamento in siderurgia e in metallurgia (rottami), nell’inceneritore (urbani e speciali importati), nelle diverse piattaforme  specializzate (rifiuti speciali pericolosi e non) e, quindi, per la collocazione in discarica (rifiuti speciali pericolosi e non). Si può affermare che oggi la vera specializzazione produttiva dell’industria bresciana, insieme a quella delle armi, sia il trattamento dei rifiuti, come candidamente ha auspicato il responsabile energia di An on. Stefano Saglia (RifiutiSaglia.pdf). Questo imponente afflusso di rifiuti ha provocato e continua a provocare unadevastazione ambientale che ancora attende di essere pienamente valutata nella sua reale dimensione: emissioni in atmosfera degli impianti di trattamento, inquinamento delle falde, compromissione dei terreni con la disseminazione di centinaia di tumuli di materiali contaminati nelle varie discariche, oggi “controllate”, fino a poco più di vent’anni fa del tutto selvagge. Non si contano le “scoperte” fortuite di questi sgradevoli depositi del passato. Ciononostante si continua imperterriti ad aggiungere rifiuti a rifiuti, discariche a discariche, per poi far finta di stupirsi quando qualche magistrato, magari di Napoli,  come avvenuto ai primi di ottobre 2007, denuncia un traffico illecito di rottami/rifiuti pericolosi verso la siderurgia bresciana, “mascherati” da non pericolosi (RottamiPericolosiBrescia.pdf). “Il re è nudo”, verrebbe da commentare, perché era da tempo a tutti noto quali rischi ambientali comportasse la filiera del recupero del rottame (RottamiPericolosiComunicato.pdf) e della collocazione in discarica della parte non ferrosa, il cosiddetto fluff (Fluff.pdf). A Brescia ogni limite di compatibilità in questo settore è stato ampiamente superato, sia nel campo dei rifiuti urbani, sia in quello dei rifiuti speciali. Si deve invertire la rotta ed il nuovo Piano Rifiuti che la Provincia, approntato in bozza, a cavallo tra il 2007 e il 2008, varebbe dovuto definire una chiara prospettiva di fuoriuscita da questa “specializzazione” devastante per il nostro territorio”.

Il quadro che si apre in questi giorni a Brescia è imbarazzante. Per tutti. Basta ascoltare l’audio dell’inchiesta di Radio Popolare per accorgersi che la situazione è paradossale. Stiamo depositando proprio oggi l’interrogazione e la richiesta di audizione. E stiamo valutando un eventuale esposto in Procura. Perché questa Lombardia come un merdaio impunito comincia sinceramente a essere intollerabile.

L’articolo di QuiBrescia per capirne di più:

(g.g.) Una cava dismessa contenente materiale radioattivo potrebbe aver contaminato la falda superficiale della periferia a sud-est di Brescia?
È il timore contenuto nella relazione dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, che si è recata sul posto lo scorso giugno dopo 12 anni dalla scoperta del sito radioattivo.
Lo riferisce un’inchiesta di Radio Popolare a firma del giornalista  Andrea Tornago che, nella trasmissione “Radiosveglia” in onda questo giovedì sull’emittente prende in esame l’ex cava Piccinelli, in via Cerca 45, che si trova tra i quartieri di San Polo e Buffalora.
La falda, secondo quanto riferisce Radio popolare (che si è occupata anche del caso rifiuti illeciti a Brescia) è contaminata in profondità da Cesio 137 con una radioattività che sfiora il milione di becquerel/Kg, e l’ultimo intervento di messa in sicurezza del sito risale al 1999.
“Considerando la risalita della falda di circa 4 metri”, scrivono i tecnici di Arpa Lombardia, “è possibile che la contaminazione radioattiva sia stata, ormai, in parte sommersa dalle acque”. Un’eventualità che crea particolare inquietudine perché a poca distanza, nella direzione di scorrimento della falda, si trova un pozzo che rifornisce l’acquedotto della città.
L’Arpa ha inoltre rilevato altre sostanze cancerogene, tetracloroetilene e cromo esavalente, con livelli superiori ai limiti di legge.
Il sito contaminato dal Cesio, ricorda la radio, è ormai da anni in stato di abbandono: manca la segnaletica di pericolo, e la rottura dei teli impermeabili favorisce la formazione di percolato radioattivo. Il progetto di bonifica, approvato dall’Asl, giace in un cassetto dal luglio 1998.
Nello scorso giugno la radio aveva intervistato Francesco Vassallo, direttore sanitario dell’Asl di Brescia che aveva spiegato la presenza di teli a copertura del sito, per “non fare diffondere la radiocontaminazione in tutto il terreno ma soprattutto di andare a inquinare la falda sottostante” e aveva sostenuto che “la messa in sicurezza d’emergenza del sito radioattivo di via Cerca, nella periferia sud-est di Brescia, avrebbe ancora scongiurato, dopo 12 anni, una contaminazione radioattiva”.
Una settimana dopo, però, ricorda Tornago, “l’Arpa sarebbe entrata nel sito abbandonato da anni, e si sarebbe accorta che la situazione non era assolutamente sotto controllo. I teli impermeabili posizionati nel 1999 dalla ditta Nucleco, che dovevano arginare l’emergenza del Cesio per al massimo due anni, in 12 anni si sono deteriorati e nella discarica abusiva ha cominciato a formarsi percolato radioattivo”.
“Non solo”, ricorda il giornalista che ha curato l’inchiesta, “i teli non hanno retto, ma nemmeno le recinzioni di sicurezza: qualcuno si è introdotto nel sito e ha scaricato abusivamente del materiale, e due dei quattro rilevatori degli inquinanti nell’acqua sono spariti, a quanto pare interrati dalle ruspe. Così l’Arpa non può più dire se il Cesio 137 è finito nella falda acquifera oppure no”.
Succesivamente Mariagrazia Santini, dirigente fisico dei Monitoraggi Ambientali dell’Arpa di Brescia, competente in materia di radioprotezione ammette, ai microfoni della radio che la intervistava, di non prendere in mano il fascicolo da diversi anni. “La relazione allarmata di Arpa del 14 settembre 2011, resa nota soltanto adesso”, prosegue radio popolare, “porta proprio la sua firma”.
“Se il Cesio 137 sia finito nella falda acquifera di Brescia, ormai, non lo riesce a dire con certezza più nessuno”, prosegue l’inchiesat dell’emittente,”ma, dato l’innalzamento della falda di circa 4 metri, secondo i tecnici è addirittura probabile che il Cesio si sia sciolto nelle acque superficiali”.
Radio Popolare ha poi sentito anche l’assessore all’Ambiente del comune di Brescia, Paola Vilardi che afferma: “me non risulta. A me non risulta, a me non risulta che ci sia presenza di radioattività ma, qualora questo elemento venisse rilevato è evidente che…voglio ricordare…”. L’assessore comunale prosegue dicendo che “quella cava è dismessa se non ricordo male, quindi lì adesso ci saranno anche tutti i recuperi…e sono recuperi che vanno fatti. Ci sono anche dei laghetti…naturali…noi vogliamo davvero poter migliorare quelle condizioni naturali…”.
La storia della cava Piccinelli, contaminata dal Cesio, viene poi spiegata dal direttore dell’Asl, Vassallo, che, sottolinea il giornalista di Radio Popolare, “nel frattempo si è preparato”.
“Questa cava Piccinelli”, spiega Vassallo, “ risale al 1976, data in cui il Piccinelli diede in affitto la cava a una ditta che poi si trasferì in Romania, e scomparve. Una piccola fonderia di ottone ed alluminio”. La ditta in questione è la Rivadossi-Doronzo.
“Nell’88”, prosegue il direttore dell’Asl, “questa cava fu abbandonata e quindi divenne tipo una discarica a cielo aperto, cioè la gente metteva lì dei rifiuti inerti, e quindi il Comune intervenne con una ordinanza di bonifica notificata ai proprietari della cava. Nel frattempo all’inizio degli anni ’90 i proprietari riaffittarono questa cava ad una società: Cagimetal. Nel ’94 delle analisi fatte dall’Asl consentirono di evidenziare che i rifiuti presenti sul posto presentavano una radiocontaminazione da Cesio 137”.
Già nel 1994 quindi il cesio era presente. “Nel ’94. C’era il Cesio 137”, conferma Vassallo. “Peraltro questo fu confermato poi indirettamente successivamente da una vicenda che interessò l’Alfa Acciai. Nel ’98 un camion entra e porta del materiale all’interno dell’Alfa Acciai. Nell’Alfa Acciai c’è un portale attraverso il quale il materiale viene verificato per la presenza o meno di radiocontaminazione. E lì si verificò presenza di radiocontaminazione. Sembrava in un primo momento che la radiocontaminazione interessasse il contenuto del camion, e invece si scoprì che era il camion ad essere radiocontaminato, in particolar modo le ruote. E il fango deposto sulle ruote. Questo fango, da un’indagine retrospettiva si appurò che proveniva poi dall’ex cava Piccinelli”.
“Dal  ’94 al ’98 che cosa è stato fatto?”, incalza il giornalista. “Interviene l’autorità giudiziaria”, precisa Vassallo, “addirittura, che condanna una serie di persone legate allo smaltimento di rifiuti provenienti dal recupero metalli, quindi verosimilmente la Cagimetal,e vi è inizio alle azioni di approntamento della bonifica”.
“Scoperto nel 1994”, prosegue l’inchiesta dell’emittente, “il Cesio all’ex cava Piccinelli di Brescia è fermo contaminando il terreno e l’ambiente da quasi vent’anni. Ci sono voluti quattro anni perché, dopo le prime rilevazioni l’Asl si decidesse a mettere in sicurezza il sito. Ora ci sono voluti altri dodici anni di oblio per scoprire che l’isotopo radioattivo ha probabilmente contaminato anche le acque”.
“Nei comuni di Lumezzane e di Sarezzo”, continua la radio, “per proteggersi dal Cesio 137 in poco tempo hanno creato un bunker in grado di ospitare le scorie, che devono riposare piombate per almeno due o trecento anni. Perché a Brescia invece in dodici anni non si è fatto niente?”
Alla domanda risponde nuovamente Vassallo che spiega che “in attesa di varare un piano (che è stato varato) di bonifica totale della zona e l’asportazione di 2mila metri cubi di terreno e la collocazione di tutto il materiale radiocontaminato in 250 contenitori di acciaio. È un progetto che ancora è in fase di finanziamento”.
“Ventiquattro milioni di euro per il nuovo parcheggio sotto al Castello, 80 milioni per la Metropolitana leggera sbloccati pochi giorni fa dal ministro Corrado Passera. Ma quando si tratta di evitare la contaminazione radioattiva o i veleni dell’industria Caffaro, Brescia è sempre una povera città”, conclude Andrea Tornago di Radio Popolare.

Cavalli (SEL) su nucleo anti bracconaggio di Brescia

REGIONE TUTELI IL NUCLEO ANTIBRACCONAGGIO DI BRESCIA DAGLI ATTACCHI DELLA LEGA
“Ha dell’incredibile che una forza politica rivolga pesanti attacchi al Corpo forestale dello Stato. Eppure è proprio quanto sta accadendo a Brescia, dove la Lega Nord raccoglie firme contro il Nucleo operativo antibracconaggio per impedirne l’attività in difesa del patrimonio faunistico.
Pensiamo che Regione Lombardia debba intervenire al più presto. E per questo abbiamo presentato un’interrogazione che chiede conto a Formigoni e agli assessori Raimondi e La Russa di quali misure concrete intendano mettere in atto per garantire il lavoro del Noa.
Nella provincia più ampia e a maggior densità venatoria d’Italia, il Nucleo antibracconaggio rappresenta un presidio fondamentale di contrasto alle pratiche di caccia illecite, a partire dall’uccellagione clandestina. Basti pensare che in vent’anni di attività gli agenti hanno sequestrato oltre 100 mila strumenti fuorilegge tra archetti, trappolone e reti, denunciando all’Autorità giudiziaria un migliaio di bracconieri.
Non sorprende che iniziative pretestuose come questa messa in atto dalla Lega trovino campo libero in un contesto istituzionale locale in cui si vuole a tutti i costi chiudere un occhio sui ripetuti reati commessi dal mondo venatorio. Ma tutto ciò è davvero inaccettabile.  
Regione Lombardia – che pur non si distingue per correttezza sul tema in questione regalando ogni anno alla lobby delle doppiette la caccia in deroga, nonostante le pendenti procedure di infrazione dell’Ue e le condanne della Corte di giustizia europea – ha il dovere di attivarsi. Ci dica cosa pensi fare e se non ritenga addirittura utile e opportuno rafforzare il Nucleo antibracconaggio con ulteriori unità operative”.

Milano, 7 novembre 2011

Lega bracconiera a Brescia: interrogazione per Formigoni

Lega Nord a Brescia contro il nucleo antibracconaggio: lavorano troppo e troppo bene. Da non credere ai propri occhi. Soprattutto per gli animalisti che avevano preso sul serio le promesse di qualche consigliere regionale. Sono curioso di ascoltare la risposta.

INTERROGAZIONE CON RISPOSTA IN COMMISSIONE EX ART. 116 DEL REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO REGIONALE

Al Signor Presidente del Consiglio regionale

Oggetto: situazione del Nucleo operativo antibracconaggio (NOA) nella zona del bresciano

I SOTTOSCRITTI CONSIGLIERI REGIONALI

PREMESSO CHE

il Corpo forestale dello Stato è la prima polizia ambientale d’Italia e il Nucleo operativo antibracconaggio (NOA) del Corpo forestale dello Stato è da sempre in prima linea nella lotta al bracconaggio;

PREMESSO INOLTRE CHE

tra le operazioni più importanti nel contrasto alla caccia illegale si può annoverare l’ “Operazione pettirosso”, iniziata anni fa, che ha finora portato alla denuncia di oltre 1500 persone per bracconaggio con reati contestati che vanno dall’abbattimento della fauna protetta all’utilizzo dei richiami elettromagnetici, dalla detenzione di fauna protetta all’uccellagione, dal porto abusivo d’arma all’utilizzo di mezzi di caccia non consentiti, nonché al maltrattamento di animali;

il Nucleo Operativo Antibracconaggio (N.O.A.) della Forestale contribuisce in modo determinante a contenere il gravissimo fenomeno dell’uccellagione clandestina praticata ogni autunno nella provincia di Brescia,in occasione della migrazione stagionale;

il NOA non si occupa direttamente dei cacciatori (sebbene ne abbia le competenze), ma durante il campo bresciano ‘operazione pettirosso’, lavora unicamente appostandosi su reti, archetti e trappoline. Secondo i dati, é soprattutto grazie all´impegno del NOA nell´identificare chi commette reato, che il fenomeno del bracconaggio é costantemente diminuito dagli anni ´90 a oggi;

gli agenti del NOA sono riusciti nel corso di 20 anni di attivitá a sequestrare circa 100.000 mezzi illeciti di caccia (archetti, trappoline, reti) e a denunciare all’Autorità Giudiziaria oltre un migliaio di bracconieri;

CONSIDERATO CHE

a Brescia sono centinaia di migliaia gli archetti e gli altri mezzi di cattura, in violazione della legge 157/92, sequestrati in questi anni dal CFS e dalle guardie venatorie volontarie delle associazioni ambientaliste come il WWF e la LIPU;

la Provincia di Brescia per storia e caratteristiche del territorio vede non solo la presenza di un numero consistente di cacciatori (circa 30.000), 1/3 dell’intera Lombardia, ma anche la diffusione di pratiche venatorie illecite;

per autorizzare l’abbattimento di mezzo milione di uccelli (caccia in Deroga e cattura di richiami vivi) il Consiglio Lombardo ha trasformato in Leggi quadro regionali per raggirare la normativa nazionale e per evitare i continui e sempre persi ricorsi al TAR e sono pendenti procedure di infrazione dell’Unione e condanne della Corte di giustizia europea per una gestione della caccia in deroga del tutto incompatibile con le norme comunitarie. (Inoltre, il 10 dicembre 2009 il Presidente della stessa Corte di Giustizia europea, con provvedimento urgente e straordinario, emette un´ordinanza contro la Repubblica Italiana chiedendole di sospendere l’applicazione dell’art. 4, primo comma, della legge regionale della Regione Lombardia 20 luglio 2008,Disciplina del regime di deroga“.);

VISTO CHE

L’Italia ha recepito con la Legge quadro 157/92 la Direttiva Uccelli (79/409/CEE), la selvaggina non è più ritenuta “res nullius” ma, in virtù della legge 157/92, è ritenuta “patrimonio indisponibile dello Stato”;

CONSIDERATO INOLTRE CHE

un assistente del Corpo forestale è rimasto vittima poche settimane fa di un incidente, fortunatamente non grave, causato da un cacciatore che, sparando, lo ha ferito alle gambe;

ATTESO CHE

è in atto da parte di rappresentanti della Lega Nord a Brescia una raccolta firme per impedire ai NOA la loro attività in difesa del patrimonio faunistico italiano. Tali esponenti politici attaccano in modo  pretestuoso e vessatorio gli agenti del N.O.A. al fine di vanificare l’operazione antibracconaggio. Tali dichiarazioni  non sorprendono in un contesto istituzionale provinciale in cui si vuole a tutti i costi chiudere un occhio sui ripetuti reati commessi dal mondo venatorio, facendo ricadere la colpa di persecuzione “ su quanti, volontari e agenti di polizia, non accettano, bensì contrastano con dedizione il diffuso bracconaggio;

ATTESO INOLTRE CHE

è necessario rafforzare il NOA e la presenza dello Stato in queste realtà dove la caccia illegale è ancora fortemente presente;

INTERROGANO IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE 

LOMBARDA, ROBERTO FORMIGONI, LA GIUNTA REGIONALE LOMBARDA, L’ASSESSORE REGIONALE ALL’AMBIENTE, ENERGIA E RETI, MARCELLO RAIMONDI E L’ASSESSORE ALLA PROTEZIONE CIVILE, POLIZIA LOCALE E SICUREZZA, ROMANO LA RUSSA, PER CONOSCERE:

  1. quali siano le misure operative concrete che si intendono prendere al fine di assicurare un corretto, sicuro e proficuo lavoro da parte del NOA nella zona del bresciano ;
  2. quanti agenti si dedicano esclusivamente al controllo venatorio e antibracconaggio nella provincia più ampia e a maggior densità venatoria in Italia;
  3. se non sia utile chiedere che venga rafforzato con ulteriori unità il Nucleo Operativo Antibracconaggio in una zona, come quella di Brescia e provincia, in cui continui episodi di bracconaggio denotano la presenza continua della caccia illegale;
  4. quanti verbali vengono redatti in media da ciascuna guardia del nucleo ittico venatorio provinciale;
  5. se esistono agenti del nucleo ittico venatorio che non hanno mai redatto verbali;
  6. quanti di questi verbali siano attribuiti a ignoti

Milano, 2 novembre 2011

Giulio Cavalli (SEL)

Chiara Cremonesi (SEL)

Interrogazione: discarica a Rezzato (BS)

INTERROGAZIONE CON RISPOSTA IN COMMISSIONE EX ART. 116 DEL REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO REGIONALE

Al Signor Presidente del Consiglio regionale

Oggetto: progetto di una discarica di rifiuti speciali a Rezzato (BS) 

I SOTTOSCRITTI CONSIGLIERI REGIONALI

PREMESSO CHE

nella zona di San Polo (BS), in cui è presente una discarica di amianto di ottantamila metri cubi, il livello di mortalità per cancro, secondo le analisi dell’ASL di Brescia, è allarmante e decisamente superiore alla media nazionale;

PREMESSO INOLTRE CHE

l’apertura di una nuova discarica di rifiuti speciali all’interno della cava Castella a 3 Km dal centro di Rezzato (BS) conterrà due milioni di metri cubi di rifiuti speciali come scarti alimentari, carcasse animali, derivati del petrolio e del carbone, rifiuti dell’industria chimica, inchiostri, pitture e vernici, fanghi di fognatura e terreno contaminato;

CONSIDERATO CHE

il conferimento della discarica continuerà per almeno otto anni secondo il progetto approvato a fine agosto 2011 da Comune, Provincia e Regione Lombardia;

ATTESO CHE

nella zona sud- est di Brescia in cui sorgeranno due discariche la salute pubblica dei cittadini, già ampiamente contaminata dalla discarica di amianto, subirà un netto peggioramento

INTERROGANO IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE LOMBARDA, ROBERTO FORMIGONI, LA GIUNTA REGIONALE, L’ASSESSORE REGIONALE ALL’AMBIENTE, ENERGIA E RETI, MARCELLO RAIMONDI, NONCHE’ L’ASSESSORE REGIONALE ALLA SANITA’, LUCIANO BRESCIANI PER CONOSCERE:

  1. Se Regione Lombardia sia a conoscenza delle indagini effettuate dall’Asl di Brescia sul livello di mortalità per cancro in prossimità della discarica di San Polo;
  2. Se Regione Lombardia abbia effettuato le dovute indagini sul possibile peggioramento della salute pubblica dei cittadini nella zona sud- est di Brescia; se sì, per quale motivo non si sia provveduto a diffondere le informazioni ottenute; se no, per quale ragione le indagini siano state ritenute superflue;
  3. Se Regione Lombardia abbia considerato altre zone in cui collocare la discarica di rifiuti speciali.

 

Milano, 5 settembre 2011

 Giulio Cavalli (SEL)

Chiara Cremonesi (SEL)

Come il Comune di Brescia vede i bambini

L’ultimo giorno di scuola il Comune di Brescia regala a tutti i bambini un diario che è la summa di tutta l’etica leghista. Dentro ci sono i mesi rigorosamente in dialetto (perché evidentemente la multiculturalità dalla Lega viene coltivata così), c’è tutta la memoria dei padano (che dimentica la Giornata della Memoria o il ricordo della strage di Piazza dellla Loggi ma, si sa, per esercitare memoria bisognerebbe avere cultura), e c’è tutta la filosofia educativa dell’amministrazione comunale che si premura di inserire il giorno del concerto di Tiziano Ferro, varie fiere poco interessanti per alunni delle classe elementari (Moda in concerto – Fiera di Brescia, Brixiaantiquaria, Brescia casa design) e raggiunge le vette con Exa fiera delle armi. Per favore, fermiamoli.

‘ndrangheta/ Cavalli: a Brescia la mafia non esiste, ma i Fortugno sì

‘ndrangheta/ Cavalli (IDV): a Brescia la mafia non esiste, ma i Fortugno sì

A margine della sua partecipazione alla manifestazione davanti al Tribunale di Brescia il consigliere regionale di Idv Giulio Cavalli afferma che  le condanne di primo grado a 10, 6 e 4 anni di reclusione dicono che chi ha additato i fratelli Fortugno come inquinatori organizzati del vivere civile imprenditoriale bresciano non può più essere definito visionario.

“Marcello, Rocco e Gaetano Fortugno si contrappongono – continua Cavalli – a quella società civile che dopo la manifestazione di oggi (e con le condanne inflitte) vuole dire ad alta voce che per loro, così come per le altre famiglie che inquinano le nostre zone, a causa dei loro metodi di fare business non c’è più posto e non saranno più tollerati”.

Dice il consigliere Cavalli che “questa sentenza è l’apertura di un percorso che deve obbligare i cittadini ad essere più consapevoli e a prendere una posizione netta di fronte a reati dal retrogusto mafioso”.

“Del resto, aggiunge Cavalli, nonostante la desolante esibizione di uno dei fratelli Fortugno che, come nelle peggiori commedie ha dichiarato che a Brescia la mafia non esiste, oggi a Brescia sappiamo che esistono i Fortugno”.

“La sentenza di primo grado proietta l’immagine di un intreccio di malaffare e criminalità diffuso sul territorio bresciano che, però, è già accaduto. E’ necessario arginare ciò che sta accadendo ora e che le carte giudiziarie non possono dirci”.