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Giuliano Pisapia

Gigi D’Alessio e la Moratteide

La campagna elettorale di Letizia Moratti su Milano si evolve ogni giorno in una saga sempre più irresistibile. Dopo le epiche battaglie con valorosi feriti ai mercati, i caduti sul campo (da Lassini al candidato incandidabile Clemente) e le crisi amorose (con B., con Bossi e questo ultimo con Gabriele Albertini) l’epico viaggio finisce con il pelide D’Alessio: il cantautore dice di rinunciare al concerto di chiusura perché “minacciato” da sinistre forze di sinistra e da leghiste forze della lega. Salvini in contrappunto parla di “criminalità organizzata” e tutto finisce con un disegno complottistico degno di un poema epico. Sperando che finisca anche con il ritorno a casa della protagonista. Noi umani invece ci vediamo questa sera in piazza Duomo per E’vento. E chiudere insieme.

Rottamatori in erba

Anche i ragazzini delle medie irridono la Moratti. La sindaca uscente visita una scolaresca per raccontare che in caso di vittoria Pisapia ruberà le lavagne per consegnarle ad Al Qaeda e si prende i cori entusiasti dei presenti. Tutti per Pisapia. Nel video (che trovate qui) ci dicono che il lieto evento si è svolto all’Arena di Sucate. Naturalmente.

E li chiamano zingaropoli

Al De Amicis sfilano stasera in sobrietà, cifra tradizionale della vecchia borghesia meneghina, giuristi come Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale, banchieri come Alessandro Profumo e Piero Schlesinger, economisti come Pippo Ranci, Fabrizio Onida, Marco Vitale e Mario Artali. E poi l’ex presidente della Consob Salvatore Bragantini con Rosellina Archinto, l’avvocato Cesare Degli Occhi con il collezionista d’arte Giuseppe Berger, il notaio Giuseppe Fossati con il filosofo Fulvio Papi, il designer Fulvio Ronchi con la pubblicitaria Annamaria Testa. Una folta pattuglia socialista e un pezzo del Nuovo Polo, rappresentato, tra gli altri, da Bruno Tabacci. I pericolosi uomini di Al Qaeda che vogliono una nuova Milano.

Strafare per farsi male

In una campagna elettorale come questi ultimi giorni a Milano non è difficile lasciare la sindaca uscente Letizia Moratti bollire nella povertà di proposta e nell’ostinata affezione alle bugie. Basta raccontare un programma che propone soluzione senza promettere rivoluzioni e coltivando la fiducia che sta crescendo in città. Soprattutto senza scadere nel “lassinismo” che vorrebbe obbligare tutti i candidati ad esibirsi per forza. In poche parole non attuare strategie suicide (come troppo spesso la sinistra è stata brava a fare) come questa.

Pisapia e la religione elettorale

Nella prima lettera di Giovanni 2:18 si legge: Figlioli, questa è l’ultima ora. Come avete udito che deve venire l’anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l’ultima ora.

Finora non ho mai pensato di trovarmi proprio nel mezzo dell’ultima ora. Per fortuna l’articolo di Rodolfo Casadei apparso su Tempi mi ha indicato la verità.

Mi scuso con tutti per non essermi accorto sin dall’inizio di sostenere l’anticristo come futuro sindaco di Milano. Mi dispiace ma, come si sa, i leoni travestiti da agnelli sono difficili da identificare.

Eppure nell’articolo di Casadei c’è qualcosa di poco chiaro.

Innanzitutto il giornalista confonde il peccato, parola, atto o desiderio contrario alla legge divina, con il reato che, invece, è contrario alla legge penale. Ricordo che il Presidente Silvio Berlusconi è sottoposto a procedimento penale perché accusato di aver commesso un reato e non perché si è perduto nel bosco come una pecorella smarrita. Il tentativo maldestro di spostare l’attenzione su un vizio privato e, quindi, non passibile di giudizio pubblico e di rimproverare i magistrati di essere semplicemente degli spioni è vergognoso. Don Virginio Colmegna, direttore della Caritas diocesana, indicando “il modo di propagandare stili di vita che irridono alla morale” con giustezza di buon pastore individua i comportamenti di un Presidente del Consiglio che non rientrano non solo nella morale cristiana ma neppure in quella laica. Agire nell’ombra della notte, poi, non è un’attenuante ma è ipocrisia, ossia un’aggravante morale.

L’attacco di Casadei a Don Colmegna, accusato di sostenere l’anticristo Pisapia, non termina con l’assurda difesa di Berlusconi, ma continua con un esame ridicolo sulla Lega Nord che, in fondo, non può “infettare” tutta la coalizione con il suo comportamento. Non commento e mi complimento per la raffinata valutazione politica che denota un’acuta capacità di analisi.

Ma arriviamo alla parte più interessante dell’articolo scritto da Casadei. Le accuse all’immorale Pisapia, secondo le quali il cattolico Don Colmegna non avrebbe dovuto sostenerlo contro Letizia Moratti, sono le seguenti: è favorevole alla legalizzazione degli spinelli, all’istituzione delle camere del buco per permettere agli eroinomani di autodistruggersi in santa pace, all’istituzione del registro comunale delle coppie di fatto, ai pacs, alla fecondazione assistita omologa ed eterologa, alla selezione eugenetica degli embrioni, all’eutanasia, all’aborto legalizzato e alla costruzione di moschee che, in un contesto come quello milanese, verrebbero egemonizzate dall’Ucoii, cioè dalla filiale italiana dei Fratelli Musulmani (i fondamentalisti che per primi hanno teorizzato lo Stato islamico retto esclusivamente dalla sharia).

La legalizzazione delle droghe leggere, la fecondazione assistita, la selezione eugenetica, l’eutanasia e l’aborto non sono certo di competenza comunale. Come si può tentare la delegittimazione di Pisapia parlando di materie che rientrano nella legislazione nazionale? Per il momento ricordo solo che, fortunatamente, l’interruzione di gravidanza è già regolarizzata da una legge nazionale ovvero dalla 194 del 1978 e che brandire ogni volta la spada della cristianità colpendo una normativa che esiste da 33 anni è grottesco.

Sulle altre pseudo accuse a Pisapia vi confesso di non aver trovato traccia nel programma della coalizione. Forse sono disattento, forse non conosco bene il lupo travestito da agnello che è il nostro candidato sindaco, ma mi sembra che prima di indicare gli altri come contrari alla morale cristiana bisognerebbe per prima cosa attenersi ad un principio evangelico fondamentale: la verità.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/pisapia-e-la-religione-elettorale/113139/

Incattiviti e disperati

C’è una forza fenomenale, e una grande dimostrazione di sicurezza, nella nonviolenza. Pisapia ha costruito il proprio successo sulla calma e sul sorriso. Uno stile di vita e di lotta politica che ha fatto presa su molti elettori moderati e di centrodestra. Spero che nessuno vorrà incrinare questo modello proprio alla vigilia del voto decisivo, accettando un terreno di scontro che è l’ultima speranza del centrodestra incattivito, disperato e bugiardo. Tutto il resto di Fabrizio Ravelli qui.

Ballottaggio Milano. Cavalli: “L’accattonaggio politico e la compravendita dei voti”

COMUNICATO STAMPA
In seguito alle ultime dichiarazioni del centro destra, il consigliere regionale, Giulio Cavalli afferma: “Dispiace vedere esponenti di governo e di Regione Lombardia prestarsi a questi ultimi giorni di campagna elettorale costruiti su un procurato allarme costante che tocca o i rom o le moschee o la liberalizzazione delle droghe o fantomatiche invasioni unniche”.
“Vedere il Presidente del Consiglio regionale Davide Boni – continua Cavalli –  non prendere le distanze dai deliri del suo compagno di partito Borghezio che dichiara “che i fondamentalisti islamici, in primis Al Quaeda e lo stesso Al Zawahiri, sarebbero felicissimi se a Milano la Lega dovesse perdere e Pisapia diventasse sindaco”, dà perfettamente la temperatura di come la Moratti sia l’inutile fermacarte di accordi di potere che non possono permettersi di non riuscire a mantenere gli impegni. Dispiace altresì notare come i leghisti, da sempre in prima linea contro gli accattoni milanesi, si dimostrino, insieme al loro capocomico Berlusconi, i nuovi inventori dell’accattonaggio politico fatto da sconti sulle multe prese o qualche posto da usciere in un palazzo, qui a Milano, che c’entri una cosa qualsiasi con un ministero”.

“Moratti e De Corato ci spieghino – aggiunge il consigliere regionale – che differenza c’è tra rastrellare voti scontando 50 euro di multa nella città dell’Ecopass e offrire 50 euro per un voto fotografato con il telefonino giù a Scampia”.

“Continuando di questo passo – conclude Cavalli – basterà dare il microfono in prima serata ad un esponente del governo perché si facciano del male da soli”.

 

Pisapia e i furti d’auto

E’ una cosa da non crederci. La vicenda di Pisapia e i suoi presunti furti d’auto ha trasformato Letizia Moratti e la sua banda di rancorosi in un brutto fumetto. In giro per Milano ho sentito discussioni al bar sul modello dell’auto. I più coraggiosi dicevano di avere saputo che si trattasse di un furgoncino. Ma se  succede che Giuliano sventi un furto d’auto negli ultimi giorni di campagna elettorale, allora anche il drammaturgo ha deciso di infierire su Letizia…

La forma del voto

Ho voluto aspettare un paio di giorni poi ho pensato che sono due giorni persi per il ballottaggio di Luigi a Napoli e Giuliano a Milano: il voto potrà avere forma compiuta dopo i ballottaggi che ci diranno chiaramente alcune cose.

Innanzitutto si è inceppata la Lega (lo analizza bene Pippo qui) e questo costringerà le camicie verdi a cominciare a parlare d’altro che non siano rom o federalismo. Che il calo avvenga poi proprio nel momento in cui il sogno del “federalismo” viene dato in piena fase di realizzazione rende il tutto ancora più complicato. Ieri un rappresentante leghista mi diceva “la Moratti deve ammettere di avere sbagliato”, sono anni che la Lega non usa (e non aveva bisogno di usare) il “noi” sul tema delle responsabilità, ora devono imparare a farlo con urgenza. E addossare tutte le colpe al PDL regge poco: i due candidati sindaci espressi da Bossi & co. (a Bologna e a Torino) non hanno superato il 30%. E lì non c’era di mezzo nessuno, solo dirigenti espressi dal partito, tutti indigeni padani.

Milano e Napoli sono due venti magici. Giuliano ha cementato una coalizione che si è ritrovata unita (l’unità della sinistra, questo miraggio evocato da secoli…) e ha accompagnato un candidato che non è mai caduto nella trappola di etichettare e circoscrivere la campagna elettorale. Giuliano non si è fatto rinchiudere nell’antiberlusconismo, nella destra contro la sinistra o nella faida tra i vari sponsor nazionali (come avrebbe voluto Berlusconi): Giuliano è un elegante aggregatore. Nel suo comitato elettorale il giorno dei risultati si è rivista insieme gente in eterna lotta fratricida rinfrancata dal comune obbiettivo. O dall’obbiettivo comune. Uno stare insieme che non ha avuto bisogno di forzature o algebriche mediazioni: stare insieme per fare un’altra città. Ora i berluscones ricominceranno con il fango ma questo voto dice già che c’è un rinnovato disgusto per la delazione e le bugie. E Pisapia ha proposte e sue verità buone (e umili) da trasformare in progetti.

A Napoli Luigi ha scassato. E’ partito con le spalle al muro (messo lì dai nemici e dai presunti amici) e ha incassato cifre impensabili. 11 punti di voto disgiunto sono un risultato incredibile: 50 mila napoletani hanno votato Luigi sindaco pur votando altre liste. E’ l’argine che si rompe. Bello, soprattutto per chi vedeva in Napoli l’occasione buona per recintarlo. E il metodo gli permette già di raccontare un’altra storia, “ho già detto che 12 assessori sono sufficienti, e che io vorrò al mio fianco solo persone oneste, credibili e coraggiose. Noi non abbiamo partiti da accontentare o persone da sistemare nelle partecipate” è la frase che sta nel vento che deve diventare presto nazionale.

Il terzo Polo intanto decide di non decidere (sai che novità) e continua nel suo mercimonio al miglior offerente. Vorrebbe essere l’ago della bilancia ma l’importanza continuiamo a dargliela noi ostinandoci ad inseguirli (ma non troppo).

Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto risultati importanti. Ha ragione Dino Amenduni su IlFattoQuotidiano, continuare a etichettare il Movimento5Stelle come “antipolitica” e trattare una forza politica così rilevante in tante città (e anche nelle province, dato che richiederebbe un’analisi a parte) come se i loro elettori fossero alieni o barbari, inizia a diventare un esercizio di arroganza e supponenza che non fa altro che alimentare il serbatoio di idee dei grillini. Parliamo di liste che a Bologna hanno preso il doppio dei bolognesi Fini e Casini ma senza avere lo stesso spazio televisivo, lo stesso budget e la stessa popolarità. Il Movimento sarà in tanti consigli comunali in Italia e da lì proverà a cambiare la politica dal di dentro. E  lo faranno anche giovanissimi, non costretti a pregare qualche dirigente per farsi mettere in lista dopo anni di servizievole gavetta. Sarà il caso di ascoltare le istanze di questa forza, studiare i loro metodi, prendere il meglio di quelle energie e, soprattutto, non considerarli nemici. Non sono anti-politica, tutt’altro: sono anti-sistema, come tantissimi italiani.

IDV ha perso voti. Il primo passo è riconoscerlo, per favore. E provare a ripartire con slancio senza rabboccamenti matematici per non doverlo dire. Il vento che sta abbattendo il berlusconismo sul Paese chiede onestà intellettuale. Poi si pensa (insieme) come ripartire. E su questo avremo modo di parlare. Adesso c’è da pensare al ballottaggio.