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mafia

CORRIERE ROMAGNA intervista Giulio Cavalli

PREMIO ILARIA ALPI
«Ridere di mafia, ribellione incontrollabile»
Intervista all’attore Giulio Cavalli ospite oggi a Riccione con un monologo

RICCIONE. Ospite oggi al Premio Ilaria Alpi, l’attore Giulio Cavalli. Lo abbiamo intervistato.
Partiamo da un’anticipazione: il monologo di oggi sarà tratto da una delle sue opere teatrali?«Sì, eseguirò un brano estratto da Nomi cognomi e infami»La mafia al nord: com’è la situazione in Romagna, vista dall’esterno?«Le inchieste giudiziarie hanno rivelato che al nord il fenomeno mafioso ha raggiunto dimensioni notevoli: anche l’Emilia-Romagna è diventata approdo per gli affari della criminalità organizzata. Gli interessi nelle diverse regioni del nord sono gli stessi e l’Emilia-Romagna ha il dovere morale e culturale di combattere questo fenomeno. Le attività antimafia in regione sono molte e partecipate, soprattutto a livello di associazionismo»Chi deve innescare il cambio di mentalità necessario a sconfiggere le mafie? La politica con l’esempio o la società civile con la protesta?«La politica è riuscita a cambiare le cose solo quando è stata sostenuta dai cittadini. La chiave è la spinta di una cittadinanza attiva in cui ognuno partecipa con il suo ruolo. La parola è un’arma che funziona contro la mafia, ma sono altrettanto importanti l’educazione dei propri figli, un’istruzione responsabile nelle scuole, le scelte di ognuno sul posto di lavoro. Non c’è bisogno di prime linee o eroi, di icone dell’antimafia, ma dell’impegno ordinario di tutti».Una politica lontana da infiltrazioni mafiose è possibile? Cosa manca alla politica per liberarsi da questo giogo?«Quando i cittadini riterranno che essere ferrei su questi temi all’interno dei partiti non sia una possibilità, ma un punto fermo su cui costruire la propria credibilità, allora potranno esistere partiti per i quali l’antimafia non sia solo un argomento a cui dedicarsi, ma un comandamento da cui partire».Sente la vicinanza delle istituzioni nella sua vita sotto scorta? E quella dei cittadini?«Per parlare di legalità è sempre necessario coinvolgere le istituzioni. E poi quelli che facevano il mio lavoro di denuncia dei poteri 500 anni fa, cioè i giullari, venivano decapitati, quindi qualche passo avanti in fatto di civiltà e sicurezza sicuramente è stato fatto. I cittadini sono quelli che sento più vicini perché, a differenza della politica, non hanno nulla da guadagnarci, anzi devono pure pagare il prezzo del biglietto».Lei ha detto di sentirsi vicino a Paolo Rossi e Dario Fo, ma la sua frase «Ridere di mafia è una ribellione incontrollabile» fa pensare più a Peppino Impastato. La sua figura è state tra le sue fonti d’ispirazione?«Io mi ritengo molto fortunato, perché ho potuto lavorare con Paolo Rossi, Dario Fo e Giovanni Impastato, fratello di Peppino, e porto con me qualcosa di tutti tre. Peppino Impastato è riuscito non solo a fare un lavoro serissimo, chirurgico, di applicazione della risata alla lotta contro le mafie, ma anche a raccontare come la denuncia antimafia fatta con il sorriso possa diventare una forza sociale. E in questo siamo vicini»Il giornalismo italiano d’inchiesta fa abbastanza per combattere la criminalità organizzata e la cultura di stampo mafioso?«Tra i giornalisti italiani impegnati in questa battaglia, forse è proprio Ilaria Alpi l’esempio più alto. Il giornalismo deve accendere l’appetito per la curiosità, che come diceva Joseph Pulitzer è la garanzia più importante per gli ingranaggi della democrazia. È sul funzionamento degli ingranaggi che c’è ancora da fare».

 

Palla fuori campo: il crocifisso

Pensare che di cose da fare ce ne sarebbero a migliaia: una riforma dei parchi su cui l’opposizione (e un pezzo nascosto della maggioranza) sta dando battaglia, una legge sulla gestione dell’acqua da riscrivere (per fortuna) dopo i sì del referendum, scrivere il regolamento per la legge-antimafia strombazzata e non ancora partita, rivedere i drg sanitari. Invece in Lombardia si discute di crocifisso e icone religiose. È il vecchio trucco della partitella all’oratorio: se temi la partita, butti la palla fuori dal campo e interrompi il gioco.

Mauro Rostagno. Oggi.

Ma certo è curioso che ad appena sette mesi da quella deposizione, di fronte al cadavere di Rostagno, allo stesso carabiniere Cannas e ai suoi superiori non sia venuto in mente di approfondire anche le relazioni tra mafia e massoneria di cui il giornalista s’era interessato. Né se ne trova traccia nei successivi rapporti ai giudici. I carabinieri preferirono concentrarsi sulle «irregolarità» all’interno della comunità, poi sui tossicodipendenti allontanati da Saman, tralasciando l’ipotesi mafiosa… Seguire gli sviluppi del processo Rostagno è un vaccino.

Dove sono questa settimana

La “settimana del quorum”:

domani martedì 14 a Cesate, ore 21 (Biblioteca in via Piave) per parlare di mafie e partecipazione

mercoledì 15 (ci tengo) h21.30 Giulio Cavalli (cioè io) e Massimo Bubola in “Si sono presi il nostro cuore” Carroponte via Granelli 1 Sesto San Giovanni (MI)

giovedì 16 al PREMIO ILARIA ALPI Villa Mussolini, Palacongressi Via Milano 31 Riccione (RN) 18.00Silenzio, c’è la mafia al nord! con me c’è Gianluigi Nuzzi, giornalista di Libero e scrittore, Mario Portanova, giornalista e collaboratore de L’Espresso, Piergiorgio Morosini, magistrato presso il Tribunale di Palermo e segretario di Magistratura Democratica, Marco Nebiolo, redattore di Narcomafie. Modera Antonella Mascali, giornalista de Il Fatto Quotidiano

domenica 19 a Milano per la FESTA DI NAZIONE INDIANA, ore 18 “Sapessi com’è strano, la ‘ndrangheta a Milano” Con Eleonora Bianchini, Giuseppe Catozzella, Giulio Cavalli, Marco Rovelli, Evelina Santangelo, Gianni Biondillo
“La Mafia non appartiene alla tradizione di questa città” ha detto una volta l’ormai ex-sindaco Letizia Moratti. Subito dopo, degna del proverbiale struzzo, ha ricacciato la testa sotto la sabbia. La stessa dei cantieri edili e dei movimenti terra gestiti da decenni dalle cosche della ‘Ndrangheta, che a Milano da sempre vivono un legame a doppio filo con l’affarismo e la politica. E la Lega che fa, finge di non sapere? È ora che Milano apra gli occhi, e che impari da chi, come a Palermo, fa dell’antimafia una autentica battaglia di civiltà.
circolo Arci BellezzaVia Giovanni Bellezza 16 Milano

     

    Libera in festa

    Una agorà della corresponsabilità, della legalità democratica, della sostenibilità e dell’impegno antimafia. Libera in festa: sei giorni di incontri, dibattiti, concerti, teatro, spazi per bambini, prodotti coltivati sui terreni confiscati alle mafie, stand dell’ associazionismo e del volontariato per un’Italia liberata dalle mafie. Un’agorà aperta a tutti per raccontare un paese che quotidianamente combatte e si impegna nella lotta alle mafie e alla corruzione. Insieme per essere protagonisti e costruire una storia diversa e migliore in un’atmosfera anche di svago e di divertimento. La corruzione, la presenza sempre più invasiva della criminalità organizzata nell’economia del nostro Paese e dell’Unione Europea, il diffondersi delle metastasi dell’ecomafia, il narcotraffico, sono quanto mai all’ordine del giorno. Insieme ne parleremo, ne discuteremo e non ci tireremo indietro nel combattere e denunciare i rischi per il nostro paese. E lo faremo a Firenze, non dimenticando il positivo che ci circonda, coniugando la rigorosa denuncia con la seria proposta. Racconteremo i tanti traguardi ottenuti, valorizzando i saperi e i sapori del Belpaese insieme ai tanti amici nuovi e di lunga data, che accompagnano Libera in questo viaggio. Per sei giorni, nello splendido scenario di Firenze, tra il Palazzo dei Congressi e la Fortezza da Basso, vogliamo riflettere e costruire un altro pezzo di strada del lungo cammino contro tutte le mafie, toccando con mano i comportamenti virtuosi, le buone pratiche, la politica e l’etica.

    Tutte le mattine: a Scandicci il Raduno dei giovani di Libera; al Palazzo dei Congressi riunioni
    operative dei settori di Libera

    Dalle 14 alle 18, presso il Palazzo dei Congressi, per i referenti di Libera, due moduli formativi e di approfondimento. Il 22 e il 23 luglio sul tema ” mafie e antimafie nell’Italia unita” e il 25 e il 26 di luglio su “Donne di mafia, donne contro le mafie”.

    Dalle 18,30 ci trasferiremo a Fortezza da Basso, per un ricco calendario di eventi e iniziative. Presentazioni di libri, proiezioni, dibattiti, spettacoli teatrali e concerti.

    Saranno con noi, tra gli altri,
    Gian Carlo Caselli,
    Nando Dalla Chiesa,
    Elisabetta Caponetto,
    Ettore Scola,
    Federica Sciarelli,
    Maurizio Torrealta,
    Gildo Claps,
    Alberto Vannucci,
    Giulio Cavalli,
    Cisco,
    Tiziana di Masi,
    Marina Senesi,
    gli Ncuranati,
    i Modena City Ramblers,
    gli A67,
    Lucariello,
    Alfonso de Pietro,
    il Parto delle Nuvole Pesanti,
    i Gnu Quartet
    Nicolo’ Fabi
    … e tanti altri!

    Tanti ingredienti, tante idee, per rendere più concreto e più partecipato quel “noi” che è il vero soggetto di ogni cambiamento. E allora non sono ammessi impegni a metà: le parole devono saldarsi ai fatti, le intenzioni non possono restare sulla carta. Vi aspettiamo a Firenze, per
    contribuire ad un futuro ma innanzitutto ad un presente migliore per tutti.

    Libera in Festa
    21-26 luglio Fortezza dal Basso – Firenze.
    Apertura ore 18,30 ingresso libero

     

    ‘Ndrangheta in casa

    Tutte le volte che mi è capitato (tante) di raccontare come gli uomini di ‘ndrangheta bussassero alla porta di tutti i partiti (il boss bollatese Mandalari diceva destra o sinistra non ce ne frega un cazzo, l’importante è che ci fanno lavorare) alcuni iscritti (ed eletti o peggio nominati) di IDV storcevano il naso. Perché non si dice, mi dicevano. Si rischia di confondere. Eppure il gioco di raccontare le mafie solo a destra non sta in piedi da sempre (leggetevi le carte della Liguria, del Piemonte, dell’Emilia e di qualche nome  a sinistra qui in Lombardia) ed è intellettualmente disonesto. E mi ricordo molto bene il fango che mi ha schizzato quando in campagna elettorale mi è capitato di rifiutare con sconcerto la vicenda della candidata IDV Cinzia Damonte che partecipava ad una cena organizzata dal boss Orlando Garcea. In quell’occasione scrissi: ‘ogni cena elettorale con l’odore marcio di mafie è l’occasione doverosa per prendere una posizione. Un’occasione d’oro per dichiarare da che parte stare. Che sia una candidatura di destra o di sinistra. La superficialità e la disattenzione verso le mafie sono il vero concime della criminalità organizzata; un’indifferenza che si paga’. Così come ho appoggiato la richiesta di chiarezza nel comune di Vallelunga sollevata da Sonia Alfano su Il Fatto Quotidiano.

    Qui non si tratta ora di decidere (sulla base dei primi elementi a disposizione) se e quanto sia colpevole l’onorevole Porcino e l’Assessore all’Istruzione del Comune di Alpignano Tromby Carmelo negli atti dell’operazione antimafia Minotauro e negli incontri con il boss di Rivoli Salvatore Demasi o nelle annotazioni di altri politici del Partito Democratico come scritto nell’annotazione del Reparto Operativo del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Torino del 5.4.2011: la differenza sta tutta nella reazione politica (e nell’intransigenza) di fronte a queste notizie. Perché gli elettori (anche i nostri) si sono stancati di sentire la favola che se succede a sinistra è una leggerezza e se succede a destra è l’emersione di un sistema e perché non fa bene all’antimafia strepitare per le ombre degli altri se non corriamo a dissipare le nostre (perché non posso che augurarmi che queste ombre siano presto dissipabili).

    Pio La Torre ci ha lasciato in eredità il dovere politico di denunciare la propria mafia e non solo quella degli altri, Rita Atria scriveva prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combarrete la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi.

    La maxi operazione piemontese è un’occasione politica unica per dimostrarsi meno credenti e più credibili. Perché non siamo tutti uguali e non possiamo nemmeno pretendere (alla soglia di un referendum sul tema) di essere più uguali degli altri. E perché un luogo è abitabile finché resta potabile.

    Nord buongiorno!

    ‘Ndrangheta, maxi operazione in Piemonte: 142 arresti. Nelle carte anche i nomi di politici

    Si è appena conclusa una lunga notte per la ‘ndrangheta in Piemonte. Una notte che ha fatto emergere, anche in questa regione, contatti tra le cosche e la politica. Non era ancora mattina quando nomi noti e astri nascenti della criminalità organizzata calabrese sono finiti uno alla volta nella rete di più di mille agenti. L’operazione “Minotauro” – che ha impegnato più di mille carabinieri – ha portato a 142 arresti, disposti dal gip Silvia Salvadori tra Torino, Milano, Modena e Reggio, tra le circa 150 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse. Centottantadue indagati, per un’inchiesta resa possibile anche grazie alle dichiarazioni rese negli ultimi anni da due collaboratori di giustizia, Rocco Varacalli e Rocco Marando. Circa 70 milioni di euro il valore dei beni sequestrati, 20mila in contanti solo a Modena. Tra questi anche dieci società, circa 127 tra ville e appartamenti, più di 200 conti correnti, diverse cassette di sicurezza, appezzamenti di terreni edificabili e automezzi per il trasporto merci. Con il maxi blitz di questa notte la Procura di Torino, che ha coordinato le indagini del Reparto investigativo Carabinieri di Torino e delle Compagnie di Ivrea e Venaria, ha colpito e decapitato i clan calabresi attivi all’ombra della Mole, “un’organizzazione imponente con centinaia di affiliati – scrivono i pm – tenacemente e capillarmente radicata nel territorio”. Con diramazione anche in altre parti d’Italia, come a Modena, dove sono stare arrestate cinque persone: tra cui anche un cittadino albanese e due marocchini, residenti a Carpi, Savignano sul Panaro e Vignola. Ma ad essere citati nelle carte, anche se non indagati, sono pezzi grossi della politica piemontese: sette nomi di amministratori locali, tra cui due assessori regionali, Porchietto e Ferrero. 

    DROGA, GIOCO, ESTORSIONI – Gli inquirenti rilevano che in Piemonte la ‘ndrangheta si dedica a diverse attività illecite tra cui traffico di stupefacenti, estorsioni e gioco d’azzardo. L’organizzazione è profondamente infiltrata in alcuni settori dell’economia come l’edilizia e gode di un efficace ed efficiente controllo del territorio. È in particolare nella zona a nord di Torino, lungo l’asse che dalla cittadina di Borgaro (To) giunge fino a Cuorgné (To), che la mala è palpabile già nell’aria. Il canavese e il cuorgnese, residenze storiche di famiglie della ‘ndrangheta, si confermano con questa indagine province della calabria peggiore. Sul territorio piemontese risultano presenti almeno nove “locali”, ognuno con circa 50 affiliati. Nell’ordine: il locale di Natile di Careri a Torino, Courgné, Volpiano, Rivoli (chiuso), San Giusto Canavese, Siderno a Torino, Chivasso, Moncalieri, Nichelino. A questi si aggiunge il “Crimine”, gruppo deputato alle azioni violente, e la cosidetta “bastarda”, articolazione distaccata a Salassa (To) e non autorizzata.

    IL LIVELLO POLITICO – Ogni locale ha un “referente” in Calabria e l’intero hinterland torinese farebbe riferimento a Giuseppe Catalano, indicato come “responsabile provinciale”. Boss e sodali ramificano i loro affari in un clima di omertà. Anche in Piemonte, come in Lombardia, le denunce “sono pochissime e ancor meno sono le denunce spontanee”, mentre la capacità di intervento degli ‘ndranghetisti è riconosciuta da “parte della popolazione” che si rivolge a loro per chiedere “piccoli favori, intermediazioni, suggerimenti” e risolvere problemi imminenti. Ma se da una parte fa paura, dall’altra la ‘ndrangheta in Piemonte intrattiene rapporti con la politica locale anche ai più alti livelli. È il solito do ut des: la ‘ndrangheta mette sul piatto i voti e ne riceve in cambio promesse e favori. I candidati entrano in contatto con i membri della consorteria nei periodi immediatamente precedenti alle consultazioni elettorali per richiederne l’intervento, consapevoli – scrivono i pm – “dell’influenza che gli affiliati sono in grado di svolgere.. nella ‘rete dei calabresi’”.

    Sono almeno sette i nomi di esponenti politici locali che, pur non figurando nell’elenco degli indagati, vengono infatti riportati nell’inchiesta. Tra questi, particolarmente rumoroso quello diClaudia Porchietto, assessore al Lavoro (in quota Pdl ) della giunta regionale di Cota. L’assessore regionale Porchietto (Pdl) è stata fotografata in via Vegli a Torino, nei pressi del Bar Italia di Giuseppe Catalano, nel periodo immediatamente precedente le elezioni provinciali del giugno 2009, mentre era candidata alla poltrona di Presidente della provincia. Nel bar, in altre occasioni utilizzato dalla ‘ndrangheta per le sue riunioni e di proprietà di Giuseppe Catalano (responsabile provinciale per Torino) Claudia Porchietto incontra, oltre al proprietario, anche Franco D’Onofrio, indicato come padrino del “Crimine” di Torino.

    L’altro nome è quello di Caterina Ferrero, assessore alla Sanità della giunta Cota, sempre in quota Pdl, che solo qualche giorno fa ha rimesso le delege perché raggiunta da un avviso di garanzia per turbativa d’asta. Il nome della Ferrero emerge in due punti dell’inchiesta. Il primo fa riferimento ad un episodio relativo alle elezioni Regionali del 2005, in occasione delle quali l’architetto Vittorio Bartesaghi, indagato per concorso in tentata estorsione, si sarebbe fatto promotore della elezione della Ferrero in consiglio regionale presso Adolfo Crea (pluripregiudicato e indicato come responsabile del “Crimine” di Torino) promettendogli cospicui guadagni su lavori pubblici. Il secondo punto interpella l’assessore per la sua prossimità con Nevio Coral, imprenditore e politico di lungo corso a Leinì e nel canavese, suocero e supporter elettorale della Ferrero in Regione, accusato nell’inchiesta di concorso esterno in associazione mafiosa. Le carte riportano inoltre i nomi, non oggetto di indagine, di Paolo Mascheroni, sindaco di Castellamonte, che sarebbe stato eletto anche grazie al sostegno del sodalizio criminale; di Antonio Mungo, candidato al consiglio comunale di Borgaro (To) durante le consultazioni del 2009 e sostenuto secondo l’indagine da Benvenuto Praticò, indicato come appartenente al “Crimine”; e infineFabrizio Bertot, candidato nel 2009 al Parlamento europeo e attualmente sindaco di Rivarolo Canavese, che avrebbe partecipato ad un incontro al Bar Veglia di Giuseppe Catalano con alcuni calabresi, indicati dagli inquirenti come esponenti della ‘ndrangheta, al fine di raccoglierne i consensi elettorali.

    Una sola cosa cruccia i membri delle famiglie di ‘ndrangheta in Piemonte, che per il resto godono di buoni affari, buoni interlocutori e sono saldamente insediati sul territorio. L’assenza in questa regione di una “camera di controllo” tra “locali” come esiste in Lombardia e Liguria. Un coordinamento che eviterebbe gli attriti tra famiglie, creando maggiore sinergia tra i gruppi e conferendo loro maggiore autonomia rispetto alla Calabria. Gli affiliati ne parlano spesso, intercettati, e ne discutono anche i boss Giuseppe Catalano e Giuseppe Comisso. Catalano: “.. perché a Torino non gli spetta?.. che ce l’hanno la Lombardia e la Liguria, giusto? Siamo nove locali..”, risponde Comisso: “.. è una cosa che si deve fare”. Al luglio 2009, data a cui risalgono le ultime intercettazioni in cui viene affrontato l’argomento testimoniano che in quella data la “camera” non esiste ancora.

    di Elena Ciccarello http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/ndrangheta-maxi-operazione-in-piemonte-142-arresti-nelle-carte-anche-i-nomi-di-politici/116667/

     

    ‘NDRANGHETA: OPERAZIONE MINOTAURO, OTTO ARRESTI IN CALABRIA

    (ANSA) – REGGIO CALABRIA, 8 GIU – Sono otto le persone
    arrestate dai carabinieri in provincia di Reggio Calabria
    nell’ambito dell’operazione ‘Minotauro’, coordinata dalla Dda di
    Torino.
    Le persone arrestate sono Giuseppe e Pasquale Barbaro, di 49
    e 60 anni, entrambi di Plati’; Vito Marco Candido (30), di
    Stilo; Francesco Giorgio (63), di Gioiosa Jonica; Giuseppe Iaria
    (47) di Condofuri; Vito e Rocco Polifroni, di 40 e 69 anni, di
    Plati’, ed Antonino Zampaglione (63) di Montebello Ionico.
    Agli otto si aggiungono poi Natale e Rocco Trimboli, gia’
    latitanti da diverso tempo, ed una undicesima persona che si e’
    resa irreperibile ed e’ attualmente ricercata.
    Gli arrestati sono tutti, dunque, operanti nella locride. Nel
    corso dell’operazione i carabinieri hanno compiuto anche due
    perquisizioni in abitazioni di esponenti delle cosche che
    risiedono nella zona e nell’area di Scilla, attigua invece al
    capoluogo.(ANSA).
    City | News – Ndrangheta, 142 arresti da Torino a Reggio Calabria – City
    Ndrangheta, 142 arresti
    da Torino a Reggio Calabria
    Maxi operazione in tutta Italia partita dal capoluogo piemontese. Ecco le
    accuse: associazione di tipo mafioso, traffico di droga, porto e detenzione
    illegale di armi. Grasso: ‘Al nord la ?ndrangheta è sempre più avvolgente’
    Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere spiccata dal gip di Torino per
    142 affiliati alla `ndrangheta è in corso in queste ore da parte dei
    carabinieri del capoluogo piemontese nelle province di Torino, Milano, Modena e
    Reggio Calabria, dove sono in corso anche numerose perquisizioni. E ancora,
    sequestri di beni per 70 milioni di euro, riconducibili alla criminalità
    organizzata calabrese.
    L’operazione, denominata ‘Minotauro’, è coordinata dalla direzione distrettuale
    antimafia di Torino e vede impegnati circa 1.300 militari.
    Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di
    tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di
    armi, trasferimento fraudolento di valori, usura, estorsione ed altri reati.
    Gli arresti nel Modenese
    Sono cinque gli arresti eseguiti dai carabinieri del Comando provinciale di
    Modena. In manette Antonio Pagliuso, 47 anni, di Crotone e domiciliato a
    Vignola; Domenico Longobardi, 33 anni, di Castellammare di Stabia, residente a
    Modena; un albanese di 36 anni che vive a Carpi, Edmont Dedaj; due marocchini
    di 41 e 49 anni, Abdelaziz e Mohamed Asmoun, residenti a Savignano sul Panaro e
    Vignola.
    I carabinieri di Modena hanno eseguito altre perquisizioni nei confronti di
    affiliati all’organizzazione, che hanno portato al sequestro di oltre 20.000
    euro in contanti.
    I sequestri
    Reparti della Guardia di Finanza di Torino ed unità speciali dello S.C.I.C.O.
    di Roma – nell’ambito di una vasta operazione coordinata dalla Procura della
    Repubblica di Torino – stanno dando esecuzione anche ad una serie di sequestri
    di beni per 70 milioni di euro, riconducibili alla criminalità organizzata
    calabrese.
    Contestualmente, nell’ambito della medesima indagine – si apprende dalla
    Guardia di Finanza e dal Centro operativo di Torino della Direzione
    investigativa antimafia – l’Arma dei Carabinieri sta eseguendo misure cautelari
    in carcere nei confronti di 150 soggetti. Più di 100 i Finanzieri impegnati per
    sequestrare 127 tra ville, appartamenti, e terreni situati a Torino e
    provincia, in altre zone del Piemonte, Lombardia, Liguria e Calabria. Cautelate
    anche 10 aziende, più di 200 conti correnti e diverse cassette di sicurezza.
    ‘L’operazione, coordinata dalla D.D.A di Torino – si precisa in una nota della
    Dia – si inserisce in una più vasta attività di contrasto alle `ndrine
    contestualmente svolta dal personale dell’Arma dei Carabinieri di Torino e sarà
    oggetto nell’odierna mattinata di una conferenza stampa presieduta dal
    Procuratore Capo di Torino’.
    Le parole di Grasso
    Dopo la Lombardia, ecco che con l’operazione Minotauro in Piemonte si
    ricostruisce la mappa della struttura della `Ndrangheta e dei suoi beni per un
    valore di 10 milioni di euro: ‘La presenza al Nord sempre più avvolgente non fa
    perdere di vista, però, la direzione strategica che rimane sempre in Calabria’.
    Così il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha commentato
    l’operazione che sta portando all’arresto di oltre 100 persone in diverse parti
    d’Italia.
    Grasso ha voluto poi esprimere ‘complimenti per l’eccezionale operazione
    portata al successo, dopo anni di approfondite indagini, dai carabinieri di
    Torino e, sotto l’aspetto patrimoniale, dai centri operativi di Milano e Genova
    della Direzione Investigativa Antimafia, mirabilmente coordinati dai magistrati
    della Dda di Torino’.
    08 giugno
    TGCOM | Cronaca – ‘Ndrangheta, 150 arresti in quattro province. Da Torino duro colpo al crimine organizzato – Cronaca
    10:09 – Il gip di Torino ha spiccato un’ordinanza di custodia cautelare in
    carcere per 150 affiliati alla ‘ndrangheta. Ad eseguire gli arresti nelle
    province di Torino, Milano, Modena e Reggio Calabria, oltre a numerose
    perquisizioni, sono i carabinieri del capoluogo piemontese. L’operazione,
    denominata “Minotauro”, è stata coordinata dalla direzione distrettuale
    antimafia di Torino e ha visto impegnati circa 1.300 militari.
    Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di
    tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di
    armi, trasferimento fraudolento di valori, usura, estorsione ed altri reati.
    Nell’ambito della stessa operazione, la Guardia di Finanza ha sequestrato beni
    riconducibili a importanti esponenti della ‘ndrangheta per un valore
    complessivo che si aggira intorno ai 70 milioni di euro. Le Fiamme gialle hanno
    messo i sigilii a 127 abitazioni tra ville, appartamenti e numerosi terreni
    situati a Torino e provincia, in altre zone del Piemonte, Lombardia, Liguria e
    Calabria. Cautelate anche 10 aziende, più di 200 conti correnti e diverse
    cassette di sicurezza.
    Grasso: “‘Ndrangheta al Nord sempre più avvolgente”
    “Dopo la Lombardia, ecco che con l’operazione Minotauro in Piemonte si
    ricostruisce la mappa della struttura della ‘ndrangheta e dei suoi beni per un
    valore di 10 milioni di euro: la presenza al Nord sempre più avvolgente non fa
    perdere di vista, però, la direzione strategica che rimane sempre in
    Calabria”. Cosè il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha
    commentato l’operazione.
    ‘NDRANGHETA:OPERAZIONE MINOTAURO,CINQUE ARRESTI NEL MODENESE
    (V. ‘NDRANGHETA: 100 ARRESTI IN TUTTA ITALIA’ DELLE 6.35 CIRCA)
    (ANSA) – MODENA, 8 GIU – Sono cinque gli arresti eseguiti dai
    carabinieri del Comando provinciale di Modena nell’ambito dell’
    operazione ‘Minotauro’, coordinata dalla Dda di Torino, per
    concorso nel traffico di sostanze stupefacenti aggravata dall’
    uso del metodo mafioso.
    Sono stati catturati Antonio Pagliuso, 47 anni, di Crotone e
    domiciliato a Vignola; Domenico Longobardi, 33 anni, di
    Castellammare di Stabia, residente a Modena; un albanese di 36
    anni che vive a Carpi, Edmont Dedaj; due marocchini di 41 e 49
    anni, Abdelaziz e Mohamed Asmoun, residenti a Savignano sul
    Panaro e Vignola.
    I carabinieri di Modena hanno eseguito altre perquisizioni
    nei confronti di affiliati all’organizzazione, che hanno portato
    al sequestro di oltre 20.000 euro in contanti. (ANSA).
    08-GIU-11 09:44
    ansa | Cronaca – ‘Ndrangheta: 150 arresti al Nord – Cronaca
    ‘Ndrangheta: 150 arresti al Nord (ANSA) – ROMA 8 GIU – Sono circa 150 le
    ordinanze di custodia cautelare in carcere che le forze dell’ordine stanno
    eseguendo in diverse regioni del nord nell’ambito di una vasta operazione
    interforze, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, contro la
    ‘ndrangheta.In corso sequestri di beni per 70 mln tra ville, appartamenti, e
    terreni situati a Torino e provincia, in altre zone del Piemonte, Lombardia,
    Liguria e Calabria.
    Cautelate anche 10 aziende, piu’ di 200 conti correnti e diverse cassette di
    sicurezza.
    ‘NDRANGHETA: PIEMONTE,ARRESTATO SUOCERO EX ASSESSORE SANITA’
    (ANSA) – TORINO, 8 GIU – C’e’ anche Nevio Coral, gia’ sindaco
    di Leini’ (Torino) per 30 anni e suocero dell’assessore
    regionale alla Sanita’ (che ha rimesso le deleghe in seguito
    allo scandalo tangenti scoppiato di recente) Caterina Ferrero,
    tra gli arrestati di questa notte nel’ambito della
    maxi-inchiesta sulla ‘ndrangheta.
    Coral e’ stato portato nel carcere delle Vallette. La sua
    omonima azienda e’ stata sottoposta a provvedimento
    restrittivo.(ANSA).
    Torino, 8 giu. – (Adnkronos) – Tra i 150 arrestati in tutta Italia
    nell’operazione di carabinieri e Guardia di finanza contro la ‘ndrangheta,
    sarebbe stato arrestato anche Nevio Coral, ex sindaco di Leini’ e suocero
    dell’ex assessore alla Sanita’ della Regione Piemonte, Caterina Ferrero
    indagata nell’inchiesta sulla sanita’ piemontese. A quanto si apprende Coral si
    trova nel carcere delle Vallette di Torino e la sua azienda sarebbe stata
    colpita da un provvedimento restrittivo. Maggiori dettagli si avranno nella
    conferenza stampa convocata al comando provinciale dei carabinieri di Torino
    per le 12.30.

     

    L’antimafia smemorata del Comune di Lacchiarella

    A parte il fatto che si tratta di un’inchiesta vecchia di un anno – spiega – il Comune non ha ritenuto organizzare alcuna forma di dibattito pubblico semplicemente perchè anche noi abbiamo appreso la notizia in questi giorni. Non è uno scherzo: sono le parole dell’assessore ai Lavori Pubblici di Lacchiarella Gaetano Bargiggia che ammette di non avere mai saputo che il suo comune è citato nell’inchiesta Parco Sud. Dopo quelli che non sapevano con chi si facevano fotografare abbiamo quelli che non ne parlano e non ne fanno parlare perché è roba vecchia, saputa da poco e ormai è troppo tardi. Piccole desolazioni quotidiane. Grazie ad Agostino Cullati per l’informazione.

    Smemorato per Partito preso

    Angelino Alfano è il nuovo che avanza dall’altra parte, ora anche nel PDL si parla di primarie e democrazia dal basso. Il vento da Napoli a Milano deve avere seminato proprio una bella influenza. Ma Angelino Alfano è anche la stessa persona che ha baciato il capomafia di Palma di Montechiaro, sull’onda della continuità di partito, evidentemente. Ovviamente lui negava il matrimonio e il bacio fino a dichiarare poco dopo «Adesso ricordo, (…) ricordo di esserci stato, ma su invito dello sposo e non della sposa». Qualcuno dovrebbe dirci dov’è la novità.