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ndrangheta

La ‘ndrangheta condannata da Dio

“La ‘ndrangheta non è cultura calabrese. La ‘ndrangheta è ignoranza. La ‘ndrangheta è sottosviluppo. La ‘ndrangheta è sofferenza. La ‘ndrangheta è male, nel senso morale e cristiano del termine.” Le parole sono di don Tonino Vattiata. Prete ed esponente di Libera a Vibo Valentia. Loro gli hanno bruciato l’auto, lui ha risposto con l’arma della parola. A vederlo da qui hai vinto tu, don Tonino.

La montagna di merda che scivola in Facebook

La pagina si chiama ‘Ndrangheta. Gregorio Dominelli Muzzì ci scrive sopra che vorrebbe essere governato dalla ‘Ndrangheta sicuro di essere protetto e rispettato dalle altre Nazioni. Otto persone cliccano su mi piace. Giuseppe D’Agostino scrive il silenzio è il nostro forte,le nostre parole sono fatte di sguardi. Piace a sette persone. In tutto la pagina piace al momento a 349 persone. Mentre facebook e youtube cassano i video di qualche adolescente per la canzone di una major in sottofondo, mentre nelle scuole d’Italia tanti attivisti, associazioni, magistrati e volontari raccontano, studiano e mettono in guardia sul fenomeno, mentre più di qualcuno ci rimette la propria tranquillità e quella della propria famiglia in giro scodinzolano una manica di social imbecilli. E Brunetta si lamenta dei suoi diecimila meritatissimi insulti.

Ndrangheta ignorante

Mandalari: «I tre re magi per esempio che c’entrano?».  Panetta: «I tre re magi sono della ‘ndrangheta».  Mandalari: «Perché erano cattolici!». Panetta: «E non lo so». Mandalari: «Infatti per quello dico io, no, ma gli altri li avranno inventati così. Per la rima forse. Audino, conte Audino». Panetta: «Gaspare, Melchiorre e Baldassarre». La ‘ndrangheta ignorante tutta da leggere.

‘Ndrangheta in casa

Tutte le volte che mi è capitato (tante) di raccontare come gli uomini di ‘ndrangheta bussassero alla porta di tutti i partiti (il boss bollatese Mandalari diceva destra o sinistra non ce ne frega un cazzo, l’importante è che ci fanno lavorare) alcuni iscritti (ed eletti o peggio nominati) di IDV storcevano il naso. Perché non si dice, mi dicevano. Si rischia di confondere. Eppure il gioco di raccontare le mafie solo a destra non sta in piedi da sempre (leggetevi le carte della Liguria, del Piemonte, dell’Emilia e di qualche nome  a sinistra qui in Lombardia) ed è intellettualmente disonesto. E mi ricordo molto bene il fango che mi ha schizzato quando in campagna elettorale mi è capitato di rifiutare con sconcerto la vicenda della candidata IDV Cinzia Damonte che partecipava ad una cena organizzata dal boss Orlando Garcea. In quell’occasione scrissi: ‘ogni cena elettorale con l’odore marcio di mafie è l’occasione doverosa per prendere una posizione. Un’occasione d’oro per dichiarare da che parte stare. Che sia una candidatura di destra o di sinistra. La superficialità e la disattenzione verso le mafie sono il vero concime della criminalità organizzata; un’indifferenza che si paga’. Così come ho appoggiato la richiesta di chiarezza nel comune di Vallelunga sollevata da Sonia Alfano su Il Fatto Quotidiano.

Qui non si tratta ora di decidere (sulla base dei primi elementi a disposizione) se e quanto sia colpevole l’onorevole Porcino e l’Assessore all’Istruzione del Comune di Alpignano Tromby Carmelo negli atti dell’operazione antimafia Minotauro e negli incontri con il boss di Rivoli Salvatore Demasi o nelle annotazioni di altri politici del Partito Democratico come scritto nell’annotazione del Reparto Operativo del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Torino del 5.4.2011: la differenza sta tutta nella reazione politica (e nell’intransigenza) di fronte a queste notizie. Perché gli elettori (anche i nostri) si sono stancati di sentire la favola che se succede a sinistra è una leggerezza e se succede a destra è l’emersione di un sistema e perché non fa bene all’antimafia strepitare per le ombre degli altri se non corriamo a dissipare le nostre (perché non posso che augurarmi che queste ombre siano presto dissipabili).

Pio La Torre ci ha lasciato in eredità il dovere politico di denunciare la propria mafia e non solo quella degli altri, Rita Atria scriveva prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combarrete la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi.

La maxi operazione piemontese è un’occasione politica unica per dimostrarsi meno credenti e più credibili. Perché non siamo tutti uguali e non possiamo nemmeno pretendere (alla soglia di un referendum sul tema) di essere più uguali degli altri. E perché un luogo è abitabile finché resta potabile.

Le scorte fuori dai film: Pino Masciari

Sarà per il brand dello scortato che va per la maggiore negli ultimi anni, sarà per le auto pulite e sfreccianti sul retro delle copertine ma sembra proprio difficile avere la schiena dritta di raccontare che l’assenza dello Stato si legge in fatti così polverosamente quotidiani come la “bolla” di mancata sorveglianza a Pino Masciari. Mica a Milano ma proprio nella terra di ‘ndrangheta che Pino ha smascherato. Se tornassimo tutti con i piedi per terra forse ci tornerebbe la voglia di alzare la voce.

Nord buongiorno!

‘Ndrangheta, maxi operazione in Piemonte: 142 arresti. Nelle carte anche i nomi di politici

Si è appena conclusa una lunga notte per la ‘ndrangheta in Piemonte. Una notte che ha fatto emergere, anche in questa regione, contatti tra le cosche e la politica. Non era ancora mattina quando nomi noti e astri nascenti della criminalità organizzata calabrese sono finiti uno alla volta nella rete di più di mille agenti. L’operazione “Minotauro” – che ha impegnato più di mille carabinieri – ha portato a 142 arresti, disposti dal gip Silvia Salvadori tra Torino, Milano, Modena e Reggio, tra le circa 150 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse. Centottantadue indagati, per un’inchiesta resa possibile anche grazie alle dichiarazioni rese negli ultimi anni da due collaboratori di giustizia, Rocco Varacalli e Rocco Marando. Circa 70 milioni di euro il valore dei beni sequestrati, 20mila in contanti solo a Modena. Tra questi anche dieci società, circa 127 tra ville e appartamenti, più di 200 conti correnti, diverse cassette di sicurezza, appezzamenti di terreni edificabili e automezzi per il trasporto merci. Con il maxi blitz di questa notte la Procura di Torino, che ha coordinato le indagini del Reparto investigativo Carabinieri di Torino e delle Compagnie di Ivrea e Venaria, ha colpito e decapitato i clan calabresi attivi all’ombra della Mole, “un’organizzazione imponente con centinaia di affiliati – scrivono i pm – tenacemente e capillarmente radicata nel territorio”. Con diramazione anche in altre parti d’Italia, come a Modena, dove sono stare arrestate cinque persone: tra cui anche un cittadino albanese e due marocchini, residenti a Carpi, Savignano sul Panaro e Vignola. Ma ad essere citati nelle carte, anche se non indagati, sono pezzi grossi della politica piemontese: sette nomi di amministratori locali, tra cui due assessori regionali, Porchietto e Ferrero. 

DROGA, GIOCO, ESTORSIONI – Gli inquirenti rilevano che in Piemonte la ‘ndrangheta si dedica a diverse attività illecite tra cui traffico di stupefacenti, estorsioni e gioco d’azzardo. L’organizzazione è profondamente infiltrata in alcuni settori dell’economia come l’edilizia e gode di un efficace ed efficiente controllo del territorio. È in particolare nella zona a nord di Torino, lungo l’asse che dalla cittadina di Borgaro (To) giunge fino a Cuorgné (To), che la mala è palpabile già nell’aria. Il canavese e il cuorgnese, residenze storiche di famiglie della ‘ndrangheta, si confermano con questa indagine province della calabria peggiore. Sul territorio piemontese risultano presenti almeno nove “locali”, ognuno con circa 50 affiliati. Nell’ordine: il locale di Natile di Careri a Torino, Courgné, Volpiano, Rivoli (chiuso), San Giusto Canavese, Siderno a Torino, Chivasso, Moncalieri, Nichelino. A questi si aggiunge il “Crimine”, gruppo deputato alle azioni violente, e la cosidetta “bastarda”, articolazione distaccata a Salassa (To) e non autorizzata.

IL LIVELLO POLITICO – Ogni locale ha un “referente” in Calabria e l’intero hinterland torinese farebbe riferimento a Giuseppe Catalano, indicato come “responsabile provinciale”. Boss e sodali ramificano i loro affari in un clima di omertà. Anche in Piemonte, come in Lombardia, le denunce “sono pochissime e ancor meno sono le denunce spontanee”, mentre la capacità di intervento degli ‘ndranghetisti è riconosciuta da “parte della popolazione” che si rivolge a loro per chiedere “piccoli favori, intermediazioni, suggerimenti” e risolvere problemi imminenti. Ma se da una parte fa paura, dall’altra la ‘ndrangheta in Piemonte intrattiene rapporti con la politica locale anche ai più alti livelli. È il solito do ut des: la ‘ndrangheta mette sul piatto i voti e ne riceve in cambio promesse e favori. I candidati entrano in contatto con i membri della consorteria nei periodi immediatamente precedenti alle consultazioni elettorali per richiederne l’intervento, consapevoli – scrivono i pm – “dell’influenza che gli affiliati sono in grado di svolgere.. nella ‘rete dei calabresi’”.

Sono almeno sette i nomi di esponenti politici locali che, pur non figurando nell’elenco degli indagati, vengono infatti riportati nell’inchiesta. Tra questi, particolarmente rumoroso quello diClaudia Porchietto, assessore al Lavoro (in quota Pdl ) della giunta regionale di Cota. L’assessore regionale Porchietto (Pdl) è stata fotografata in via Vegli a Torino, nei pressi del Bar Italia di Giuseppe Catalano, nel periodo immediatamente precedente le elezioni provinciali del giugno 2009, mentre era candidata alla poltrona di Presidente della provincia. Nel bar, in altre occasioni utilizzato dalla ‘ndrangheta per le sue riunioni e di proprietà di Giuseppe Catalano (responsabile provinciale per Torino) Claudia Porchietto incontra, oltre al proprietario, anche Franco D’Onofrio, indicato come padrino del “Crimine” di Torino.

L’altro nome è quello di Caterina Ferrero, assessore alla Sanità della giunta Cota, sempre in quota Pdl, che solo qualche giorno fa ha rimesso le delege perché raggiunta da un avviso di garanzia per turbativa d’asta. Il nome della Ferrero emerge in due punti dell’inchiesta. Il primo fa riferimento ad un episodio relativo alle elezioni Regionali del 2005, in occasione delle quali l’architetto Vittorio Bartesaghi, indagato per concorso in tentata estorsione, si sarebbe fatto promotore della elezione della Ferrero in consiglio regionale presso Adolfo Crea (pluripregiudicato e indicato come responsabile del “Crimine” di Torino) promettendogli cospicui guadagni su lavori pubblici. Il secondo punto interpella l’assessore per la sua prossimità con Nevio Coral, imprenditore e politico di lungo corso a Leinì e nel canavese, suocero e supporter elettorale della Ferrero in Regione, accusato nell’inchiesta di concorso esterno in associazione mafiosa. Le carte riportano inoltre i nomi, non oggetto di indagine, di Paolo Mascheroni, sindaco di Castellamonte, che sarebbe stato eletto anche grazie al sostegno del sodalizio criminale; di Antonio Mungo, candidato al consiglio comunale di Borgaro (To) durante le consultazioni del 2009 e sostenuto secondo l’indagine da Benvenuto Praticò, indicato come appartenente al “Crimine”; e infineFabrizio Bertot, candidato nel 2009 al Parlamento europeo e attualmente sindaco di Rivarolo Canavese, che avrebbe partecipato ad un incontro al Bar Veglia di Giuseppe Catalano con alcuni calabresi, indicati dagli inquirenti come esponenti della ‘ndrangheta, al fine di raccoglierne i consensi elettorali.

Una sola cosa cruccia i membri delle famiglie di ‘ndrangheta in Piemonte, che per il resto godono di buoni affari, buoni interlocutori e sono saldamente insediati sul territorio. L’assenza in questa regione di una “camera di controllo” tra “locali” come esiste in Lombardia e Liguria. Un coordinamento che eviterebbe gli attriti tra famiglie, creando maggiore sinergia tra i gruppi e conferendo loro maggiore autonomia rispetto alla Calabria. Gli affiliati ne parlano spesso, intercettati, e ne discutono anche i boss Giuseppe Catalano e Giuseppe Comisso. Catalano: “.. perché a Torino non gli spetta?.. che ce l’hanno la Lombardia e la Liguria, giusto? Siamo nove locali..”, risponde Comisso: “.. è una cosa che si deve fare”. Al luglio 2009, data a cui risalgono le ultime intercettazioni in cui viene affrontato l’argomento testimoniano che in quella data la “camera” non esiste ancora.

di Elena Ciccarello http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/ndrangheta-maxi-operazione-in-piemonte-142-arresti-nelle-carte-anche-i-nomi-di-politici/116667/

 

‘NDRANGHETA: OPERAZIONE MINOTAURO, OTTO ARRESTI IN CALABRIA

(ANSA) – REGGIO CALABRIA, 8 GIU – Sono otto le persone
arrestate dai carabinieri in provincia di Reggio Calabria
nell’ambito dell’operazione ‘Minotauro’, coordinata dalla Dda di
Torino.
Le persone arrestate sono Giuseppe e Pasquale Barbaro, di 49
e 60 anni, entrambi di Plati’; Vito Marco Candido (30), di
Stilo; Francesco Giorgio (63), di Gioiosa Jonica; Giuseppe Iaria
(47) di Condofuri; Vito e Rocco Polifroni, di 40 e 69 anni, di
Plati’, ed Antonino Zampaglione (63) di Montebello Ionico.
Agli otto si aggiungono poi Natale e Rocco Trimboli, gia’
latitanti da diverso tempo, ed una undicesima persona che si e’
resa irreperibile ed e’ attualmente ricercata.
Gli arrestati sono tutti, dunque, operanti nella locride. Nel
corso dell’operazione i carabinieri hanno compiuto anche due
perquisizioni in abitazioni di esponenti delle cosche che
risiedono nella zona e nell’area di Scilla, attigua invece al
capoluogo.(ANSA).
City | News – Ndrangheta, 142 arresti da Torino a Reggio Calabria – City
Ndrangheta, 142 arresti
da Torino a Reggio Calabria
Maxi operazione in tutta Italia partita dal capoluogo piemontese. Ecco le
accuse: associazione di tipo mafioso, traffico di droga, porto e detenzione
illegale di armi. Grasso: ‘Al nord la ?ndrangheta è sempre più avvolgente’
Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere spiccata dal gip di Torino per
142 affiliati alla `ndrangheta è in corso in queste ore da parte dei
carabinieri del capoluogo piemontese nelle province di Torino, Milano, Modena e
Reggio Calabria, dove sono in corso anche numerose perquisizioni. E ancora,
sequestri di beni per 70 milioni di euro, riconducibili alla criminalità
organizzata calabrese.
L’operazione, denominata ‘Minotauro’, è coordinata dalla direzione distrettuale
antimafia di Torino e vede impegnati circa 1.300 militari.
Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di
tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di
armi, trasferimento fraudolento di valori, usura, estorsione ed altri reati.
Gli arresti nel Modenese
Sono cinque gli arresti eseguiti dai carabinieri del Comando provinciale di
Modena. In manette Antonio Pagliuso, 47 anni, di Crotone e domiciliato a
Vignola; Domenico Longobardi, 33 anni, di Castellammare di Stabia, residente a
Modena; un albanese di 36 anni che vive a Carpi, Edmont Dedaj; due marocchini
di 41 e 49 anni, Abdelaziz e Mohamed Asmoun, residenti a Savignano sul Panaro e
Vignola.
I carabinieri di Modena hanno eseguito altre perquisizioni nei confronti di
affiliati all’organizzazione, che hanno portato al sequestro di oltre 20.000
euro in contanti.
I sequestri
Reparti della Guardia di Finanza di Torino ed unità speciali dello S.C.I.C.O.
di Roma – nell’ambito di una vasta operazione coordinata dalla Procura della
Repubblica di Torino – stanno dando esecuzione anche ad una serie di sequestri
di beni per 70 milioni di euro, riconducibili alla criminalità organizzata
calabrese.
Contestualmente, nell’ambito della medesima indagine – si apprende dalla
Guardia di Finanza e dal Centro operativo di Torino della Direzione
investigativa antimafia – l’Arma dei Carabinieri sta eseguendo misure cautelari
in carcere nei confronti di 150 soggetti. Più di 100 i Finanzieri impegnati per
sequestrare 127 tra ville, appartamenti, e terreni situati a Torino e
provincia, in altre zone del Piemonte, Lombardia, Liguria e Calabria. Cautelate
anche 10 aziende, più di 200 conti correnti e diverse cassette di sicurezza.
‘L’operazione, coordinata dalla D.D.A di Torino – si precisa in una nota della
Dia – si inserisce in una più vasta attività di contrasto alle `ndrine
contestualmente svolta dal personale dell’Arma dei Carabinieri di Torino e sarà
oggetto nell’odierna mattinata di una conferenza stampa presieduta dal
Procuratore Capo di Torino’.
Le parole di Grasso
Dopo la Lombardia, ecco che con l’operazione Minotauro in Piemonte si
ricostruisce la mappa della struttura della `Ndrangheta e dei suoi beni per un
valore di 10 milioni di euro: ‘La presenza al Nord sempre più avvolgente non fa
perdere di vista, però, la direzione strategica che rimane sempre in Calabria’.
Così il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha commentato
l’operazione che sta portando all’arresto di oltre 100 persone in diverse parti
d’Italia.
Grasso ha voluto poi esprimere ‘complimenti per l’eccezionale operazione
portata al successo, dopo anni di approfondite indagini, dai carabinieri di
Torino e, sotto l’aspetto patrimoniale, dai centri operativi di Milano e Genova
della Direzione Investigativa Antimafia, mirabilmente coordinati dai magistrati
della Dda di Torino’.
08 giugno
TGCOM | Cronaca – ‘Ndrangheta, 150 arresti in quattro province. Da Torino duro colpo al crimine organizzato – Cronaca
10:09 – Il gip di Torino ha spiccato un’ordinanza di custodia cautelare in
carcere per 150 affiliati alla ‘ndrangheta. Ad eseguire gli arresti nelle
province di Torino, Milano, Modena e Reggio Calabria, oltre a numerose
perquisizioni, sono i carabinieri del capoluogo piemontese. L’operazione,
denominata “Minotauro”, è stata coordinata dalla direzione distrettuale
antimafia di Torino e ha visto impegnati circa 1.300 militari.
Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di
tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di
armi, trasferimento fraudolento di valori, usura, estorsione ed altri reati.
Nell’ambito della stessa operazione, la Guardia di Finanza ha sequestrato beni
riconducibili a importanti esponenti della ‘ndrangheta per un valore
complessivo che si aggira intorno ai 70 milioni di euro. Le Fiamme gialle hanno
messo i sigilii a 127 abitazioni tra ville, appartamenti e numerosi terreni
situati a Torino e provincia, in altre zone del Piemonte, Lombardia, Liguria e
Calabria. Cautelate anche 10 aziende, più di 200 conti correnti e diverse
cassette di sicurezza.
Grasso: “‘Ndrangheta al Nord sempre più avvolgente”
“Dopo la Lombardia, ecco che con l’operazione Minotauro in Piemonte si
ricostruisce la mappa della struttura della ‘ndrangheta e dei suoi beni per un
valore di 10 milioni di euro: la presenza al Nord sempre più avvolgente non fa
perdere di vista, però, la direzione strategica che rimane sempre in
Calabria”. Cosè il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha
commentato l’operazione.
‘NDRANGHETA:OPERAZIONE MINOTAURO,CINQUE ARRESTI NEL MODENESE
(V. ‘NDRANGHETA: 100 ARRESTI IN TUTTA ITALIA’ DELLE 6.35 CIRCA)
(ANSA) – MODENA, 8 GIU – Sono cinque gli arresti eseguiti dai
carabinieri del Comando provinciale di Modena nell’ambito dell’
operazione ‘Minotauro’, coordinata dalla Dda di Torino, per
concorso nel traffico di sostanze stupefacenti aggravata dall’
uso del metodo mafioso.
Sono stati catturati Antonio Pagliuso, 47 anni, di Crotone e
domiciliato a Vignola; Domenico Longobardi, 33 anni, di
Castellammare di Stabia, residente a Modena; un albanese di 36
anni che vive a Carpi, Edmont Dedaj; due marocchini di 41 e 49
anni, Abdelaziz e Mohamed Asmoun, residenti a Savignano sul
Panaro e Vignola.
I carabinieri di Modena hanno eseguito altre perquisizioni
nei confronti di affiliati all’organizzazione, che hanno portato
al sequestro di oltre 20.000 euro in contanti. (ANSA).
08-GIU-11 09:44
ansa | Cronaca – ‘Ndrangheta: 150 arresti al Nord – Cronaca
‘Ndrangheta: 150 arresti al Nord (ANSA) – ROMA 8 GIU – Sono circa 150 le
ordinanze di custodia cautelare in carcere che le forze dell’ordine stanno
eseguendo in diverse regioni del nord nell’ambito di una vasta operazione
interforze, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, contro la
‘ndrangheta.In corso sequestri di beni per 70 mln tra ville, appartamenti, e
terreni situati a Torino e provincia, in altre zone del Piemonte, Lombardia,
Liguria e Calabria.
Cautelate anche 10 aziende, piu’ di 200 conti correnti e diverse cassette di
sicurezza.
‘NDRANGHETA: PIEMONTE,ARRESTATO SUOCERO EX ASSESSORE SANITA’
(ANSA) – TORINO, 8 GIU – C’e’ anche Nevio Coral, gia’ sindaco
di Leini’ (Torino) per 30 anni e suocero dell’assessore
regionale alla Sanita’ (che ha rimesso le deleghe in seguito
allo scandalo tangenti scoppiato di recente) Caterina Ferrero,
tra gli arrestati di questa notte nel’ambito della
maxi-inchiesta sulla ‘ndrangheta.
Coral e’ stato portato nel carcere delle Vallette. La sua
omonima azienda e’ stata sottoposta a provvedimento
restrittivo.(ANSA).
Torino, 8 giu. – (Adnkronos) – Tra i 150 arrestati in tutta Italia
nell’operazione di carabinieri e Guardia di finanza contro la ‘ndrangheta,
sarebbe stato arrestato anche Nevio Coral, ex sindaco di Leini’ e suocero
dell’ex assessore alla Sanita’ della Regione Piemonte, Caterina Ferrero
indagata nell’inchiesta sulla sanita’ piemontese. A quanto si apprende Coral si
trova nel carcere delle Vallette di Torino e la sua azienda sarebbe stata
colpita da un provvedimento restrittivo. Maggiori dettagli si avranno nella
conferenza stampa convocata al comando provinciale dei carabinieri di Torino
per le 12.30.

 

Io a Cesano Boscone: il mutevole racconto dei fatti

Passano pochi giorni, apro la posta, leggo in rete e scopro novità che si sono autoprodotte e riprodotte in modo autonomo. Come tante piccole mezze verità che ciondolano contente come fossero mezze bugie. Qualcuno scrive Cavalli si sarà convinto che D’Avanzo è uno degli angioletti dipinti sulle volte degli altari? Oppure gli sarà stato imposto il silenzio, essendo anche un esponente di spicco dell’Italia dei Valori a livello regionale, sui giornali scopro di avere addirittura fatto pace (!) con il Sindaco D’Avanzo che scrive “equivoco chiarito”.

Vista da qui, del resto, sembrerebbe una piccola diatriba da cortile che merita solo di lasciare cadere la polvere ma qualche minuto per puntualizzare credo che sia ben speso per i pochi affezzionati di questo blog:

– ho preferito non ricevere alcun compenso a Cesano Boscone perché ostinatamente rivendico il dovere dell’opportunità nei rapporti che intrattengono i pubblici amministratori. A Cesano Boscone pezzi della politica hanno dialogato con imprenditori (Alfredo Iorio in primis) che sono i terminali finanziari della cosca Barbaro-Papalia. L’ha descritto perfettamente David Gentili (nel suo blog, qui), riportando con esattezza le carte giudiziarie. Concordo in pieno con l’analisi di David sull’inopportunità politica di alcuni componenti della Giunta. Lo dico con forza e lo rivendico. Il senso della mia scelta di non intrattenere rapporti economici diretti con il Comune è tutto qui. Senza fantasiose reinterpretazioni.
– “A 100 PASSI DAL DUOMO” è uno spettacolo teatrale. Uno spettacolo  cui sono affezionatissimo per l’enorme lavoro che abbiamo fatto insieme io, Gianni Barbacetto e Gaetano Liguori. Uno spettacolo teatrale che racconta (tra le altre cose) il puzzo intorno alla società Kreiamo e agli imprenditori con predisposizione criminale sullo stile di Alfredo Iorio. Per questo A 100 PASSI DAL DUOMO ha bisogno di andare in scena senza rimbalzi o ombre intorno alle persone che raccontiamo. Chi si aspettava che tra Calvi, Sindona, Ambrosoli e Liggio ci prendessimo la briga di ficcare le vicende politiche cesanesi ha una certa disabitudine alle pratiche “di scena” che sono diverse dalle dinamiche di comizio. Per questo sono molto deluso da chi prospettava un nostro “comizio politico” dimostrando un’abissale ignoranza per il mezzo teatrale. Su Iorio ci siamo soffermati con molta calma, a Cesano. Abbiamo raccontato come l’imprenditoria prostituita alle cosche sia un cancro ancora più terribile delle cosche stesse. E quindi quanto la politica debba starne lontano al telefono o con eventuali ex collaboratori, com’è successo a Cesano.

Su eventuali riavvicinamenti o altro non c’è da aggiungere. Abbiamo preso una decisione e continuiamo a mantenerla. Ipotizzare scene da figliol prodigo e di pacificazione è una mezza bugia che non interessa a nessuno: non è né arte né politica. E noi tutti abbiamo altro su cui lavorare.

P.S. Qualcuno mi dice che i due eletti IDV stanno in silenzio su questa questione. Se è vero, peggio per loro. Significa che perdono una buona occasione per dimostrare come l’obbligo morale su questi temi sia di verificare sé stessi e le proprie coalizioni prima degli altri. Ce l’ha insegnato un certo Pio La Torre, mica uno per caso.

 

 

La mozione anti Pezzano in aula

Come sapete la mozione che chiedeva la rimozione di Pietrogino Pezzano dall’ASL di Milano 1 non è passata in Consiglio Regionale per un solo voto: favorevoli alla revoca della nomina 31, contrari 32, astenuti 2. Siamo stati ad un passo da una storica “smentita” di nomine formigoniane nella sanità. Ma il significato di questo risultato è chiaro: parlare di opportunità e di “amicizie” più o meno legali ormai è un tema politico a cui la Lombardia non si può più sottrarre. I molti “cecchini” della maggioranza che a voto segreto hanno smentito il presidente Formigoni sono la prova provata di un vento che non si può fare più finta di non sentire.

Intanto molti sindaci e molte associazioni si stanno preparando per la mobilitazione di fine mese per continuare a dire il proprio no. La questione Pezzano è appena agli inizi.

Un solo obiettivo: rimuovere Pezzano dall’ASL di Milano

Ho voluto aspettare prima di scrivere (e agire) sulla nomina di Pietrogino Pezzano per diversi motivi: prima di tutto perché abbiamo studiato quale fosse la modalità migliore per un’azione “politica” che non si fermasse all’ovvia censura di fronte ad una nomina talmente scellerata da sembrare una sfida e poi perché ho osservato (per niente divertito) l’aria che tirava tra i garantisti al limite della collusione e gli imbarazzati sottovoce.

Innanzitutto è il caso di ricordare chi è Pietrogino Pezzano: classe 1947, è nato a Palizzi in provincia di Reggio Calabria e ha avuto un’irresistibile ascesa professionale che l’ha portato dall’ASL di Monza fino alla stanza dei bottoni dell’ASL di Milano, una delle più grandi d’Italia. Ma la biografia (non ufficiale) di Pezzano ce lo racconta anche come “uno che fa favori a tutti”, parole di Pino Neri, l’avvocato tributarista e massone che nelle carte processuali della maxi operazione antimafia di luglio scorso risulta essere il grande boss della ‘ndrangheta pavese. Dice Neri “E’ uno che si muove bene, con Abelli sono grandi amici, l’ho presentato io a Gino”.

Ma Pietrogino Pezzano è raccontato anche in altre carte: Eduardo Sgrò, arrestato per 416bis, parla al telefono con un ingegnere per un appalto di suo interesse nella struttura Asl. Poco dopo lo stesso Sgrò è al cellulare con malavitoso, Candeloro Polimeni, sempre per lo stesso affare. Sgrò “Ho da fare un sopralluogo per un appalto Asl, per gli uffici di Cesano, Desio e Carate, vorrei vederti”…Ingegnere  “Il bando dell’appalto ce l’ha?”…Sgò ”Chiamiamo insieme il Direttore Generale, che è amico mio, e ci fissiamo un appuntamento”. Poco dopo, Polimeni “Vedi di chiamare l’Asl stamattina”… Sgrò ”Ho già chiamato e preso appuntamento”. Trascorso un mese, si legge Polimeni al telefono con il Direttore Generale dell’ASL 3, Pietrogino Pezzano “Hai bisogno di me?”…Polimeni “Si, quando vuole”…Pezzano “Dove vengo?”. Secondo quanto si legge depositato agli atti, un paio d’ore dopo, in un bar, Candeloro Polimeni, Pietrogino Pezzano e Saverio Moscato si sono incontrati per discutere. Qualche giorno dopo Giuseppe Sgrò, fratello di Eduardo e anche lui arrestato, è al telefono con un altro dipendente Asl, responsabile della gestione patrimoniale “Alle quattro può passare da me?”… Sgrò “In osteria?”… Dipendente “Da me, è il Dottore che vi vuole parlare”. Sempre dagli atti, una settimana dopo Pietrogino Pezzano è nuovamente al telefono con Giuseppe Sgrò, parlando di un trasporto urgente di piante da mandare in Calabria. Pezzano “Vi ricordate vi dissi che dovevo mandare delle piante con urgenza? Se potete andiamo a trovare quello…” Sgrò “Si, quello che fa le spedizioni, quando volete dottore”…  Pezzano “Vengo io a Desio, ci vediamo lì, perché io domani parto e vi devo dire dove andare a prenderle”… Sgrò “certo certo, comunque fino a Melito arrivano tranquillamente”. Eppure le frequentazioni poco raccomandabili del Pezzano rientrano anche nell’album fotografico: è lui in persona che compare in alcune fotografie che lo ritraggono assieme a capibastone della Brianza come Saverio Moscato e Candeloro Polimeno.

Finita qui? no, Pietrogino Pezzano in tutto questo si è “meritato” anche una denuncia (si legge sui giornali) per corruzione dai carabinieri di Desio proprio per i lavori dell’amico Sgrò.

La nomina di Pietrogino Pezzano è uno schiaffo. Uno schiaffo dato a mano aperta sulla faccia della Lombardia: questa Lombardia che quando si parla di ‘ndrangheta, di sanità e di ruoli perde il valore del buon senso e dell’opportunità. Questa nomina è un’enorme occasione persa: lanciare un segnale che nei fatti racconti di una voglia terribile (e bella) di non creare occasioni d’ombra, di pretendere un clima respirabile e cristallino. Questa nomina mostra il fianco debole (pavido e forse interessato) della Regione che duella con teatranti, giornalisti e scrittori e poi si inginocchia a mani giunte davanti al Re.

Dov’è l’ansia antimafia della Lega contro le mafie? Dov’è il “cambio di passo” votato all’unanimità in Consiglio Regionale per sfoggiare una volontà oggi tradita nei fatti? Dov’è la virulenza con cui si è difesa “l’onorabilità” della Lombardia a suon di querele?

La “società civile”, i Comitati e le Associazione si sono già mosse (come troppo spesso succede, prima della politica). L’associazione Sos Racket e Usura ha preparato una raccolta firme con l’appoggio di decine di sindaci. Ora la politica è chiamata a fare il proprio lavoro (lasciando perdere le parole) votando sì o no sulla questione. Prendendo una posizione. Serviva una mozione, adesso è scritta e ora si vede chi è da una parte e chi dall’altra.