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pietrogino pezzano

Sempre lui: Pietrogino Pezzano

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(Ci conosciamo bene io e Pietrogino, sempre in odor di mafia. Per farvi un’idea vi basta leggere qui. L’ho combattuto fino alle sue dimissioni e di mezzo è saltato anche un Prefetto. Ora torna alla ribalta):

Da una parte il Dobermann, dall’altra Mandrake, in mezzo il ricco business dell’odontoiatria pubblica in Regione Lombardia, tra appalti pilotati, tangenti e un servizio pubblico scadente, a detta degli stessi indagati nelle intercettazioni.
Sembra un fumetto della Marvel, è in realtà l’inchiesta Smile della procura di Monza che ha portato in carcere oltre al padre della riforma sanitaria lombarda Fabio Rizzi, uomo di fiducia del governatore Roberto Maroni, anche Maria Paola Canegrati detta Paoletta, titolare di una miriade di aziende con appalti negli ospedali da Milano a Brescia fino a Desio e Bergamo.
DOBERMANN E MANDRAKE. Il dottor Dobermann è Pietro Gino Pezzano da Palizzi.
Paoletta è invece Mandrake, come si definisce in un’intercettazione contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare.
I due, a quanto pare, facevano coppia anche in privato.
Lui non è indagato, ma compare spesso nelle carte degli investigatori.
Lei invece è in carcere con l’accusa di associazione a delinquere, turbativa d’asta e riciclaggio.

(continua qui)

Caso Pezzano. Cavalli: “Se fossimo giustizialisti, Formigoni non sarebbe Governatore….”

Milano, 14 aprile 2011 – “Sbaglia, caro Presidente Formigoni, a parlare di giustizialismo. Se per giustizialismo intendiamo la pretesa (anche feroce, se serve) di rimanere nei limiti dell’opportunità, Lei stesso non potrebbe essere Governatore eletto in una lista presentata con firme non autentiche. Se per giustizialismo intendiamo il perseguire il pubblico rispetto al privato, lei non avrebbe avuto mano libera nel coltivare istruzione e sanità in mano a pochi rispetto alla sanità e alla scuola pubblica che stanno cadendo a pezzi. Se per giustizialismo intendiamo un atteggiamento fermo e intransigente del suolo pubblico, non le sarebbe permesso di governare la regione ai massimi storici di consumo insensato di suolo”. Lo dichiara Giulio Cavalli, consigliere regionale dell’Italia dei Valori, replicando alle dichiarazioni odierne del Governatore lombardo che si è detto preoccupato per una presunta ‘deriva giustizialista’.

“Caro Formigoni, si rilassi: è tutto meno forcaiolo di quello che teme. Buon per lei e peggio per i lombardi”.

“Per quanto riguarda il dottor Pezzano, apprezzo la tiritera difensiva circa l’inopportunità delle sue frequentazioni. Ma – conclude Cavalli – è considerato politicamente inopportuno dalla metà più uno dei consiglieri eletti dai cittadini. Non da un manipolo di ‘manettari’. Se ne faccia una ragione”.

 

 

Milano, sfiduciato Pietrogino Pezzano Dirigente sanitario e amico dei boss

“Abbiamo voluto scegliere i migliori”. Così, solo il 23 dicembre 2010, Roberto Formigoni salutava la nomina di Pietrogino Pezzano ai vertici della sanità milanese. Ma il tempo corre veloce. Passano quattro mesi e succede che il Consiglio regionale della Lombardia approva la mozione di Pd e Idv che ne chiede la testa: “Il  nome di Pezzano comparirebbe nelle carte dell’inchiesta contro la ‘ndrangheta della Procura di Milano denominata Infinito”.

Ora, secondo la prassi, toccherà al governatore della Lombardia dare seguito alla “risoluzione del contratto individuale” a meno che non arrivino prima le dimissioni di Pezzano dal suo incarico:direttore generale della “Asl Milano 1”. Una delle più grandi d’Italia.

“Finalmente dal Pirellone esce un segnale politico chiaro su una nomina vergognosa”, dice Giulio Cavalli, consigliere Idv. “Resta il fatto – continua – che quando è stato il momento di discutere la mozione di revoca, i consiglieri di PdlLega sono fuggiti fuori dall’aula”.

L’ordine di batteria era far saltare il numero legale abbandonando l’aula, ma, come racconta Cavalli a sparigliare ci ha pensato un errore dell’assessore Colucci: “E’ entrato e ha votato con noi senza rendersene conto. Infatti nel mio comunicato stampa l’ho voluto sarcasticamente ringraziare per l’impegno antimafia”. Ma c’è anche chi è andato contro la linea del partito e del governatore in maniera consapevole. Due consiglieri del Pdl, Doriano Riparbelli Gianluca Rinaldin, si sono schierati con l’opposizione. “Su Pezzano il Pdl si è diviso”, sentenzia Cavalli.

Pietrogino Pezzano è noto alle cronache per essere “l’amico dei boss”. Il suo nome compare nelle carte dell’inchiesta Infinito che a luglio ha portato all’arresto di 300 persone tra Lombardia e Calabria. I pm lo mettono sotto indagine per un anno (la sua posizione verrà stralciata) e tirano fuori fotografie e intercettazioni con personaggi di spicco dei clan che comandano in regione. Ai tempi è direttore alla Asl di Monza-Brianza e, secondo i magistrati, entra in contatto con i capibastone locali. “E’ uno che fa favori a tutti. Si muove bene, con Abelli sono grandi amici”, dice in una registrazione Pino Neri, boss della ‘ndrangheta a Pavia. Abelli, deputato e fedelissimo di Berlusconi, è uno dei ras della sanità lombarda. Vicinissimo ad Antonio Chiriaco, direttore della asl pavese, da luglio in carcere per associazione mafiosa.

Amicizie e appalti. Secondo i magistrati, Pezzano fa vincere al boss Giuseppe Sgrò la gara per l’installazione di condizionatori nelle Asl locali di Desio, Cesano Maderno e Cerate Brianza. “Dobbiamo chiamare il direttore generale, che è amico mio, così lo chiamiamo e fissiamo un appuntamento”, dice il capoclan al telefono.

Telefonate appunto. Il suo numero di telefono appare nella Caposaldo, una delle ultime inchieste sulla ‘ndrangheta che ha fatto arrestare a Milano più di 30 persone. A comporlo, secondo le indagini, è Paolo Martino, fiduciario in Lombardia delle cosche di Reggio Calabria. I rapporti dei Ros segnalano strani viaggi in macchina del boss nella Asl monzese diretta da Pezzano.

Un curriculum pesante il suo. Tant’è che il regalo di Natale di Formigoni, che lo promuove comandante in capo della sanità meneghina scegliendolo fra centinaia di nomi, suscita un vespaio di polemiche. Il 10 gennaio, tre settimane dopo la sua nomina, al parlamentino lombardo e a Montecitorio vengono depositate una mozione di sfiducia e un’interrogazione. La mozione perde per due voti, ma l’informativa del Viminale rivela che il dirigente è davvero finito sotto indagine per associazione mafiosa. Nel frattempo si forma un comitato di sindaci dei paesi compresi nel bacino della Asl 1 che ne chiede l’allontanamento. Pezzano è sempre più isolato, ma va avanti lo stesso. Nomina direttore sanitario della Asl il messinese Giovanni Materia e accade l’impensabile. Nel giro di 24 ore si deve dimettere perché rinviato a giudizio per un abuso d’ufficio quando era direttore del Policlinico di Messina. L’incarico più breve della storia.

“La mazzata definitiva – dice Cavalli – E’ in quel momento che abbiamo preso coraggio e abbiamo deciso di presentare un’altra mozione di sfiducia”.

Alla fine la politica ha sancito quello che la società civile e le associazioni antimafia sostenevano da tempo. Che Pezzano non ha i requisiti di “trasparenza” e “irreprensibilità” che “quel ruolo richiederebbe”. Alla faccia degli “uomini in sintonia con la Regione” scelti da Formigoni per amministrare la ricca torta della sanità lombarda.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/milano-sfiduciato-pezzano-dirigente-sanitario-e-amico-dei-boss/103959/

Cavalli: “Pezzano va a casa nel desolante silenzio di molti”

Milano, 12 aprile 2011 – “Finalmente, dal Consiglio regionale esce un segnale politico chiaro su una nomina vergognosa. Al di là delle responsabilità, per troppo tempo la politica, col suo silenzio, ha tollerato amicizie intollerabili”. Così Giulio Cavalli, consigliere regionale dell’Italia dei Valori, commenta l’odierna approvazione, di misura, della mozione di revoca della nomina di Pietrogino Pezzano alla direzione generale della Asl Milano 1.

“Resta però ben impresso il desolante atteggiamento di quei consiglieri di maggioranza che, quando è stato il momento di discutere la mozione di revoca della nomina di Pezzano, sono fuggiti fuori dall’Aula. Mi chiedo – continua il consigliere regionale di IdV ­– se questa improvvisa fuga sia stata un maldestro tentativo di rinviare all’indomani la discussione della mozione o, peggio, dettata dalla volontà di non affrontare la questione: se così fosse si aggraverebbe in modo imperdonabile la responsabilità politica degli assenti”.

“L’Aula semi vuota – aggiunge Cavalli – rappresenta un colpo di spugna sul tanto rumore per nulla che ha accompagnato leggi sulla legalità che riempiono le pagine dei quotidiani ma lasciano vuote le poltrone al momento del voto”.

“Apprezzo – conclude Cavalli – il rinnovato e inaspettato senso di responsabilità e legalità che ha spinto l’Assessore Colucci a precipitarsi in Aula per garantire il numero legale minimo necessario a votare il provvedimento”.

 

Caso Pezzano. Cavalli (IdV): “Salta la mozione e vanno in scena i dilettanti allo sbaraglio”

Caso Pezzano. Cavalli (IdV): “Salta la mozione e vanno in scena i dilettanti allo sbaraglio”

Milano, 15 marzo 2011 – “Quello che è accaduto oggi è irrispettoso nei confronti di chi, fuori da quest’aula, porta avanti quotidianamente battaglie di trasparenza e legalità e vede nella vicenda della Asl Milano 1 uno dei punti oscuri della politica lombarda”. Così Giulio Cavalli, consigliere regionale dell’Italia dei Valori commenta il voto odierno del Consiglio che ha sancito lo slittamento della mozione sul caso Pezzano ad aprile.

“Sembra proprio che di Pezzano non si voglia parlare nel Consiglio regionale lombardo – aggiunge il consigliere regionale di IdV -. Da un lato c’è stata l’imperdonabile leggerezza del Partito Democratico che ha presentato una mozione per chiedere la revoca della nomina di Pietrogino Pezzano da direttore generale della Asl Milano 1 confidando nella parola del Presidente Boni ma senza corredarla del numero di firme sufficienti affinché fosse considerata urgente e quindi discussa nella seduta odierna dell’Aula. Dall’altro c’è l’improvviso dietrofront di Boni che in un primo tempo si era detto disponibile a discutere oggi la mozione, salvo poi cambiare idea nella conferenza dei capigruppo”.

“Rimane il fatto – conclude Cavalli – che la mozione resta nel cassetto, Pezzano resta al suo posto e tutto viene rimandato a data da destinarsi, in tempo per permettere alla maggioranza di serrare le fila. Oggi sarebbe stato il momento giusto per rispondere al gip di Milano Giuseppe Gennari che ieri chiedeva alla politica più attenzione invece oggi, in Consiglio regionale, sono andati in scena i dilettanti allo sbaraglio”

Rimuovere Pezzano. Ci riproviamo.

(ANSA) – MILANO, 14 MAR – La Giunta lombarda revochi la nomina a Pietrogino Pezzano, il direttore generale dell’Asl Milano 1 fotografato in compagnia di due boss della ‘Ndrangheta nell’ambito dell’inchiesta ‘Infinito’. Lo chiedono il Pd e ilconsigliere Idv, Giulio Cavalli, in una mozione che approda domani all’esame del Consiglio regionale.

Mettere (in) ordine i fatti: Asl, Lodi, Pezzano e tutela

Per chiarezza di informazione e nient’altro. Lasciando fuori (per ora) le opinioni:

– il 18 gennaio presento (con l’appoggio fondamentale di PD, SEL, UDC e naturalmente IDV) una mozione che chiede di rimuovere Pietrogino Pezzano dall’ASL di Milano 1. Pezzano compare nelle carte della maxi inchiesta INFINITO che sradica centinaia di uomini di ‘ndrangheta in Lombardia. Pezzano viene descritto in rapporti con il boss pavese Pino Neri e alcune fotografie lo ritraevano assieme a boss mafiosi della Brianza del calibro di Saverio Moscato e Candeloro Polimeno. La mozione non passa per un soffio raccogliendo voti anche dalla maggioranza.

– la sera del 18 gennaio vengo informato dal Prefetto di Lodi Peg Strano che la mia tutela viene revocata perché “non più esposto”.

– il 19 gennaio (in modo assolutamente bipartisan) vengono chieste spiegazioni sulla revoca della mia tutela che viene definita “inopportuna”. La Presidenza del Consiglio Regionale della Lombardia si mette in moto per manifestare il proprio dissenso.

– il 20 gennaio mi viene comunicato che dagli uffici dell’UCIS di Roma è stata decisa la sospensione della revoca: in poche parole, continuo ad essere tutelato su decisione del governo.

– Il 27 gennaio Pietrogino Pezzano (proprio lui, quello che riteniamo inaccettabilmente inopportuno alla guida di un’ASL) nomina il nuovo direttore sanitario: Giovanni Materia. Marito del Prefetto di Lodi Peg Strano.

– il 1 febbraio Antonio Di Pietro (IDV), Vinicio Peluffo (PD) presentano interrogazioni urgenti che chiedono conto della strana tempistica degli eventi e circa Giovanni Materia, su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio della Dda per un concorso pilotato al Policlinico di Messina o che nelle migliori delle ipotesi e’ stato imputato”. Lo afferma in una nota il deputato del Partito democratico, Vinicio Peluffo, primo firmatario di un’interpellanza urgente al ministro dell’Interno Roberto Maroni sugli organi direttivi dell’Asl Milano 1, depositata questa mattina e sottoscritta da tutti i deputati lombardi del Pd.

– sempre il 1 febbraio il dottor Giovanni Materia ha formalmente comunicato le sue dimissioni dall’incarico di Direttore sanitario dell’Asl Milano 1 (Legnano). Lo ha annunciato in una nota la Regione Lombardia. Materia è stato rinviato a giudizio.

Questi i fatti. Prossimamente le opinioni.

Da TERRA 27/01: Pezzano, nomina inopportuna

Anna Pellizzone (Terra Milano)

POLITICA. Parla Giulio Cavalli, consigliere regionale Idv e promotore della mozione di revoca per il dirigente Asl scelto da Formigoni.

La vocazione della giunta Formigoni a fare nomine di dirigenti di aziende sanitarie e ospedaliere  assai criticate e per molti inopportune sembra diventata un’abitudine. E il caso di Pietrogino Pezzano, direttore generale della Asl di Milano 1, ne è l’ennesima conferma. Sono passati pochi giorni dalla presentazione in Consiglio regionale della mozione per la revoca dell’incarico al discusso dirigente e il primo firmatario, Giulio Cavalli, consigliere regionale dell’Italia dei Valori e attore-autore conosciuto per il suo impegno antimafia e le minacce ricevute, è stufo delle interviste che ha dovuto concedere. Soprattutto da quando, circa una settimana fa, si è diffusa un’altra notizia che lo riguarda: presto non avrà più la sua scorta. Ma se si tratta di parlare di criminalità organizzata è sempre pronto a far sentire la sua voce.

«L’opportunità politica è una cosa molto soggettiva – esordisce Cavalli – figuriamoci poi in un Paese dove le maîtresse diventano consiglieri regionali. Il fatto è che nel caso di Pezzano non stiamo parlando di una persona che è incautamente incappata in un criminale, ma di qualcuno che Pino Neri – uno dei capicosca più noti del nord Italia che secondo le indagini della Procura di Milano dirette da Ilda Boccassini ha amicizie influenti anche nelle istituzioni – ha descritto nelle intercettazioni dell’inchiesta Infinito come una persona che “fa favori a tutti”. Senza contare i suoi rapporti di amicizia con Candeloro Polimeno e Saverio Moscato». I contatti di Pezzano con la ’ndrangheta, però, alla Giunta non sono bastati per ritenere “inopportuna” la sua nomina.

«Formigoni – continua Cavalli – ha messo Pezzano prima alla Asl di Monza e poi all’Asl di Milano. Un passaggio che, per il livello di competenze e per il fatturato dall’Asl di Milano 1 è da considerarsi come una promozione. La vicenda della nomina di Pezzano è molto semplice: è un atto squisitamente politico». Cavalli non risparmia critiche anche alla sinistra: «Siamo sotto i limiti della decenza. C’è una maggioranza che non sempre e non per forza deve essere mafiosa e un centrosinistra che è molto più bravo a cavalcare la mafiosità del centrodestra piuttosto che ad assumersi le proprie responsabilità. La mozione che abbiamo presentato in Consiglio non è passata perché mancavano i numeri dell’Udc, che in realtà ha fatto delle grandi conferenze stampa sulla vicenda Pezzano».

Ma la mafia si combatte con i fatti, e non con le parole. Ed è proprio per questo che a proposito di chi, come lui, porta avanti la sua battaglia contro la criminalità organizzata attraverso il teatro e i libri, Cavalli denuncia: «Se un autore, un prete o un giornalista diventano più credibili della magistratura e della politica, vuol dire che l’ombra di delegittimazione verso i giudici e l’autodistruzione della politica stanno avendo il loro corso. Io non credo assolutamente che la lotta alla mafia sia una battaglia che si combatte con la parola. Ma credo che la parola sia uno strumento per rinnovare l’impegno e la fiducia per quelli che la combattono». Una fiducia di cui i magistrati hanno sempre più bisogno, perché, per usare le parole di Cavalli, «le campagne del presidente del Consiglio contro la magistratura stanno funzionando molto bene». Intanto Pezzano siede sulla sua poltrona di direttore generale dell’Asl di Milano 1 e a breve si aspettano le nomine dei direttori sanitari e dei direttori amministrativi.

Accanto ai sindaci che hanno firmato la petizione per rimuovere il dirigente dal suo incarico, anche la società civile si sta mobilitando per fare sentire la sua voce. Martedì sera l’associazione Sos Racket Usura si è ritrovata per organizzare la raccolta firme che il 29 gennaio vedrà impegnati alcuni dei 73 Comuni che fanno parte del bacino di utenza dell’Asl 1 tra cui Bollate, Trezzano sul Naviglio, Arese e Garbagnate. L’obiettivo, ambizioso, è raccogliere le firme del 10 per cento dei residenti. Serviranno anche per far perdere a Formigoni l’inclinazione alle nomine inopportune.

http://www.terranews.it/news/2011/01/«pezzano-nomina-inopportuna»

La mozione anti Pezzano in aula

Come sapete la mozione che chiedeva la rimozione di Pietrogino Pezzano dall’ASL di Milano 1 non è passata in Consiglio Regionale per un solo voto: favorevoli alla revoca della nomina 31, contrari 32, astenuti 2. Siamo stati ad un passo da una storica “smentita” di nomine formigoniane nella sanità. Ma il significato di questo risultato è chiaro: parlare di opportunità e di “amicizie” più o meno legali ormai è un tema politico a cui la Lombardia non si può più sottrarre. I molti “cecchini” della maggioranza che a voto segreto hanno smentito il presidente Formigoni sono la prova provata di un vento che non si può fare più finta di non sentire.

Intanto molti sindaci e molte associazioni si stanno preparando per la mobilitazione di fine mese per continuare a dire il proprio no. La questione Pezzano è appena agli inizi.