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Politica

Dice Umberto Bossi

1secessione421402122-178709In un’intervista a Repubblica che se vince Maroni il nord si stacca dal resto d’Italia. Non mi interessa discutere la visione pervertita e anticostituzionale di uno “sparito” della prima Repubblica quanto constatare che la visione di fondo della proposta politica di Maroni sia questa, senza troppi fronzoli. E quanto noi dovremmo essere semplicemente senza fronzoli nel raccontare la visione di un’Europa in cui l’Italia si presenta tutta insieme e contro le politiche economiche europee di questi ultimi anni. Perché il Maroni che critica la Merkel vuole diventare la Merkel per il resto d’Italia. E si contraddice da solo. Non è difficile. Davvero.

Il 2006, così semplice. Così rassicurante.

nutella_moretti_mediumEcco, in questo cascame di informazioni parziali, la prima pagina di ieri di Libero – che ha pubblicato la fototessera dei consiglieri regionali del centrosinistra lombardo additandoli come impresentabili poiché ‘incorporati’ nell’inchiesta sui rimborsi ai gruppi consiliari regionali (tra l’altro sbagliando, inserendomi come spiegato qui) – è il colpo sotto la cintola che ci si aspetterebbe sempre da soggetti come Belpietro e Sallusti. Il problema è che il linguaggio del sospetto ci ha inquinati tutti quanti, e allora se un consigliere regionale, per i suoi spostamenti legati alla propria attività istituzionale, prende il taxi, diventa subito colpevole di un vizio capitale: aver usurpato denari pubblici. “Si paghi il taxi con i propri soldi”, è l’immediata equazione. Ed è un linguaggio che tracima e investe Repubblica, il Corriere, tutti. Chi legge o ascolta vuol scandalizzarsi per qualcosa. Chi scrive o conduce talk show non ha interesse alcuno ad approfondire. Poco importa se si passa sul cadavere di persone oneste e che si sono battute per eliminare il vitalizio. Poca importa la biografia del singolo consigliere. La Nutella è quella cosa che si ‘spalma’, anche sui rimborsi disonesti. Abbiamo trascorso mesi a condannare l’antipolitica. In pochi dicevano di non chiamarla così. Che quel ‘sentimento’ di indignazione è un motore che produce consenso verso chi condanna. Adesso l’hanno capito tutti. E l’antipolitica è diventata un comodo rifugio, in questa campagna elettorale. E’ comoda perché produce interesse senza troppi sbattimenti, fa vendere copie, fa aumentare i consensi. “Sono tutti coinvolti”, “sono tutti uguali”. Quindi perché dovrei cambiare (il mio voto)?

Il 2006, così semplice. Così rassicurante.

via Yes, political!

No, non sono indagato

Oggi LIBERO pubblica in prima pagina la mia faccia tra i presunti “nuovi impresentabili” che secondo l’organo ufficiale del berlusconismo più becero affliggerebbero la Regione Lombardia. Quella pagina è la fotografia del modo di fare informazione (e politica) di alcuni in Italia: notizie sommarie, urla per eccesso di difesa, l’antico gioco che tutti rubano così nessuno in fondo ruba e informazioni false.

No, io non sono indagato.

Mi spiace per i servitori di Formigoni e i servili ramazzatori di Maroni ma mettere il mio nome in prima pagina in quel modo è una delegittimazione che non abbiamo voglia di tollerare, per questo già oggi abbiamo intrapreso tutte le iniziative legali per tutelare se non l’immagine almeno la verità e la precisione di informazione.

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I soliti noti

Schermata 2013-01-30 alle 12.33.28Gli amici degli amici in Regione Lombardia raccontati per L’Espresso da Marzio Brusini:

Due candidati Pdl al consiglio regionale lombardo, Alessandro Colucci e Fabio Altitonante, sono entrambi finiti a più riprese nelle informative della Direzione Distrettuale Antimafia.  

Alessandro Colucci è coinvolto fin dal 2006 nelle indagini sulle infiltrazioni mafiose nella politica lombarda quando viene filmato dai carabinieri a cena con il boss Salvatore Morabito. 

L’anno successivo, una volta eletto al parlamentino lombardo, il narcotrafficante Francesco Zappalà proclama entusiasta: «Abbiamo un amico in Regione». 

Le sue relazioni pericolose proseguono nel 2010, all’epoca della sua rielezione al Pirellone con oltre 16 mila voti. L’allora consigliere regionale ricompare in un’informativa della squadra mobile di Reggio Calabria, inserita nel fascicolo sugli affari del clan Lampada a Milano. 

In un’intercettazione tra Vincenzo Minasi – successivamente condannato per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso – e il consigliere Pdl di Avellino Orazio Sorace, coordinatore del movimento Noi riformatori fondato proprio dal padre di Colucci, compare il suo nome e la promessa di appoggiarlo elettoralmente. 

Colucci non è particolarmente fortunato nelle relazioni personali perché nel maggio 2011, alla vigilia delle elezioni comunali di Milano, Marco Scalambra – arrestato assieme all’assessore regionale Domenico Zambetti per concorso esterno in associazione mafiosa – parla al telefono con il sindaco di Sedriano Alfredo Celeste, anche lui agli arresti. 

Scalambra racconta di avere ricevuto pressioni da Colucci per fare campagna elettorale in favore di un candidato nelle liste del Pdl per il rinnovo del Consiglio comunale di Milano. 

Per ogni singolo episodio Alessandro Colucci non viene indagato. Risulta però indagato per l’inchiesta aperta dalla Procura di Milano sui rimborsi ai consiglieri regionali.  

Il nome di Fabio Altitonante si intreccia invece con quelli di Alfredo Iorio e Andrea Madaffari, in contatto diretto con il presunto boss dell’Ndrangheta Salvatore Barbaro. 

Nelle carte della Direzione Distrettuale Antimafia compaiono numerose intercettazioni telefoniche e ambientali che mettono al centro Altitonante, diventato nel frattempo assessore al territorio della Provincia di Milano. 

Soprattutto viene interpellato da Iorio per organizzare cene elettorali «per fargli conoscere gente della mia zona», area sud di Milano. Altitonante si spende pure per risolvere una pratica in regione Lombardia su richiesta dei lobbysti del clan. Partecipa infine ad una cena a Rozzano con alcuni esponenti del clan Madaffari. 

«Oltre alle regole e le leggi che stabiliscono la candidabilità di qualcuno», attacca Giulio Cavalli, attore antimafia e consigliere lombardo di Sel – oggi diventa urgente decidere il livello di opportunità. Ancora di più in una regione che è caduta travolta dallo scandalo di voti in odore di ‘ndrangheta. Forse sarebbe il caso non solo di evitare condannati ma provare ad eliminare anche le ombre di uomini segnalati come vicini a rappresentanti delle cosche».

Banche, politica e il senso perso

bankBisogna essere chiari. La politica deve fare dei passi indietro e, intrapresa una direzione ben diversa, deve cominciare a fare dei passi in avanti. Passi indietro nella commistione con la finanza pervasiva e sregolata, quella stessa che in questi anni ha snaturato l’economia reale e annullata quasi del tutto la funzione originaria del sistema bancario.

Perché noi oggi chiamiamo “banca” qualcosa che, in larga parte, non lo è più da tempo, se è vero che il suo scopo primario – raccogliere il risparmio e orientare il credito verso famiglie e imprese – non viene quasi mai praticato. Passi in avanti la politica ne deve invece fare assumendo in proprio il governo di una politica economica e sociale del Paese da cui la stessa finanza l’ha via via espropriata, relegandola al ruolo notarile di chi certifica scelte “tecniche” che, lo stiamo vedendo, ci riportano sempre come nel gioco dell’oca al punto di partenza della crisi. La politica poi, alle banche e alla finanza, deve dare delle regole.

Alcune buone già esistono e vanno applicate, altre vanno fatte in fretta – come separare le banche d’affari e d’investimento dalle banche di risparmio, e per noi questo è uno dei primi punti del nostro programma di governo. Ma essere chiari vuol dire non essere degli ipocriti e chiamare sempre le cose con il loro nome. E dunque, è solo la politica che deve fare dei passi indietro? O non sono da separare una volta per tutte anche altri intrecci, in alcun casi ancor più solidi e duraturi e mai conflittuali?

Sergio Boccadutri sull’argomento di questi giorni.

Cercasi ostinati “digitali” #davvero

ostinazione1Continuiamo la nostra campagna elettorale a “filo d’erba” consumando suole piuttosto che suolo e raccontando cosa abbiamo fatto, cosa vorremmo fare e cosa ci propongono di fare. Ogni campagna elettorale è una tournée politica e umana con l’ascolto sempre in scena. In molti mi chiedono come dare una mano anche se lontani, come sostenerci anche non potendo votarci e oggi vi proponiamo una possibilità. Ringraziando chi vuole esserci, con noi:

OSTINATAmente Smoderati, #davvero. Anche sul web.

Per vincere abbiamo bisogno anche di te. 
Ogni giorno, con una semplice azione, puoi contribuire in modo determinante a far conoscere il programma di Giulio Cavalli su Facebook, Twitter e alle tue reti di contatti.

Hai un blog? Puoi aiutarci a dare visibilità alla campagna elettorale di Giulio pubblicando le notizie che ti invieremo quotidianamente, oppure puoi tu stesso realizzare un’intervista.
Diventa un volontario digitale: scrivici a ufficiostampa.cavalli2013@gmail.com e ti invieremo ogni giorno i materiali da diffondere.
Grazie.
 
Info: 
Elena Bellini
cell. 347.0602574

Se mi sostiene Pippo (Civati)

20425_10151244441502756_400852630_nNella prossima legislatura della Regione Lombardia ci mancherà Pippo Civati. Niente di grave, eh, piuttosto una sua “partenza” per Roma che può fare solo bene alla qualità del Parlamento che verrà e che sicuramente può essere un canale importante per i bisogni, l’ascolto e i progetti dalla Lombardia. In questi due anni e mezzo io e Pippo abbiamo condiviso moltissimi passi politici mentre il Formigonismo ci marciva sotto le scarpe e la politica diventava orgia tra gossip, vizi privati e lobby snaturate. Abbiamo provato ad accendere la luce su cultura e territorio quando ancora sembravano argomenti tabù di qualche nostro giovanilismo di troppo, abbiamo fatto insieme la campagna elettorale del 2010 parlando di mafie e antimafie quando tutti giocavano a fare i rassicuratori a tutti i costi. Ci dicono in molti che l’amicizia in politica sia dannosa e controproducente per i meccanismi di consenso che hanno bisogno di essere anaffettivi: sbagliano. Ed è una soddisfazione vedere smentita questa ipotesi. Con Pippo abbiamo discusso (a volte anche a voce alta) su una politica che possa essere presa terribilmente sul serio partendo dalle idee e dai progetti con l’entusiasmo e la misura, abbiamo coltivato il valore di uno “stare insieme” che faccia rete al di là dei personalismi e delle sigle e ci siamo impegnati a tenere la barra dritta, sempre.

Per questo la vicinanza e l’amicizia di Pippo per le elezioni regionali del 24 e 25 febbraio che possono davvero cambiare la Lombardia mi onora. Perché è un altro passo di un cammino che vogliamo fare. #davvero

Il programma per la “nostra” Lombardia

VolantinoA5_GiulioPer parlare seriamente di politica seria. La nostra idea di Lombardia.

Di seguito il Programma di Sinistra Ecologia Libertà per le prossime elezioni regionali.

Il testo è articolato in un documento di sintesi e in schede di approfondimento tematiche elaborate dai nostri Forum

Dagli F35 agli F24: le cose cambiano

petizione“Bisogna assolutamente rivedere e limitare le spese militari degli F35 perchè le nostre priorità sono altre. Alla luce della crisi, questa è una spesa che va rivista. Le nostre priorità non sono i caccia ma il lavoro“.

Così Pier Luigi Bersani, in un’intervista al Tg2, ha spiegato la posizione del PD sulle spese militari.

“Bisogna sollecitare l’attività economica e gli investimenti sul lavoro“, ha chiarito il leader democratico, intervistato sul rilancio dell’economia. 
“L’edilizia è troppo bassa, bisogna ridarle fiato senza consumare il territorio. Quindi riqualificare l’esistente, che significa case, edilizia pubblica, alberghi, efficienza energetica e antisismica.

Il cambio di rotta (è il caso di dirlo) sulle spese militari è il frutto della politica. Quella che ostinatamente facciamo e che cambia le posizioni se si costruisce con serietà. E poiché il taglio alle spese militari era nel nostro programma da tempo non sospetto direi che il nostro ruolo ce lo stiamo giocando. Seriamente. Davvero.