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Lonatesi più liberi, però silenziosi

Lonatesi più liberi, però silenziosi

Dopo la sentenza Bad Boys sabato arriva in piazza Cavalli. Verderio: c’è ancora omertà

LONATE POZZOLO – Arriverà sabato sera in piazza Sant’Ambrogio l’attore Giulio Cavalli E nel suo spettacolo «Nomi, cognomi ed infami» parlerà anche della sentenza «Bad Boys». Quella emanata dal Tribunale di Busto Arsizio che ha condannato la cosca ndranghetista Farao Marincola e che vuole dare nuova speranza e segno di riscossa civile-sociale alla comunità. «Il paese sta reagendo, i giovani sono la speranza», afferma Cavalli. E dello stesso tenore è il sindaco Piergiulio Gelosa per il quale «Lonate è già cambiata» e che vuole rafforzere la cooperazione con Ammazzateci Tutti. Associazione alla quale l’esecutivo sta pensando di dare uno spazio. Anche se ancora qualche motivo di preoccupazione è presente tra i lonatesi. Infatti, il primo che ha denunciato l’infiltrazione criminale in paese, ovvero l’ex consigliere comunale Modesto Verderio’ (Lega Nord), non fatica a dire di «vedere tra la gente ancora troppa omertà». Paese nel quale quello di ieri sembrava un giorno come un altro tra chi manifestava gioia per le condanne e chi non era nemmeno a conoscenza di un verdetto che potrebbe diventare storico. Nuova resistenza – «Quando ci sono emergenze bisogna scegliere da che parte stare», dice il consigliere regionale Giulio Cavalli (Sel). E i ragazzi di Ammazzateci Tutti, guidati da Massimo Brugnone, e i giovani lonatesi che si stanno mobilitando sul problema sono l’esempio di un paese vivo. «O – come dice Cavalli – di una nuova resistenza». Alla luce della coesione che una comunità deve mostrare. Cosa che l’intero consiglio comunale ha fatto costituendo all’unanimità il gruppo per la legalità. Così, Cavalli lancia il suo messaggio: «Dobbiamo creare una coscienza civile, non servono sparuti eroi, ma un’ ordinaria resistenza». La speranza, dunque, è di avere sabato una piazza gremita: «Più vedo manifestazioni come quella di Lonate e più la paura diminuisce, mi tutela molto di più vedere una piazza gremita piuttosto che la scorta». Ora bisogna costruire una Lombardia che studia e combatte il crimine organizzato. La svolta – «Il nostro primo obiettivo è ribellarci contro soprusi e ingiustizie, dobbiamo essere insieme e più incisivi a stimolare le denunce e ripudiare omertà e omissioni», scandisce Gelosa. Il quale tiene subito a ribadire l’unità assoluta della politica locale nel fronte aperto a difesa del principio di legalità. A questo proposito anticipa che in occasione del tavolo per l’accordo quadro convocato in regione 1’11 luglio prossimo «formalizzeremo e ratificheremo la nostra richiesta per destinare ad Ammazzateci Tutti un ambito delocalizzato in via XXIV Maggio». Auspicando un altro passo che va in questa direzione: l’ipotesi di offrire ulteriori spazi delocalizzati per le associazioni delle forze dell’ordine. Si parla a oggi soprattutto dell’educazione stradale. Locri -Ma c’è chi ritiene che il paese sia ancora troppo indietro e poco coraggioso contro la criminalità. Ossia, il leghi sta Verderio. Che quando era consigliere comunale denunciò per primo le infiltrazioni criminali sul telTitorio e contro i commercianti. «A quanto mi risulta c’è ancora qualche sacca di resistenza criminale», sostiene. Poi lancia un appello: «Bisogna svegliarsi dal torpore. I lonatesi devono fare molto di più, prendere esempio dall’impegno di Massimo Brugnone e dal coraggio dei giovani di Locri». La meglio gioventù – Il vero segnale di rinascita e di risveglio morale lo hanno dato i ragazzi di Ammazzateci Tutti. Che per la prima volta, venerdì scorso al mercato, hanno volantinato promuovendo l’iniziativa del 9 luglio con Giulio Cavalli. Dai cittadini, per una volta distanti dai banchi della frutta e della verdura, poche parole, ma almeno l’attenzione per questi ragazzi e le loro battaglie per la legalità. Volte a liberare finalmente Lonate Pozzolo. E tra questi giovani la diciottenne lonatese Etienne Piantanida. Segno che le associazioni antimafia si radicano in un paese pronta e deciso a tagliare i ponti con il passato. La normalità – Un pomeriggio solito quello visssuto ieri dai lonatesi. Tra pochi che parlano e tanti che scelgono ancora una volta il silenzio. Addirittura dicendo di non conoscere la notizia. «Abbiamo perso serenità», spiega il commerciante ed ex vicesindaco Donato Brognara (Pd). «Prevale la voglia di dimenticare ciò che è stato. Ma potrebbe anche essere timore di parlarne. Comunque, la passione dei giovani è il nostro domani». Mentre il salumiere Gianni Ferrario aggiunge: «Speriamo che li tengano dentro e che sia l’inizio di una nuova era».

Matteo Bertolli

DA LA PREALPINA 06/07/2011

 

CORRIERE ROMAGNA intervista Giulio Cavalli

PREMIO ILARIA ALPI
«Ridere di mafia, ribellione incontrollabile»
Intervista all’attore Giulio Cavalli ospite oggi a Riccione con un monologo

RICCIONE. Ospite oggi al Premio Ilaria Alpi, l’attore Giulio Cavalli. Lo abbiamo intervistato.
Partiamo da un’anticipazione: il monologo di oggi sarà tratto da una delle sue opere teatrali?«Sì, eseguirò un brano estratto da Nomi cognomi e infami»La mafia al nord: com’è la situazione in Romagna, vista dall’esterno?«Le inchieste giudiziarie hanno rivelato che al nord il fenomeno mafioso ha raggiunto dimensioni notevoli: anche l’Emilia-Romagna è diventata approdo per gli affari della criminalità organizzata. Gli interessi nelle diverse regioni del nord sono gli stessi e l’Emilia-Romagna ha il dovere morale e culturale di combattere questo fenomeno. Le attività antimafia in regione sono molte e partecipate, soprattutto a livello di associazionismo»Chi deve innescare il cambio di mentalità necessario a sconfiggere le mafie? La politica con l’esempio o la società civile con la protesta?«La politica è riuscita a cambiare le cose solo quando è stata sostenuta dai cittadini. La chiave è la spinta di una cittadinanza attiva in cui ognuno partecipa con il suo ruolo. La parola è un’arma che funziona contro la mafia, ma sono altrettanto importanti l’educazione dei propri figli, un’istruzione responsabile nelle scuole, le scelte di ognuno sul posto di lavoro. Non c’è bisogno di prime linee o eroi, di icone dell’antimafia, ma dell’impegno ordinario di tutti».Una politica lontana da infiltrazioni mafiose è possibile? Cosa manca alla politica per liberarsi da questo giogo?«Quando i cittadini riterranno che essere ferrei su questi temi all’interno dei partiti non sia una possibilità, ma un punto fermo su cui costruire la propria credibilità, allora potranno esistere partiti per i quali l’antimafia non sia solo un argomento a cui dedicarsi, ma un comandamento da cui partire».Sente la vicinanza delle istituzioni nella sua vita sotto scorta? E quella dei cittadini?«Per parlare di legalità è sempre necessario coinvolgere le istituzioni. E poi quelli che facevano il mio lavoro di denuncia dei poteri 500 anni fa, cioè i giullari, venivano decapitati, quindi qualche passo avanti in fatto di civiltà e sicurezza sicuramente è stato fatto. I cittadini sono quelli che sento più vicini perché, a differenza della politica, non hanno nulla da guadagnarci, anzi devono pure pagare il prezzo del biglietto».Lei ha detto di sentirsi vicino a Paolo Rossi e Dario Fo, ma la sua frase «Ridere di mafia è una ribellione incontrollabile» fa pensare più a Peppino Impastato. La sua figura è state tra le sue fonti d’ispirazione?«Io mi ritengo molto fortunato, perché ho potuto lavorare con Paolo Rossi, Dario Fo e Giovanni Impastato, fratello di Peppino, e porto con me qualcosa di tutti tre. Peppino Impastato è riuscito non solo a fare un lavoro serissimo, chirurgico, di applicazione della risata alla lotta contro le mafie, ma anche a raccontare come la denuncia antimafia fatta con il sorriso possa diventare una forza sociale. E in questo siamo vicini»Il giornalismo italiano d’inchiesta fa abbastanza per combattere la criminalità organizzata e la cultura di stampo mafioso?«Tra i giornalisti italiani impegnati in questa battaglia, forse è proprio Ilaria Alpi l’esempio più alto. Il giornalismo deve accendere l’appetito per la curiosità, che come diceva Joseph Pulitzer è la garanzia più importante per gli ingranaggi della democrazia. È sul funzionamento degli ingranaggi che c’è ancora da fare».

 

Questa sera

Dal Corriere Massimo Bubola e Giulio Cavalli, una coppia inedita, sul palco del Carroponte (via Granelli 1, Sesto San Giovanni, ore 21, 10 euro) «per raccontare una resistenza che è già stata scritta ma che ha bisogno di essere ricordata» . L’attore e il cantautore, saranno preziosa spalla uno dell’altro per «Si sono presi il nostro cuore» . Una serata di parole e musica con testi e ballate scritti di proprio pugno, alternate da testimonianze firmate da autori come Allan Poe e Pasolini, Virgilio e Blake, Edoardo de Filippo e Primo Levi. In apertura di serata «letture resistenti» a cura dell’Anpi Tom Benetollo di Milano. (l. gr.)

Premio Ilaria Alpi:la mafia al nord, dibattito e teatro con Giulio Cavalli

“Il Premio Ilaria Alpi ci rende consapevoli che i giornalisti, al di là dell’obbligo morale di raccontare anche gli argomenti più difficili, hanno bisogno di avere intorno un paese che li ascolti. Esercitare la memoria di Ilaria Alpi significa quindi anche lavorare per favorire l’educazione all’ascolto”.

Parola di Giulio Cavalli, attore, autore e registra teatrale che il 16 giugno sale sul palco del Premio dedicato alla memoria della giornalista Rai per “Silenzio, c’è la mafia al nord!”, un dibattito sulla presenza e le attività delle cosche criminali nell’Italia settentrionale.

Giullare e artista dello sberleffo (sua la frase “ridere di mafia è una ribellione incontrollabile”), da anni sotto scorta a causa delle minacce ricevute dalle cosche, Cavalli aprirà l’evento con un monologo tratto dal suo ultimo libro “Nomi, cognomi e infami”, una delle prime denunce sull’attecchimento delle mafie in Italia settentrionale.

Dopo la performance, il dibattito con giornalisti d’inchiesta e magistrati tra cui Gianluigi Nuzzi, giornalista di Libero e scrittore, Mario Portanova, giornalista e collaboratore de L’Espresso, Piergiorgio Morosini, magistrato presso il Tribunale di Palermo e segretario di Magistratura Democratica, Marco Nebiolo di Narcomafie e, come moderatrice, la giornalista de Il Fatto Quotidiano Antonella Mascali.

“La mafia al nord Italia è strettamente legata a potentati che diventano inconfessabili – dice l’attore –. Su questo tema bisogna passare dalla sensazione allo studio e all’analisi”.

Da diversi anni, Cavalli porta sotto i riflettori i volti e i segreti del crimine organizzato: da “Do ut des” (2008), spettacolo che mette a nudo riti e conviti mafiosi, a “A cento passi dal Duomo” (2009), che l’attore definisce “una ninna nanna dolce per un risveglio brusco di quella Lombardia che si crede immune dalla mafia”.

Lo spettacolo “Nomi, cognomi e infami”, una narrazione di storie di mafia, camorra, soprusi e ingiustizie ma anche di persone che hanno scelto di non piegarsi agli uomini d’onore, debutta nel 2009. L’omonimo libro esce nel 2010. Nello stesso anno, l’attore è eletto consigliere regionale in Lombardia come indipendente nella lista Idv.

http://www.ilariaalpi.it/?p=3468

 

VARESENEWS sugli arresti “predetti” da Giulio Cavalli

Gli arrestati accusati di essere affiliati alla ‘ndrangheta che operano nel territorio del Varesotto, tutti appartenenti alla locale “Lonate Pozzolo-Legnano” sono volti noti, già coinvolti nell’operazione Bad Boys (prossima udienza in ottobre) messa a segno nel marzo/aprile 2009. In manette è finito nuovamente Vincenzo Rispoli, ortolano, 48 anni, residente a Legnano: è sospettato di essere il capo della locale “Lonate Pozzolo-Legnano”, con contatti stretti con i vertici della cosca Farao Marincola che domina a Cirò Marina suo paese d’origine (è nipote di Giuseppe Farao, capobastone del clan cirotano) Rispoli era finito in carcere lo scorso aprile, per poi essere liberato dalla Corte di Cassazione nel novembre 2009 in seguito ad un ricorso del suo avvocato. Il vice di Rispoli secondo gli inquirenti sarebbe Emanuele De Castro, classe 1968, muratore residente a Lonate Pozzolo ed originario di Cirò Marina, anch’egli arrestato nell’operazione Bad Boys; come pure Nicodemo Filippelli, 39 anni, imprenditore edile, lonatese d’importazione e cirotano d’origine, fratello di Mario, condannato in primo grado a 13 anni e 4 mesi di carcere per associazione mafiosa ed estorsione. In manette anche altre vecchie conoscenze già finiti in manette tra marzo e aprile 2009: Luigi Mancuso, classe 1977, commerciante di Busto Arsizio; Antonio Benevento, classe 1974, muratore di Legnano; Fabio Zocchi, classe 1962, immobiliarista residente a Gallarate. Con loro in carcere è finito anche Vincenzo Alessio Novella di Legnano. Affiliati alla locale di Bollate sarebbero invece Ernestino Rocca, Annunziato Vetrano e Orlando Attilio Vetrano, tutti residenti a Saronno. Le indagini sono partite dall’omicidio del dissidente Carmelo Novella assassinato il 14 luglio 2008, in un bar di San Vittore Olona, a due passi da Legnano.

Come detto gli arrestati di Legnano, Lonate Pozzolo, Gallarate e Busto Arsizio sono tutti appartenenti alla cosca legata ai Farao Marincola: un’organizzazione molto ricca e altrettanto ben introdotta negli ambienti che contano, dalle amministrazioni comunali agli istituti di credito. I carabinieri solo pochi mesi fa (a marzo 2010) avevano messo a segno un maxi sequestro contro i beni della cosca: 20 milioni di euro,17 società, 34 appartamenti, 4 bar e ristoranti, 1 terreno, 20 auto, 70 conti correnti. Gestivano bar e ristoranti e si trovavano per prendere decisioni al crossodromo di Cardano al Campo e in locali di Busto e Legnano. A loro sarebbero anche da ricondurre anche gli omicidi di Cataldo Murano, trovato carbonizzato nella sua auto in zona boschiva di Lonate Pozzolo il 6 gennaio 2005; Giuseppe Russo, (foto a destra) avvenuto il 27 novembre 2005 all’interno di un bar di Lonate Pozzolo e Alfonso Murano, avvenuto a Ferno il 27 febbraio 2006. Di loro ha parlato più volte Giulio Cavalli, attore teatrale e da poco consigliere regionale dell’Italia dei Valori: nel suo spettacolo si citano sempre Rispoli (il “principe nero”), i Filippelli, De Castro, si ricorda la sfilata del santo cirotano, San Cataldo, che ha preso il posto di Sant’Ambrogio e dei santi “nostrani”, le intimidazioni di Lonate Pozzolo e Besnate e le denunce di alcuni (pochi) che ci avevano visto lungo.

http://www3.varesenews.it/lombardia/articolo.php?id=178507

Surgelati, trapani e sberleffi alla mafia

Il giornalista Sergio nazzaro racconta l’autore costretto a vivere sotto scorta per i suoi spettacoli.

Esce “Fronte del palco”, libro-intervista all’attore lodigiano Giulio Cavalli

I surgelati, i trapani e l’antimafia. Un sottotitolo strano per raccontare la vita di chiunque, a meno che non si chiami Giulio Cavalli. Dai surgelati venduti a bordo di un furgone al teatro: la vita dell’autore e attore lodigiano finisce in un libro dal titolo Fronte del Palco: surgelati, trapani e antimafia, uscito ieri per Editori Riuniti (pp.200, euro 15).A firmarlo è Sergio Nazzaro, giornalista (ha collaborato con testate come «Il Sole 24 ore», «Left Avvenimenti» e «Megachip») e scrittore, già autore di diversi testi tra cui il viaggio negli inferi della camorra casertana Io per fortuna c’ho la camorra (Fazi Editore, 2007) mentre uscirà a breve MafiAfrica, primo reportage italiano sul potere della mafia africana nel paese. Aneddoti (tra questi il sequestro a lieto fine subito da Cavalli da un malvivente quando vendeva i prodotti di una nota marca di surgelati), riflessioni e confessioni: il libro tocca tutti gli aspetti della vita del direttore artistico del Nebiolo di Tavazzano, dagli esordi ad oggi.Un botta e risposta lungo 200 pagine in cui l’attore lodigiano, ora anche consigliere regionale per l’Italia dei Valori, racconta pubblico e privato di quanto gli è successo nei suoi 32 anni di vita «da lavoratore – spiega Sergio Nazzaro – perché non c’è nulla di radical chic nell’alzarsi alle 5 del mattino per vendere surgelati eppure è stato questo il primo palco di Giulio. Qui ha imparato a raccontare e a raccontarsi con le parole giuste, senza cercare di piacere ad ogni costo». Parole che si sono fatte via via più scomode attraverso il racconto di storie mai rassicuranti. Il «fronte» di Giulio, la trincea che lo porta ad essere l’unico attore in Italia sotto scorta inizia quasi volontariamente nel momento in cui sceglie di «esporsi». Prima un lavoro sulla strage di Linate dell’8 ottobre 2001, poi il turismo sessuale e infine la criminalità organizzata con Do ut des, riti e conviti mafiosi, lo spettacolo coprodotto dai comuni di Lodi e Gela che ha scatenato le prime intimidazioni, A cento passi dal Duomo (la mappe delle cosche nel Nord Italia) e la questione ambientale con L’Apocalisse rimandata ovvero benvenuta catastrofe del premio Nobel Dario Fo. «Sapere affrontare tante questioni mette in crisi le etichette della cultura tradizionale ed è uno dei tratti salienti di Giulio, ciò che lo rende non una vittima, ma come dice lui “un faro sulle storie degli altri” – ha spiegato ancora l’autore – : una posizione non identificabile da quei media in cerca di eroi facili da raccontare». Da qui secondo Nazzaro il silenzio dei grandi giornali, che ha stimolato la sua curiosità di giornalista. «Non credevo possibile che le grandi testate ignorassero la storia di un attore che a soli 32 anni si trova minacciato dalla mafia, sotto scorta e a colloquio con il capo dello Stato al Quirinale (in occasione della consegna dei premi Eti e De Sica dello scorso novembre, ndr) – ha detto Nazzaro – , ma questo è un paese che vive sotto ricatto e in cui vince la gerontocrazia». Un dialogo a due voci, scritto in vari incontri tra il Lodigiano e la capitale, «in cui ho avuto la libertà di chiedere qualsiasi cosa» e «in cui vige la regola del non prendersi troppo sul serio».

Rossella Mungiello

DA IL CITTADINO L’ARTICOLO QUI

A cento passi da piazza duomo

Gli applausi erano scroscianti, il teatro della Cooperativa era pieno (circa250 posti) e tutti erano rimasti colpiti per quello che avevano sentito per circa un paio d’ore. Lo spettacolo finito implica le luci accese per cui, mente il mio applauso continuava, mi sono guardato attorno per capire che tipo di pubblico ci fosse. Poi li ho visti. Erano in due. Uno si è mosso appena Giulio Cavalli è sceso dal palco ed è andato in una quinta, altro si è messo davanti a loro, a protezione.
Quello che ha detto Cavalli in quelle due ora circa lo costringe ad avere la scorta sotto il palco (e non solo). Come Saviano chi fa i nomi e i cognomi e non fa parte della politica viene minacciato e messo sotto scorta.
Cento passi dal Duomo è, per chi ancora non se ne fosse reso conto, il mettere in chiaro il fatto che la mafia si è trasferita qui nella città di M. in pianta stabile. Da non perdere.
E per chi vuole capire da dove tutto è partito consiglio la lettura di “Patria”, di Deaglio.

DA http://osirisicaosirosica.blogspot.com/2009/10/cento-passi-da-piazza-duomo.html

Lo spettacolo di Giulio Cavalli e Gianni Barcetto, andato in scena al Teatro della Cooperativa di Milano, squarcia il velo

“A cento passi dal Duomo”
(AGM-LSP) Giulio Cavalli da due anni vive sotto scorta, da quando nei suoi spettacoli teatrali racconta una realtà che spesso si fa finta di non vedere.

Nel suo ultimo recital, ”A cento passi dal Duomo”, andato in scena al Teatro della Cooperativa, racconta la Milano dei misteri dell’Expo 2015 e della tanto richiesta Commissione Antimafia.

Il testo è stato scritto in collaborazione con Gianni Barbacetto: si parte dal profondo silenzio che ha accompagnato il funerale dell’avvocato Giorgio Ambrosoli. Una frase bianca sul fondo nero, un “Buco”…nella coscienza della gente.

Per informare ci vuole coraggio. E ce ne vuole anche per alzare le mani, a centro palco, come ha fatto Giulio Cavalli mentre scorreva la lista infinita dei Boss della ‘Ndrangheta milanese. Il coraggio di chi come lui fa del teatro un mezzo di denuncia esoprattutto formazione.

La scenografia spuria, nera come tetro è il mondo che racconta fatto di intercettazioni, di minacce telefoniche, mazzette, mandanti irriconoscibili, prestanomi. Fantasmi che vengono rievocati dall’autore/attore che con, voce concitata, ad uno ad uno ne analizza il vizio e il peccato. Un pianoforte accompagna il monologo e a tono lo rende danza o convulsione.

Un fiume di nomi e misfatti, una raffica simile alla scarica che il pubblico, intimidito, si aspetta possa arrivare dal fondo della sala da un momento all’altro. Parole contro quella mitragliata che uno come Cavalli si aspetta ogni giorno. Spezzoni televisivi alleggeriscono il monologo, pur appesantendone l’invettiva.

La Moratti rassicura gli ospiti di Anno zero confidando nella Milano dei lavoratori onesti e dei volontari. E scuote la testa quasi meravigliata…perché a Milano la Mafia non esiste. Non esiste. O non deve esistere?

Copyright © 2001-2009 AGM-LoSpettacolo

 

DA LOSPETTACOLO.IT

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Comincia la tournée de L’APOCALISSE RIMANDATA di Dario Fo con Giulio Cavalli

Dopo il debutto nazionale al FESTIVAL TEATRO ITALIA di Napoli dello scorso giugno, L’APOCALISSE RIMANDATA OVVERO BENVENUTA CATASTROFE di Dario Fo e Franca Rame con Giulio Cavalli è pronto per iniziare il proprio giro nei teatri nazionali. Si inizia questa settimana con le date di Bolzano (Teatro Cristallo, ore 21.00 Giovedì 22 ottobre) e Pisa (Teatro Lux, ore 21.00 venerdì 23 ottobre).

Per info

http://www.teatrocristallo.org/

http://www.cinemateatrolux.it

 

Nello spettacolo di Giulio Cavalli, nomi e cognomi dei “capi” e dei loro amici

L’attore scortato all’ombra della Madonnina  di Benny Calasanzio

L’avvocato Giorgio Ambrosoli, le minacce che gli rivolge il suo killer, William Arico, quando si rende conto che il liquidatore della Banca Privata Italiana è inavvicinabile. Poi la sua morte e il suo funerale silenzioso, disertato dai politici, in una Milano di luglio sudata ed indifferente. Si apre così “Cento passi dal Duomo”, il nuovo spettacolo di Giulio   Cavalli, unico caso di attore teatrale costretto a vivere sotto scorta da quando, con il suo spettacolo “Do ut des” in cui ridicolizzava la mafia e i suoi uomini, ha fatto perdere le staffe alle colonie stiddare gelesi del milanese, ricevendo minacce ed intimidazioni così reali e pericolose da spingere il Prefetto, in concerto con questura e carabinieri, ad assegnargli la tutela armata: era il 27 aprile e già dal 2006 mesi Cavalli era sottoposto   ad una tutela dinamica. Guardato a vista dai carabinieri anche quando, con la sua parlantina veloce e nervosa, spara nomi e cognomi dei boss calabresi, siciliani e campani che hanno ormai in mano una Milano, secondo il sindaco Letizia Moratti, vergine dalle infiltrazioni mafiose. Una fiaba smentita dai fatti e dai numeri: dal ritratto di Cavalli viene fuori una Milano prostituita agli interessi della criminalità organizzata, in cui la mafia ha ormai percorso quei cento passi che la separavano dai palazzi del potere, è entrata e si è seduta   su comode poltrone di vellutino, ad aspettare ingorda i miliardi di euro che pioveranno in città con l’Expo 2015. Nomi e cognomi, come quelli che si leggono nel testo scritto a quattro mani con l’esperto Gianni Barbacetto, che forse ne sanno qualcosa, come Vincenzo Giudice, di Forza Italia, consigliere comunale di Milano, presidente della Zincar, società mista partecipata dal Comune, amico, come Paolo Galli, Forza Italia, presidente dell’Aler, di Giovanni Cinque, esponente di spicco della cosca calabrese degli Arena; o come Massimiliano Carioni, Forza Italia, eletto, secondo lo stesso Cinque, con i voti della mafia. Di Alessandro Colucci, consigliere regionale azzurro della Lombardia, invece parlano al telefono due mafiosi intercettati: “Abbiamo un amico in Regione”. E poi ancora Emilio Santomauro, due volte consigliere comunale a Milano ed ex presidente della commissione Urbanistica, sotto processo con l’accusa di aver fatto da prestanome a uomini del clan Guida, e infine Loris Cereda, sindaco di Platì, detta anche Buccinasco, che si scompone quando gli fanno notare che ricevere il figlio del boss Domenico Barbaro nel suo ufficio   potrebbe essere sconveniente. Lo spettacolo, che ha gi fatto registrare il sold out nelle prime tre serate, rimarrà al teatro della Cooperativa di Milano fino alla pomeridiana di oggi, prima di iniziare un tour in tutta la penisola.

da IL FATTO QUOTIDIANO

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