Vogliamo ricordarlo così
Ci piace ricordarlo così: Formigoni che credeva ancora che il salvataggio fosse possibile fino a pochi giorni fa.
Ci piace ricordarlo così: Formigoni che credeva ancora che il salvataggio fosse possibile fino a pochi giorni fa.

Teresa, figlia del boss Eugenio Costantino, chiama il padre per informarlo di essere stata chiamata dalla direzione generale dell’Aler, l’ente che gestisce il patrimonio pubblico di case. “Sicuramente avrà chiamato Zambetti, come mi aveva promesso”
Negli atti che hanno portato all’arresto dell’ex assessore della Lombardia Domenico Zambetti c’è l’assunzione all’Aler della figlia del boss. Per non rischiare di guardare il dito e perdersi il resto bisogna dirci che l’Aler è una delle tante “sovrastrutture” regionali che in questi anni sembrano diventate isole indipendenti di favori e prebende dispensate con leggerezza e una certa facilità. Forse il formigonismo non è incarnato solo dal governatore ferito che in queste ore tenta la strenue ultima difesa ma anche, e soprattutto, dalle scatole cinesi (Aler, Infrastrtture Lombarde, Eupolis e molte altre) che sono risultate essere più bisacce a disposizione del portatore che enti effettivamente congrui al proprio ruolo. Perché la moralizzazione passa dal ridisegnare l’impianto di governo. Ma con coraggio. Davvero.
Si dimettono. Non si dimettono. Poi dicono che si vota a dicembre, ad aprile forse a marzo e ora Formigoni presenta la sua Giunta (tecnica, dicono, perché di questi tempi funziona).
Sorpresa: il vicepresidente è leghista, Andrea Gibelli. La Lega che ha scaricato Formigoni un centinaio di volte negli ultimi giorni. Ma solo su twitter, perché poi in Giunta governa con lui.
«Sento arrivare il grande crollo. Non c’è solo Formigoni. In questi giorni assistiamo a mosse e mossette. Maroni dice votiamo ad aprile? Allora lo anticipo, dice l’altro, votiamo a gennaio! No, febbraio. La Lega dentro? La Lega fuori? Tutto un far battute da opera buffa. E i sorrisi, ha visto quanto sorridono, tutti quei maneggioni? Un linguaggio da “Le Roi s’amuse”, il Re si diverte, il buffone denuncia, e poi arriva la censura. Le Roi s’amuse, eccome se s’amuse. Ma io dico che è finita la cuccagna». Dario Fo parla di Formigoni, Lombardia e solidarietà: la sua intervista qui.
Due parole due sulle primarie e il resto:
[comunicato stampa]
Forse sarebbe meglio che Formigoni si prendesse la responsabilità di continuare questa sua patetica lite domestica con la Lega con più tranquillità dopo avere dato le dimissioni da Presidente della Regione Lombardia. Avrebbe modo di non bloccare l’istituzione e soprattutto i lombardi con dispetti e personalismi che sono irrispettosi e dannosi nel momento di crisi che sta attraversando anche la nostra Regione.
Lo dice Formigoni su Canale 5 al giornalista Vinci. E’ bollito sul serio.
Siamo (quasi) alla fine. Per capire la schizofrenia del Carroccio bisogna distinguere due piani: quello nazionale e quello lombardo. A livello nazionale Maroni non vorrebbe rompere con il Pdl proprio mentre insieme stanno concordando la riforma della legge elettorale mettendo a rischio anche il governo del Piemonte e del Veneto. In Lombardia però si ragione in un altro modo: Formigoni è finito, presto o tardi arriverà qualche altra novità dalla procura e se la Lega non si sgancia adesso finirà per apparire come quella che lo ha sostenuto fino all’ultimo. Dunque meglio staccare la spina subito e passare dalla parte degli eroi almeno all’ultimo minuto, dopo vent’anni di governo insieme. Per questo i leghisti hanno già organizzato anche una specie di referendum: sabato prossimo nei loro gazebo chiederanno ai cittadini se vogliono che Formigoni resti o vada a casa. La risposta sembra scontata vista l’esultanza con cui la base leghista ha accolto la decisione del consiglio federale.
Un articolo da condividere in pieno di Giorgio Salvetti per Il Manifesto. Comprese le ultime righe.
Continua il tira e molla tra la Lega (che dice, disdice, fa, disfa, e ridisfa) e un Formigoni imballato. Ora i leghisti dicono che si voterà ad Aprile (perché non subito?) e che dovrebbero dimettersi i consiglieri indagati (praticamente il gruppo consiliare più numeroso in Regione Lombardia: quello degli indagati).
Facciamo una cosa: Formigoni si dimetta e usciamo da questa lotta nel fango di reduci di un’era passata.
Nel frattempo sarebbe il caso che nel centrosinistra provassimo a raccontare l’alternativa e soprattutto le regole e i modi dell’avvicinamento all’appuntamento elettorale perché forse la mancata sollevazione popolare contro Formigoni è dovuta all’incollatura persistente di Penati alla poltrona che ricorda come alle primarie della desolazione anche noi negli ultimi anni abbiamo fatto la nostra parte. Per questo invito gli amici del PD, i compagni di SEL e gli amici dell’IDV insieme a FDS e ai tanti comitati, movimenti e cittadini che in questi ultimi anni praticamente ogni sera abbiamo incontrato, incrociato e con cui abbiamo dibattuto a non farsi condizionare dai tempi dei leghisti e pidiellini e dare il colpo di reni che serve: punti di rivoluzione rispetto al passato prossimo, programmi chiari su lavoro, scuola, sanità, trasporti e linea di avvicinamento alle primarie e coalizione.
Non credo che il nostro ruolo sia quello di preoccuparci delle dinamiche politiche della maggioranza, quanto piuttosto essere credibili per la maggioranza dei lombardi. E noi, dopo aver scavallato provincia per provincia in questi ultimi mesi di ascolto, siamo pronti a partire.