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silvio berlusconi

Su Vaticano, corvi e le presunte pressioni su Berlusconi

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Per lavoro sto seguendo “Vatileaks 2” e il processo in cui ci sarebbero presunte pressioni a Paolo e Silvio Berlusconi. Qui c’è l’avvocato di monsignor Balda, qui l’articolo sulla presunta relazione tra la Chaouqui e monsignor Balda e qui la stessa Chaouqui che in un’intervista fa il punto anche sull’ultimo processo.

Davvero stiamo vedendo cose.

Cavalli e la vicenda (dis)umana di Dell’Utri: un’intervista

(l’intervista è pubblicata sul sito QuartaParete qui)

Schermata 2015-10-16 alle 10.04.39Il racconto di Giulio Cavalli su Dell’Utri, accompagnato dalle musiche dal vivo di Cisco Bellotti, ha fatto tappa al Nuovo Teatro Sanità il 10 e 11 ottobre, aprendo di fatto la stagione di una tra le realtà più interessanti dell’ambiente teatrale napoletano. L’amico degli eroi. Parole, opere e omissioni di Marcello Dell’Utri ha raccolto un buon pubblico alla sua prima, nonostante il diluvio abbattutosi nella serata di sabato su tutta la Campania. Un buon inizio e un ottimo segnale per chi continua a svolgere orgogliosamente un ruolo di presidio culturale e artistico nel cuore della Sanità.
Quello di Cavalli è un ritorno: già due anni fa, infatti, fu ospite del ntS’ con L’innocenza di Giulio, inizialmente rinviato in seguito al rinvenimento di un’arma nei pressi del suo studio di Roma; sebbene dunque nel mirino della criminalità organizzata, Cavalli, anche scrittore  e giornalista, oltre che attore, non ha però perso il gusto di narrare di mafia e politica e di quel grigio che passa tra le due, dedicando, questa volta, le proprie attenzioni ad un personaggio molto chiacchierato: Marcello Dell’Utri, pienamente rappresentativo dell’ultimo ventennio berlusconiano; l’amico degli “eroi” (così come lui chiama Vittorio Mangano), mafioso che scelse di non riferire mai alla magistratura i propri rapporti con i vertici di Fininvest.
Ascoltando il monologo, in effetti, sembra di tornare a piè pari nei primi anni Duemila, a certe trasmissioni di Santoro (di cui non a caso sono proiettati frammenti del passato), ad un impegno antimafia che oggi appare sfumare nella retorica da Twitter che domina il dibattito politico sui media. La storia di Dell’Utri viene narrata quasi con un certo affetto nei confronti del protagonista; ne viene raccontata la vergogna per i genitori e, in generale, per i propri natali meridionali; l’amore per gli ambienti milanesi, tradizionalmente negati alla piccola e media borghesia palermitana di cui portava il marchio anche nell’amore per le cravatte (rigorosamente Regimental); unico elemento della scenografia, d’altronde, è proprio un’enorme cravatta, icona del tentativo mai riuscito di mimetizzarsi tra gli invidiati finanzieri della Milano da bere di trenta, quarant’anni fa.
Dell’Utri è il trait d’union tra Berlusconi e Mangano (gli altri due “protagonisti”), ma è anche profondamente diviso tra la volontà di essere come il primo e la vicinanza (per mentalità e provenienza) al secondo; in questa bivalenza si consuma la tragedia di Dell’Utri, che riuscirà a farsi accettare da quest’ambiente tanto ambito solo facendo da pontiere proprio con quella Sicilia da cui voleva allontanarsi. Cavalli tiene bene la scena e richiama l’attenzione del pubblico nei momenti in cui il susseguirsi di citazioni e sentenze rende la narrazione più ostica da seguire (“Cos’è questa, un’assemblea del Pd?” riprende la sonnacchiosa platea, scatenando immediata ilarità). Chiude con il richiamo all’articolo 4 della Costituzione (“Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”), ideale contraltare all’Italietta provinciale e truffaldina rappresentata fino a quel momento.
Al termine dell’ora circa di spettacolo, l’attore lombardo si ferma qualche minuto con noi, approfittando della pioggia ancora battente che all’esterno inonda la Sanità. È abbastanza provato dall’interpretazione appena conclusasi, ma non per questo sembra meno lucido il racconto del suo personale rapporto con “l’amico degli eroi” del titolo.

Foto di Mario Gelardi

In questi giorni, Napoli ospita il tuo spettacolo e riapre alla città (anche se solo per un giorno) la biblioteca dei Girolamini in passato depredata da Dell’Utri; sembra quasi che un’intera città stia cercando di prendersi gioco dell’ex senatore siciliano. Viene spontanea allora la domanda: perché proprio Dell’Utri dopo aver parlato di Andreotti ne “L’innocenza di Giulio”?
Perché su Dell’Utri abbiamo molte più prove, paradossalmente, di quante non ce ne fossero per Andreotti; è tutto fotografato nelle sentenze. La storia di Dell’Utri è quella di un siciliano che sogna di essere milanese, quella di un milanese (Berlusconi) che disprezza intimamente ogni meridionale – ma meglio di chiunque altro ne riuscirà a sfruttare il senso di fedeltà – e quella di un mafioso da discount come Mangano. E’ una storia in cui gli opposti si attraggono, che ci racconta molto di un Paese in cui uno di questi protagonisti è ancora lì a riscrivere gli articoli della Costituzione.
Viviamo ancora nello stesso Paese della “trattativa Stato-mafia” che oggi emerge dai processi di Palermo?
Si cerca troppo spesso di raccontare il presente con le sentenze, ma le sentenze non sono che le macerie del passato; al di là di quella giudiziaria che poi verrà fuori, una verità “culturale” già la sappiamo ed è quella – e non le sentenze – che dovrebbe darci le chiavi di lettura del presente.
Cosa intendi?
Ad esempio, è già ora evidente che Mancino ha una paura enorme data dall’aver camminato troppo tempo nella penombra; così com’è evidente che Dell’Utri è stato condannato perché già sostituito con “qualcos’altro”. Non c’è bisogno di aspettare una sentenza per poterlo dire.
Perché Dell’Utri s’è lasciato sostituire, alla fine?
Da un lato, c’è quel meccanismo che porta ogni servo a vedere la propria salvezza nel padrone, anche quando è evidente che il padrone l’ha ormai abbandonato. Dall’altro, Dell’Utri ha monetizzato la propria dipartita sistemando le prossime quattro o cinque generazioni di Dell’Utri.
Cosa pensi del suo atteggiamento ironico e strafottente?
Sentendo le parole di chi lo ha conosciuto di persona, mi son fatto l’idea di uno che è intimamente convinto di essere superiore a Berlusconi; che pensa che in un mondo ideale sarebbe stato Berlusconi a fargli da vassallo e non il contrario. Da questa convinzione viene il suo atteggiamento sprezzante. Quando ha saputo di questo spettacolo, ha detto al suo avvocato: “Finalmente scrive di me qualcuno bravo e non i soliti giornalisti”.
Condividi l’immagine che di Dell’Utri ha dato la serie “1992”?
No, non l’ho vista, cerco di salvarmi da queste serie.
Cos’è cambiato in Lombardia negli ultimi due anni? (il 9 ottobre Mario Mantovani, vicepresidente della Regione, è stato arrestato per corruzione, ndr)
I centocinquanta arresti hanno inciso, indubbiamente. A scuola si parla di mafia e c’è una generazione che sta crescendo con una forte sensibilità antimafia; mentre quella precedente non ha gli strumenti, probabilmente, per sviluppare questa sensibilità. Ci siamo affezionati, nel frattempo, a dei simboli: io stesso, in quanto “attore con la scorta”, sono stato un simbolo; però poi ti accorgi che ogni folata di luce in più che ricevi avvicina la gente al tuo feticcio e l’allontana dal fulcro della questione.
Un corto-circuito, in pratica.
Un corto-circuito dal quale noi per primi dobbiamo allontanarci. Io ammetto che da questo punto di vista ho commesso degli errori, per questo cerco di non parlare della scorta.
Credi che una responsabilità l’abbiano anche i media e la rassegnazione del pubblico?
Il “savianismo”, che io definirei più che altro “mondadorismo”, ci ha raccontato che la lotta alla criminalità possono farla solo gli eroi; e così non abbiamo protetto abbastanza chi ha il diritto di avere paura di dover lottare in prima persona.

Foto di Mario Gelardi

Può essere il teatro una chiave per diffondere queste informazioni che oggi difficilmente “passano” sulla stampa (anche perché i giornalisti che se ne occupano, come Ester Castano a Sedriano, sono puntualmente boicottati)?
No, se devo essere sincero non credo che il teatro possa addossarsi questa responsabilità. Così come la letteratura e la magistratura, da sole, non possono nulla; e non credo nemmeno a questa puttanata che “la parola” possa sconfiggere le mafie. Il teatro deve fare la sua parte, per carità. In questo quartiere, la criminalità organizzata fa venire l’acquolina al gommista, per dire una categoria a caso, con il suo potere. Col teatro non posso liberare il “gommista” ma posso gettare dei semi che, se coltivati, possono arrivare a liberarlo; ma da solo il teatro non può risolvere granché.
Com’è cambiata la sensibilità degli artisti ed il gusto del pubblico negli ultimi venti anni di Berlusconi?
Il pubblico continua a chiedere “teatro di impegno civile”, perché vuole sentirsi raccontare il presente senza necessariamente ricorrere ad Aristofane o Platone. Questa fu l’intuizione di Marco Paolini con Vajont ed è ancora validissima.
Cosa manca allora al dibattito sulle criminalità organizzate?
Mancano gli intellettuali. Abbiamo lasciato la patente di intellettuali ai soli magistrati, i quali spesso sono, sì, ottimi professionisti ma si sono dimostrati anche pessimi intellettuali. Non possiamo lasciare che siano loro a tradurre nel sociale il significato delle sentenze; per questo lavoro ci vorrebbero delle figure che al momento mancano. E poi ovviamente c’è il problema che metà degli attori e giornalisti italiani è stato a lungo (e forse è tuttora) sul libro paga di una sola persona.
Ultime due domande per finire. Se questi venti anni fossero una pièce teatrale, in quale genere si inserirebbero?
(sorride) Non so, dovremmo chiedere a Dario (Fo). Sicuramente una farsa…
E questo momento storico attuale?
(prende un sospiro) Questa è la polluzione notturna degli ultimi vent’anni.

Antonio Indolfi

La bellezza di andare in scena (con ‘L’amico degli eroi’)

Schermata 2015-10-09 alle 20.35.05Eccoci alla fine siamo andati in scena. Tutti. Con Cisco dal vivo e la solita meraviglia che è il Teatro Fraschini quando Pavia è appena appena autunnale.

E posso dirvi che “L’amico degli eroi” è diventato adulto, respira a tempo e ha la forma che avevamo in testa. Se piace o no certo ce lo dirà il tempo, i chilometri e principalmente vuoi ma di sicuro siamo riusciti a mescolare i fatti (fatti, eh, mica opinioni: fatti accertati) insieme a quel tono di teatralità che ci interessava più di tutto. La storia dei tre (Marcello, Silvio e Vittorio) è la storia di un Paese che scopre convergenze tra persone inimmaginabili e credo che davvero sull’asse Berlusconi-Dell’Utri-Mangano-Cinà si potrebbe scrivere un manuale di patti mafiosi in salsa lombarda.

Ancora una volta, come ci era già successo per Andreotti, tocchiamo con mano quanto poco sia conosciuta la sentenza e quanto poco sia stata raccontata la verità. E allora noi proveremo a teatrare ancora più forte.

Insomma ieri l’abbiamo fatto tutto

10639423_708070405960440_2361917412700541641_nTutto dall’inizio alla fine. Con tutti i video. Con tutte le musiche di sottofondo. Per vedere la forma che fa. Quando provi davanti ad un pubblico, per la prima volta, tutto insieme uno spettacolo teatrale nuovo hai la sensazione di inaugurare un complicatissima caldaia, qualcosa tutto viti, bulloni e marchingegni e devo dirvi che ‘L’amico degli eroi’ ieri non solo si è acceso al primo colpo ma ha viaggiato a buona andatura senza preoccupanti cigolii. Ci siamo. Dobbiamo limare i tempi, arrotondare le luci, certo, quelle cose di manutenzione ordinaria per uno spettacolo che si prepara alla tournée, ma sono convinto che abbiamo colto il dellutrismo. E ovviamente mi viene da pensare alla pazienza dei nostri centocinquanta produttori, il cuore pulsante di questa articolata “operazione culturale”. Ora iniziamo il viaggio. Iniziamo un buon viaggio. E grazie agli amici del ‘Gruppo dello zuccherificio’ che hanno riempito di senso questo nostro battesimo.

Processo-Trattativa parla il pentito Luigi Giuliano: “Dell’Utri minacciava Mangano per non farlo pentire”

La cronaca dell’udienza raccontata da Lorenzo Baldo:

mangano-berlusconi-dellutri“Vittorio Mangano? Qualche volta gli si accendeva la scintilla (di voler collaborare, ndr)… ma aveva paura, quasi da infarto… aveva ricevuto minacce che se si fosse pentito la sua famiglia sarebbe scomparsa e sciolta nell’acido”. La voce del collaboratore di giustizia Luigi Giuliano, “O’ rre”, arriva nitida dal sito riservato collegato in videoconferenza all’udienza odierna del processo sulla trattativa. “Ma da chi era minacciata la famiglia di Mangano?”, chiede il pm Francesco Del Bene. “Mangano mi fece il nome di Dell’Utrio (Marcello Dell’Utri, ndr)… che aveva rapporti con lui… un potente della politica”. Il riferimento è all’ex braccio destro di Berlusconi, attualmente in carcere per scontare una condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

L’ex boss camorrista, già a capo della “Nuova Famiglia”, riaccende quindi l’attenzione sui suoi contatti con l’ex “Stalliere di Arcore” morto di cancro nel 2000. “Vittorio Mangano l’ho conosciuto nei primi anni ’70 a Milano perché era amico di un mio amico che si chiamava Nunzio Guida, legato a Michele Zaza”, racconta Giuliano. “Successivamente, intorno al ’99, sono stato detenuto nel carcere di Secondigliano al 41bis, c’era un reparto adibito all’ospedale… per pochissimi giorni siamo stati nella stessa stanza con Mangano”. Ed è in quelle condizioni che l’ex capo della “Nuova Famiglia” riceve alcune “confidenze” da parte del defunto reggente di Porta Nuova.  “Vittorio era assai preoccupato perché temeva che fuori dicessero che lui potesse accedere al pentimento…lo hanno minacciato che avrebbero fatto a pezzi la sua famiglia… anche se non prendeva questa decisione qualcuno poteva far passare la notizia che collaborava…”. Il pm riprende un verbale del 2002 nel quale lo stesso Giuliano era stato decisamente più esaustivo: “Mangano conosceva tantissime cose e più volte ha fatto riferimento a Berlusconi e Dell’Utri, Mangano mi disse che la carriera politica di Berlusconi era la prosecuzione della carriera politica di Andreotti”. L’ex boss conferma quanto dichiarato tredici anni fa aggiungendo che “quello era un motore per portare avanti un sistema criminale mafioso… si doveva far abolire il 41bis, i benefici per i pentiti… che bisognava distruggere”. Berlusconi e Dell’Utri? “Erano la stessa cosa, me lo diceva Mangano: Berlusconi-Dell’Utri-mafia… uno stesso sistema criminale. Mangano voleva farmi intendere che la mafia aveva questa potenza con loro…”. Giuliano spiega quindi di essersi pentito nel 2002 per “una conversione spirituale” legata alla figura di Gesù Cristo. “Anche se salvo una sola vita – ribadisce il collaboratore –  ho il dovere di farlo davanti alla giustizia di Dio e degli uomini. Mi hanno ammazzato tre persone care, tra queste anche mio figlio…”. Alla domanda del pm se avesse mai conosciuto Totò Riina, Giuliano replica di averlo incontrato nei primi anni ’70 “quando (Riina, ndr) frequentava i night club in via Caracciolo”. Il legale del capo di Cosa Nostra chiede in seguito in quale occasione avrebbe avuto con Riina “un contatto diretto per parlare di un argomento specifico”. “Ci siamo parlati… un discorso fugace… alla villa di Nuvoletta a Marano in piena guerra con Cutolo”, replica l’ex boss. Che non intende approfondire l’argomento in quanto a suo dire rientrerebbe all’interno di indagini in corso. Immediata la contestazione da parte dell’avv. Cianferoni fortemente dubbioso sulla spiegazione fornita dal collaborante. La questione sollevata si conclude lì.

(fonte)

“Vittorio Mangano portava fiumi di miliardi a Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi”

berlusconi-mangano-dellutri“Vittorio Mangano negli anni Settanta portava fiumi di miliardi da Palermo a Milano. Erano soldi del traffico di droga di cosa nostra che Mangano consegnava a Marcello Dell’Utri, poi Dell’Utri li consegnava a Berlusconi che li investiva nelle sue società, mi pare anche per Milano due”. Lo ha detto il pentito di mafia Gaetano Grado parlando, in videoconferenza, al processo sulla trattativa tra Stato e mafia, in corso all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. “La mafia ha bisogno di investire – continua Grado – Siccome i soldi della droga erano talmente tanti che non si sapeva più quanti fossero, Mangano esportava fiumi di denaro su a Milano”.

Il pentito aggiunge: “Li dava a Dell’Utri che li investiva nelle società di Berlusconi. Questa cosa me la disse Vittorio Mangano. Non si parla solo di alcuni miliardi ma di svariati miliardi. Mangano mi diceva che andava in macchina, ma io non chiedevo che macchina era, perché in Cosa nostra meno domande si fanno e meglio è”.

Grado spiega anche di quando conobbe Mangano, morto qualche anno fa. “L’ho allevato io Vittorio Mangano – dice – L’ho conosciuto intorno al ’69, era un poveraccio, un nullatenente, sposato con due figlie. Me lo sono messo vicino, l’ho aiutato, di tanto in tanto mi facevo accompagnare in macchina a Milano a trovare mio fratello. Quando tornavamo gli davo 1,5 milioni di lire. Si era attaccato molto a me. Lui commerciava in bestiame. Fu Girolamo Guddo a presentarmelo, insieme con Giovanni Lo Cascio. Mangano non era uomo d’onore all’epoca, lo è diventato dopo avere conosciuto me. Era una persona scaltra, aveva capito che ero un uomo d’onore. Quando andavo in giro, molta gente mi vedeva e mi faceva festa. Si era avvicinato nella speranza che venisse messo in famiglia. Poi diventò compare di mio fratello Antonino”.

(clic)

 

 

Anche oggi

Siamo al lavoro per ultimare il libro e lo spettacolo “L’amico degli eroi” sulla vita, opere e omissioni di Marcello Dell’Utri. Il crowdfunding continua e vi chiedo una mano: condividetelo, fatelo sapere agli amici. Casa per casa, come diceva qualcuno.

Trovate tutto qui.

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Intanto vediamo di farcela.

Schermata 2015-01-10 alle 15.27.43Siamo all’ultimo mese del cammino lunghissimo di preparazione dello spettacolo e libro L’AMICO DEGLI EROI. In questi giorni alcune associazioni ci hanno fatto sapere di essere in fase di raccolta per stabilire la propria cifra di partecipazione alla produzione sociale (il nostro #crowdfunding è qui) e ovviamente li ringraziamo fin da subito. Lo spettacolo armai sta assumendo forme quasi definitive e devo dire di esserne soddisfatto. Qualcuno mi dice che in giro ormai la vicenda di Dell’Utri sia considerata “vecchia”, “passata” e “poco interessante” ma faccio questo lavoro da abbastanza tempo per sapere che inoculare disinteresse ed indifferenza è il modo migliore per non essere costretti a pagare anche lo scotto “politico” e “sociale” di una vicenda. L’ho detto moltissime volte e l’ho anche scritto: credo che il teatro abbia il dovere di tenere la guardia alta lì dove è facile lasciarsi andare. Non cavalchiamo onde ma con molta umiltà cerchiamo di provocarne, piuttosto. Siamo fatti così. A giorni dovremo anche essere in grado di avere le prime bozze del libro. Lavoriamo, quindi. E possiamo crederci solo perché voi ci state credendo con noi. Per questo vi chiediamo, se potete e se volete, di aiutarci in queste ultime settimane dando visibilità alla nostra raccolta fondi. Le informazioni le trovate nella pagina di produzionidalbasso e sul blog.

Intanto buon venerdì.

Sottoscrizione sul web per “L’amico degli eroi” (parlano di noi)

da ILCITTADINO:

25 febbraio 2015

CITTADINOTre giovani, un destino comune: l’ascesa. Nel gotha dell’economia, nel microcosmo dell’asfittica politica italiana, sulle cronache nazionali. Marcello, Silvio e Vittorio, ovvero Dell’Utri, Berlusconi e Mangano, e le loro vite – dall’infanzia all’età adulta – che, in modi diversi, si intrecciano. E costruiscono qualche pagina della storia di questo Paese. L’attore e autore lodigiano Giulio Cavalli, più volte finito nel mirino delle cosche, per sette anni anche direttore artistico del Nebiolo di Tavazzano, torna al teatro civile e alla narrativa con L’amico degli eroi, nuova produzione in fase di allestimento per la scena italiana con uno spettacolo teatrale e un volume. Il lodigiano, che oggi vive a Roma, ha già incassato il consenso di chi ha deciso di sostenere il suo progetto attraverso la campagna di crowdfunding lanciata qualche mese fa e ancora aperta. L’obiettivo, diffuso tramite il sito Produzioni dal basso, è quello di arrivare a quota 10mila euro. Nella giornata di ieri, a 52 giorni dalla chiusura dell’iniziativa, la campagna ha catalizzato 102 sostenitori, che hanno donato complessivamente 5.350 euro. Sul palco con Cavalli, che ha debuttato con un’anteprima della pièce al Festival di Teatro Civile di Legambiente, poi diventato anche coproduttore dello spettacolo, Stefano Cisco Bellotti, ex dei Modena City Ramblers, che lo aveva già accompagnato nel suo ultimo lavoro, L’innocenza di Giulio. «Questo non sarà uno spettacolo incentrato solo sugli atti giudiziari, come quello su Giulio Andreotti – annuncia Cavalli – : c’è un ritorno importante alla forma del teatro e alla narrazione letteraria per raccontare non solo delle vicende ormai note di Marcello Dell’Utri, “l’amico degli eroi”, ma anche per raccontare di un modello di servitori, coloro che assumono importanza tacendo delle cose». Cavalli cammina a ritroso e romanza la vita di Dell’Utri a partire dall’infanzia, «in una famiglia borghese ma decadente del centro di Palermo» per poi arrivare all’adolescenza e alla scalata nell’imprenditoria. «Mi interessava raccontare anche di un determinato rapporto tra alcuni parti del Nord e del Sud dell’Italia – spiega Cavalli – : tra quel Nord che si appoggia in modo sicuramente non etico a un Sud che fa da lubrificante». Se lo spettacolo e il romanzo sono centrati sulla vita di Marcello Dell’Utri, comprimari al protagonista sono sicuramente Silvio Berlusconi, raccontato nella sua ascesa prima alla Milano che conta poi alla ribalta nazionale, e Vittorio Mangano, meglio noto come “lo stalliere di Arcore”. «Lo spettacolo sarà ulteriormente presentato ai finanziatori con delle iniziative di teatro in casa – spiega il lodigiano, che aprirà le porte delle sua dimora romana e aggiunge -: Con gli ospiti rigorosamente controllati. Chiederemo il casellario giudiziario». Il debutto nazionale dello spettacolo potrebbe essere ospitato nella manifestazione estiva Ponza d’autore, curata dai giornalisti Gianluigi Nuzzi e David Parenzo. «Il libro è in dirittura d’arrivo – chiude l’autore -, conterrà il copione dello spettacolo e altri quattro capitoli di approfondimento».

Rossella Mungiello