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Giulio Cavalli

Fuga dalla Sanità. In Lombardia la riforma Moratti già presenta il conto

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In tre mesi Regione Lombardia ha pubblicato tre bandi per reclutare poco meno di mille medici in regione. Motivo della scarsità? Presto detto: i medici preferiscono andare nel privato, con contratti che garantiscono stipendi migliori e con più diritti. A forza di pagare la sanità privata è normale che la sanità pubblica ceda.

Sanità in crisi, in Lombardia mancano 922 medici un quarto dei quali (266) sono nel territorio di Ats

In Lombardia mancano oggi 922 medici, un quarto dei quali (266) sono nel territorio di Ats metropolitana di Milano e 45 dentro il perimetro della città. Da oggi un nuovo concorso riapre i termini e ci saranno meno di 30 giorni per presentare la domanda e coprire i posti vacanti.

A maggio e giugno ci sono stati altri due concorsi, praticamente andati deserti perché in tutta la regione si erano presentanti in quaranta. Di questi 40 medici hanno perso la possibilità di partecipare al concorso perché non avevano i requisiti. 30 medici per coprire un buco di 266 è la fotografia di come sia messa male la sanità lombarda.

Del resto le cause non sono difficili da individuare: la sanità privata promette più soldi, garantisce una maggior possibilità di fare carriera e – per assurdo – la sanità privata in Lombardia è garantita della politica molto di più di un qualsiasi posto nella sanità pubblica.

Solo nella città di Milano mancano 11 medici nel Municipio 6 (Giambellino, Lorenteggio, Primaticcio, Navigli, Barona), altri 8 nel Municipio 9 (Dergano, Maciacchini, Bovisa), 7 rispettivamente nei Municipi 5 e 7 (dal Ticinese – Romana a San Siro e Baggio), 5 rispettivamente nei Municipi 2 e 8 (da Crescenzago a Turro) e infine due al Municipio 4 (Vittoria).

A questo si aggiunge il buco di organico della guardia medica che dovrebbe coprire quasi 40 mila ore (un terzo solo in Ats Milano) e che non riesce a reclutare nuovi medici. In sostanza significa che nelle ore serali e notturne i cittadini milanesi non riescono a trovare medici disponibili in servizio. Eppure possono partecipare al bando i laureati in Medicina, iscritti al corso di formazione professionale della Regione.

Un corso non molto ambito, perché la borsa di studio è inferiore a quella che hanno i laureati che vanno a specializzarsi in ospedale. Al di là della retorica milanese il punto centrale resta sempre lo stesso: una differenza di 3-400 euro, può impedire a un giovane di scegliere la medicina territoriale, perché i costi della vita sono troppo alti. Anche per questo ancora una volta sono ammessi anche aspiranti camici bianchi da fuori Lombardia.

Il bando resta aperto 20 giorni (fino alle 16 dell’11 ottobre). Per iscriversi la procedura è online, dal portale “bandi online” di Regione Lombardia. Ci si registra e si presenta la documentazione richiesta per le sezioni alle quali si è interessati. Verificati i requisiti i candidati verranno poi convocati per accettare l’incarico e cominciare a lavorare. Nelle periferie milanesi – fra gli “ambiti” più scoperti – la Regione ha fatto un accordo con Aler per mettere a disposizione a canone ridotto spazi nei quali allestire gli studi medici. Una spesa in meno per chi inizia da zero.

Nella Lombardia governata fieramente dalla Lega lavorare nella sanità pubblica è una scelta di scarto rispetto a quella privata

Il punto politico però resta sempre lo stesso: nella Lombardia governata fieramente dalla Lega di Attilio Fontana (con la sanità riservata a Letizia Moratti) lavorare nella sanità pubblica è una scelta di scarto rispetto a quella privata. Con tutti questi anni in cui la sanità pubblica è stata demolita (da Formigoni in poi) è normale che qualsiasi neolaureato cerchi uno sbocco professionale nel privato. Distruggere la sanità pubblica è una scelta consapevole. Stupirsi della poco attrattività della sanità pubblica è una posa.

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Sexy-gate al Senato, dieci domande a Calenda e Richetti

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Che il senatore di Azione Matteo Richetti abbia o meno molestato una donna è questione da lasciare alla magistratura. Registriamo, semplicemente, alcuni punti fondamentali: il leader di Azione Carlo Calenda ha deciso di rendere pubblico il nome della presunta vittima (o della presunta carnefice, secondo la visione del partito Azione) citando i pregressi giudiziari.

Che questo sia un gesto più o meno giusto lo decideranno gli elettori, tenendo conto che Calenda e Richetti ritengono di essere vittime di un attacco “politico”. Proviamo a spostare la discussione, riportandola su binari non giudiziari e di opportunità. Del resto noi siamo il Paese che (giustamente, secondo il soggettivo parere di chi scrive) ha indagato nelle mutande di Silvio Berlusconi per anni, per dimostrare l’inaffidabilità di un presidente del Consiglio e per raccontare come un personaggio pubblico debba tenere una condotta privata all’altezza dei propri propositi politici.

Non è un fatto secondario. Qualche domanda dunque a Calenda e Richetti, al di là della vicenda giudiziari, attinente alle questioni di opportunità.

Qualche domanda dunque a Calenda e Richetti, al di là della vicenda giudiziaria, attenendosi alle questioni di opportunità

1) Quello che succede negli uffici del partito di Azione, soprattutto in Senato, riguarda il segretario del partito, Calenda Il segretario può confermare che non accadano “situazioni personali” all’interno degli spazi istituzionali?

2) Calenda e Richetti possono assicurare che all’interno degli spazi del partito e che con le risorse del partito non si coltivino relazioni personali che non hanno nulla a che vedere con l’attività istituzionale?

3) Tra le prove (contestate da Calenda e Richetti) portate dalla presunta vittima (o carnefice) c’è una telefonata del presidente di Azione Richetti a una funzionaria di partito che veniva avvisata di essere rimossa dal proprio ruolo a favore di una donna che stava nell’ufficio di Richetti. Quella telefonata è stata fatta

4) Le collaborazioni del partito Azione sono dipese dalle relazioni personali di Richetti? I ruoli dirigenziali sono stati assegnati da decisioni personali di qualche dirigente di partito?

5) Il concetto di “serietà” all’interno del partito Azione tollera che una persona sposata invii messaggi sentimentali e/o erotici a terzi sfruttando la propria posizione?

6) Cosa farebbe Calenda qualora fosse provato (al di là dell’indagine per molestie) che un suo senatore ha inviato messaggi che irridono “le femministe del cazzo”?

7) Cosa deciderebbe Calenda qualora fosse provato (al di là dell’indagine per molestie) che un suo senatore ha inviato (e fosse provato) una foto del proprio pene?

8) A proposito del messaggio riportato da Fanpage, contenete epiteti ingiuriosi della dirigente di Azione Francesca Scarpato, che dice il partito della nota dei Giovani Democratici di Salerno che scrivevano: “È così curioso a tratti tragicamente comico, notare come si erge a maestro di etica proprio chi, nei suoi anni di attivismo politico, ha mostrato fidelizzazioni più disparate. Una giovane dall’attivismo decennale che tramite folgorazione ha riscoperto nuovi amori e abbandonato passioni sportive”. Che dice di questo pezzo? Al di là della vicenda penale è vero che la Scarpato intrattiene rapporti non solo politici con il senatore Richetti? È vero che durante una trasferta in Spagna Scarpato avrebbe colpito Richetti per “dei messaggi” sul suo telefono con “una donna del mondo dello spettacolo”(presumibilmente la donna oggetto dell’ultimo scandalo)?

9) Calenda può certificare la rettitudine di Richetti, al di là del profilo penale?

10) Il comportamento personale di un personaggio pubblico è un fatto “pubblico”. Richetti e Calenda sono d’accordo?

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Renzi spolpato da Silvio su TikTok. Continua il Bestiario elettorale

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C’è la destra sempre confusa e sconclusionata, ci sono le solite bufale sul reddito di cittadinanza e siamo qui al monto quotidiano bestiario elettorale.

CRISANTI INFILZA DRAGHI
Chi preferirei come premier tra Letta o Draghi? “Enrico Letta lo preferisco 100 volte a Mario Draghi. A Draghi presidente del Consiglio come voto do un sei, tutti lo vedono come un eroe e un superuomo, siamo un Paese disperato se è così. Trovo difficile che la popolazione con più difficoltà, quella rimasta fuori dall’ascensore sociale, si possa riconoscere in un banchiere e in un gruppo di tecnocrati”. Lo dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, il virologo Andrea Crisanti, candidato col Pd al Senato. L’agenda Draghi ormai è fuori moda.

SALVINI DIFENDE (MALE) L’ABORTO
Salvini: “La 194 non si tocca, il Paese va unito non diviso. Io sono il segretario della Lega e la 194 non si tocca. Vanno incentivate le donne che scelgono di proseguire con la gravidanza e i centri di aiuto alla vita sono un dono di Dio che vanno aiutati ma l’ultima parola spetta sempre alla donna. L’Italia non ha bisogno di divisioni e liti su leggi che ci sono che possono essere aggiornate e migliorate”. Così Matteo Salvini, leader della Lega parlando con i giornalisti fuori dal Senato. Ha provato a difenderla. Non ci è riuscito.

RENZI NON SI TRATTIENE SU SILVIO
A Renzi chiedono un aggettivo per descrivere Berlusconi e il senatore risponde: “Inimitabile. Su TikTok ci ha spolpato, lui ha vinto la partita su TikTok, io conto però di stragi davanti alle elezioni”. Niente, non riesce a trattenere l’entusiasmo.

DRAGHI? SÌ, NO FORSE
Berlusconi dice che Draghi sarà una risorsa che sarà utilizzato. Per il premier Mario Draghi “non ci sono ruoli nel futuro eventuale governo” di centrodestra: lo ha detto il segretario della Lega, Matteo Salvini, durante una conferenza stampa elettorale a Bari, il giorno dopo il comizio tenutosi nella serata del 19 settembre al parco 2 Giugno. Salvini lo ha affermato rispondendo a una osservazione sul fatto che il presidente del Consiglio sia stato premiato negli Usa come statista dell’anno. “Noi – ha aggiunto – chiediamo il voto per la Lega e per il centrodestra, non vedo ruoli per Draghi o per tecnici per rispetto anche nei confronti di Draghi. Perché se uno vota la Lega vota per la Lega, se uno vota per il centrodestra vota per il centrodestra”.

MELONI INCONTENIBILE
Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d’Italia grande favorita a diventare la prima donna a guidare il governo in Italia dopo le elezioni del 25 settembre, auspica che la vittoria di Fratelli d’Italia “possa aprire la strada a qualcosa di simile in Spagna tra pochi mesi”. Lo ha detto in un’intervista all’Efe, rispondendo a una domanda sui rapporti tra Fratelli d’Italia e Vox. Meloni rassicura poi l’Unione Europea: “Non siamo affatto contro l’Europa, ma per un’Europa più efficiente”. VOX parla di “immigrati deportati”, è contro l’aborto, vuole cancellare la legge sulla violenza di genere e non rinnega il franchismo. Alla grande, direi.

BALLE SUL REDDITO DI CITTADINANZA
Gianluigi Cimmino, patron di Yamamay e Carpisa, a La7: “Il problema del Reddito di cittadinanza in costiera è che i napoletani non vogliono spostarsi per andare a lavorare a Salerno”. Gli risponde il sociologo De Masi: “In costiera amalfitana, in provincia di Salerno, dicono che non si trova personale per gli alberghi. Sapete in quanti hanno il Reddito di cittadinanza in costiera amalfitana In quattro”. Campione.

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Nostalgici del fascismo sospesi per finta

Una storia piccola ma significativa. Calogero Pisano è un candidato di Fratelli d’Italia nel collegio uninominale della Camera ad Agrigento, con molte possibilità di essere eletto. È coordinatore provinciale del partito nel capoluogo siciliano e componente della direzione nazionale. È bastato spulciare nel suo profilo Facebook per trovare post che inneggiavano a Hitler, al fascismo e trionfali post di sostegno a Putin.

Cosa accade? Alcuni giornalisti segnalano l’indecenza e Giorgia Meloni, impegnatissima ad arrivare in piedi alle elezioni, lo sospende: «Da questo momento in poi Pisano – si legge in una nota – non rappresenta più FdI a ogni livello e a lui viene inibito anche l’utilizzo del simbolo». La sospensione di un candidato, si sa, è un’azione che non influisce minimamente sulla sua possibile elezione. Da parte sua Pisano mette in scena la parte del contrito e scrive chiedendo scusa «a chiunque si sia sentito offeso da quei post che a distanza di anni giudico indegni»: «Anni fa – ha aggiunto – ho scritto cose profondamente sbagliate. Avevo cancellato il mio profilo personale su Facebook perché mi vergognavo delle cose che erroneamente avevo pubblicato».

Solo che Pisano pensa di essere scaltro e invece è poco furbo. Manda un messaggio vocale ai suoi sostenitori in cui il tono cambia completamente: «Questa, tra virgolette, sospensione – dice – è dovuta solo al fatto di questo post e quindi abbiamo dovuto prendere le distanze e anche io mi sono dovuto sospendere solo per questi due-tre giorni, fino a quando non arriviamo alle elezioni. Quindi state tranquilli che resta in carica (la candidatura ndr) e siamo sempre più forti di prima». Insomma, è tutta una finta. Del resto, è finta la moderazione che Giorgia Meloni ha improvvisamente indossato per rendersi credibile e per rivendersi come rassicurante a livello internazionale.

Pisano viene beccato di nuovo. Passa qualche ora e Pisano rassegna le sue “dimissioni volontarie dal partito”. Ora fateci caso, segnatevelo su un foglietto da qualche parte: verrà eletto e entrerà nel gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia. E sarà l’ennesimo caso di fuffa politica, l’ennesima presa di distanza utile solo agli smemorati.

Buon mercoledì.

 

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Il caso Richetti travolge il partito di Calenda

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Una donna racconta a Fanpage di avere subito molestie da un senatore, “un uomo molto potente” che subito dopo avrebbe sporto denuncia contro di lei. Da qualsiasi parte la si guardi, è una brutta storia. Ci sono dentro forze dell’ordine che a loro volta adottano comportamenti inopportuni, ci sono messaggi (da verificare) indecenti per un politico che si definisce progressista e c’è un giornalismo che sembra non rendersi conto di come il tema sia delicato non solo per il caso specifico ma per l questione generale.

Il sexygate di Palazzo Madama, il senatore di Azione Matteo Richetti nega tutte le accuse. E intanto paga la presunta vittima

Le donne in Italia che vengono molestate non denunciano perché hanno paura di non essere credute, di essere esposte al pubblico ludibrio e di essere scandagliate. Il senatore di Azione Matteo Richetti si dice innocente. Il suo capo Carlo Calenda è garantista a metà: Richetti è innocente fino a prova contraria invece la donna è bugiarda fino a prova contraria. Un classico. Di certo la gestione della vicenda dimostra ancora una volta la compulsività di Calenda che dopo avere dato della “mitomane” alla donna è arrivato perfino a minacciare “giornalisti” e “scrittrici”.

Fanpage, querelata da Richetti, con il suo direttore Francesco Cancellato continua a dirsi tranquilla, sostenendo di avere verificato tutto. Ieri il quotidiano Domani ha pubblicato foto e nome della donna (seguito a ruota da tutti gli altri con tanto di foto in pose sexy) dicendo che la presunta vittima avrebbe già avuto processi (e una condanna) per atteggiamenti persecutori.

Fanpage scrive di avere tutelato la presunta vittima “perché, purtroppo, sapevamo cosa sarebbe successo se l’avessimo fatto: la sua vita privata sarebbe stata scandagliata, la sua reputazione infangata, il tutto per mettere in discussione la sua storia, per distrarre l’attenzione dal fatto in sé e rivolgerlo alla persona oggetto di presunte molestie”.

Si scopre che la denuncia di Richetti è stata archiviata (senza opposizione da parte del senatore) e che la presunta vittima sarebbe stata assolta e prescritta. C’è però una frase interessante che l’avvocato di Richetti ha detto a Fanpage su quell’incontro tra il senatore e la donna: “Qualcosa è andato storto”, dice.

Fanpage sottolinea “la violenza inferta, via social e a mezzo stampa” alla donna. Calenda parla di “polpetta avvelenata”. Per ora ne escono male quasi tutti ma, al solito, pagano le donne che avranno ancora meno voglia di denunciare.

Leggi anche: Caso Richetti, chi è l’attrice che accusa il senatore di stalking: l’esponente di Azione si difende

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Calenda, il Napoleone dei Parioli. Riparte il Bestiario elettorale

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C’è, tanto per cambiare, un nazista con Fratelli d’Italia, c’è Pillon che rovina la recita alla Meloni e c’è un nuovo indovinato soprannome per Calenda (“il Napoleone dei Parioli”). Eccoci al bestiario elettorale.

HEIL MELONI!
Calogero Pisano è segretario provinciale di Fratelli d’Italia ad Agrigento ma soprattutto candidato al collegio uninominale della Camera, con buone possibilità di essere eletto. Nei suoi social inneggia a Hitler (“un grande statista di 70 anni fa”), come un bambino sui muri del cesso scrive “W i camerati d’Italia” sul suo profilo Facebook e pubblica la foto di un balilla che urina sulla faccia di Renzi. Chissà se anche in questo caso Giorgia Meloni non riconosce la matrice. In serata è stato sospeso.

MA ‘STO PILLON?
Mentre la Meloni continua a impegnarsi per sembrare credibile in Europa e continua a ripetere di non voler toccare il diritto all’aborto. Peccato che ieri il senatore Pillon non sia riuscito a trattenere gli sfinteri e abbia dichiarato in sequenza: “Io parlo a titolo personale, ma la legge ungherese che obbliga le donne che vogliono abortire ad ascoltare il battito ricorda a tutti che si parla di un bambino”. Poi: “Nello stato ideale governato da Pillon la vita umana sarebbe tutelata in ogni momento. Anche durante la gravidanza”. Poi: “Due uomini non sono una famiglia”. Quindi?

RIECCO LA DE GIROLAMO
L’ex ministra Nunzia De Girolamo: “Sono contraria all’utero in affitto. Immagino a Scampia, dove le donne smettono di spacciare la droga e iniziano a spacciare l’utero”. Uno potrebbe pensare che per fortuna non è ricandidata. Poi viene in mente che tra poco le daranno un programma in Rai, poveri noi.

QUELL’INVERTITO DI FARAONE
Il renziano Faraone si scatena: “I ragazzi del sud dovrebbero citare #Conte per danni. Lo stereotipo del meridionale nullafacente, prima cavalcato dalla LegaNord, per prendere voti al nord, viene ora certificato dal M5S per i voti del sud. A noi tocca raccontare che il mezzogiorno è un’altra cosa”, scrive su Twitter. In pratica quello del partito che da mesi racconta che i percettori del Reddito di cittadinanza sono dei nullafacenti (e sono molti al sud) ora si propone come avvocato dei nullafacenti per difenderli dalla diceria che ha alimentato. Fenomeno.

SALVINI AVVISATO…
Dice Luca Zaia, presidente della Regione Vento: “O c’è l’autonomia o il prossimo governo non dura”. Chissà a Salvini come fischiano le orecchie.

CARLO BONAPARTE
Enrico Borghi (Pd) non le manda a dire a Calenda: “Il Napoleone dei Parioli ha la pretesa di decidere a casa degli altri. Dice lui chi deve fare il leader del Pd, chi deve fare il segretario della Lega. Peccato che #Draghi lo ha scaricato. E da Austerlitz rischia di trovarsi a Waterloo. Ps: e casa sua, chi comanda tra lui e #Renzi?». Difficile dargli torto.

LA SCUOLA DEI MIGLIORI
Inutile per i dirigenti scolastici chiedere ai dipartimenti di prevenzione di Asl e Arpa di effettuare le attività preliminari di monitoraggio, come prevedeva il decreto firmato dal premier il 26 luglio: mancano “specifiche risorse” e “una apposita programmazione”. l ministero della Salute aveva previsto e richiesto il potenziamento proprio dei dipartimenti di prevenzione: ma il ministero dell’Economia non l’ha autorizzato. Ala grande.

LE VITTIME DEL SUD
L’ex ministro leghista Roberto Castelli a La7: “Migliaia di padani muoiono ogni anno per garantire il reddito di cittadinanza, il Nord non ce la fa più”. Chi siano queste migliaia di padani non si sa. In compenso è una delle frasi più stupide di qualche secessionista. Ogni volta che parla un leghista muore qualche etto di intelligenza.

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Attacco al welfare e all’antimafia. Renzi ormai è pura destra

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“Italia Viva e Azione parlano ai moderati delusi dalla destra, che non vogliono votare per la fiamma, e a quella sinistra riformista che non vuole votare Di Maio. Perché chi vota Pd vota Di Maio. Il Pd si è grillinizzato, a questo punto fanno prima a votare 5 Stelle”. Lo ha detto Matteo Renzi, leader di Italia Viva, rispondendo ai giornalisti prima della sua iniziativa elettorale a Pontedera al Museo Piaggio.

Matteo Renzi ha detto che il terzo polo “sarà una operazione di successo” e punta a ‘spolpare’ dal Pd e da Salvini “la gente delusa”.

“Noi – ha detto ancora Renzi – stiamo prendendo questo mondo: il terzo polo sarà una operazione di successo e lo vedremo al termine dei tre passaggi che culminano nelle prossime elezioni dove puntiamo a fare come Macron, cioè a ‘spolpare’ dal Pd e da Salvini la gente delusa”.

Renzi finisce la campagna elettorale come l’ha cominciata: con molti nemici e con pochissimo onore. Non c’è nessun “per” credibile in tutto quello che ha ripetuto durante le ultime settimane, è tutto un “contro” come nella stagione d’oro del salvinismo dove creare il mostro era la via più facile (e poco etica) per raccogliere consenso. Renzi è contro il Partito democratico perché non è il partito che lui vorrebbe.

Ogni volta – da quando ha abbandonato un Pd quasi affondato con la credibilità all’interno del partito ai minimi storici – Renzi vorrebbe insegnare al Pd come fare il Pd. E ogni volta ne esce come l’amante tradita che non riesce a fare pace con la realtà. Poi ci sono i nemici giurati, quelli del Movimento 5 Stelle con Giuseppe Conte nel mirino. L’accusa di “minacce mafiose” a Conte che lo invitava a recarsi al Sud senza scorta per affrontare i poveri senza filtri (ma il riferimento alla “scorta” si poteva benissimo evitare per non mettere in mezzo l’incolumità fisica) è stato l’unico tema politico degli ultimi due giorni.

Renzi ha telefonato alla ministra Lamorgese per rafforza la sua scorta in vista dei comizi in Sicilia

Renzi che telefona alla ministra Lamorgese per chiedere più protezione, la ministra che inevitabilmente accoglie l’invito e rafforza le misure di sicurezza per il comizio di Renzi a Palermo e poi Renzi a Palermo che mostra i poliziotti impegnati (ad esaudire i suoi desideri) parlando di “spreco di denaro pubblico” è un’operazione – per niente sottile – di propaganda costruita su misura che farebbe impallidire anche il peggiore Salvini.

Il leader di Italia Viva si è rivolto con superficialità a Roberto Scarpinato, uno che la mafia l’ha combattuta in prima linea

Del resto che di “mafia” Renzi ne sappia veramente pochissimo si evince da come il tema sia praticamente inesistente nel programma del cosiddetto terzo polo che al massimo può ambire a essere il quarto e lei evince dalla superficialità con cui il leader di Italia Viva si rivolge a Roberto Scarpinato, uno che la mafia l’ha guardata negli occhi e combattuta in prima linea. La colpa di Scarpinato? Essere candidato al Senato per il Movimento 5 Stelle, ovviamente. Questo nel pensiero binario di Renzi basta per essere squalificante.

La strategia di Italia Viva è sempre la stessa: bastonare a sinistra

La strategia di Italia Viva è sempre la stessa: bastonare a sinistra. Insieme al Pd e al Movimento 5 Stelle tra le sue vittime preferite ci sono ovviamente anche Bonelli e Fratoianni, leader dei Verdi e di Sinistra Italiana, che hanno l’ardire di volersi occupare di disuguaglianze e ambiente mettendo in discussione gli equilibri che Renzi vorrebbe conservare. Perché nonostante si definisca un riformista Renzi incarna semplicemente quei cosiddetti liberali (che di liberale hanno pochissimo) che non sono nient’altro che conservatori senza il coraggio di ammetterlo.

Non è un caso che dopo avere irriso il segretario del Pd Enrico Letta per la scelta di utilizzare un bus elettrico per girare l’Italia in campagna elettorale (“è brutto” è stato l’unica considerazione politica di Carlo Calenda, per dire il livello) Renzi poi si vanti di spostarsi in aereo inquinando in un suo breve viaggio la metà di quello che un cittadino medio inquina in una anno.

“C’è chi va sul bus elettrico e si ferma, chi va in auto, aereo, treno, tutto qui”, spiega Renzi. Del resto la sua lotta al Reddito di cittadinanza (su cui non lo segue nemmeno Calenda e su cui perfino la destra rimane più moderata) è un segnale chiarissimo: Renzi non è nient’altro che un populista delle élite. Alla fine di tutti i suoi attacchi smodati Renzi ieri – per l’ennesima volta- getta la maschera e a chi gli chiede se si siederebbe al tavolo delle trattative risponde: “Domani mattina. Con il centrodestra, con il centrosinistra e perfino con quel discutibile personaggio di Conte”.

In fondo non è nulla di diverso dalla strategia “dei due forni” di andreottiana memoria. Perfino Draghi li ha smascherati dichiarandosi non disponibile ad altri governi. “Cos’altro doveva dire?”, ha spiegato Renzi. Quindi il programma elettorale di Renzi e Calenda è un’intenzione che nessuno ha verificato? Poi ci sono gli ultimi giorni: Renzi che cuoce a fuoco lento Calenda nello scandalo Richetti (non intervenendo), Renzi che fa capire ai suoi che l’alleanza con Azione potrebbe rompersi un secondo dopo le elezioni e Renzi che com’è nella sua natura insegue il potere per il potere. Solo per quello. Quella è la sua dimensione. Fino alla prossima giravolta per convenienza.

Leggi anche: Bagno di folla per Conte pure a Milano. A conti fatti nessuno ha spinto il nord come il M5S col Superbonus

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«Troppe contestazioni»

Dal palco di Caserta Giorgia Meloni ha puntato il dito contro la ministra dell’Interno: «È il sesto comizio che faccio e ci sono ancora contestatori che provocano – dice indicando un gruppo di persone con manifesti su dl Zan e cannabis – Chiamerò di nuovo il ministro dell’Interno Lamorgese, che evidentemente non sa fare il suo lavoro. Perché le altre volte si poteva parlare di incompetenza, ma ora penso sia una cosa fatta apposta. Si sta cercando l’incidente». Poco dopo su Facebook ha pubblicato un video proprio per denunciare la gestione della ministra e il rischio incidenti.

Particolare fondamentale: i “contestatori” di Giorgia Meloni sono semplici cittadini che alzano cartelli. Sembra una piccola cosa nel frastuono di questa campagna elettorale e invece è molto significativa: «troppe contestazioni» significa fondamentalmente non riconoscere il diritto di manifestare idee contrarie al presunto potere. Roba da regimi. Non è diverso da quel che pensa Matteo Salvini e da quel che Salvini faceva da ministro all’Interno, quando abitazioni private venivano perquisite per avere esposto striscioni che contestavano il leader della Lega, senza contenere né insulti né offese.

Quando Giorgia Meloni dice che «Lamorgese non sa fare il suo lavoro» sta implicitamente dicendo che il mestiere di un ministro all’Interno sia quello di evitare il dissenso. Non c’è altro da aggiungere. Non serve troppa fantasia per capire a cosa riporti il voler silenziare le idee piuttosto che sconfiggerle politicamente. Non si tratta di un lapsus, è questione di natura.

Buon martedì.

Nella foto da facebook manifesti satirici nei confronti della politica di Fratelli d’Italia

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Renzi vola (ma non in quel senso), Berlusconi è diventato comunista e Pontida è diventata nera più che verde

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Questa è l’ultima settimana prima del voto. Sarà una settimana intensa. Eccoci al nostro bestiario elettorale.

PONTIDA È NERA, PIÙ CHE VERDE
Facce lunghe durante la festa della Lega di Pontida che ha ben poco di festoso. Alcune voci raccolte dai giornalisti che c’erano: «Mi sta sulle palle vedere che Fratelli d’Italia ci doppia anche qui al Nord mentre dovrebbe essere il contrario», dice un militante. Un altro: «Oggi le cose non vanno bene, non si parla più di federalismo e autonomia». C’era anche uno striscione: “Il 98,1 per cento dei veneti vuole l’autonomia. Salvini: Ormai semo strachi, ragionaci sopra”. Ne resta poca di Nutella da mangiare a Matteo Salvini.

RENZI TI METTE LE ALI
Il profilo Twitter “Jet dei ricchi” (che stima l’impatto ambientale dei voli privati delle persone più ricche d’Italia) ha analizzato il volo del jet privato utilizzato da Matteo Renzi per recarsi, l’11 settembre, da Napoli a Lugano, in Svizzera, per la campagna elettorale delle politiche stimando le emissioni causate dal volo: circa 3,8 tonnellate di CO2, compresa lo spostamento “a vuoto” da Roma a Napoli per un costo di circa 12 mila euro. Tenendo conto che una persona emette circa 2,8 tonnellate di CO2 per tutti i suoi trasporti si può fare facilmente una proporzione. Scrive Jet dei ricchi: “Hey Matteo Renzi! Piccolo consiglio di stile. Durante un’emergenza climatica fare campagna elettorale in jet privato è un po’ démodé”. Non male per il nemico numero uno dei poveri. Piccolo particolare: i terzopopulisti sono quelli che deridono Letta perché si sposta con un bus elettrico.

FATE SCHIFO
Michele Lanzo, dirigente di IV Calabria, sulla morte durante l’alternanza del 18enne Giuliano De Seta: «Questo ragazzo ha scelto l’apprendistato, poteva starsene a casa e godersi il Rdc, invece voleva sentirsi utile nel mondo del lavoro. Onore a lui e alla sua famiglia». Non serve nemmeno commentare.

OGNI VOLTA CHE IACOBONI SCRIVE BRUCIA UNA LAUREA DI STORIA
Il “giornalista” de La Stampa Jacobo Iacoboni si fa prendere la mano e per demonizzare la Russia (in cui Putin sta facendo tutto per farsi disprezzare) scrive una storia a metà: “Il 17 settembre del 1939 l’Unione Sovietica invase la Polonia. La seconda guerra mondiale cominciò con un’alleanza nazi-sovietica tra Germania e Russia”. Si è dimenticato di raccontare il resto, con i Russi che liberavano Auschwitz. A questo punto poteva tirare fuori Ernst Nolte e dirci che Hitler ha fatto bene ad invadere l’URSS perché altrimenti i “comunisti” invadevano “l’occidente”. La differenza tra giornalismo e propaganda.

ITALIA SOVRANA E POPOLARE
La candidata Ivana Costa di Italia Sovrana e Popolare (partito turbo no vax) ha una malattia autoimmune ma ha commesso la terribile leggerezza di indossare la mascherina in un comizio per proteggersi. La sua foto è circolata tra gli elettori e lei è stata dileggiata da tutti. Si è ritirata. Che contrappasso.

BERLUSCONI COMUNISTA
Silvio Berlusconi: “Noi non vogliamo eliminare il reddito di cittadinanza, come dicono i nostri avversari. Vogliamo aumentarlo ed estenderlo a tutti i cittadini che sono nella povertà.” Ormai ha superato i centristi e il PD a sinistra. O forse sono quelli che ormai sono troppo a destra, chissà. Che confusione, comunque.

MINISTRO BIANCHI, BOCCIATO
Il ministro all’Istruzione Bianchi trionfante ha dichiarato: “per la prima volta tutti i docenti sono in classe”. Solo a Milano manca duemila professori. Altro che a”Agenda Draghi”, qui non si trova manco il diario.

IL BLOCCO NAVALE DI CALENDA
Dice Calenda: «sull’immigrazione siamo per il blocco delle rotte di immigrazione illegale, che generano più morti e detenuti nei lager libici, e per il rafforzamento degli Sprar». Calenda non sa che non esistono rotte “legali” e soprattutto propone come soluzione una roba tanto stupirà che perfino Giorgia Meloni se l’è cacciata in gola. Posizione da destra populista, appunto.

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Manuale di come non gestire una crisi

La vicenda delle presunte molestie del senatore di Azione Matteo Richetti si risolverà molto prima del previsto. Nelle ultime ore è uscito il nome della donna, si sa che l’indagine (iniziata con una denuncia di Richetti per stalking) è vicina alla fine e la testata giornalistica Fanpage (che scrive di avere altre testimonianze) dovrà difendersi da una querela mostrando quindi tutti gli elementi in suo possesso. Calenda esulta perché la donna in questione era già stata denunciata, si è dimenticato di dirci che per la denuncia di Richetti è stata chiesta l’archiviazione. Ma non scrivo di questo.

Una notizia del genere, a pochi giorni dalle elezioni, è ciò che viene definito “crisi”. Dover gestire una crisi accade ai partiti, alle aziende e alle persone, ogni giorno in tutto il mondo. Nella gestione della crisi spesso accade che per l’urgenza e per l’emergenza si possano cogliere anche i lati spesso dissimulati. La gestione della crisi da parte di Carlo Calenda è stata disastrosa, comunque vada a finire.

Negli ultimi giorni Carlo Calenda è intervenuto inizialmente chiedendo garantismo per il suo senatore. Richiesta legittima (finanche costituzionale) se non fosse che lo stesso Calenda ha nel frattempo condannato la presunta vittima, definita “mitomane” e “stalker” con una condanna passata subito in giudicato nel tribunale degli account social del leader del sedicente terzo polo che al massimo può aspirare a essere il quarto. Non è tutto: è Calenda ad avere fatto il nome di Richetti. «Dall’inchiesta di Fanpage era facile risalire all’identità del senatore», dice Calenda. Poi è avvenuto tutto il resto: colpevolizzazione della presunta vittima senza nessun processo e accusa di non avere mai presentato denuncia (senza tenere conto che l’85% delle donne vittime di molestie non denunciano). Calenda ha anche dimostrato di saper declinare al femminile, quando vuole. Gli uomini innocenti fino a prova contraria, le donne bugiarde fino a prova contraria. Ci vuole parecchia insipienza per riproporre uno schema del genere.

La gestione di questa crisi poteva raccontarci molto di come il leader di Azione (e del cosiddetto terzo polo) poteva porsi di fronte a un tema troppo ampio e troppo complesso per essere ridotto alla difesa di un suo singolo senatore (in un fatto tutto da accertare): Calenda invece ha fatto il maschio, puro, nella sua accezione peggiore. E non si tratta solo di questo: la compulsività di Calenda cha non perde mai occasione di dire qualcosa anche quando si richiede cautela dimostra che il suo partito non ha nessun filtro e nessuna struttura in un momento emergenziale. Si dimostra, ancora una volta, che Matteo Renzi ha potuto cucinarlo a fuoco lento stando in disparte. Incredibile poi che le donne del partito che si sono ritrovate a gestire una questione del genere siano Gelmini e Carfagna, le stesse che dopo avere giustificato le cene eleganti di Berlusconi e Ruby nipote di Mubarak ora dovrebbero certificare la “serietà del maschio compagno di partito”. Sì, come no.

Dice Calenda che si tratta di una polpetta avvelenata confezionata da Fanpage. Anche questo avremo il tempo di scoprirlo. Di certo ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare.

Buon lunedì.

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