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Don Ciotti e Catello Maresca: e se fosse una buona occasione?

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L’associazione Libera (anzi le tantissime associazioni che compongono il mondo di Libera) sono un patrimonio importante per questo Paese. E per questo Paese sono importanti anche Franco La Torre, Catello Maresca e molti altri che con Libera hanno una diversità di vedute che negli anni si è fatta sempre più consistente. Lo stesso vale per le centinaia di piccole associazioni che vengono ogni tanto accantonate per un disdicevole giochetto del “o con me o contro di me” che si addice più alle baruffe chiozzotte di petulanti bimbi dell’asilo piuttosto che ad un movimento antimafia che deve essere sempre più forte. E lo scrivo con tutta l’amicizia che mi lega a molti di Libera e anche con tutta l’amicizia che mi slega da alcuni (pochi) di loro.
Ma io credo che questo Paese abbia bisogno di tutte le forze in campo e, soprattutto, abbia bisogno di discutere apertamente, pubblicamente e intelligentemente. Il dibattito tra persone di spessore è sempre un’occasione.

Quindi sono d’accordo con Sandro Ruotolo e Isaia Sales che un pubblico dibattito tra i due, piuttosto che le querele, sia un’ottima occasione per affrontare e superare i problemi. Insieme. Appunto.

 

Chi è Catello Maresca?

marescaCatello Maresca è un magistrato. Un magistrato che da anni lotta contro la camorra rimettendoci la propria sicurezza. Nell’aprile di due anni fa Giuseppe Setola, ‘o Cecato, il killer più spietato dei Casalesi, mentre si trovava  nell’aula-bunker di Santa Maria Capua Vetere dice rivolto proprio al Pm “Teniamo tutti famiglia: dottore Maresca, voi dovete lasciare stare la famiglia mia!”.

A Ferragosto ignoti (!) hanno commesso un furto nella sua abitazione. Come scrive Arnaldo:

Nonostante i durissimi colpi inferti dalla magistratura contro le criminalità organizzate, i servitori dello Stato oggi sono più soli che mai. Non è la prima volta che il giovane magistrato Catello Maresca, questo il suo nome,  finisce nel mirino. Il clan dei Casalesi lo vorrebbe morto. Avete letto bene, morto. Lui con caparbietà, intuito e furbizia investigativa è riuscito a stanare padrini del calibro di Michele Zagaria alias Capastorta, e Antonio Iovine, ‘o Nennillo, da decenni latitanti. Pochi mesi fa in carcere gli inquirenti registrarono un colloquio tra un detenuto (il vivandiere di Zagaria), e un suo parente: “Può essere che nel frattempo che faccio l’appello muore Maresca. Voglio vedere cosa succede. Muore di malattia per cazzi suoi”.