governo letta

Dalla decadenza alla deriva

Ne scrivevo giusto ieri qui e Rodotà riprende il concetto spostandolo sull’etica. Anzi: sulla deriva etica.

Parla di deriva etica e si rammarica per la perdita della memoria. Stefano Rodotà è tanto felpato nei toni quanto duro nella sostanza quando, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, stronca l’incontro Renzi-Berlusconi.

“Sento grandi inni al realismo da chi dice che l’incontro si doveva fare ma io sono sempre prudente di fronte agli eccessi di realismo e ai danni che ha provocato negli anni”, ricorda il costituzionalista. Il fatto è, osserva, che “non si può mettere tra parentesi chi fossero gli interlocutori, anzi, uno degli interlocutori”. “Per chi è cittadino del Paese – osserva ancora Rodotà – e ritiene che ci sia da ricostruire un’etica pubblica e civile, abbiamo perduto tutta la memoria se non ricordiamo che Silvio Berlusconi è stato condannato a agosto e che solo da poche settimane è stata dichiarato decaduto da senatore”.

Rodotà segnala che “uno solo tra i commentatori ha detto che Berlusconi a breve sarà o ai domiciliari o ai servizi sociali e allora c’è un’anomalia se abbiamo bisogno di rilegittimare chi si trova in questa condizione”. Anche perchè, pronostica, “quando finalmente quella decisione arriverà, immediatamente Berlusconi dirà ‘guardate, oggi che sono un padre della patria che modifica la Costituzione, come mi tratta questa giustizia. Per questo Rodotà avverte che “questa è la deriva che sta di fronte a noi. Dobbiamo esserne consapevoli ed anche questo è segno di quanto ancora fragile sia il nostro sistema”.

La decadenza elettorale

Sarà che mi sono alzato “alto” (io, poi) o con troppi sofismi ma ritrovo un po’ di decadenza nella discussione per la riforma della legge elettorale. Intendete decadenza proprio nel senso più svilente del termine. Ci sono dei partiti che tentano di trovare una legge che gli garantisca l’entrata in Parlamento con le percentuali che hanno a disposizione ritenendo l’autopreservazione come paletto indispensabile (possibilmente escludendo il più possibile gli altri) e tra la gente tutti vorrebbero una legge elettorale che assicurasse l’elezione del proprio rappresentante di riferimento. Si parla di modello spagnolo, di ritorno al mattarellum (ultimamente santificato) e nessuno ha ancora capito esattamente quale sia la bozza su cui si discute.

Pochi commentatori e nessun politico (o quasi nessuno, mi saranno sfuggiti) cerca di raccontarci la propria idea di “rappresentanza democratica”, se legata ai valori o ai territori o alla governabilità; nessuno ci spiega il proprio senso del governo del popolo, della funzione della sovranità popolare e del peso da dare al voto. Un dibattito che sembra una festa triste de La Grande Bellezza.

Letta bis

All’alba di un mondo che speravamo nuovo, in un tempo diffìcile e duro, molte illusioni sono cadute, molte occasioni sfuggite perché i nostri legislatori hanno guardato al passato e hanno mancato di coerenza o di coraggio.
L’Italia procede ancora nel compromesso, nei vecchi sistemi del trasformismo politico, del potere burocratico, delle grandi promesse, dei grandi piani e delle modeste realizzazioni.

Adriano Olivetti

I nomi e i cognomi che ci mancano alla faccia di Di Matteo

E insomma alla fine il CSM non ha trovato il tempo per esprimere la propria solidarietà a Nino Di Matteo e colleghi che si devono accontentare della manifestazione “civile” e della serata al Teatro Biondo.
Alla fine sembra impossibile riuscire a pronunciare nomi e cognomi senza rinchiudersi nella generale “solidarietà ai magistrati che lottano contro la criminalità organizzata” come se pronunciare uno dei cognomi che si danno da fare sulla trattativa Stato-mafia sia un peccato mortale. Abbiamo una classe dirigente che è diligente nel rimanere nel brodo della mediocrità senza esporsi troppo, abbiamo uno stato anagettivo che delega la vicinanza ai cittadini rinunciando alla rappresentanza della solidarietà e abbiamo un Presidente della Repubblica che vive il processo che prova a raccontare la nascita della seconda Repubblica come un poppante intimorito. Questa sera Nino Di Matteo ha voluto alzarsi dalla seconda fila della platea che ascoltava il mio spettacolo al Teatro Biondo di Palermo per stringermi la mano. Gli ho promesso che se proprio dobbiamo essere soli saremo in tantissimi, ad essere soli. Insieme.

La Terra dei Fuochi e gli inutili proclami

terra-fuochiSarà che sono uno sporco comunista ma quando ho letto del “decreto per la Terra dei Fuochi” sui roghi in Campania ho subito pensato alla brutta aria che tira quando il decisionismo di Governo diventa più che altro una legittimazione di uno stato d’emergenza continuo e una militarizzazione del territorio. Ho anche pensato che dovrei essere più propositivo e ottimista. Oggi, leggendo le riflessioni degli amici di A Sud leggo che anche i comitati sono abbastanza preoccupati:

Coordinamento comitati fuochi: “C’è un problema di democrazia in quanto questo decreto non è stato prodotto, come richiesto, con strumenti di partecipazione popolare. Non ne conosciamo quindi i contenuti. Abbiamo chiarito che se prevede l’uso dell’esercito non siamo d’accordo. Sull’inasprimento delle pene per i reati ambientali ci auguriamo che vada a punire i mandanti e non solo gli esecutori materiali. Lo studieremo e lo vaglieremo nel merito con i nostri tecnici”.

Rete Commons: “Riteniamo questo decreto privo della legittimità popolare che il 16 novembre in piazza ha espresso la chiara necessità di un processo democratico per intervenire sulla questione senza decreti e senza leggi speciali. Siamo contro un provvedimento che prevede l’invio dell’esercito, la militarizzazione del territorio – già vista negli anni dell’emergenza rifiuti con pessimi risultati – , siamo contro un decreto che non entra nel merito del ritiro del bando dell’inceneritore di Giugliano, siamo contro un decreto che non prevede il controllo dei comitati sulle bonifiche, siamo contro un decreto che non tutela l’agricoltura di qualità e lascia i contadini dei terreni inquinati al ricatto delle ecomafie senza sostenerli”. Venerdì prossimo 6 dicembre si terrà in Campania una ulteriore mobilitazione delle rete “Stop Biocidio”,contro l’ipotesi di impiego dell’esercito in Campania, per rafforzare la vertenza e rilanciare la piattaforma programmatica uscita dalla manifestazione del 16.

Del resto le parole della piattaforma del 16 Novembre, #fiumeinpiena, www.fiumeinpiena.it, sono abbastanza chiare:

“[…] – No a leggi speciali. No alla militarizzazione del territorio

Le leggi speciali sono state l’arma impropria del sistema politico-affaristico-criminale. Le leggi speciali e i commissariamenti hanno consentito l’aggiramento, con protezione militare, delle leggi ordinarie. Carenti che fossero, erano comunque leggi, perciò erano d’intralcio al sistema criminale. Arbitrii inconcepibili contro le leggi ordinarie sono staticommessi in nome delle leggi speciali. Per questo rifiutiamo la proroga del commissariamento, inserita nel Decreto del Fare, a tempo indeterminato della Campania e delle situazioni in emergenza. Discariche, finte bonifiche, impianti di depurazione, nel loro insieme costituiscono uno dei più gravi crimini di Stato, di cui lo Stato sarà chiamato a dar conto.

Sta montando un nuovo clima emergenziale, con toni allarmistici, questi sì, da parte di chi fino a ieri non sapeva e non vedeva. In nome di una nuova emergenza, con leggi speciali, le bonifiche finirebbero nelle stesse mani che hanno prodotto il disastro, questa volta con la casacca dei bonificatori.

Non vogliamo altre gestioni emergenziali come quelle messe in campo per far fronte all’ultima “crisi rifiuti napoletana” e al terremoto dell’80. Siamo contrari fortemente alle ipotesi di ulteriori commissariamenti ad acta, che già in questi 20 anni si sono dimostrati tra i veri responsabili del disastro ambientale in Campania. Vogliamo una legge nazionale onesta e concreta, con un fondo nazionale che finanzi il risanamento strutturale del territorio.

NON DEVONO ESISTERE ZONE INVALICABILI PER I CITTADINI. Abbiamo sperimentato in questi anni la militarizzazione dei nostri territori. Si è impedito ai diretti danneggiati, i cittadini, di monitorare, consentendo alle imprese criminali di fare quello che volevano, senza rendicontare a nessuno; sono, invece, state represse le legittime proteste. In sintesi, controllo militare = NESSUN CONTROLLO”.

Andare oltre ai proclami, almeno.

Il Maxi-emendamento del Governo tra incostituzionalità e diseguaglianza sociale

L’amico Antonio Cancilla scrive due o tre riflessioni sul maxi-emendamento del Governo:

Il Senato ha approvato la fiducia al Governo in merito al Maxi-emendamento proposto per la Legge di Stabilità 2014, non curandosi dei profili di incostituzionalità:

Fondo di povertà con prelievo pensioni d’oro

Il testo propone in via sperimentale il reddito d’inserimento nelle grandi aree metropolitane, garantiti dalla copertura di un prelievo sulle pensioni d’oro. Il Maxi-emendamento prevede infatti che dovranno versare il 6% le pensioni a partire da 90.000,00 €; il 12% le pensioni a partire da 128.000,00 € ed il 18% le pensioni superiori ai 193.000,00 €. Tale misura ripercorre quanto prevedeva l’articolo 18, comma 22-bis, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), articolo dichiarato incostituzionale con sentenza 116/2013 della Corte Costituzionale. Secondo tale sentenza il prelievo extra  risulta essere “irragionevole e discriminatorio ai danni di una sola categoria di cittadini. L’intervento riguarda, infatti, i soli pensionati, senza garantire il rispetto dei principi fondamentali di uguaglianza a parità di reddito”, quindi in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Inoltre, i  giudici della Consulta hanno stabilito anche che il “contributo di solidarietà” non rispetta l’articolo 53 della Costituzione: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

La Corte di Cassazione ha evidenziato che è stato adottato un criterio per i pensionati e un criterio per tutti gli altri contribuenti, penalizzando i primi.

A tal proposito, risulterebbe alquanto incostituzionale anche il “reddito di inserimento” riservato ai soli cittadini delle aree metropolitane, proprio in contraddizione con il su citato art. 3 della Costituzione.

Cartelle esattoriali senza interessi 

Sul fronte della riscossione è prevista una “sanatoria” per la regolarizzazione delle Cartelle Equitalia privi di interessi. Tale “sanatoria” prevede in realtà una condizione discriminante: versare il 50% della somma. Dunque a seguito di un ulteriore Decreto ad hoc, entro il 30 maggio 2014 i concessionari della riscossione avviseranno i contribuenti debitori interessati alla definizione agevolata, che per aderire dovranno versare il 50% delle somme richieste. Il restante importo dovrà essere versato entro il 16 settembre del 2014. Restano inoltre dovuti i dazi e i tributi propri dell’Unione europea e quelli che derivano da condanne della Corte dei conti. Ciò in realtà potrebbe agevolare solo i cittadini con capacità economiche e finanziarie, che avrebbero anche potuto effettuare il pagamento entro le scadenze delle somme a ruolo, penalizzando ulteriormente coloro che si sono visti impossibilitati al pagamento delle somme finite a ruolo a causa di problematiche economiche e/o finanziarie che non in tempi di crisi avrebbero sostenuto entro le scadenze e per tempo.

Beni strumentali: deducibilità IMU per i capannoni industriali

Viene inserita la deducibilità IMU al 30%per i capannoni industriali imputati a beni strumentali ai fini IRES ed IRPEF. Anche questo aspetto è discriminante nei confronti di tutti i soggetti economici presenti sul territorio dello Stato in quanto, tale deducibilità non è prevista per gli altri immobili diversi dai capannoni industriali iscritti tra i beni strumentali e che pagano comunque la stessa imposta. Per cui anche in questo caso si violerebbe l’art. 3 della Costituzione.

Taglio al cuneo fiscale

Tra le novità contenute nel maxi-emendamento rientra anche la riduzione delle tassa per i redditi sul lavoro inferiori ai 35.000,00 €, creando anche in questo caso una discriminazione tra redditi di pensione e redditi di lavoro.

Nemmeno la legge elettorale

Vi ricordate Enrico Letta (come dice il mio caro amico Davide “il nipote di suo zio”) che prometteva una nuova legge elettorale in tempi brevi? Beh, i tempi brevi sono scaduti ormai da qualche settimana anche se in pochi sembrano essersene accorti: così il Governo di scopo non riesce ad ottenere il primo scopo e questo dice tutto. Nel frattempo le proposte di legge elettorale sono in blocco completo, come scrive Alessandro:

Dunque, la situazione è questa: Pd, Sel e Scelta Civica ieri hanno proposto il doppio turno di coalizione, o meglio un superpremio di maggioranza da attribuire alla coalizione che supera «il 40-45 per cento» dei consensi al primo turno oppure vince al ballottaggio (qui il testo completo).

In commissione, al Senato, questo ordine del giorno è stato bocciato con il voto contrario di Lega e Pdl e con l’astensione del M5S, che a Palazzo Madama vale come voto contrario.

Il M5S preferisce un sistema proporzionale ‘corretto’, comunemente paragonato a quello spagnolo, il cui testo provvisorio potete leggere qui.

La Lega invece al momento è per un ritorno secco al Mattarellum, il sistema vagamente uninominale – ma anch’esso pieno di ‘correzioni’ – con cui abbiamo votato negli anni Novanta. Curiosamente, sei mesi fa la stessa Lega votò contro il ritorno al Mattarellum, quando alla Camera questo fu proposto da Giachetti.

Ah, anche Enrico Letta dice di essere personalmente favorevole a un ritorno al Mattarellum, però il suo partito sei mesi fa votò contro e ieri ha proposto un sistema completamente diverso (il doppio turno).

La proposta Giachetti invece ottenne il voto favorevole del M5S, che ora invece è appunto per il sistema spagnolo.

Un Governo che non riesce nemmeno a partorire un legge elettorale e viene descritto come “larghe intese”.

Fedeltà e fiducia #governoletta

Attenzione: questo non è un post di analisi politica. Per fare un’analisi politica bisognerebbe avere lo stomaco a posto e non essere disgustati da una giornata che sacrifica le parole tra le più belle di questa nostra lingua: fedeltà e fiducia. Oggi Silvio Berlusconi ha provato ad esercitare il dovere alla fedeltà dei suoi accoliti e ha scoperto di avere sbagliato qualcosa nella sua pratica di allevamento; così qualcuno (Alfano & co.) ha cominciato a pensare e la cosa non era prevista. Intanto la parola fedeltà si stacca una volta per tutte dalla meravigliosa aderenza comune a valori comuni e diventa ufficialmente l’esecuzione di un ordine. Ne abbiamo letto e studiato sugli sterminati prati di battaglie ma questi ultimi vent’anni ci hanno insegnato che il servilismo paga anche in altre aule. Eppure questa legge elettorale implica perfidamente una gratitudine insana che è un po’ homo faber fortunae tuae, oltre che suae. Così Silvio si innervosisce come un padre schiaffeggiato dal figlio ma lo stesso Grillo tiene lo stesso comportamento da qualche mese (e oggi al Senato). Similitudini.

In un contesto in cui l’aspetto valoriale è ripieno buono solo per la propaganda diventa ancora più difficile capire la natura della fiducia che si è votata oggi: l’Europa, la nuova (e la vecchia) DC, il Presidente Napolitano e l’ostinato asse PD-PDL hanno parlato (nelle vesti di Letta) di un programma che ha obiettivi talmente ampi (e fumosi) da lasciare il dubbio che l’obiettivo vero sia sopravvivere e (l’unico aspetto che un po’ ci ingolosiva) tagliare finalmente fuori dalla scena politica un condannato in via definitiva. Il primo intento è riuscito, certo, il secondo molto meno quasi niente. Perché vorrebbero farci credere che sia cambiato qualcosa ma in fondo nei numeri è lo stesso governo di prima, con più tensioni, più divisioni e altro tempo perso in un balletto completamente distaccato dalla realtà del Paese. Niente di più di giochi di palazzo di un palazzo che ha potuto permettersi di non dirci niente sull’aumento dell’IVA o su cosa succederà per quanto riguarda l’IMU.

Intanto il PD (o meglio, soprattutto un’ala del PD) è sempre più felice di assomigliare alla faccia “pulita” del PDL che si intravede all’orizzonte e tutti festeggiano questa somiglianza sempre maggiore che è uno strabismo della democrazia. Qui un giorno sarà “tutto centro” e monumenti “storici” e ci diranno che è una bella fortuna.

I congressi sono depotenziati da una ritrovata stabilità che sembra così promiscua da fare arrossire anche i più seriali adulteri da week-end a Cortina.

Tutto va bene, ci dicono. Loro hanno danzato sulle macerie e vorrebbero anche che battessimo le mani.

 

I soloni strateghi

Insomma è già crisi. O forse no, come succede, e alla fine magari ci diranno che hanno trovato un’intesa. Certamente oggi l’affidabilità di Berlusconi e i suoi è evidente in tutte le sue molteplici forme. Sono dovuto passare 150 giorni per capire quello che tutti già sapevano: l’agenda politica di questo centrodestra qui è solo la risoluzione dei guai giudiziari di Berlusconi e un po’ di propaganda. Nient’altro. In compenso il PD è riuscito (nel governo dei rinvii su tutto) a fare realizzare l’unico spot elettorale del centrodestra abolendo l’IMU, per poi essere talmente stupido da farsi incolpare per qualsiasi altra forma di rientro economico (basta guardare la prima pagina de Il Giornale di oggi, per intendersi).

Chissà dove sono i soloni e gli strateghi che ci hanno detto in tutte le salse che questo sarebbe stato un governo responsabile e di scopo (tra l’altro, scusate, che scopo?) e dove sono tutti coloro che vedevano fantascienza nel mettere in piedi un governo guardando altrove (e guarda guarda che forse oggi, si bisbiglia, potrebbero anche esserci i numeri).

Si è riusciti in un miracolo: logorare il PD, deresponsabilizzare il M5S e infilarsi ancora una volta nelle mutande di Silvio. Chapeu, eh.