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mozione di sfiducia

Lombardia, la consigliera di Italia Viva che finge di fare opposizione e invece sta con Fontana

Chissà se qualcuno dalle parti di Italia Viva, il partito guidato e fondato da Matteo Renzi e dalla sua truppa, un giorno o l’altro avranno voglia di dire qualcosa sulla loro consigliera in Regione Lombardia Patrizia Baffi, che continua a collezionare posizioni a dir poco discutibili e che continua allegramente a essere il pezzo di maggioranza aggiunta che finge di stare all’opposizione.

Patrizia Baffi, tanto per dare idea di chi stiamo parlando, è quella stessa consigliera che era stata eletta alla presidenza della commissione d’inchiesta sul Covid in Lombardia con i voti della maggioranza, quella stessa maggioranza che avrebbe dovuto essere messa sotto inchiesta. E lei aveva anche insistito sul fatto che quella sua investitura fosse qualcosa che avesse a che fare con la meritocrazia piuttosto che spiegarci questo suo atteggiamento sempre così vicino al presidente Fontana e ai suoi uomini con tanto di foto di sostegno addirittura sul suo profilo Instagram. In quel caso l’onda di indignazione la costrinse a dimettersi (venne criticata anche dai dirigenti del suo partito).

Ma giusto ieri la consigliera Baffi ha deciso di salire ancora all’onore delle cronache applaudendo convintamente l’intervento del presidente Attilio Fontana (un intervento che non ha spiegato nulla di quello strano ordine di camici della società del cognato e della moglie e che non ci ha spiegato nulla sui suoi 5 milioni di euro scudati in un conto svizzero di cui nessuno conosce l’origine).

“Da parte mia – ha detto la consigliera di Italia Viva – ho deciso di non sottoscrivere la mozione di sfiducia al presidente, proposta dal Movimento 5 Stelle, perché ritengo che sia il frutto di una elencazione di fatti ancora sommari e la cui analisi non può essere completa ed esaustiva: una analisi seria e le conseguenti valutazioni politiche su un’emergenza che è tutt’ora in corso, potremo farla solo quando avremo tutti gli elementi utili”. E non contenta ci ha anche spiegato che “cambiare vertici in questo momento in cui si scongiura una possibile seconda ondata di Covid-19 in autunno, eventualità che non possiamo per ora escludere vorrebbe dire mettere regione Lombardia e le nostre comunità in una situazione di grande difficoltà e insicurezza”.

Davvero i vertici del partito ritengono normale l’atteggiamento della loro consigliera, che insiste nel giochetto di appoggiare la maggioranza fingendo di essere all’opposizione? Davvero ieri nessuno si è sentito in imbarazzo per la sua assenza alla conferenza stampa dell’opposizione? Davvero?

L’articolo proviene da TPI.it qui

Ma quindi alla fine?

Solo io non ho capito (escluso Civati) chi vota e chi no la sfiducia della Cancellieri?
Perché altrimenti sembra davvero un’arrampicata a stile libero.

Cuperlo, riporta oggi Repubblica.it, pur essendo favorevole alle dimissioni della Ministro, tiene a precisare il suo pensiero: “Non è in discussione la correttezza del ministro Cancellieri; quel che ho posto è un problema di opportunità politica: se esistono tutte le ragioni di serenità per adempiere appieno a una funzione particolarmente delicata come è quella del Guardasigilli”.
La posizione di Renzi è sempre la stessa da alcuni giorni: “io mi sarei dimesso”.
Forse non si sono accorti che sulla Ministro pende una mozione di sfiducia individuale proposta dal M5S. E che quindi il dilemma non è più dimissioni/non dimissioni bensì quello ben più gravoso per il Pd, il dilemma della fiducia. Non è forse il caso di riflettere bene prima di difendere a spada tratta Cancellieri? Di riunire i gruppi parlamentari e di ascoltare bene le ragioni di coloro che chiedono le dimissioni, di votare valutando accuratamente le conseguenze di tale deliberazione? Non è forse il caso di allargare lo sguardo e di accorgersi dell’opinione pubblica generale prima di limitare l’analisi a ciò che è più consono alla persistenza del governo delle Larghe Intese? Poiché non c’è scritto da alcuna parte che lo stato d’emergenza perpetuo in cui viviamo giustifichi gli abusi d’ufficio di un Ministro.

La Lombardia arroccata e l’assalto tiepido

Ci pensavo questa mattina rileggendo i quotidiani e la rassegna stampa sulla giornata di ieri. Doveva essere la mozione di sfiducia che disarcionava Formigoni e invece è andata male, dicono i giornali e commentano in molti. Ed è falso. Raccontata così la seduta di ieri non è mai accaduta e allora forse è il caso di provare a rimettere ordine e costruire un’analisi. Seria e onesta (per quanto soggettiva, per carità).

Qui in Regione nessuno sospettava che la Lega facesse cadere Formigoni. Nessuno di buon senso, almeno, e con reale percezione di ciò che sta accadendo. E mica per strani teoremi o illuminanti strategie politiche: semplicemente la Lega è consapevole della propria debolezza elettorale (e allo stesso modo il PDL in liquefazione) e ha bisogno di tempo (e poltrone) per riguadagnare una verginità credibile. Per questo due giorni fa mi ero permesso di scrivere che la vera mozione di sfiducia a Formigoni è in un tavolo di programma serio del centrosinistra senza accorpamenti algebrici insulsi su sigle e partiti ma che passi dalle soluzioni da proporre. E ieri sarebbe stata la giornata ideale per comunicare che siamo già in moto, che abbiamo chiare alcune delle priorità che raccontano quello che faremo noi, al posto di Formigoni. Non credo che le responsabilità giudiziarie degli amici degli amici di Formigoni e le ombre che si addensano su di lui siano cose da poco conto, sia chiaro, ma bastano davvero per essere credibili non solo nel gioco  dell’opposizione?

Il problema principale (e bisogna avere la voglia di dirlo chiaramente) non è l’assenza del capogruppo PD Luca Gaffuri (che pure è un pessimo segnale) ma piuttosto la tiepidezza dei contenuti politici che sono stati portati in Aula. Prendetevi un po’ di tempo e ascoltate gli interventi dell’opposizione: la sensazione (desolante) è che il sistema formigoniano di politica e potere sia riconosciuto come unico modello possibile (del resto sono in molti del centrosinistra a consigliarmi di non parlare di “modello Formigoni” ma piuttosto di “modello Lombardia” per poterlo riciclare con più tranquillità) ed è la solita sensazione che più di qualcuno sia intenzionato a proporre le stesse dinamiche credendo che basti garantire interpreti più etici negli identici meccanismi di oggi.

La mozione contro Formigoni è stata sbagliata nei tempi (sono mesi che si trascinava tra infinite incertezze), nei modi (non se ne può più di sentire parlare di scontrini senza centrare il punto politico) e nella forma (qualcuno in aula rivolgendosi a Formigoni ha detto “non è un attacco politico e non buttiamo via quanto di buono è stato fatto in questi anni”). Non è carino dirlo, lo so, ma va detto: una pezzo del centrosinistra è soggiogato “culturalmente” al formigonismo come già a livello nazionale accadeva ai tempi di Silvio.

Ora continuiamo ad essere vigili ma è il tempo (per noi, e per SEL) di rivendicare le differenze. Perché quell’Aula Consiliare è un’era geologica passata e non averne il polso e la sensibilità significa apparecchiarsi per l’estinzione. Ed è per questo che siamo in campo. Ma sul serio. Senza essere la costola di nessuno.

Una giornata penosa: la mozione di (s)fiducia per Formigoni

Scrivo velocemente perché c’è da mettere ordine tra il caos ma la seduta di oggi è stata significativa. Formigoni è salvo. Salvato dalla Lega. Tenetelo a mente. Qui il comunicato sul mio intervento:

“Non è una mozione contro di lei, sarebbe riduttivo” afferma il consigliere regionale SEL Giulio Cavalli in fase di dichiarazione di voto sulla mozione di sfiducia al Presidente di Regione Lombardia Roberto Formigoni.

“Formigoni non può permettersi di nascondersi dietro mancati avvisi di garanzia, dal momento che alcuni ex membri della giunta lombarda sono in carcere”.

“La sensazione che si respira in aula è che questa maggioranza non abbia assolutamente alcun legame con la situazione politica a livello nazionale ma, soprattutto, non abbia alcun contatto con il mondo fuori dal palazzo”.

“Mi trovo spesso a parlare con gli operai fuori dalle fabbriche, con gli studenti, con i pazienti delle tanto lodate strutture sanitarie lombarde, che mi raccontano una regione totalmente differente da quella che Formigoni ci vuole rivendere”.

“In aula il Presidente di Regione Lombardia ha elencato tutti i suoi presunti successi  attraverso un semplice lavoro di copia incolla, senza mai entrare nel merito delle situazioni. È per questo che pretendo che i cittadini lombardi conoscano i fatti a lui contestati, senza giri di parole e senza sterili elenchi”.

“Ad oggi deve ancora fornire tutte le risposte che mancano. È la fatica della democrazia e l’etica della responsabilità”.

“Ancora una volta, nonostante qualche attacco della maggioranza, rivendico il diritto di continuare a raccontare ciò che si evince dalle carte giudiziarie e che riguarda Regione Lombardia e i suoi rappresentanti amministrativi”.

Formigoni continui il suo lavoro, noi non ci imbarcheremo con lui”.

Su twitter la cronaca della giornata.

 

#openlombardia Avere coraggio. In Lombardia.

Il mio intervento per Affaritaliani.it

Dunque domani arriva in Aula la mozione di sfiducia per il Governatore Roberto Formigoni. E, comunque vada, è un’ottima notizia: le vicende del governatore (e soprattutto degli amici dei suoi amici) hanno riempito le pagine dei giornali, intasato le agenzie di stampa ma sono sempre state fuori dall’aula. In un processo di alienazione che forse sarebbe da analizzare con responsabilità in un momento in cui lo scollegamento delle istituzioni esplode in tutta la sua gravità.

L’atto politico è importante perché il centrosinistra potrà raccontare (e ascoltare) quanto sia difficilmente sostenibile questa ridda di voci che mina l’istituzione democratica regionale alle radici: nelle fondamenta della credibilità. Non è una questione meramente giudiziaria (e il mio augurio è che non si strisci in Aula solo su quello) è molto più semplicemente una questione di opportunità. E’ opportuno che un amministratore di condominio sia in amicizia con tutti gli inquilini su cui pesano ombre? Ecco, la risposta è semplice. Qui non si tratta di avvisi di garanzia o di aspettare la giustizia sul fronte delle condanne; ogni tanto la politica (e la società “civile”) ha l’obbligo di un rinvio a giudizio morale e etico e questo, Roberto Formigon,i non può non averlo colto in queste ultime settimane.

L’occasione della mozione di sfiducia è utile anche per stanare le tiepidezze dell’UDC (si vota, sì o no, niente trapezismi politici) e, soprattutto, per vedere all’opera la Lega post congressuale: quella Lega che urla a gran voce di volere tornare alle origini e si dichiara non più disposta a tollerare inciuci. Vuoi vedere che la Lombardia così retorica e intollerante spesso contro i nemici sbagliati domani si risveglia capace di assumersi la responsabilità di non tollerare anche le prepotenze, le zone grigie e i potentati?

Ma la Lombardia del futuro non nasce sotto il cavolo di una mozione di sfiducia. Anche di questo dobbiamo prenderci la responsabilità. Perché non è pensabile (e sarebbe una triste strumentalizzazione politica) non raccontare che la Lombardia formigoniana non ha funzionato nei suoi decennali passaggi amministrativi, nell’inefficace difesa del territorio, nella gestione privatistica e privatizzata della scuola e della sanità, nel fallimento ambientale che espone intere province a situazioni di nocività insostenibili, in una politica che si sa pensare solo sistematica e sistemistica. Oggi Regione Lombardia (e chi vuole essere credibile nel governarla) deve dare risposte concrete sui temi che contano: il lavoro, i costi sociali, le opportunità da inventare e mettere in campo subito e sull’uguaglianza. L’uguaglianza che non è una bandiera da sventolare ma passa tra le stesse opportunità per tutti, senza passare da lobby antisociali, e che una volta per tutte deve rendere anche la politica più uguale ai cittadini che vorrebbe rappresentare.

Per questo la vera mozione di sfiducia a Formigoni è in un tavolo di programma serio del centrosinistra senza accorpamenti algebrici insulsi su sigle e partiti ma che passi dalle soluzioni da proporre. Perché partecipazione non significa trovare la forma più empatica e simpatica di comunicare qualcosa ma sta tutta nel praticare il cambiamento, tutti insieme. E la partecipazione e il cambiamento stanno in un programma semplice e chiaro di cosa faremo noi al governo della Regione e passa, lasciatemelo dire, da un percorso di coinvolgimento attraverso le primarie con regole e tempi certi da stabilire il prima possibile.