pendolari

San Fatturato

La sentite l’aria che tira? A volte basta mettere insieme un po’ di pezzi, provare a ricomporre le tessere per farsi un’idea del punto in cui siamo, anche perché la preoccupante uniformità di pensiero che si respira ottunde le sensazioni e non c’è niente di meglio delle sensazioni ottuse per inseguire interessi particolari che così sfuggono più facilmente.

Ricapitoliamo: a inizio pandemia si sviluppa un pericoloso focolaio nella bergamasca che provoca una strage di cui abbiamo memoria per i camion militari costretti a trasportare le bare. Ci si interroga (anche la magistratura) sul perché non sia stata istituita per tempo una “zona rossa” che avrebbe potuto limitare i danni e Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, rilasciò una sconcertante intervista in cui disse testualmente che erano «contrari a fare una chiusura tout court così senza senso» e di averne parlato direttamente con la Regione: «Ci siamo confrontati, ma non si potevano fare zone rosse. Non si poteva fermare la produzione», disse.

Poi, pensateci: in un anno di pandemia abbiamo visto puntare il dito un po’ contro tutti, siamo passati dagli anziani che pisciano il cane ai corridori agli spiaggiati agli aperitivisti alle scuole – presumibilmente saremmo passati anche ai cinema e ai teatri, ma sono chiusi da un’eternità – e chi poi ne ha più ne metta. Niente su fabbriche e pochissimo sui pendolari. Il mondo del lavoro (soprattutto quello produttivo) sembra immune al virus, se fate la rassegna stampa di quest’anno.

In compenso certa stampa si è lanciata in un piuttosto ridicolo sforzo per dirci che fare il rider è un lavoro bellissimo: ve li ricordate quei giorni in cui si leggevano articoli che favoleggiavano di ciclisti che guadagnavano 4mila euro al mese (poi si scoprì che non era vero) tanto per convincerci che chi non trova lavoro è uno sfaticato e chi è povero è un fallito? Ecco, tenetelo a mente.

Poi. Qualche giorno fa Bonomi ha rilasciato un’intervista da brividi in cui ha chiesto di avere più possibilità di licenziare per rilanciare il lavoro. E nessuno che gli ha riso in faccia, pensa te.

Poi ve la ricordate Letizia Moratti che chiedeva di vaccinare in base al Pil? Prese gli applausi dei soliti turboliberisti ma poi fece un po’ marcia indietro. Bene: ieri Regione Lombardia (la disastrosa regione che non riesce a vaccinare poco più di qualche manciata di anziani che dovrebbero essere una priorità) ha annunciato in pompa magna di avere stretto un accordo con Confindustria (questa volta alla luce del sole) per vaccinare i dipendenti nelle aziende. Qualcuno ha fatto notare che forse ci sono altri problemi a cui dedicarsi e loro hanno risposto che sì, sì ma hanno fatto la conferenza stampa solo così per dire.

Tutto questo mentre ci si prepara per l’ennesima volta al lockdown che ci permetterà di uscire per andare a lavorare, di respirare aria aperta per tornare indietro e addirittura di avere una libera uscita per andare a comprare cibo.

Straordinario.

Buon giovedì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

Covid, per due mesi conferenze stampa quotidiane sulle regole da seguire. Ora che il distanziamento sociale è scomparso va tutto bene?

La scienza, si sa, è piena di dubbi per sua natura. Un governo, si sa, deve affidarsi alla scienza per prendere decisioni e per imporre regole chiare che siano rispettate da tutti. Insieme alle regole è nei doveri del potere anche il controllo e l’eventuale notifica della trasgressione. Su questo, almeno su questo, dovremmo essere tutti d’accordo.

Abbiamo passato gli ultimi mesi a essere bombardati di regole, regole nuove che hanno modificato profondamente i nostri comportamenti e soprattutto che hanno avuto un enorme impatto economico e sociale per molte famiglie, per molte attività e per molte imprese. Le conferenze stampa della Protezione Civile e del Presidente del Consiglio Conte per molti hanno significato una diversa quotidianità (anche lavorativa) a partire dal minuto dopo, allineandosi alle decisione con ingenti costi economici, sociali e perfino di programmazione del futuro. Ci si è messi tutti in fila, gran parte degli italiani hanno diligentemente cambiato i propri comportamenti e hanno ascoltato con fiducia le parole degli scienziati e delle organizzazioni sanitarie. Anche le statistiche dicono che nel periodo del lockdown e nella prima fase successiva sono stati pochissimi i multati, una percentuale minima di un Paese che si è messo in riga.

Perfetto, arriviamo a noi. Ci dicono che la mascherina è obbligatoria negli ambienti chiusi e che il distanziamento sociale (che poi è un distanziamento fisico pronunciato con le parole sbagliate) sia fondamentale per la salute pubblica. Non ci vuole molto per accorgersi che le regole con il tempo si sono sfilacciate, deteriorate e che vengono contravvenute praticamente in ogni occasione: su molte spiagge sembra l’estate del 2019, l’aperitivo è identico per modi e distanze a quello pre-pandemia, i treni dei pendolari sono affollati e costretti. Niente di male, per carità, se qualcuno avesse fatto una bella conferenza stampa per dirci che va bene così, se qualcuno ci spiegasse perché l’esercito che inseguiva i runner ora si è volatilizzato. E invece niente. Sembra, da fuori, l’atteggiamento di chi ha voluto che il Covid venisse sistematicamente dimenticato, come se il rilassamento generale fosse quasi stato programmato. Io non sono uno scienziato ma mi chiedo: non sarebbe il caso ora di fare una bella conferenza stampa per chiarirci il punto? Per dirci: liberi tutti oppure no, non va bene? Davvero è tutto a posto così?

Leggi anche: 1. Quella ridicola passerella di Bergamo e lo Stato incapace di chiedere scusa (di G. Gambino) /2. Negazionisti contro empiristi: la guerra tra i virologi che decide se siamo liberi o no (di L. Telese)

3. L’autista NCC: “Molti bergamaschi tornavano da Wuhan e non facevano quarantena” /4. Un cittadino di Bergamo attacca Gori, la durissima risposta di Cristina Parodi

L’articolo proviene da TPI.it qui

Pedoni, pedali e pendolari per una mobilità nuova

mobilita-nuovaProgettare la mobilità significa avere in mente già l’Italia del futuro. Mica quella che ci capita ma quella che vogliamo: la differenza sembra piccola ma è sostanziale. Per questo il manifesto di #mobilitànuova è sostanzialmente un manifesto politico su un tema che dal Parlamento viene troppo spesso comodamente relegato alle Regioni che a loro volta con una certa inedia scaricano agli amministratori locali che (guarda il caso) hanno pochissimo margine di manovra. E alla fine succede che sia “normale” associare il pendolare ai disservizi, il ciclista al rischio su strada e il pedone ad un infiltrato indesiderato in una mobilità in cui non ha un suo posto. E per questo aderisco e rilancio:

L’Italia ha ipotecato il futuro delle opere pubbliche e della mobilità approvando progetti per nuove autostrade e nuove linee ad alta velocità ferroviaria che costeranno complessivamente oltre 130 miliardi di euro, offriranno ulteriori occasioni di business alla malapolitica e alla criminalità organizzata, sottrarranno al Paese territorio e bellezza spesso senza offrire un servizio migliore alla collettività.

Per soddisfare la domanda di mobilità del 2,8% delle persone e delle merci (è questa la quota di spostamenti quotidiani superiori ai 50 chilometri) si impegna il 75% dei fondi pubblici destinati alle infrastrutture del settore, mentre all’insieme degli interventi per le aree urbane e per il pendolarismo (dove si muove il 97,2% della popolazione) lo Stato destina solo il 25% delle risorse, puntando spesso e ancora una volta su nuove strade, tangenziali e circonvallazioni piuttosto che sul trasporto collettivo o su quello non motorizzato.

C’è un’urgente necessità di riorientare le risorse pubbliche concentrando la spesa laddove si concentra la domanda di mobilità e nello stesso tempo va avviato un radicale ripensamento del settore dei trasporti, sostenendo attraverso scelte strategiche le persone che quotidianamente si muovono usando i treni locali, i bus, i tram e le metropolitane, la bici e le proprie gambe e dando l’opportunità a chi usa l’automobile di scegliere un’alternativa più efficiente, più sicura, più economica.

La #MobilitàNuova si propone di avviare una trasformazione e una rigenerazione della società che va molto al di là della semplice trasformazione degli stili di mobilità individuale e punta a un deciso ridimensionamento del binomio auto+altavelocità. Una scelta, quest’ultima, egoista, dispendiosa, vecchia e inefficiente, che produce inquinamento, incidentalità stradale, danni sanitari, congestione, consumo di suolo e sprawling, aggressione al patrimonio storico, artistico e paesaggistico, iniquità sociale, alienazione e inaridimento delle relazioni sociali.

Al contrario una #MobilitàNuova che ruota attorno a quattro perni – l’uso delle gambe; l’uso delle bici; l’uso del trasporto pubblico locale e della rete ferroviaria; l’uso occasionale dell’auto privata (sostituita in tutti i casi in cui è possibile da car sharing, car pooling, taxi) – modifica lo spazio pubblico e la sua destinazione d’uso, rafforza i legami comunitari tra le persone e tra le persone e il luogo dove vivono, studiano e lavorano, stimola un’economia agroalimentare basata sul km0, crea lavoro stabile, contribuisce a far crescere la percezione di sicurezza attraverso strade e piazze più vissute e frequentate. In altre parole rende le città e il territorio più bello e migliora la qualità della vita.

E’ per questo che ti chiediamo di entrare nella Rete per la #MobilitàNuova, illustrando come questa nuova mobilità può incidere positivamente sui temi che ti stanno a cuore e indicando le tue priorità programmatiche sul tema da indirizzare ai decisori politici.

Insieme daremo vita a questa campagna collettiva e individuale, orizzontale e partecipata, che si articola in due momenti diversi.

Sabato 4 maggio a Milano manifestiamo per imporre ai decisori politici una rivoluzione della mobilità che parta proprio da un riequilibrio delle scelte politiche e delle risorse pubbliche destinate al settore dei trasporti, dando insieme visibilità e sostegno alle vertenze nazionali e locali contro quelle opere pubbliche stradali, autostradali e ferroviarie inutili e dannose per il Paese.

Mentre a partire dal 4 maggio lanceremo insieme una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare (obiettivo un milione di adesioni) che vincoli almeno i tre quarti delle risorse statali e locali disponibili per il settore trasporti a opere pubbliche che favoriscono lo sviluppo del trasporto collettivo e di quello individuale non motorizzato.

 

Lombardia Express: si scende

Lombardia-expressTre mesi fa (100 giorni, per dire) in Regione Lombardia si pontificava sulla novità del treno super veloce che portaa da Milano a Varese e Bergamo. Il solito istinto della velocità (molto formigoniano nell’inseguire i record piuttosto che una sana quotidianità) che passa dalla questione TAV fino alle tangenziali inutili per snellire tragitti che non frequenta quasi nessuno. Le parole del lancio erano mussoliniane nella celebrazione:

“Grazie alla coincidenza con il Frecciarossa sarà possibile raggiungere Roma da Varese o Bergamo in quattro ore – ha spiegato l’amministratore delegato di Trenord Giuseppe Biesuz – la nostra volontà è quella di continuare a investire anche nel trasporto per i pendolari e, per questo, gli eventuali utili del Lombardia Express verranno utilizzati per sviluppare i servizi. Si tratta di una sperimentazione – ha proseguito – che renderemo definitiva se sarà positiva la risposta dei passeggeri alla nuova offerta”.

Oggi il servizio è sospeso. Il treno regionale magnificamente rapido ha rapidamente mostrato la malattia del formigonismo: eccellenze da guinnes mentre i pendolari marciscono. Un enorme e costoso spot pubblicitario che chiamavamo Regione Lombardia.

FS: i conti tornano i servizi no

Intervenendo a una convegno alla Bocconi, l’ad di Fs Mauro Moretti ha dichiarato che, vista la scarsità di fondi disponibili, il trasporto regionale nel 2013 è a rischio. Alle Ferrovie Lei ha dedicato un’inchiesta, pubblicata da Chiarelettere“Fuori orario”. Da osservatore e conoscitore della materia, come legge l’annuncio di Moretti? 

Mi pare sintomatico dell’approccio che ha Moretti sul tema del risanamento delle Ferrovie dello Stato. L’ad di FS ha puntato esclusivamente sul bilancio dell’azienda, e non c’è dubbio che sotto la sua gestione si sia registrata una svolta nei bilanci. Il problema, però, è che ha concentrato le risorse e gli sforzi su un unico settore: quello ricco. Non a caso è il settore, quello dell’alta velocità, in cui il privato è entrato con Ntv, e che è estremamente redditizio.

Quello che non è redditizio però è tutto il trasporto regionale dei pendolari, che rappresenta quasi il 90% del trasporto ferroviario. Quindi, Moretti ha puntato su un settore che non richiedeva grossi sforzi e su cui gli investimenti, tra l’altro dello Stato, erano già stati fatti, che tuttavia serve soltanto una piccolissima minoranza di utenti. Mentre sul trasporto che serve il grosso degli utenti, non ha fatto molto. Adesso minaccia la chiusura delle linee, riduzioni che peraltro sono già state fatte. Gli Eurostar continuano ad aumentare negli ultimi anni, i treni regionali continuano a diminuire.

Le ferrovie hanno dichiarato un bilancio in forte crescita nel 2011, pari a 285 milioni di euro. Come si concilia questo con i possibili tagli ai servizi?

Il problema è che gli utili ci sono perché non sono stati fatti investimenti sul settore più debole, cioè quello del trasporto regionale. E’ chiaro che se si punta soltanto sui settori redditizi e si abbandonano i settori difficili che richiedono investimenti, i conti tornano ma i servizi no.

(da CADOINPIEDI)

Risarcite il pendolare

L’ha deciso un giudice. Ed è una buona notizia perché apre una strada percorribile: se la politica non risponde al citofono si bussa alla Giustizia. Poi voi scegliete dove sta l’incapace. Ha viaggiato male, alla fine l’ha fatto gratis, non è una consolazione ma intanto è una sentenza. Con la probabilità che altri viaggiatori organizzino una class action, un sistema di azioni per una tutela collettiva di rimborso. L’esempio (il modello) c’è. Una pendolare ha fatto causa per soppressioni, sporcizia e sovraffollamento dei convogli. Il giudice di pace le ha dato ragione. Trenitalia dovrà restituire i soldi degli abbonamenti per il periodo incriminato (un anno, 500 euro) e risarcirla dei danni morali: le condizioni di viaggio erano «gravemente umilianti».

Pendolari lodigiani – INTERROGAZIONE CON RISPOSTA SCRITTA

INTERROGAZIONE CON RISPOSTA SCRITTA

EX ART. 117 DEL REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO REGIONALE

I SOTTOSCRITTI CONSIGLIERI REGIONALI

PREMESSO CHE

In data 9 giugno 2010, il treno 20422 che puntualmente ferma a Casale alle ore 7.33, nonostante fosse stato annunciato in orario, si fermava fuori stazione, visibile ma purtroppo irraggiungibile dai pendolari i quali per circa una ventina di minuti, il lasso temporale che il treno ha impiegato ad entrare nella stazione del Comune di Casale, hanno quasi creduto che la sagoma del treno visibile ai loro occhi in lontananza assumesse le sembianze più di un miraggio che di un vero e proprio convoglio;

PREMESSO INOLTRE CHE

Il treno è poi ripartito alla volta di Milano con un minor numero di carrozze tanto che molti pendolari non vi hanno potuto salire dovendo attendere la successiva corsa 2912 della 7,49 che aveva ovviamente già accumulato 13 minuti di ritardo;

CONSIDERATO CHE

A Milano sono inoltre giunti oltre l’orario programmato di arrivo anche i treni successivi, circa una decina, il cui ritardo si è assestato tra i venti ed addirittura i quaranta raggiunti proprio dal treno-miraggio 20422;

CONSIDERATO INOLTRE CHE

A rincarare la dose di tale incresciosa situazione si aggiunge la circostanza che solo alcuni giorni or sono si erano già manifestati rilevanti disguidi e disagi che avevano interessato anche in questo caso circa una decina di treni a causa di un guasto sulla linea elettrica tra Secugnago e Lodi;

ATTESO CHE

Non si può fare a meno di constatare come siffatti spiacevoli episodi poco si concilino con l’immagine positiva costituita dall’ormai prossima entrata in vigore del servizio ferroviario suburbano S1, una metropolitana leggera che avrà corse tra Lodi e Milano ogni 30 minuti di cui ci si augura invece una perfetta ed impeccabile efficienza;

ATTESO INOLTRE CHE

Quanto sopra non può non apparire inoltre come una ennesima dimostrazione di quanto siano inefficaci da un lato gli accordi stipulati tra Regione Lombardia e Trenitalia Le Nord e dall’altro le norme del contratto di Servizio che regolano la qualità del servizio erogato;

RILEVATO CHE

Lo scadente servizio appare agli occhi di ciascun utente del trasporto ferroviario Nella maniera più incontrovertibile: la linea sopra menzionata non ha certo mai vantato primati di puntualità e di efficienza ed allo stato attuale un rinnovamento del materiale rotabile, promesso e sino ad ora mai attuato, oltre che auspicabile costituirebbe, alla luce dei fatti sopra esposti, in nome delle decine di migliaia di pendolari che percorrono la tratta ferroviaria tra Lodi e Milano un obbligo, una necessità;

RILEVATO INOLTRE CHE

Come se non bastasse ultimamente oltre ai ritardi ormai abissali, alle partenze fulmine che non permettono agli stessi passeggeri di salire sui convogli, agli inimmaginabili superaffollamenti nelle carrozze con gente stipata al loro interno ben oltre la massima capienza e alle soppressioni dell’ultimo minuto, la perdita del diritto all’informazione da parte dei pendolari che vengono in tal modo lasciati in balia di meri e saltuari annunci riguardanti i disguidi, gli imprevisti e i malfunzionamenti del servizio ferroviario, si aggiungono anche i tagli imposti dalla manovra finanziaria del Governo che se non dovesse cambiare costringere Regione Lombardia a ridurre drasticamente le assai misere risorse destinate al trasporto regionale;

VERIFICATO CHE

A fare le spese delle disastrose conseguenze è e sarà unicamente e ancora una volta la categoria dei pendolari in quanto, i treni interessati dai tagli sono quelli di chi quotidianamente utilizza tali mezzi per recarsi a lavoro;

VERIFICATO INOLTRE CHE

È quindi evidente che Regione Lombardia e più in particolare il competente Assessorato alle Infrastrutture ed alla Mobilità attraverso cui essa opera non possa minimamente esimersi dalla circostanza di aver avuto, di avere ora ed in futuro anche in relazione ed in funzione delle scelte degli ambiti di sua competenza in cui intende operare dei tagli a livello economico una piena e diretta responsabilità;

INTERROGANO IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA DELLA

REGIONE LOMBARDIA ROBERTO FORMIGONI NONCHÈ

L’ASSESSORE REGIONALE ALLE INFRASTRUTTURE E

MOBILITA’ RAFFAELE CATTANEO PER CONOSCERE:

Ai fini di una completa ed efficiente soluzione delle problematiche sopra evidenziate, quali azioni abbiano già intrapreso o nel caso non abbiano ancora provveduto, quali intendano intraprendere per risolvere nella maniera più brillante possibile le problematiche sopra descritte.

Milano, 10 giugno 2010


Giulio Cavalli (IDV)


Stefano Zamponi (IDV)


Francesco Patitucci (IDV)


Gabriele Sola (IDV)


Fabrizio Santantonio (PD)

Cavalli (IdV): “Il tragitto casa-lavoro non dev’essere un viaggio della speranza”

Milano, 10 giugno 2010

COMUNICATO STAMPA

DISAGI FERROVIARI NEL LODIGIANO: PRONTA UN’INTERROGAZIONE

Cavalli (IdV): “Il tragitto casa-lavoro non dev’essere un viaggio della speranza”

Tempi duri, anzi durissimi per i pendolari del lodigiano e della Bassa. I lunghi ritardi e i pesanti disagi che hanno dovuto sopportare in questi giorni non sono che un assaggio di quello che, purtroppo, potrebbe essere costretti ad ingoiare nel prossimo futuro.

“L’emergenza di una linea ferroviaria vecchia e del tutto inadeguata per servire i tanti pendolari della zona non può essere delegata ad amministrazioni e comitati locali – dichiara Giulio Cavalli, consigliere regionale dell’Italia dei Valori -. Per di più in questo momento in cui la scure della Manovra impone alle Regioni di tagliare sui servizi. Basti pensare che nei prossimi due anni Regione Lombardia destinerà quasi 600 milioni di euro in meno per il trasporto pubblico lombardo”.

“E’ ora di agire uniti, in maniera concreta, al di là degli arroccamenti politici. Per questo – spiega Cavalli – noi del Gruppo Italia dei Valori, insieme al consigliere lodigiano del PD, Fabrizio Santantonio, abbiamo presentato un’interrogazione urgente sulla questione”.

“Il Presidente Formigoni e l’Assessore Cattaneo facciano sapere al più presto quali misure hanno già preso e quali intendano prendere nel prossimo futuro per risolvere la questione ed impedire che le che il tragitto casa-lavoro degli abitanti della zona si trasformi in una sorta di viaggio della speranza”, continua il consigliere regionale di IdV.

“Noi – conclude Cavalli – terremo alta l’attenzione e faremo tutto il possibile per far in modo che il caso non resti confinato nell’ambito locale”.


Gruppo Italia dei Valori Consiglio regionale della Lombardia

Tel: 02.67486377 Fax: 02.67482052

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