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regione lombardia

Il buonsenso della crisi

Mi chiedo se serva per forza una crisi che accentui il disagio sociale e la povertà per illuminare e smutandare le deliranti manie di grandezza di qualche governante aspirante faraone. Sulla terza pista di Malpensa in Regione Lombardia eravamo in pochi a chiedere che prevalesse il buonsenso, decisi che fosse opportuno rilanciare uno scalo già nato “in crisi” nonostante i proclami formigoniani e leghisti piuttosto che ampliare un aeroporto sempre troppo deserto. E forse vale la pena ricordare come buona parte del centrosinistra (non c’è nemmeno bisogno di nominarla, indovinate chi…) non riuscisse a prendere una posizione netta come al solito convinta  che lo sviluppo passi sempre e solo per il cemento.

Oggi arriva la notizia che l’Enac ha ritirato il progetto di costruzione della terza pista perché la crisi avrebbe reso inattuale il piano di sviluppo ma i vertici dell’ente ci tengono a chiarire che sia solo una pausa. In attesa di tempi migliori, del prossimo governatore cementizio e confidando nella ciclica smemoratezza dei lombardi. Al solito.

Expo 2015: la confessione di Sala e la Grande Bugia

GIUSEPPE SALADice Sala, commissario unico della società che gestisce Expo 2015:

 “Io mi riconosco due errori – afferma -Non aver capito quello stava facendo Paris (Angelo Paris, direttore generale di Expo fino all’arresto dell’8 maggio, ndr) e non essermi impuntato quattro anni fa, quando avrei voluto affidare appalti e lavori a un general contractor esterno, da scegliere con una gara internazionale. E invece mi lasciai imporre da Formigoni e Moratti Infrastrutture Lombarde e Mm“.

La confessione è importante: dichiara che nonostante le scatole cinesi la politica (senza confronto politico quindi senza politica) avevano già deciso il finale. Cioè: i cittadini sono solo spettatori inermi e scemi.

Su Expo Milano e la Lombardia hanno fallito. Punto.

Ma come è possibile che “l’intelligenza milanese” e i dirigenti “etici” in Lombardia non abbiano voglia di alzare la voce e dire che ogni giorno esce una notizia che impressiona per il deleterio lavoro di Comune di Milano, Provincia di Milano e Regione Lombardia (vi sento già: eh ma Pisapia e tutto il resto) su Expo? Come è possibile che tra le decine di proteste alla moda da fare in qualche piazza (dico: contro Formigoni mancava solo che ci chiudessimo nei cessi del Pirellone) non ci sia posto per una manifestazione di accusa e, se serve (eccome se serve) anche di autoaccusa? Perché quando qualcosa funziona è merito della rivoluzione arancione e quando qualcosa fa acqua da tutte le parti è colpa della Regione? Perché il PD che ha la Presidenza della Commissione Antimafia in Regione Lombardia (e Girelli è persona retta e volenterosa) non ammette il fallimento sul piano della legalità? Perché Ambrosoli non chiede a Pisapia se si poteva fare meglio e di più e ne discutono pubblicamente in una delle cento serate delle cento presentazioni dei cento libri dei cento scrittori milanesi? Perché non si può dire che la promessa di un EXPO senza mafie non è stata mantenuta?

Questo è quello che scrive oggi Repubblica (ma ne scrivono un po’ tutti):

Le falle. Per capire di cosa stiamo parlando basta prendere l’opera al momento più famosa dell’Expo, le cosiddette “Architetture di servizio” per il sito, cioè le fondamenta dei capannoni. Famosa per il costo, 55 milioni di euro, ma soprattutto perché attorno a quel contratto ruota l’indagine di Milano sulla banda di Frigerio. Lo ottiene la Maltauro, ma come? Per l’affidamento Expo sceglie di non bandire una gara europea, aperta a tutti, ma di seguire la procedura ristretta. Partecipano sette aziende e dopo la valutazione della commissione vince un’Ati (Associazione temporanea di imprese) che ha come capofila appunto la Maltauro, l’azienda che è accusata di aver pagato mazzette a Frigerio e Greganti. La procura di Milano accerterà cosa è accaduto e come. Per il momento si può dire che a spalancare la porta alla corruzione è stata proprio la legge, permettendo la procedura abbreviata. “Come in molti altri casi per l’Expo  –  scrive il Garante nel suo dossier  –  si è seguito il criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa”. A individuare quale sia, deve essere una commissione di 3 o 5 membri, “imparziale e altamente qualificata”. Ma, ed ecco l’anomalia, nell’offerta della Maltauro hanno avuto più peso gli elementi qualitativi “per loro natura soggettivi”, quali l’estetica e il pregio, rispetto al prezzo e ai tempi di esecuzione, “che sono invece dati oggettivi”. Il punteggio qualitativo era 65 punti, quello quantitativo 35 punti. In sintesi, basta avere dei commissari amici e il gioco è fatto. “Ne abbiamo due su tre”, si compiacevano Frigerio e Greganti, al telefono. E lo stesso Maltauro, interrogato dopo l’arresto, ha confermato il sistema.

L’urgenza che non c’è. Ma a impressionare l’Authority è l'”emergenza perenne” che tutto giustifica. Perché, per esempio, viene affidato “in deroga” a Fiera di Milano spa l’allestimento, la scenografia e l’assistenza tecnica (2,9 milioni)? “Non si ravvisano evidenti motivi di urgenza  –  annota Santoro  –  per un appalto assegnato il 28 novembre scorso, un anno e mezzo prima della data del termine dei lavori”. Ancora: con procedura “ristretta semplificata” sono stati dati i 2,3 milioni per il servizio di vigilanza armata a un’Ati (la mandataria è la Allsystem Spa), nonostante quella modalità “è consentita solo per contratti che non superino il milione e mezzo di euro”. Sforamenti simili, ma di entità inferiore, sono avvenuti con l'”affidamento diretto”, utilizzato 6 volte. “Il tetto massimo ammissibile è 40mila euro”, segnala Santoro, ma nella lista figurano i 70mila a un professionista per lo sviluppo del concept del Padiglione 0 e i 65mila per servizi informatici specialistici.

Ben 72 appalti sono stati consegnati “senza previa pubblicazione del bando”, tra cui figurano il mezzo milione a Publitalia per la fornitura di spazi pubblicitari e i 78mila euro per 13 quadricicli alla Ducati energia, impresa della famiglia del ministro dello Sviluppo Federica Guidi. A Fiera Milano congressi  –  il cui amministratore delegato era Maurizio Lupi fino al maggio scorso, quando si è autosospeso  –  viene invece affidata l’organizzazione di un meeting internazionale dal valore di 881mila euro. Anche in questo caso Expo decide di seguire la via della deroga, appoggiandosi a una delle quattro ordinanze della presidenza del Consiglio (il dpcm del 6 maggio 2013). Lo fa in maniera quantomeno maldestra, perché nel giustificativo pubblicato sul sito ufficiale “si rileva un riferimento al comma 9 dell’articolo 4 che risulta inesistente”. Un refuso.

La farsa legalitaria su EXPO

expo-tangenti-634x396Mi segnalano un’intervista a Ivan Cicconi, già direttore di Itaca (Associazione nazionale per l’Innovazione e la Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale) e membro del fantomatico Comitato regionale per la trasparenza istituito da Regione Lombardia nel 2013, presieduto dal generale delle fiamme gialle Mario Forchetti. Ivan Cicconi si occupa di appalti pubblici da una vita e la sua nomina era stata accolta con ottimismo ma le sue conclusioni dovrebbero scatenare un terremoto:

Ingegnere, perché “cancellarsi” dal sito di Expo

Perché non solo non abbiamo mai potuto visionare i documenti, ma perché non abbiamo mai avuto alcuna possibilità di interloquire con la Expo. Nonostante le sollecitazioni provenienti da Maroni (che scrive personalmente a Giuseppe Sala il 30 luglio 2013, caldeggiando una collaborazione, ndr).

Eppure, già nella vostra relazione di gennaio scorso segnalavate alcune anomalie…

Avevamo sottolineato numerose criticità nella filiera delle sub contrattazioni.

Quindi non è sorpreso dalle presunte tangenti chieste dalla “cupola degli affari” di Frigerio-Grillo-Greganti per gli appalti di Expo?

Sono sorpreso dai nomi degli arrestati, non dal fatto in sé. Le condizioni perché si verificassero le ruberie c’erano tutte. Capita quando si decide di derogare a 80 articoli delle normative sugli appalti… Inoltre, sono stupito che si parli di tangenti solo di tre o quattro appalti di Expo… e non si affronti mai il nodo di quei  120 contratti affidati da Expo tramite trattiva privata. Circa il 95% dei contratti non ha avuto alcuna gara! Sarebbe interessante vederci chiaro.

Oltre a Expo, la “cupola” era molto attiva nella sanità lombarda. In questo settore avete avuto più fortuna con le vostre indagini?

Sulle sistema degli appalti nelle Asl abbiamo sottolineato numerose criticità.

Ce ne dica tre.

L’uso abnorme delle proroghe per i contratti in essere; l’uso improprio di alcune tipologie di contratti; l’organizzazione complessiva della struttura multilivello degli acquisti, a partire da Arca.

Arca è l’agenzia cui, dopo lo scandalo tangenti, Maroni intende delegare tutti gli acquisti delle Asl: è in grado di svolgere un tale ruolo?

Assolutamente no. Oggi effettua il 15% degli acquisti con molte difficoltà, è francamente impensabile che accentri su di sé ogni contratto.

Detta così è l’intero sistema che non funziona!

Sì, direi che non ha funzionato nulla.

EXPO ormai è una farsa, una commedia. Gli appalti sono le coordinate di una sconfitta collettiva.

La pezza peggio del buco

L’assessore di Regione Lombardia Mario Mantovani si scusa per le sue schifose parole riprese in video (ne ho scritto proprio oggi qui).

Come si scusa?

In serata Mantovani ha fatto arrivare le sue scuse “se qualcuno ha inteso le mie parole come una raccomandazione”. Ma ha sostenuto che quelle dichiarazioni sono state solo un “incitamento” ai giovani.

Così Mantovani si conferma un’offesa all’intelligenza, oltre che all’etica.

Sfacciati, impuniti, eppur sopportati

Io mi chiedo quando si smetterà di affidarsi a tutti i costi ad una “moderazione” politica che suona quasi come collusione con questa feccia che tiene da decenni sotto scacco in Lombardia. Le parole di Mantovani durante il suo comizio nella città di Arconate evidenziano la solita arroganza di una classe dirigente che è la solita da Formigoni a scendere. Nonostante risulti chiaro che Maroni sia garante di vecchi equilibri e soliti modi sembra che perduri un atteggiamento di tolleranza (se non addirittura di “credibilità politica”) da parte del centrosinistra: le solite buone maniere che (si può dire?) hanno portato alla sconfitta elettorale alle ultime elezioni regionali (“bruciando” tra l’altro una persona validissima come Umberto Ambrosoli) e che sembrano sempre di più sclerotizzate nelle proprie posizioni. Quanto somiglia al suo EXPO questa Lombardia.

Le parole di Mantovani:

“Ho trovato tanti posti di lavoro. Adesso per esempio ho nelle mie disponibilità, perché voi me le avete consentite eleggendomi in Regione Lombardia, anche di segnalare delle persone. Ho bisogno di direttori generali, ho bisogno di persone che me lo chiedono. Anche lo Stomatologico di Milano me lo sta chiedendo. Io… come prima cosa mi vien da segnalare la gente di Arconate”.

Perché l’EXPO è un grande errore

Né la corruzione né i ritardi sono il problema principale di Expo 2015. Il problema principale è che l’Expo non sarebbe dovuto accadere. Esso è nato e cresciuto sull’onda di un’orgia di retorica[…]
Sia chiaro:  la decisione di fare l’Expo è stata prima di tutto politica ed emotiva, e sarebbe stata presa in ogni caso.  Tuttavia questa ubriacatura collettiva è stata supportata e legittimata da stime economiche azzardate, che ne hanno avallato i voli pindarici. Accettate acriticamente dai mezzi di informazione, ripetute e tramandate poi in innumerevoli occasioni, sbandierate da politici e commentatori, queste stime hanno instillato il miraggio di centinaia di migliaia di posti di lavoro e di altri enormi benefici economici a costo zero.

La frase qui sopra è di Roberto Perotti de Lavoce.info ed è la voce di un economista, mica di un avversario politico e un membro del “partito del No” come amano dire alcuni esponenti di destra e di centrosinistra. Le motivazioni sono elencate in questa pubblicazione scaricabile gratuitamente.

Formigoni in discarica (a Cappella Cantone)

Una notizia battuta dall’Ansa. Eppure qualcuno lo diceva, eh:

MILANO – La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex Governatore lombardo e senatore del Ncd Roberto Formigoni, accusato di corruzione, e per altre 12 persone nell’ambito del procedimento con al centro la realizzazione di una discarica di amianto a Cappella Cantone (Cremona). Secondo l’accusa, oltre un milione di euro di presunte tangenti sarebbero arrivate alla Compagnia delle Opere di Bergamo su input di Formigoni.

Dopo l’avviso di chiusura delle indagini notificato lo scorso dicembre, il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e i pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio hanno formulato la richiesta di processo a carico di 13 persone e 5 società per la vicenda che vede al centro una discarica di amianto che avrebbe dovuto sorgere a Cappella Cantone, nel Cremonese. Stando alle indagini, l’imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli, interessato alla realizzazione della discarica, avrebbe versato 100mila euro all’allora vicepresidente del Consiglio Regionale, Franco Nicoli Cristiani, ”al fine – stando all’imputazione – di ottenere l’Autorizzazione integrata ambientale, necessaria”. Locatelli avrebbe pagato ”con il consenso e la consapevolezza di Rossano Breno e Brambilla Luigi”, gli ex vertici della Cdo di Bergamo, ”che agivano in nome e per conto dei pubblici ufficiali Raimondi Marcello”, ex assessore regionale all’Ambiente, e ”Formigoni”. Diecimila euro poi sarebbero andati all’ex funzionario dell’Arpa Lombardia, Giuseppe Rotondaro. In più, l’imprenditore avrebbe versato, tra ”denaro ed altre utilità”, oltre un milione di euro ”in favore della Compagnia delle Opere di Bergamo”: un modo per remunerare, secondo i pm, Formigoni e Raimondi. In cambio, sempre stando all’imputazione, Locatelli avrebbe ottenuto ”l’approvazione della delibera di Giunta Regionale del 20 aprile 2011 n.1594, su proposta del Presidente, che consentiva la disapplicazione delle prescrizioni contenute nel Piano Cave adottato dal Consiglio Regionale”.

Sempre con quelle mazzette l’imprenditore ”si garantiva l’opera di condizionamento, esercitata dai predetti Pubblici Ufficiali”, tra cui Formigoni, ”sulle determinazioni dei competenti Dirigenti amministrativi”. In particolare, Locatelli avrebbe fatto avere 200mila euro a Brambilla, all’epoca ‘numero due’ della Cdo bergamasca, e 25mila euro a Breno, che era presidente. Inoltre, Locatelli avrebbe effettuato ”al fine di ottenere i favori dei predetti pubblici ufficiali di area Comunione e Liberazione (…) plurime donazioni” per ristrutturare la ”scuola privata Imiberg di Bergamo” per un totale di circa 781mila euro. Nel procedimento, infine, c’è un altro ‘capitolo’ nato da dichiarazioni di Locatelli e che non coinvolge Formigoni, ma è relativo ad un appalto di ”rimozione delle interferenze” per l’Expo 2015: Dario Comini, incaricato alla Sicurezza ”dalla stazione appaltante pubblica Expo 2015”, è accusato di corruzione perché avrebbe ricevuto dal direttore tecnico del cantiere un’auto, una ”scheda carburante” e un ”Telepass”. Lo stesso ”pubblico ufficiale” poi è accusato anche di millantato credito sempre in relazione a quell’appalto, ‘tranche’ questa per cui e’ indagata anche Metropolitana milanese spa.