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roberto formigoni

Indagano Lucchina ma si sgretola Formigoni

Attenzione, la difesa è già scritta. Formigoni ha sempre detto che nulla che riguardasse la Regione era mai stato messo in discussione. Adesso ci dirà che l’eventuale infedeltà del Direttore Generale della Sanità (il cuore del potere formigoniano) non può mettere in discussione il suo operato. E’ lo scaricabarile: pratica banale e abusata. E intanto si sgretola tutto. E più si sgretola e più il Governatore si inchioda alla sedia.

Ventotto indagati, tra cui il direttore generale della sanità Carlo Lucchina, al quale viene contestato il reato di turbativa d’asta, nell’ambito di un’indagine su finanziamenti pubblici regionali, stanziati e non stanziati, per qualche milione di euro. L’indagine, ordinata dal pm Carlo Nocerino, avrebbe fatto luce sugli accordi tra aziende private e ospedali pubblici per l’acquisto di strumenti per la sperimentazione clinica ad alto contenuto tecnologico finanziati da Regione Lombardia. Sono in corso interrogatori davanti al pm di Milano, Carlo Nocerino. Sono state effettuate perquisizioni negli uffici del direttore Lucchina in Regione e negli ospedali Niguarda a Milano, di Lecco, di Busto Arsizio e Saronno: impiegati una settantina di militari del Nucleo Speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza con la collaborazione degli uomini del Nucleo di polizia tributaria di Milano. L’assessorato alla Sanità delle Ragione Lombardia ha precisato che le perquisizioni non hanno riguardato i propri locali, e che l’assessore Luciano Bresciani non figura nell’elenco degli indagati.

LE SPERIMENTAZIONI – L’inchiesta, nella quale sono indagate una trentina di persone, nei confronti delle quali sono ipotizzati a vario titolo i reati di associazione per delinquere, turbativa d’asta, rivelazione del segreto d’ufficio e peculato, è coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dal pm Carlo Nocerino. Le indagini riguardano principalmente presunti accordi per pilotare l’assegnazione di progetti di sperimentazione clinica ad alto contenuto tecnologico finanziati dalla Regione Lombardia. Oltre a Lucchina, tra le persone indagate ci sono funzionari dell’assessorato alla Sanità e delle aziende ospedaliere coinvolte.

Quel pasticciaccio brutto di Expo e i suoi appalti

da Affaritaliani

BOTTA…/ “Apprendo da un’intervista di oggi che Giuseppe Sala, a.d. di Expo 2015, “consiglia” di non rendere pubblici i nomi delle ditte subappaltatrici dei cantieri Expo, appellandosi a nebulose questioni di privacy suggerite dai suoi legali. Ritengo che l’affermazione di Sala sia grave, strumentale e irresponsabile e contraddica la tanto sventurata linea di trasparenza e controllo. Le notizie sulle ditte subappaltatrici pubblicate anche sul mio blog (https://www.giuliocavalli.net/2012/05/21/il-primo-appalto-di-expo-2015-e-quello-strano-odore/), sono dati che mi rifiuto di delegare ad organismi di controllo senza una partecipazione reale dei cittadini, dei comitati e del mondo dell’informazione. Mi auguro che Roberto Formigoni e il dimissionario Giuliano Pisapia smentiscano questa linea con forza, senza diventare complici di una segretezza che non può sicuramente fare bene alla democrazia e invito Sala ad illustrarci secondo quale norma quei subappalti non vadano raccontati”. Lo dichiara il consigliere di Sel Giulio Cavalli.

…E RISPOSTA/ “Le parole del consigliere regionale di Sel, Giulio Cavalli non corrispondono al vero. Come prevede la legge, l’elenco delle ditte appaltatrici e subappaltatrici è esposto all’ingresso del cantiere di Expo Milano 2015. E’ spiacevole che il consigliere faccia allusioni a atteggiamenti poco trasparenti. Per averne conferma basta ascoltare la risposta dell’AD Giuseppe Sala alla giornalista de Ilfattoquotidiano.it. Le parole di Sala, il tono e, soprattutto, il senso generale delle affermazioni, sono chiaramente orientate nella direzione della totale disponibilità ed apertura al dialogo. Questa è la linea di Expo 2015 e tale resterà per tutti i prossimi anni”. E’ quanto si legge in una nota diramata dalla stessa società Expo.

…E CONTROREPLICA/ Ecco la dichiarazione di Cavalli: “In riferimento alla risposta di Expo Milano 2015 invito a riascoltare le parole di Giuseppe Sala che dice “noi siamo per la tutela della privacy delle aziende subappaltatrici perché lo dice la legge”, senza nessun senso generale delle affermazioni, come dice il comunicato della società Expo. Mi dica Sala (e non la società Expo Milano 2015) se si riconosce nel senso di quelle parole, cosa può dirmi delle notizie apparse e perché siamo stati così sfortunati da trovare un cartello all’ingresso di un cantiere, che non cita le ditte subappaltatrici.

Sala, inoltre, parla di consigli arrivati dai suoi legali e, in qualità di consigliere regionale, esigo di sapere le norme alle quali fanno riferimento. La reazione isterica (e palesemente falsa) contro di me ha l’odore di un imbarazzo.

Ma non è finita qui, perché Cavalli allega alla sua replica anche un post del suo sito pubblicato il 12 maggio:

(i post segnalati sono qui e qui)

Grave e strumentale la privacy di Sala in nome dell’Expo

[comunicato stampa]  Apprendo da un’intervista di oggi che Giuseppe Sala, a.d. di Expo 2015, “consiglia” di non rendere pubblici i nomi delle ditte subappaltatrici dei cantieri Expo, appellandosi a nebulose questioni di privacy suggerite dai suoi legali.

Ritengo che l’affermazione di Sala sia grave, strumentale e irresponsabile e contraddica la tanto sventurata linea di trasparenza e controllo.

Le notizie sulle ditte subappaltatrici pubblicate anche sul mio blog, sono dati che mi rifiuto di delegare ad organismi di controllo senza una partecipazione reale dei cittadini, dei comitati e del mondo dell’informazione.

Mi auguro che Roberto Formigoni e il dimissionario Giuliano Pisapia smentiscano questa linea con forza, senza diventare complici di una segretezza che non può sicuramente fare bene alla democrazia e invito Sala ad illustrarci secondo quale norma quei subappalti non vadano raccontati.

Milano, 13 giugno 2012

Dai Roberto, su EXPO fai anche tu come Pisapia

COMUNICATO STAMPA – MILANO, 11 GIUGNO 2012

“SU EXPO FORMIGONI SEGUA ESEMPIO DI PISAPIA”

Leggiamo con attenzione le dichiarazioni di sostegno espresse da Roberto Formigoni alle dimissioni rassegnate da Giuliano Pisapia come Commissario straordinario Expo.

Invitiamo Roberto Formigoni, in pieno spirito di collaborazione tra Regione Lombardia e Comune di Milano e per la buona riuscita di Expo, a seguirne l’esempio, rassegnando le dimissioni dalla stessa posizione.

L’assenza di questo atto renderebbe ancora più evidente come gli scandali e le difficoltà di rapporto con la Lega Nord rendano la sua Presidenza incapace di andare oltre l’ordinaria amministrazione, e tanto più di gestire un evento dell’importanza di Expo”

Caro centrosinistra lombardo,

Chi segue questo blog sa bene le motivazioni e le azioni. Ne abbiamo parlato prima della seduta d’Aula e nella riflessione successiva. Oggi abbiamo deciso di scrivere una lettera a tutti i consiglieri regionali del centrosinistra lombardo:

Caro amico/a,

siamo convinti che l’ultima seduta di Consiglio Regionale e i suoi risvolti politici impongano a tutti noi una seria riflessione. I tempi di presentazione della mozione di sfiducia, la gestione dell’aula, i contenuti e le sfumature che abbiamo potuto cogliere da alcuni interventi e la decisione di calendarizzare un provvedimento bipartisan nella stessa seduta hanno indubbiamente indebolito lo spessore dell’atto politico.

Noi non crediamo (e siamo certi, anche voi) che questo sia il tempo delle tiepidezze in attesa del prossimo salvifico avviso di garanzia, quanto piuttosto il tempo di rilanciare il progetto politico del centrosinistra e dei tanti cittadini che progettano, costruiscono e rivendicano un’alternativa reale a Formigoni puntando anche sul prezioso lavoro istituzionale di ognuno di noi.

Anche la campagna “Formigoni il tempo è scaduto” non può fermarsi all’affissione e ai comunicati stampa, ma meriterebbe un’energia continua e coordinata che sia quotidiana fuori dall’aula e riconoscibile dentro.

Per questo ti chiediamo di vederci per un confronto che sia schietto e definisca le sintonie.

Pensiamo ad esempio che sia necessario costruire insieme luoghi e percorsi di confronto (chiamiamoli cantieri, officine, laboratori, come volete, non siamo affezionati alle etichette) che vedano insieme confrontarsi politici e cittadini, esperienze professionali e istituzionali, saperi diversi, su tre principi questioni: lavoro e reddito; etica e trasparenza nella pubblica amministrazione; ambiente, acqua e beni comuni.

Per ripartire insieme, con vigore, a costruire la Lombardia migliore che i lombardi stanno aspettando.

Giulio Cavalli

Chiara Cremonesi

Appunto, il dopo Formigoni è già iniziato

Luciano Muhlbauer (uno che ci manca parecchio qui in Regione Lombardia) scrive su il dopo Formigoni per il Manifesto del 9 giugno 2012 con il titolo “L’era di Formigoni è finita? Sì, se il Pd battesse un colpo”. Noi siamo in campo:

Al Pirellone non è successo niente. La mozione di sfiducia contro Roberto Formigoni è stata respinta. Nessuna emozione, nessuna sorpresa, beninteso. L’esito era talmente scontato che mercoledì il capogruppo regionale del Pd, in vacanza su un’isola greca, non si è nemmeno presentato in aula. Già, la logica del potere è implacabile e la Lega, al di là delle sceneggiate padane, non ha alcuna intenzione di mollare il Presidente ciellino e, soprattutto, di segare il ramo sul quale sta comodamente seduta da oltre un decennio.

Formigoni ovviamente gongola, ma la sfiducia mancata non toglie nulla alla profondità della crisi che lo attanaglia. Al massimo dimostra che la paura di perdere poltrone e privilegi è un potente collante e che dopo 17 anni di governo ininterrotto della stessa persona e dello stesso gruppo politico, di sovrapposizione tra pubblico e privato, di complicità e di clientele, cambiare le cose in Lombardia è faccenda che non può essere affidata all’improvvisazione.

La crisi del formigonismo è definitiva, terminale. Quel modello aveva perso la sua spinta propulsiva anni fa ed ora siamo al tirare a campare in un clima da basso impero, popolato da corrotti, trote, minetti, faccendieri, vacanze di lusso e pure un pizzico di ‘ndrangheta. Insomma, un ciclo politico è finito e il dopo Formigoni è già iniziato, anche se questa constatazione, di per sé, non ci fornisce alcuna certezza sui tempi, sulle modalità e sugli esiti.

Si, perché le cose da sole non cambiano in meglio, anzi rischiano di imputridirsi rapidamente, soprattutto oggi, con l’intero sistema politico esposto al discredito di massae con una crisi economica ed occupazionale sempre più devastante. In altre parole, la fuoriuscita celere dall’epoca formigoniana e la definizione di un’alternativa netta, chiara e trasparente rappresentano oggi la principale urgenza politica in Lombardia.

Eppure, sembra che l’opposizione a Formigoni venga fatta seriamente soltanto dalla Procura della Repubblica e questo è un guaio. Sia chiaro, il problema non sono i magistrati, che fanno (e faranno) semplicemente il loro mestiere, bensì la politica, che non lo fa a sufficienza, determinando così un pericoloso vuoto.

In questo senso, dissento profondamente da chi è intervenuto ultimamente, anche da posizioni contigue al centrosinistra, come Piero Bassetti (ex Presidente della Regione e sostenitore di Pisapia l’anno scorso), affermando che Formigoni non si debba dimettere nemmeno in caso riceva un avviso di garanzia. Certo, un ragionamento ineccepibile in punto di diritto, ma politicamente perlomeno sospetto. Infatti, come negare rilevanza politica alla quantità e alla qualità di indagati nell’entourage del Presidente e al fatto che un terzo della sua Giunta degli anni 2005-2010 risulti oggi inquisita per fatti di corruzione? O al piccolo particolare delle firme false per la presentazione della sua lista elettorale? Oppure al quadro desolante che emerge con sempre maggior forza dalle vicende San Raffaele, Fondazione Maugeri e vacanze pagate?

Insomma, la rilevanza politica è evidente, per i fatti in sé e per quello che raccontano sulla vera essenza di un sistema di potere, ormai irreversibilmente marcio. Se a questo aggiungiamo il fatto che Regione Lombardia è ormai letteralmente immobile, se non addirittura disinteressata, rispetto all’incalzante questione sociale e alla galoppante desertificazione produttiva, abbiamo completato il quadro dell’insostenibilità della situazione.

Appunto, il dopo Formigoni è già iniziato. Per questo, se non si vuole delegare la politica alla magistratura o consegnare il futuro della Lombardia a un grande accordo con Cl, a una sorta di formigonismo senza Formigoni, occorre che dal campo dell’opposizione emerga un’iniziativa urgente e un percorso unitario che porti alla definizione di un’alternativa politica per la Lombardia. Un percorso, sia chiaro, il più pubblico ed aperto possibile, a partire dallo svolgimento delle primarie, perché solo così si potrà seriamente tentare di recuperare un rapporto di fiducia con i ceti popolari ed evitare in partenza tragici errori, come quello che aveva portato due anni fa alla candidatura di Filippo Penati.

Magia: sparisce il ‘fattore famiglia’ di Formigoni

Il ‘fattore famiglia’ (strabico come lo si può aspettare da un mendace professionista come Formigoni e le sue strumentalizzazioni) che, ci avevano detto, avrebbe “rivoluzionato il welfare lombardo” è sparito dall’agenda di governo, lo scrive oggi Repubblica:

la spe­ri­men­ta­zio­ne an­nun­cia­ta da Ro­ber­to For­mi­go­ni de­ve an­co­ra ini­zia­re, ma il go­ver­no ha già boc­cia­to il fat­to­re fa­mi­glia. Che è spa­ri­to dal pia­no Na­zio­na­le per la fa­mi­glia ap­pro­va­to ie­ri dal con­si­glio dei mi­ni­stri. L’as­ses­so­re re­gio­na­le al­la Fa­mi­glia ciel­li­no Giu­lio Bo­sca­gli pro­te­sta: «È gra­ve la spa­ri­zio­ne del fat­to­re fa­mi­glia — di­ce — Da­van­ti al­l’at­tua­le cri­si è ne­ces­sa­rio più che mai, in­ve­ce, ri­par­ti­re dal­la fa­mi­glia e da una mag­gio­re equi­tà nel­la com­par­te­ci­pa­zio­ne ai ser­vi­zi». Nei me­si scorsi, la giun­ta re­gio­na­le ave­va ap­pro­va­to una ri­for­ma che pre­ve­de­va di in­tro­dur­re un in­di­ca­to­re di red­di­to che te­nes­se con­to non so­lo dei red­di­to e del pa­tri­mo­nio, ma an­che del nu­me­ro dei fi­gli di ogni nu­cleo fa­mi­lia­re.

Noi avevamo detto qualcosa in tempi non sospetti. E teniamolo a mente per i prossimi giorni. Perché il fallimento del “modello Formigoni” è un percorso di tanti, nemmeno piccoli, fallimenti politici. Oltre che giudiziari.

La Lombardia arroccata e l’assalto tiepido

Ci pensavo questa mattina rileggendo i quotidiani e la rassegna stampa sulla giornata di ieri. Doveva essere la mozione di sfiducia che disarcionava Formigoni e invece è andata male, dicono i giornali e commentano in molti. Ed è falso. Raccontata così la seduta di ieri non è mai accaduta e allora forse è il caso di provare a rimettere ordine e costruire un’analisi. Seria e onesta (per quanto soggettiva, per carità).

Qui in Regione nessuno sospettava che la Lega facesse cadere Formigoni. Nessuno di buon senso, almeno, e con reale percezione di ciò che sta accadendo. E mica per strani teoremi o illuminanti strategie politiche: semplicemente la Lega è consapevole della propria debolezza elettorale (e allo stesso modo il PDL in liquefazione) e ha bisogno di tempo (e poltrone) per riguadagnare una verginità credibile. Per questo due giorni fa mi ero permesso di scrivere che la vera mozione di sfiducia a Formigoni è in un tavolo di programma serio del centrosinistra senza accorpamenti algebrici insulsi su sigle e partiti ma che passi dalle soluzioni da proporre. E ieri sarebbe stata la giornata ideale per comunicare che siamo già in moto, che abbiamo chiare alcune delle priorità che raccontano quello che faremo noi, al posto di Formigoni. Non credo che le responsabilità giudiziarie degli amici degli amici di Formigoni e le ombre che si addensano su di lui siano cose da poco conto, sia chiaro, ma bastano davvero per essere credibili non solo nel gioco  dell’opposizione?

Il problema principale (e bisogna avere la voglia di dirlo chiaramente) non è l’assenza del capogruppo PD Luca Gaffuri (che pure è un pessimo segnale) ma piuttosto la tiepidezza dei contenuti politici che sono stati portati in Aula. Prendetevi un po’ di tempo e ascoltate gli interventi dell’opposizione: la sensazione (desolante) è che il sistema formigoniano di politica e potere sia riconosciuto come unico modello possibile (del resto sono in molti del centrosinistra a consigliarmi di non parlare di “modello Formigoni” ma piuttosto di “modello Lombardia” per poterlo riciclare con più tranquillità) ed è la solita sensazione che più di qualcuno sia intenzionato a proporre le stesse dinamiche credendo che basti garantire interpreti più etici negli identici meccanismi di oggi.

La mozione contro Formigoni è stata sbagliata nei tempi (sono mesi che si trascinava tra infinite incertezze), nei modi (non se ne può più di sentire parlare di scontrini senza centrare il punto politico) e nella forma (qualcuno in aula rivolgendosi a Formigoni ha detto “non è un attacco politico e non buttiamo via quanto di buono è stato fatto in questi anni”). Non è carino dirlo, lo so, ma va detto: una pezzo del centrosinistra è soggiogato “culturalmente” al formigonismo come già a livello nazionale accadeva ai tempi di Silvio.

Ora continuiamo ad essere vigili ma è il tempo (per noi, e per SEL) di rivendicare le differenze. Perché quell’Aula Consiliare è un’era geologica passata e non averne il polso e la sensibilità significa apparecchiarsi per l’estinzione. Ed è per questo che siamo in campo. Ma sul serio. Senza essere la costola di nessuno.

Comprarsi Dio con un libro, un partito e la moneta

Formigoni impazza. Nel senso di impazzimento.

Ci sono le riunioni segrete nelle stanze del nuovo palazzo di regione Lombardia, insieme con il sottosegretario Paolo Alli e i suoi fedelissimi memores domini. Poi i tweet e i comunicati stampa più che mai criptici («Tra poco uscirà il mio libro, ma non in libreria..»). E infine c’è un’agenda fitta di impegni, tra future conferenze stampa e nuove iniziative per l’estate, ma tutto rimane rigorosamente top secret. Cosa sta tramando il governatore Roberto Formigoni?

Dopo aver incassato la fiducia in consiglio regionale, il Celeste sta cercando di trovare una strada per tornare protagonista sulla scena politica. «Sarò ancora protagonista» avrebbe confidato ai suoi. Concetto ribadito pure durante l’intervento nell’aula consigliare di via Fabio Filzi: «Sono più forte non solo di un bufalo, ma di un’intera mandria».

Nelle scorse settimane era circolata l’indiscrezione che volesse lanciare un nuovo partito. Poi però la storia fu snobbata da tutti e poi smentita dallo stesso Formigoni, quando lo associarono al sindaco di Milano Giuliano Pisapia e al presidente del Pd in Emilia Romagna Vasco Errani. Ma la pentola formigoniana continua a ribollire. Mentre dalla procura di Milano si attendono novità sulle indagine sulla sanità lombarda, tra vacanze pagate dal faccendiere Piero Daccò e nuovi scandali.

Tra le fila dell’opposizione, ad esempio, sono certi che prima o poi salterà fuori l’avviso di garanzia. Fino a questo momento, però, nulla si è mosso. Anzi, la figura del capogruppo del Pd Luca Gaffuri, primo firmatario della mozione di sfiducia e in vacanza in Grecia, ha rafforzato tutta la maggioranza di centrodestra: la stampa di vicina al Pdl sta preparando i fuochi d’artificio. Restano i dubbi della Lega Nord di Roberto Maroni. Ma i barbari sognanti sono impegnati in vista del congresso del 30 maggio e al momento, di mollare il Pirellone non ne hanno voglia: non vogliono rischiare.

Incassata la fiducia, il Celeste vuole quindi provare a riconquistare un elettorato che ormai l’ha sfiduciato in lungo e in largo. A dirlo sono le rilevazioni di Datamonitor sui governatori che lo danno ormai in caduta libera nel consenso, indietro persino rispetto a Renata Polverini (Lazio) e Raffaele Lombardo (Sicilia). Ma di questo non sembra interessato. Nelle prossime settimane ci sarà il lancio del nuovo libro. Il contenuto è sconosciuto, ma secondo chi lo ha seguito in questi ultimi tempi dovrebbe essere un manifesto politico in vista delle elezioni politiche del 2013.

L’idea è sempre quella di un centro moderato, nello stile del Ppe europeo, capace di dialogare con tutti gli schieramenti politici. Da ritrovare, oltre al dialogo con intere fette del centrodestra tra cui lo stesso Silvio Berlusconi, è soprattutto il contatto con gli ambienti cattolici. Per questo motivo, Formigoni vorrebbe partecipare alla nuova edizione di Todi, il raduno cattolico tra cardinali e politici che l’anno scorso tracciò la strada del nuovo governo Monti. Poi ci sarà pure il Meeting di Rimini, dove però non si sa quanto spazio potrà ritagliarsi.

In questi giorni, sui quotidiani escono iniziative qua e là del Celeste. L’ultima l’ha pubblicata Libero giovedì. Il governatore lombardo sarebbe pronto a coniare la sua moneta. A quanto, pare, però, l’idea sarebbe della Lega Nord e del vicepresidente Andrea Gibelli, mentre tra le fila pidielline sanno poco o nulla. Eppure, il quotidiano di Maurizio Belpietro ha pubblicato in prima pagina la foto del presidente. Nuove tecniche di comunicazione? Misteri? 

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/Formigoni-libro-politica-cattolici#ixzz1xBt5E2YF