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Quelli che sventolano Tsipras

Il leader della sinistra greca conferma le percentuali di gennaio. E la sua vittoria di oggi forse ci dice anche che qui da noi di Grecia ne abbiamo capito poco e che Tsipras è stato sventolato un po’ troppo e un po’ a caso. Ne ho scritto qui.

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Beppe Grillo, bravo. Anche se non è chic.

Il 5 luglio mi capitava di scrivere un tweet. Questo:

 

 

greciaipotecataPensavo all’energia vitale di essere contro questa bruttissima Germania (curandera di questa brutta Europa) e al fatto che in fondo siamo sommersi da politici che hanno come priorità quella di stare a galla: imbarcano a destra, imbarcano a sinistra e tutti virano vero il centro. Mica il centro di gravità permanente, figurarsi, ma il centro della pozzanghera che raccoglie lo sporco al centro della strada.

Ho criticato (e lo penso ancora) Grillo perché ha appoggiato Tsipras senza mettere sul tavolo le proprie proposte su una diversa Europa e perché troppo spesso l’ho visto banalmente antieuropeo come un Salvini qualsiasi.

Ma la decisione di chiedere che il Parlamento voti sulla concessione di nuovi fondi alla Grecia a queste umilianti condizioni è il passo che avrei voluto ed è avvenuto.

E non me ne frega niente se sarebbe stato chiccosissimo bisbigliare questo articolo a qualcuno delle nuove (tre? quattro?) sinistre: il M5S ha ridato la parola al Parlamento in un momento in cui il Parlamento è solo la lettiera di Matteo Renzi.

E allora chapeau. Davvero.

L’ha fatto per caso o per calcolo elettorale? Beh, ha fatto quello che servirebbe. Ce ne fossero di politici che scelgono ciò che sarebbe giusto per caso o per furbizia.

Parla Varoufakis, «Ci hanno detto: Questo è un cavallo, ci sali o sei morto»

o-YANIS-VAROUFAKIS-facebook-800x600Torna a farsi vivo Yanis Varoufakis, che non essendo più un ministro greco può parlare e togliersi sassolini dalle scarpe. In un pezzo scritto per Die Zeit e in un’intervista al New Statseman, l’ex ministro greco parla di un piano Schäuble per ristrutturare l’unione europea. Di mancanza di processo democratico e dei toni ultimativi usati dal ministro tedesco nei suoi confronti e di differenze nette di tono tra la premier tedesca Merkel e il suo ministro delle Finanze. Varoufakis nota anche come molti governi indebitati siano stati tra quelli più duri nei confronti della Grecia e come l’alleanza con partiti di sinistra non abbia portato risultati: “Non c’era molto che Podemos potesse fare”. Infine, riferendosi ad Alexis Tsipras e al suo successore, racconta di come non ci siano mai state vedute diverse tra loro e di come i tre restino molto vicini. La risposta cruciale dell’intervista spiega in parte le dimissioni e ci dice perché Tsipras abbia deciso di sacrificare il suo compagno alla trattativa.

 

Non ho mai creduto che dovremmo andare direttamente a una nuova moneta. La mia visione era che se avessero osato chiuso nostre banche, avremmo dovuto rispondere con una mossa aggressiva ma senza attraversare il punto di non ritorno. Avremmo dovuto rilasciare i nostri pagherò, o anche, almeno annunciare che avremmo emesso degli IOU; tagliare i buoni del 2012 in mano alla BCE legami, o annunciare che stavamo per farlo e prendere il controllo della Banca di Grecia. Queste erano le tre cose, che penso avremmo dovuto fare. Avevo messo in guardia il gabinetto di quanto stava per accadere per un mese (…). Quando è successo – e molti dei miei colleghi non ci potevano credere – la mia raccomandazione fu di dare una risposta energica. Il governo ha deciso di non sostenerla

Non c’era un potere alternativo all’interno del gruppo, i francesi non sono un bilanciamento del potere tedesco? Solo il ministro delle finanze francese ha espresso opinioni diverse dalla linea tedesca, ma in forma molto moderata. Si intuiva che sceglieva di usare un linguaggio molto giudizioso, per non fare intuire di essere troppo in opposizione. E in ultima analisi, quando Schäuble dettava la linea, il ministro francese chinava il capo e accettava.

Sarebbe scioccato se Tsipras si dimettesse? Niente mi sconvolge in questi giorni – la nostra zona euro è un luogo molto inospitale per le brave persone. Non mi scioccherebbe neppure che decidesse di rimanere accettando un pessimo accordo. Capisco che si senta in obbligo verso le persone che lo sostengono, e ci hanno sostenuto, di non lasciare che il paese vada in default.

 

 

L’articolo è qui. Su LEFT, ovviamente.

Che brutta europa, che sfilacciata resistenza.

o.306411Poi alla fine tra qualche anno ci chiederemo e ci chiederanno dove siamo stati noi mentre l’Europa trasforma la moneta unica nella spada di Damocle. E quelli che esultano con gioia avvoltoia oggi forse saranno, come succede spesso nella storia, gli schiacciati di domani. Ogni volta che qualcos’altro (che non siano i bisogni comuni e le difficoltà superate insieme) tiene i fili della politica è la politica a perdere.

Qui da noi non sono bastati gli anni di Monti e i raccapriccianti governi successivi per formarci una consapevolezza abbastanza adulta da farci inorridire di fronte a questa trattativa tra Grecia e i banchieri con la spilla dell’Unione Europea.

Ma continuiamo pure così, disuniti e vendicativi, in questa corsa a godere per le disgrazie degli altri per sentire meno le nostre. Che brutta europa, che sfilacciata resistenza.

Ora il giochetto è mischiare tutti: Tsipras, Farage, Salvini

Scritto per LEFT.

20150709_lepen_salvini-800x600Come volevasi dimostrare: dopo l’intervento di Tsipras al Parlamento Europeo il trucco è piallare le posizioni. Mentre il Corriere sottolinea gli applausi “dell’estrema destra e dell’estrema sinistra” si tenta di paragonare Tsipras ai sovversivi (e piuttosto banali) euroscettici.

La proposta di Tsipras (ne ha parlato anche nel suo discorso a Strasburgo di ieri) non è di uscire dall’Europa o dalla moneta unica e nemmeno di agire indisturbato senza responsabilità: l’Europa che ha in mente Tsipras è un’Europa che non passi dal falcidiare lo stato sociale ma anzi ne faccia una priorità, secondaria alle logiche finanziarie, se possibile.

Il Pse (come del resto avviene anche per il PD nazionale) ha bisogno di estremizzare le posizioni greche per condonare le proprie posizioni così compromesse: disegno orribilmente il mio avversario per ottenere almeno una certificazione di responsabilità.

Così la confusione fa gioco: sulla stampa Tsipras, Farage, Grillo e Salvini pari sono. Come dire: ci siamo noi che facciamo sul serio e gli altri che giocano a fare i rivoluzionari. Per questo continuo a credere che il momento europeo è anche una grande opportunità per condensare una sinistra (oggi piuttosto rarefatta) che si prenda la responsabilità di sradicare questa informazione disonesta. L’occasione è importante. Troppo importante.

La versione di Ivan (Scalfarotto) e i diritti degli altri

Ivan Scalfarotto ha iniziato (l’avrete letto) lo sciopero della fame per chiedere che le unioni gay possano diventare legge. Poi, mentre lo intervistavo abbiamo finito per parlare anche di Renzi, Tsipras, Civati e Grecia. E credo che le risposte siano nette. D’accordo o no meritano di essere lette.

L’intervista la trovate su Fanpage qui.

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Sempre sulla Grecia. E sui servetti. E sulla manomissione dell’informazione

(Scritto per LEFT qui)

Dicono le leggi del giornalismo che sarebbe ora di smettere di parlare della Grecia, che ora ci sarebbe da aspettare il risultato del referendum e quel che è detto è detto e quel che è fatto è fatto. E invece no: ci sono momenti in cui l’ossessione è una sana modalità di resistenza quando tutto intorno i servetti hanno apparecchiato tutto per lodare il vestito nuovo del Re anche se è nudo.

Assistiamo, in questi giorni, ad una feroce manomissione della verità che punta a trasformare in eversore chiunque non accetti il senso comune imposto. Non è difficile, ha funzionato spessissimo nella storia: mettere in minoranza un’idea bombardandoci del contrario è un gioco da ragazzi per chi può disporre dell’informazione a piacimento. E state certi che a molti di voi in questi giorni vi diranno (o vi avranno già detto) che la Grecia è altro rispetto all’Italia, che i debiti vanno rispettati, che l’Europa non è “un pozzo senza fondo” e tutti gli altri luoghi comuni che ci vengono inculcati ovunque, tutto il giorno.

Eppure chi proprio in questi giorni dice che i debiti vanno pagati e gli accordi rispettati, è lo stesso Matteo Renzi che da settimane cerca di svicolare sui soldi che il Governo deve ai pensionati, è la stessa persona che governa che una maggioranza diversa da quella delle elezioni e con un programma tradito già in più punti.

Io credo che la vicenda della Grecia sia anche un’occasione per il giornalismo italiano, sia per i giornalisti che per i lettori: si tratta di avere la schiena dritta per spezzare un cappio a forma di buona educazione, che si ostinano a chiamare buon senso. Scrivere che la questione greca è il passaggio fondamentale per raccontare un’altra Europa che preferisca le persone ai numeri, la cura delle fragilità ai bilanci e i popoli ai confini è un dovere politico. È un dovere scriverlo, dirlo, parlarne, analizzarlo, diffonderlo.

Perché la democrazia sta nella scelta tra le diverse opzioni e non nel fagocitare le scelte scomode. E sarebbe anche il cuore del giornalismo, a ben vedere.

 

Cosa ha detto Tsipras ai greci

“Amici greci,
da sei mesi il governo greco combatte una battaglia in condizioni di soffocamento economico senza precedenti, per implementare il mandato che ci avete dato il 25 gennaio. Il mandato che stavamo negoziando coi nostri partner chiedeva di mettere fine all’austerità e permettere alla prosperità ed alla giustizia sociale di tornare nel nostro paese. Era un mandato per un accordo sostenibile che rispettasse la democrazia e le regoli comuni europee, per condurre all’uscita finale dalla crisi. Durante questo periodo di negoziazioni, ci è stato chiesto di mettere in atto gli accordi fatti col precedente governo nel “memorandum”, nonostante questi fossero stati categoricamente condannati dal popolo greco nelle recenti elezioni. Comunque, nemmeno per un momento abbiamo pensato di arrenderci, cioè di tradire la vostra fiducia.
Dopo cinque mesi di dure contrattazioni, i nostri partner, sfortunatamente, hanno rilanciato all’eurogruppo di due giorni fa un ultimatum alla democrazia greca ed al popolo greco. Un ultimatum che è contrario ai principi fondanti ed ai valori dell’Europa, i valori del progetto comune europeo. Hanno chiesto al governo greco di accettare una proposta che accumula un nuovo insostenibile peso sul popolo ellenico e colpisce profondamente le possibilità di recupero dell’economia e della società greche. Una proposta che non soltanto perpetua lo stato di incertezza ma accentua persino le disuguaglianze sociali.
La proposta delle istituzioni include: misure per un’ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, ulteriori riduzioni nel salario minimo del settore pubblico e incremento dell’IVA su cibo, ristorazione e turismo, eliminando inoltre le agevolazioni fiscali per le isole greche. Queste proposte violano direttamente fondamentali diritti europei, mostrano che riguardo a lavoro, uguaglianza e dignità, lo scopo di alcuni partners e istituzioni non è il raggiungimento di un buon accordo per tutte le parti, ma l’umiliazione dell’intero popolo greco. Queste proposte sottolineano in particolare l’insistenza del Fondo Monetario Internazionale in una dura e punitiva austerity, e sottolineano più che mai la necessità per i grandi poteri europei di prendere iniziative che conducano al termine della crisi del debito sovrano ellenico. Una crisi che colpisce altri paesi europei e che sta minacciando il futuro prossimo dell’integrazione continentale.

Amici greci,

in questo momento pesa sulle nostre spalle, attraverso le lotte ed i sacrifici, la responsabilità storica del popolo greco per il consolidamento della democrazia e della sovranità nazionale. La nostra responsabilità per il futuro del nostro paese. E la nostra responsabilità ci richiede di rispondere all’ultimatum sulla base del mandato del popolo greco. Pochi minuti fa alla riunione di gabinetto ho proposto l’organizzazione di un referendum, perché il popolo greco possa decidere in maniera sovrana.
Questa proposta è stata accettata all’unanimità. Domani la camera dei rappresentanti sarà convocata d’urgenza per ratificare la proposta del gabinetto per un referendum la prossima domenica, 5 luglio, sull’accettazione o il rigetto della proposta delle istituzioni. Ho già informato della mia decisione il presidente francese e la cancelliera tedesca, il presidente della BCE e domani una mia lettera chiederà formalmente ai leader della UE ed alle istituzioni di estendere per pochi giorni il programma attuale in modo da permettere al popolo greco di decidere, libero da ogni pressione e ricatto, come richiesto dalla costituzione del nostro paese e dalla tradizione democratica europea.
Amici greci, al ricatto dell’ultimatum che ci chiede di accettare una severa e degradante austerità senza fine e senza prospettive di ripresa economica, vi chiedo di risponde in maniera sovrana e orgogliosa, come la nostra storia ci chiede.
Ad una austerità autoritaria e violenta, risponderemo con la democrazia, con calma e decisione. La Grecia, il luogo di nascita della democrazia, manderà una forte e sonora risposta all’Europa ed al mondo. Mi impegno personalmente al rispetto dei risultati della vostra scelta democratica, qualsiasi essi siano. Sono assolutamente fiducioso che la vostra scelta onorerà la storia del nostro paese e manderà un messaggio di dignità al mondo.
In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l’Europa è la casa comune dei popoli. Che in Europa non ci sono proprietari ed ospiti. La Grecia è e rimarrà una parte fondamentale dell’Europa, e l’Europa è una parte della Grecia. Ma senza democrazia, l’Europa sarebbe un’Europa senza identità e senza bussola. Vi invito a mostrare unità nazionale e calma e fare la scelta giusta.
Per noi, per le generazioni future, per la storia dei greci. Per la sovranità e la dignità del nostro popolo.”
(Alexis Tsipras Atene, 26 giugno 2015)

 

Come NON costruire la sinistra in dieci mosse. 1: i maestri di pensiero

Barbara-Spinelli-1024x608-1431354838Per favore, davvero, se ci riuscite, basta affidarsi alle cariatidi (in gamba, per carità) che da decenni ci convincono di essere i detentori unici dell’intellighenzia sinistra. Ad esempio evitare “candidature di bandiera” che poi in nome di chissà cosa decidono di andare in Parlamento Europeo (smentendosi) e che credono che la pubblica assemblea serva solo quando deve confermare ed applaudire i propri pensieri. Barbara Spinelli ha fatto esattamente così e oltre a non essere stata cacciata ora ha deciso di andarsene. Lei. Perché, ha detto:

“Bisogna puntare a un elettorato non esclusivamente di sinistra”

Amen.