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La sinistra si scalda per i processi a Salvini e ignora i migranti: 500 morti in 4 mesi (+200%)

Il Mediterraneo continua ad essere un cimitero liquido e il campo di battaglia di emergenze che spuntano solo quando tornano comode alla sfida politica. L’ipocrisia dei partiti sta tutta in quei numeri che diventano roncole quando servono per attaccare l’avversario e poi scompaiono se richiedono senso di responsabilità. Fra qualche mese, sicuro, comincerà di nuovo la fanfara degli sbarchi incontrollati come accade ciclicamente tutte le estati (con il miglioramento delle condizioni atmosferiche e quest’anno anche con l’allentamento del virus) e intanto sembra impossibile riuscire a costruire una chiave di lettura collettiva su cui dibattere e da cui partire per proporre soluzioni.

Però nel Mediterraneo un’emergenza c’è già, innegabile, e sta tutta nello spaventoso numero di morti in questi primi mesi dell’anno: mentre nel 2020 furono 150 le vittime accertate nel Mediterraneo quest’anno ne contiamo già 500, con un aumento quasi del 200%. A lanciare l’allarme è stata Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr, che ha partecipato al briefing con la stampa del Palais des Nations di Ginevra dal porto di Trapani in Sicilia, dove circa 450 persone stavano sbarcando in seguito al salvataggio da parte della nave della ONG Sea Watch: «Dalle prime ore di sabato 1 maggio – ha spiegato Sami – sono sbarcate in Italia circa 1.500 persone soccorse dalla Guardia Costiera italiana e dalla Guardia di Finanza o da Ong internazionali nel Mediterraneo centrale. La maggior parte delle persone arrivate è partita dalla Libia a bordo di imbarcazioni fragili e non sicure e ha lanciato ripetute richieste di soccorso».

Sami ha anche tracciato un primo quadro degli sbarchi nel 2021: «Mentre gli arrivi totali in Europa sono in calo dal 2015, – ha spiegato Sami – gli ultimi sbarchi portano il numero di arrivi via mare in Italia nel 2021 a oltre 10.400, un aumento di oltre il 170 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020. Ma siamo anche profondamente preoccupati per il bilancio delle vittime: finora nel 2021 almeno 500 persone hanno perso la vita cercando di compiere la pericolosa traversata in mare lungo la rotta del Mediterraneo centrale, rispetto alle 150 dello stesso periodo del 2020, un aumento di oltre il 200 per cento. Questa tragica perdita di vite umane sottolinea ancora una volta la necessità di ristabilire un sistema di operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale coordinato dagli Stati».

L’agenzia Onu «sta lavorando con i suoi partner e con il governo italiano nei porti di sbarco per aiutare ad identificare le vulnerabilità tra coloro che sono arrivati e per sostenere il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo» ma Sami sottolinea come continuino a mancare «percorsi legali come i corridoi umanitari, le evacuazioni, il reinsediamento e il ricongiungimento familiare devono essere ampliati» mentre «per le persone che non hanno bisogno di protezione internazionale, devono essere trovate soluzioni nel rispetto della loro dignità e dei diritti umani». L’incidente più grave finora è quello del 22 aprile, quando un naufragio ha causato la morte di 130 persone sollevando i prevedibili lamenti che ogni volta vengono spolverati per l’occasione. Solo una questione di qualche ora, come sempre, poi niente. La zona continua a essere completamente delegata alla cosiddetta Guardia costiera libica: «Nell’ultimo naufragio si parla di almeno 50 morti, noi abbiamo la certezza solo di 11 persone.  Quello che sappiamo è che erano in zona una nave mercantile e un’altra barca e che non sono intervenute, nonostante sia stato lanciato l’sos. E questo è molto grave: se c’è un natante in distress si deve intervenire, perché l’imbarcazione può affondare in qualsiasi momento. Ma ormai questa sembra essere una prassi consolidata: nessuno interviene in attesa che arrivi la Guardia costiera libica e riporti le persone indietro. Questo ci preoccupa molto», ha spiegato Carlotta Sami.

Secondo le stime dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) siamo al 60% di persone che tentano la traversata in mare e che vengono sistematicamente riportate indietro: «Almeno una su due è matematicamente riportata in Libia – spiega Flavio Di Giacomo, portavoce Oim, a Redattore Sociale -. Dopo l’ultimo naufragio abbiamo lanciato un appello all’Ue perché si rafforzi il sistema di pattugliamento in mare e si evitino altre tragedie, ma è caduto nel vuoto. C’è un silenzio politico assordante su questo tema. Si parla solo genericamente di un aumento degli arrivi: ma attenzione a evitare narrazioni propagandistiche perché nonostante la crescita i numeri restano bassi. Non esiste un’emergenza in termini numerici ma solo un’emergenza umanitaria, di morti e dispersi in mare».

Sempre a proposito di proporzioni poi ci sarebbe da capire perché le eventuali (gravi) responsabilità penali di Salvini quando fu ministro e lasciò alla deriva le navi delle Ong debbano infiammare più di questo spaventoso numero di morti che sembra non avere responsabili. Forse anche il centrosinistra, se vuole davvero occuparsi di diritti umani e non solo di dialettica politica, dovrebbe avere il coraggio di ripartire da qui.

L’articolo La sinistra si scalda per i processi a Salvini e ignora i migranti: 500 morti in 4 mesi (+200%) proviene da Il Riformista.

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Il sottosegretario dei migliori

Fanpage in una sua inchiesta che (c’è da scommetterci) difficilmente passerà nei telegiornali nazionali racconta la transizione politica dell’attuale sottosegretario all’Economia Claudio Durigon, uno dei fedelissimi di Salvini (e infatti per niente amato dalla Lega vecchia maniera). Ve lo ricordate Matteo Salvini quando tutto fiero presentava i suoi uomini nel governo Draghi? «Questo è il governo dei migliori?» gli chiese una giornalista e lui rispose «certo questi sono gli uomini migliori della Lega».

Bene, eccolo il migliore: come racconta benissimo Fanpage, Durigon è uno che avrebbe gonfiato i dati degli iscritti del sindacato Ugl di cui era dirigente, riuscendo a dichiarare 1 milione e 900mila iscritti mentre erano (forse) 70mila. Sapete che significa? Che stiamo continuando a parlare di una rappresentatività dopata che non esiste nella realtà (questo anche a proposito del nostro Buongiorno di ieri sulla sparizione del salario minimo dal Pnrr, su cui torneremo). Durigon da sindacalista ha avuto piena gestione sulla cassa da cui potrebbero essere passati i movimenti che la Lega non era libera di fare per quella storia dei suoi 49 milioni di euro. Durigon ha fatto prostituire un sindacato (pompato) alla Lega per ottenere qualche candidatura. Poi ci sono le amicizie che sfiorano certa criminalità organizzata nel Lazio (ma i lettori più attenti lo sapevano da tempo che certi clan hanno fatto campagna elettorale nel Lazio per Lega e Fratelli d’Italia) e infine c’è quella registrazione vergognosa in cui Durigon tutto sornione confida di non avere nessuna preoccupazione sulle indagini sui soldi della Lega perché il generale della Guardia di Finanza che se ne occupa è un uomo che hanno “nominato” loro: «Quello che fa le indagini sulla Lega lo abbiamo messo noi»

Tutto grave, tutto gravissimo. Tra l’altro fa estremamente schifo anche questo atteggiamento di politici con il pelo sullo stomaco che ancora si atteggiano come i peggiori politici socialisti, i peggiori unti democristiani che sventolavano il potere come se fosse un mantello, per piacere e per piacersi. Fa schifo questa esibizione dello scambio di favori. Fa schifo tutto.

Fa schifo anche Salvini che ieri alla Camera ha risposto ai rappresentanti del M5s che sottolineavano l’inopportunità di un tizio del genere come sottosegretario mettendosi a parlare di Grillo. Il solito gioco da cretini di buttare la palla in tribuna. Il solito Salvini. Se posso permettermi è parecchio spiacevole anche il composto silenzio del Pd che vorrebbe rivendere il poco coraggio come diplomazia. Siamo alle solite.

C’è però anche un altro punto sostanziale: della vicinanza tra Durigon e uomini della criminalità organizzata durante la sua campagna elettorale ne avevano scritto un mese fa Giovanni Tizian e Nello Trocchia su Domani, degli intrecci mafiosi su Latina ne scrivono da anni dei bravi giornalisti chiamati con superficialità “locali” e che invece trattano temi di importanza nazionale. Sembra che non se ne sia mai accorto nessuno e questo la dice lunga sulla percezione che in questo Paese si continua ad avere della criminalità organizzata. Anche questo fa piuttosto schifo.

Buon venerdì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

19 anni dopo, i temi del G8 di Genova sono più attuali che mai

Chissà quando avremo gli occhi per rivederlo, quel G8 a Genova, quella manifestazione che certa retorica squadrista continua a raccontare come un’orrida sequela di tafferugli (dimenticandone chirurgicamente le responsabilità), raccontando di una città messa a ferro e a fuoco e proiettando un film che non rispetta la realtà. Andrebbe rivisto, quel G8, per raccontare come una grave sospensione della democrazia (parole usate dall’Onu e riprese da importanti organizzazioni internazionali) possa passare sotto traccia ed essere normalizzata negli anni successivi.

Ma, no, questo non vuole essere un pezzo sui picchiatori seriali ben ammaestrati in divisa e nemmeno sulle forze di pubblica sicurezza che fabbricano prove false per giustificare la propria violenza. Dico, ve li ricordate i temi di quel G8? C’erano qualcosa come 300mila persone (che non sono i like su Facebook) che avevano preso i mezzi da tutto il mondo per arrivare a Genova a evidenziare una serie di problemi che per loro sarebbero stati lo scacco matto del futuro del mondo.

A Genova si contestavano il neoliberismo furioso, la concessione di veri e propri paradisi fiscali, la vittoria della finanza sull’economia, l’aumento della disuguaglianza sociale e soprattutto dell’ingiustizia sociale, l’impoverimento irrefrenabile delle classi medie, la sbagliata e ingiusta distribuzione di ricchezze nel mondo, la visione privatistica del mondo al danno del pubblico, il consolidamento delle lobby di potere e delle grandi multinazionali come inquinamento delle decisioni politiche, la redditizia instabilità del mondo mediorientale. Si parlava dell’ambiente prostituito al profitto e delle enormi conseguenze che ci sarebbero state a livello planetario, si parlava dell’aumento della diffusione di xenofobia e di razzismo.

Avevamo ragione noi, a Genova. Aveva ragione quel documento finale del Social Forum di Porto Alegre (lo trovate qui) del 2002 che oggi risuona ancora come agenda assolutamente contemporanea del mondo in cui siamo. Sono passati quasi 20 anni e i mali del mondo sono ancora gli stessi.

Quei temi non sono stati sfondati dai manganelli (a differenza delle teste e dei denti) e dimostrano che, no, non era violenza sistematica per zittire qualche contestazione ma era un pugno di ferro contro un cambiamento di un mondo che non vuole cambiare e che continua a crollare ogni giorno dei medesimi mali. Avevamo ragione noi, a Genova, in piazza, e oggi i grandi del mondo parlano quella stessa lingua. Solo che qualcuno ci ha rimesso qualche osso.

Leggi anche: 1. In Italia 13mila infetti, ma gli “untori” sono i migranti: signori, gli sciacalli sono tornati (di G. Cavalli) / 2. Caro Conte, l’unica opera strategica per l’Italia è investire nella scuola. Che cade a pezzi (di G. Cavalli)

L’articolo proviene da TPI.it qui

Anche i ricchi molestano: i “manager” londinesi dalla mano lunga

(Traduzione di Anna Bissanti)
Copyright The Financial Times Limited 2018

LONDRA – Alle 22 di giovedì scorso, Jonny Gould è salito sul palco della sala da ballo del Dorchester Hotel di Londra e ha annunciato con voce tonante: «Benvenuti all’evento meno politically correct dell’anno!»

Il conduttore di trasmissioni sportive era lì per ospitare un’asta di beneficenza, il clou del riservatissimo evento serale annuale, il Presidents Club Charity Dinner.
Scopo ufficiale della serata era raccogliere fondi da destinare in beneficenza a cause importanti, come il Great Ormond Street Hospital, l’ospedale pediatrico famoso nel mondo che sorge nella zona di Bloomsbury a Londra.

All’asta, tra altre cose, figuravano un pranzo con Boris Johnson, il ministro britannico degli Esteri, e un tè pomeridiano con il governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney. Eppure, quella raccolta di fondi per beneficenza è diversa da qualsiasi altra. È per soli uomini. È una serata in smoking. All’evento di giovedì hanno preso parte circa 360 personaggi di spicco del mondo degli affari, della politica, della finanza e dello spettacolo britannico, insieme a 130 hostess assunte apposta per l’occasione.

A tutte le ragazze è stato comunicato di indossare abiti neri succinti, biancheria dello stesso genere, e tacchi alti. A una festa che ha fatto seguito alla serata molte hostess – alcune delle quali studentesse che arrotondano, cercando di guadagnare qualcosa in più – sono state palpeggiate e molestate sessualmente e hanno ricevuto esplicite proposte sessuali.

L’evento è un appuntamento fisso nel calendario sociale londinese degli ultimi 33 anni, anche se le attività di tale serata erano rimaste finora per lo più segrete, cosa alquanto insolita – se si vuole – per un evento di raccolta fondi di beneficenza di tale portata. Le questioni sollevate sulla serata hanno assunto una luce tutta particolare a causa dell’atmosfera altrettanto particolare che si respira di questi tempi nel mondo degli affari, dove poco alla volta si stanno abbattendo i bastioni delle molestie sessuali e della mercificazione istituzionalizzata delle donne.

La settimana scorsa il Financial Times ha inviato a quell’evento serale due persone sotto copertura a lavorare in qualità di hostess. Alcuni giornalisti sono riusciti a entrare anche nella sala da pranzo e nei bar vicini. Per circa sei ore, molte hostess presenti hanno subito palpeggiamenti, espliciti commenti pesanti e inviti insistenti a unirsi a cena a qualcuno in una camera del Dorchester. Molte di loro hanno riferito di essere state palpeggiate sotto le gonne di continuo. Una ha detto che durante la serata uno dei presenti le ha addirittura mostrato il pene.

“A tutte le ragazze è stato comunicato di indossare abiti neri succinti, biancheria dello stesso genere, e tacchi alti”

Il WPP, il conglomerato del FTSE 100 che opera in campo pubblicitario, sponsorizzava un tavolo, quella sera, come ha fatto negli anni precedenti (il gruppo ha annunciato oggi il ritiro della sponsorizzazione, ndr). Martin Sorrell, il chief executive, quest’anno non era presente, anche se in passato lo è sempre stato. Andrew Scott, il suo chief operating officer in Europa, presiedeva il tavolo in sua assenza. Tra gli sponsor degli altri tavoli c’erano CMC Markets, la società di scommesse quotata alla Borsa del Regno Unito, e Frogmore, l’azienda di investimenti immobiliari con sede a Londra.

Il Financial Times ha potuto vedere lo schema dei tavoli e dei posti a sedere all’evento della settimana scorsa, e l’elenco delle persone che avrebbero dovuto parteciparvi comprendeva, tra altri, alcuni personaggi di spicco del mondo imprenditoriale britannico e ben conosciuti, come Philip Green di Arcadia Group, la star di Dragons Den, Peter Jones, e il capo di Ocado, Tim Steiner. Tra i finanzieri presenti nel prospetto dei posti a sedere figuravano Henry Gabay, fondatore dell’hedge fund Duet Group, e Makram Azar, capo della banca di investimenti per le imprese in Medio Oriente di Barclays.

Tra i personaggi del mondo della politica c’erano Nadhim Zahawi, sottosegretario di stato per la famiglia e i bambini di nomina recente, e Jonathan Mendelsohn, un laburista che raccoglie fondi per il partito. Non è chiaro se tutti coloro che erano presenti nell’elenco del prospetto dei posti a sedere abbiano preso effettivamente parte alla serata. Ospite dell’evento era il comico David Williams. In passato hanno preso parte a questa serata nomi del calibro di Michael Sherwood, ex vice-presidente di Goldman Sachs, e Poju Zabludowicz, un miliardario finlandese che opera nel settore immobiliare e che finanzia il partito conservatore.

“I sostenitori dell’evento sono rappresentativi della ricchezza e influenza del mondo degli affari in Gran Bretagna”

I sostenitori presenti e passati di questo evento sono quanto mai rappresentativi della ricchezza e dell’influenza del mondo degli affari in Gran Bretagna. Tra i proprietari d’azienda figurano Nick Candy, costruttore immobiliare di fascia alta; l’ex magnate del mondo della Formula 1 Bernie Ecclestone; e il presentatore televisivo Vernon Kay. Anche il fondatore di CMC Markets, Peter Cruddas, vi ha partecipato con regolarità.

L’evento ha il lodevole scopo di raccogliere fondi con pezzi di prestigio messi all’asta. Negli ultimi trent’anni dell’evento del President Club, sono stati raccolti per beneficenza oltre 20 milioni di sterline. E il solo evento di giovedì sera ha consentito di raccogliere oltre due milioni di sterline.
Il fondo di beneficenza dell’organizzazione ha due copresidenti: Bruce Ritchie, un imprenditore del settore immobiliare di Mayfair che ha fondato Residential Land, e David Meller, specialista del gruppo del lusso Meller Group, che siede anche al tavolo del Consiglio del Dipartimento della pubblica istruzione e a quello del Fondo del sindaco per Londra. Tuttavia, l’asta consente di approfondire l’aspetto più audace della serata.

Tra i lotti messi all’asta figuravano una notte al locale di spogliarello Windmill di Soho e un ciclo di interventi di chirurgia plastica accompagnati dall’invito a “aggiungere un po’ di pepe alla vostra vita”.

La brochure ricevuta includeva un avviso a tutta pagina: nessuno dei presenti e nessun componente dello staff sarebbe stato molestato sessualmente. L’elegante catalogo in carta patinata dell’asta distribuito ai presenti durante la serata comprendeva varie pose e immagini di Marilyn Monroe in abiti succinti e attillati.

La natura dell’evento si è intuita al momento dell’assunzione delle hostess. Il compito di reclutarle per la cena è stato assegnato a Caroline Dandridge, fondatrice di Artista, un’agenzia specializzata nel reclutare ospiti e hostess per quelli che alcuni definiscono «li eventi più prestigiosi del Regno Unito».
Questo è un lavoro che o si ama o si detesta. Alcune ragazze lo amano, mentre per altre è il peggiore della loro vita, qualcosa che non rifarebbero mai. Nel colloquio iniziale, Caroline Dandridge le ha avvisate che gli uomini presenti all’evento avrebbero potuto essere “fastidiosi” o “molesti” o addirittura farle “irritare molto”. A una hostess è stato consigliato di mentire al fidanzato sul fatto che la serata era per soli uomini: «Digli soltanto che si tratta di una cena di beneficenza», le è stato detto.

«Questo lavoro o lo ami o lo detesti», ha detto Dandridge alle hostess. Due giorni prima della serata, ha poi comunicato per email che i loro cellulari quella sera sarebbero stati «messi al sicuro da qualche parte» e che i rispettivi fidanzati o fidanzate non sarebbero stati i benvenuti alla serata.

“Le hostess con i tre requisiti «alta, magra e graziosa» sono state pagate con 150 sterline più 25 per il taxi fino a casa”

Tra i requisiti pretesi per la serata ce n’erano alcuni ben dettagliati: tutte le hostess avrebbero dovuto indossare “scarpe nere sexy a tacco alto”, biancheria intima nera, e truccarsi e pettinarsi come se avessero dovuto andare in un “posto elegante e sexy”. Vestiti e cinture sarebbero stati forniti il giorno stesso. Per le hostess che soddisfacevano tutti e tre i requisiti – “alta, magra e graziosa” –, il lavoro, retribuito con 150 sterline più altre 25 per il taxi per rientrare a casa, è iniziato intorno alle 16.

La provenienza delle decine di hostess che i giornalisti hanno incontrato è quanto mai varia: molte sono studentesse che sperano di dare presto inizio alla loro carriera di avvocate o dirigenti marketing; altre si destreggiano in vari lavoretti come attrici, ballerine o modelle e per arrivare a fine mese in qualche caso accettano di lavorare come hostess.

Una volta arrivate al Dorchester Hotel, per prima cosa le ragazze hanno dovuto firmare un contratto di cinque pagine sulla serata, nel quale si impegnavano a non riferire quanto sarebbe accaduto. Alle hostess non è stata data l’opportunità di leggere il contenuto di quello che firmavano, né di ottenerne una copia dopo aver firmato.

In un primo momento, le hostess sono state radunate nell’Orchard Room del Dorchester Hotel, dove un team di parrucchieri e truccatori le ha preparate per l’evento serale. Durante i preparativi, alcune delle ragazze che per la prima volta facevano le hostess hanno chiesto consigli a quelle con più esperienza. E le risposte ottenute sono state di vario genere.

Alcune sono parse entusiaste all’idea della serata imminente: hanno detto che sarebbe stata una serata divertente, soprattutto perché – a differenza della maggior parte degli eventi ai quali partecipano in qualità di hostess – avrebbero potuto bere durante il lavoro.

Una hostess particolarmente esperta ha ammesso che una certa percentuale di uomini si sarebbe comportata assai probabilmente da “testa di c**o”, mentre altri ospiti sarebbero stati “divertenti”. «Molto dipende dalla fortuna», ha aggiunto.

Altre ragazze erano maggiormente in preda all’ansia. Una di loro, che ha lavorato allo stesso evento cinque anni fa, ha fatto un sospirone e ha detto tra sé e sé: «Non riesco a credere di essere di nuovo qui!».

Verso le 19, durante una cena a buffet per lo staff, la signora Dandridge ha fatto il suo ingresso: indossava un elegante abito nero e ha fatto un discorsetto di riepilogo alle hostess, dicendo che se qualcuno le avesse “importunate troppo” avrebbero dovuto contattarla.

Sono state distribuite le uniformi da hostess: abiti neri succinti e attillati, scarpe nere a tacco alto, una cintura nera molto alta e più simile a un corsetto. Una volta vestite, alle hostess è stato offerto un bicchiere di vino bianco ed è iniziato il conto alla rovescia in vista del loro ingresso nella sala da ballo.

Arrivate le 20, alle hostess è stato detto di disporsi in due file, in ordine di altezza con le più alte davanti, e di fare il loro ingresso sul palcoscenico. La musica ha iniziato a rimbombare forte in tutto il locale, con il brano “Power” della band britannica femminile Little Mix.

Le hostess sono entrate due alla volta dalle estremità opposte del palcoscenico collocato di fronte alla sala da ballo, si sono presentate al pubblico maschile prima di dirigersi ai tavoli assegnati loro, accanto agli ospiti. Questa fase è andata avanti fino a quando tutte le 130 hostess si sono presentate e accomodate nei vari tavoli della sala.

Iniziata la cena vera e propria, il compito delle hostess era semplice: rallegrare quel mix di uomini d’affari britannici e stranieri, comprendente eccentrici lord, politici, oligarchi, magnati del settore immobiliare, produttori cinematografici e chief executive, e far arrivare da bere tutte le volte che era necessario.

In attesa del secondo – salmone affumicato – alcuni signori si sono intrattenuti a chiacchierare con le hostess accanto ai tavoli, mentre altri sono rimasti seduti, insistendo per tenere loro la mano.

Non è affatto chiaro perché alcuni uomini, seduti ai loro tavoli accanto alle hostess, abbiano sentito la necessità di tenere loro la mano, e molte ragazze hanno discusso proprio di questo durante la serata. Secondo alcune, quel gesto era una sorta di preludio al fatto di attirarle sulle loro ginocchia. Nel frattempo, hanno continuato a servire champagne, whiskey e vodka.

Sul palcoscenico gli intrattenitori entravano e uscivano. Subito dopo l’esibizione di un gruppo di ballerine di burlesque – vestite da Coldstream Guards (il reggimento di guardie a piedi di sua maestà, Ndt), con tanto di cappello di pelliccia e adesivi a forma di stella che coprivano i capezzoli – un signore sulla settantina ha chiesto esplicitamente a una hostess di diciannovenne anni se era una prostituta. Lei ha risposto di no, ha detto di non aver mai preso parte a eventi simili e che mai più l’avrebbe fatto. «È stato davvero terribile, e ho avuto molta paura», ha detto in seguito.

Secondo quanto hanno riferito le molte ragazze che hanno lavorato a quell’evento, tra i vari tavoli della sala si vedevano palpeggiamenti e molestie sessuali di vario tipo.

Un’altra hostess di 28 anni, che ha già esperienza in questo settore, osservando le smanie degli uomini scatenati tutto attorno, ha assicurato che quella serata era significativamente diversa da altri eventi in smoking ai quali ha preso parte. Nelle altre occasioni, ha riferito, gli uomini al massimo cercano di flirtare con le ragazze e lo fanno soltanto occasionalmente. Prima di quella serata, non si era mai sentita così a disagio o addirittura spaventata.

La ragazza ha riferito di essere stata ripetutamente palpeggiata sulle natiche, ai fianchi, sul ventre e le gambe. Un ospite ha cercato insistentemente di baciarla. Un altro l’ha invitata in camera sua.

Nel frattempo, Artista ha fatto entrare i rinforzi, un gruppo di uomini e donne in abiti normali che hanno fatto il giro della sala da ballo, incentivando le hostess meno attive a interagire con gli ospiti a cena.

Fuori dal bagno delle signore era stato predisposto un sistema di monitoraggio: le hostess che vi si trattenevano troppo a lungo erano chiamate fuori con insistenza e rispedite nella sala da ballo. All’ingresso una guardia di sicurezza teneva conto del tempo.

Alle 22 è iniziato l’evento più importante della serata, quello che consente di raccogliere la maggior parte dei fondi: l’asta di beneficenza. I lotti erano quanto mai diversi e andavano da una Land Rover superaccessoriata al diritto di dare il proprio nome al prossimo libro per bambini di Walliams.

Richard Caring, che ha fatto fortuna nel settore retail prima di rilevare un lungo elenco dei ristoranti più in voga a Londra, compresi The Ivy e Scott’s, ha raggiunto il massimo delle donazioni della serata offrendo 400mila sterline in cambio del diritto a dare il proprio nome al nuovo High Dependancy Unit dell’ospedale pediatrico Evelina di Londra.

Per le hostess, molte delle quali hanno avuto il permesso di rientrare nella Orchard room, è stato un momento di respiro. Alcune erano entusiaste per aver ricevuto dai signori presenti l’offerta di un posto di lavoro. Altre lo erano per aver ricevuto laute mance, che in ogni caso erano obbligate a non accettare. Una di loro faceva fatica a ritoccarsi l’eye liner: «Sono molto ubriaca», ha detto quasi scusandosi, e incolpando gli shottini di tequila al suo tavolo.
Alle 23 le ragazze sono rientrate nella sala da ballo per il gran finale dell’evento principale, al quale avrebbe fatto seguito un “after-party” altrove nello stesso albergo.

Alla maggior parte delle hostess era stato detto che la loro presenza era richiesta fino alle due di notte. Una di loro ha riferito che nella parte conclusiva della serata avrebbe avuto la possibilità di bere tutto quello che voleva e anche di cercare la compagnia degli uomini che riteneva “più attraenti”.

L’after-party si è svolto in una sala più piccola accanto alla lobby principale del Dorchester, affollata di ospiti e signore. Secondo l’hostess di 28 anni, mentre gli ospiti ballavano e bevevano con alcune hostess su un lato della sala, una sfilza di ragazze più giovani è rimasta a sedere dall’altro, su alcuni divanetti, apparentemente in stato confusionale. «Sembravano sconvolte e spaventate, esauste per la serata», ha detto.

Nel frattempo, al centro della sala Jimmy Lahoud, 67 anni, uomo d’affari e ristoratore libanese, ballava entusiasta con tre giovani donne in luccicanti abiti rossi.

A mezzanotte, un personaggio di spicco che il FT non è stato ancora in grado di contattare, si è rivolto a una hostess in particolare. «Mi sembri troppo sobria», le ha detto. Poi le ha riempito il bicchiere di champagne, l’ha afferrata per la vita, se l’è stretta forte a sé e ha detto: «Voglio che bevi tutto, ti strappi le mutandine e sali a ballare su quel tavolo».

Così il governo si inginocchia alle banche

Alla Camera passa il cosiddetto “decreto banche” ed è tutto un pullulare di servitù tra titoli addirittura trionfali e i riferimenti continui al “salvataggio dei risparmiatori truffati”. Ecco, se c’è un’onta che arriva prima di tutto il resto nel leggere un decreto che in pochi si fermeranno ad analizzare è proprio lo sconcio utilizzo della disperazione di chi ha perso i propri risparmi per dare il nome ad una serie di norme che sono l’ennesimo sintomo di un governo genuflesso agli istituti bancari.

E non serve a niente nemmeno questo vento in Europa che soffia contro lo strapotere della finanza: in Italia si continua a strimpellare sui diritti dei risparmiatore per allietare le orecchie del padrone. Se ci fosse una forma giusta per la voce che si leva oggi avrebbe la forma dell’opposizione (e la giusta indignazione) contro la legge appena licenziata alla Camera.

Ma andiamo con ordine: il “decreto banche” avrebbe dovuto essere la misura d’emergenza di Renzi e i suoi per intervenire (risarcire, si direbbe in un Paese lessicalmente ecologico) ai danni delle quattro banche salvate (anche loro per decreto) nel novembre dell’anno scorso. Banca Etruria (covo lavorativo, tra gli altri, di alcuni famigliari della ministra Boschi), Banca Marche, Carichieti e Carife hanno beffato migliaia di persone vendendo spazzatura travestita da investimenti. Ci si aspetterebbe che un Governo si muova a tutela dei consumatori. Ci si aspetterebbe.

Invece? invece per un milione e mezzo di famiglie e piccole-media imprese si allargarono le maglie di un ricatto: secondo la nuova legge gli imprenditori, ad esempio, potranno avvalersi del nuovo “pegno non accessorio” che altro non è che la possibilità di garantire la banca con la propria azienda (intesa come capannoni, macchinari, attrezzi) pur continuando ad usarle. L’iperbole di una politica che sempre di più svela la passione sfrenata per un liberismo in cui solo le banche siano garantite: in caso di fallimento, infatti, con questa nuova norma sarà la banca ad essere privilegiata rispetto a tutti gli altri creditori, compresi fornitori e dipendenti.

(continua qui)

Il problema del sistema bancario? L’etica. Semplicemente.

banca-etruria

Etica. Manca l’etica. C’è bisogno di etica. Urge acquistare sul mercato interno e internazionale dosi massicce di etica, a qualsiasi costo. Altrimenti è lo sfascio, il disastro, la tragedia. Il mondo dei risparmiatori allo specchio si racconta e ci racconta, ogni giorno, in un impressionante crescendo, l’imponente e drammatica visione dei retroscena che hanno prodotto il crack delle banche popolari, l’Etruria di Arezzo in prima fila. Non bastano le rassicurazioni dagli scranni del governo a placare gli animi, ad acquietare gli spiriti dei truffati, dei raggirati, dei correntisti presi per i fondelli dagli istituti che, sul territorio, rastrellavano risparmi e li immettevano in giochi pericolosi e, per lo più, perdenti.

(Nicola Tasco qui)

L’allarme di Chomsky

Chomsky“Le democrazie europee sono al collasso totale indipendentemente dal colore politico dei governi che si succedono al potere perché sono decise da banchieri e dirigenti non eletti che stanno seduti a Bruxelles. Questa rotta porta alla distruzione delle democrazie e le conseguenze sono le dittature.”

“Secondo uno studio della Oxfam, l’Ong umanitaria britannica, 85 persone nel mondo hanno la ricchezza posseduta da 3,5 miliardi di individui. Questo era l’obiettivo del neoliberismo.”

“Ciò che conta oggi è la quantità di ricchezza riversata nelle tasche dei banchieri per arricchirli. Quello che capita alla gente normale ha valore zero. Questo è accaduto anche negli Stati Uniti ma non in modo così spettacolare come in Europa. Il 70% della popolazione non ha nessun modo di incidere sulle politiche adottate dalle amministrazioni.

(Noam Chomsky, citazioni tratte dagli interventi al Festival delle Scienze all’Auditorium Parco della Musica di Roma)

Offelee, fa el tò mestee

In milanese si usa dire Pasticciere, fa’ il tuo mestiere (pensatelo con tono esortativo, mi raccomando) per significare l’importanza del rispetto del proprio ruolo, della professionalità del proprio mestiere e invitare a non occuparsi di cose che non sappiamo, che non siamo e che non ci appartengono. Quando ho letto la notizia del Comune di Giussago (PV) che ha deciso di “fare la banca” occupandosi di microcredito per i suoi cittadini mi è tornata in mente subito la storia dell’offelee che decide di occuparsi di altro, ma questa volta con una grande ma desolata solidarietà. Se un comune sostituisce le banche in un Paese (o forse sarebbe meglio scrivere in un’Europa) in cui le banche fanno solo finanza significa che a qualcuno viene richiesto di fare più del “suo” perché inevitabilmente qualcun altro latita.

Non credo in un’Italia che sopravviva grazie agli “slanci” di qualcuno e le basti così, proprio no. Con tutto l’affetto per Giussago, chi lo celebra ne ha diritto solo dopo avere denunciato un sistema bancario inaccettabile.

Cosa c’entra lo IOR con l’amore

Non è una notizia di poco conto quella di Papa Francesco che inserisce lo IOR tra gli uffici “che sono necessari fino ad un certo punto”. Una frase che assume rilievo anche in previsione della riforma della Chiesa che si sta preparando per fine anno e prevederebbe, secondo alcune indiscrezioni, lo snellimento degli “uffici necessari”.

Colpiscono le parole del Papa:

«La Chiesa – ha osservato Bergoglio – non è una Ong, è una storia d’amore», e dunque lo Ior come altri organismi vaticani, sono necessari «come aiuto a questa storia d’amore». Ma «quando l’organizzazione prende il primo posto, l’amore – ha ammonito Francesco – viene giù e la Chiesa, poveretta, diventa una Ong», cioè «diventa un po’ burocratica, perde la sua principale sostanza».

Chissà che faccia avrà fatto Andreotti.

Il parassita e le imprese

Oggi va letto Bernardo Luraschi perché, mentre in Parlamento ci si attorciglia intorno all’elezione del Presidente della Repubblica, qui fuori le imprese chiudono, si scollano e aspettano qualche risposta:

In Italia ci sono quattro milioni d’imprese che non producono più utili tali da giustificare l’attività imprenditoriale, nonostante questo non chiudono continuano a lavorare per non creare crisi sociale e licenziare dipendenti che conoscono da una vita, in quel lavoro c’è la loro dignità di cittadini e pur con enormi sacrifici continuano a resistere.

Questi imprenditori, commercianti e professionisti, questi borghesi, cosa hanno da spartire con i capitalisti?  Ormai nulla, in tutto il mondo si è creata una frattura netta tra la finanza e le imprese quotate in borsa da una parte e le piccole e medie imprese dall’altra. In questo senso è evidente che sia per il piccolo imprenditore che per il suo dipendente, il nemico di classe è la finanza che non fa credito, che ritira i fidi o lo stato che non onora i debiti e non mantiene i patti per finire con la grande industri che sfrutta nell’indotto.

Questa è la realtà che si è creata in un mondo in cui il denaro è una pura rappresentazione del valore delle cose, che non ha più reale contropartita in un valore di garanzia (parità con l’oro).

Ad esempio, in ragione dell’onorabilità di una scrittura contabile che ha creato valuta conseguentemente all’attivazione di un fido, si procede al sequestro dei beni materiali necessari all’attività produttiva di un’azienda, causandone il fallimento, che renderà impossibile onorare qualsiasi altro debito pregresso o aprire altre linee di credito.

In natura, un parassita che causa la morte del proprio ospite è destinato all’estinzione e questo sarà il destino dell’attuale finanza, il guaio è che insieme al parassita si estingue anche l’ospite, per questo è vitale che tutti noi prendiamo coscienza della pericolosità del momento e che lottiamo insieme per arginare questa follia generale.