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matteo renzi

La ragionevolezza del M5S

Non ho lesinato (e non lesinerò) critiche ad alcuni comportamenti incomprensibili (e suicidi) del Movimento 5 Stelle ma non si può non sottolineare la ragionevolezza con cui Di Maio risponde oggi alla proposta di legge elettorale del PD. Tenendo conto che, in fondo, i dubbi del M5S sono gli stessi di molti all’interno del PD e a sinistra credo che Renzi oggi non possa più nascondersi dietro nessuna “mancanza di proposte” ma debba decidere con che maggioranza vuole costruire sulle riforme. Il segreto di Pulicinella (cioè che molti democratici governerebbero con il centrodestra per tutta la vita se potessero) ora non ha più nascondimenti. E alla fine forse avevamo quando invitavamo Grillo a dialogare con il Governo per metterlo alle strette.

Ora vediamo se i simboli contano più dei contenuti. Davvero.

Effettivamente ora sarebbe bello mantenere le promesse

Come scrive Pippo Civati nel suo blog effettivamente sarebbe bello mantenere le promesse:

In ogni caso, se il M5s dovesse mantenere l’atteggiamento delle ultime settimane, il Pd dovrebbe rinunciare ai rimborsi elettorali già per il 2014, alla luce della prima promessa della nuova era. Sono certo che lo farà.

Di Maio ha dichiarato che nel prossimo incontro con Renzi il M5S arriverà con una proposta che non sarà a scatola chiusa e quindi il confronto è aperto. Se è stato uno specchio per allodole questo Renzi così disponibile non sarà difficile scoprirlo presto.

Ma Renzi ci fa vincere!

Infatti dicono soltanto questo: ma Renzi ci fa vincere! E che te ne fai di una vittoria se non hai idee da promuovere, uno stile da affermare, una visione della vita da illustrare?

Salvatore Settis intervistato da Antonello Caporale

L’acqua alta di Matteo

Appena il sindaco di Venezia ha dichiarato di essere stato “invitato” a incassare tangenti perché così facevano tutti e si faceva da tempo e perché così voleva il Partito Democratico la questione politica veneziana è stata “chiusa”, Orsoni si è dimesso, ha patteggiato e poi si è dichiarato innocente e subito il problema è diventato individuareil prossimo candidato. Fine. Stop.
La questione morale per la politica italiana (e purtroppo anche in questi tempi di Renzi) è diventata una ginnastica alla momentanea additazione del colpevole e conseguente scaricamento giù per il buco tirando l’acqua senza nemmeno spendere il tempo di individuare l’eventuale errore politico e la responsabilità di partito: Orsoni è il mostro, Orsoni è il ladro, ciò che dice è falso e tutti sono immuni ad Orsoni. Passa anche Fassino che ha giurato sull’integrità del sindaco veneziano e ora tace sul patteggiamento, passa il silenzio sui dirigenti democratici del veneto che si prendono il lusso di non rispondere alle accuse e l’argomento del giorno diventa Mineo e i senatori dissidenti che non si possono permettere di porre nessun veto sulle riforme.
Eppure un uomo così attento alla comunicazione come Renzi non può essere così stupido da pensare che la nomina di Raffaele Cantone e l’atteso decreto anticorruzione possano bastare per chiudere un tema che è scottante per il Paese (sì, certo) ma anche per questo PD che sembra già così lontano da quel 40%: da Renzi che dichiara (e twitta) su tutto ci si aspetterebbe una visione completa e complessa di ciò che accade a Venezia con la stessa furia rottamatrice con cui ci ha dipinto i Letta e i D’Alema e una scoppiettante intuizione su corruzione, mafie e l’atteso Comitato per la protezione dei testimoni di giustizia. Invece no, niente e ad ora nemmeno Dell’Utri è riuscito a dare un’ispirazione: così viene il dubbio che il riformismo e il nuovismo spinto valga solo se combacia in una direzione, la sua.

“Nessuno ha diritto di veto”

La gestione del dissenso è sempre la prova di maturità più difficile per un leader di partito. Abbiamo urlato tutti allo scandalo contro Silvio, contro Di Pietro e poi contro Grillo e Casaleggio per le diverse sfortunate uscite scomposte quando non hanno trovato unanimità su alcune proprie decisioni. E abbiamo fatto bene perché la nostra democrazia si merita governanti maturi non solo nel cavalcare il consenso momentaneo ma anche e soprattutto nel costruire unità sul percorso delle riforme. Ecco perché la frase di Matteo Renzi su Mineo (e altri) è immaturità politica oltre che della solita spocchia: considerare veto una differenza di idee significa avere un senso piuttosto preoccupante del dibattito e rende ancora meno sopportabile l’amicizia affettuosa con Alfano e gli altri.

A proposito dei vitalizi ai mafiosi

Anche il Presidente del Senato Grasso ha dichiarato che è una vergogna continuare a pagare il vitalizio ai politici condannati per reati di mafia. Ora, visto che in Parlamento c’è una maggioranza in grado di legiferare e che difficilmente il M5S non appogierebbe una legge del genere, Matteo Renzi potrebbe utilizzare l’ampio consenso delle ultime settimane con una veloce “legge ad hoc” smentendo chi (me incluso) non vede l’ora di sentire attenzione per i temi di mafia.

Basterebbe così poco per cambiare verso.

Le ombre dopo le europee e Tsipras

Ne scrivevo qualche giorno fa e come prevedevo oggi stanno uscendo le diverse posizioni dentro SEL, con molta intelligenza alla fine di una campagna elettorale che regala comunque alla lista L’Altrea Europa con Tsipras un risultato ottimo vista la situazione ambientale. Una difficile situazione ambientale esterna e interna: perché mentre la lista faticava a farsi riconoscere e avere un minimo di visibilità all’interno di SEL il dibattito è rimasto silenzioso per “rispetto” alla campagna elettorale ma non sopito. Per questo non mi stupisce l’articolo di oggi de Il Manifesto in cui escono le diverse posizioni che non convergono sul progetto di una “Syriza” italiana e nemmeno su un eccessivo allontanamento dal PD e Renzi.

Parla Gratteri: “È vero mi ha bocciato Napolitano”

Siamo un Paese con la memoria corta ma più di qualcuno si ricorderà della bocciatura alla nomina di Gratteri come Ministro alla Giustizia. Oggi a parlare è proprio il magistrato che chiarisce bene come siano andate le cose:

Al sottosegretario Delrio, quando nel febbraio scorso è andato a proporgli di fare il ministro, ha chiesto carta bianca. «Abbiamo discusso per quasi tre ore di modifiche normative – dice -, più parlavo e più il sottosegretario si eccitava. Quando hai la morte negli occhi, perdi del tutto il timore reverenziale del potere. La notte non ho dormito, sapevo che mettevo in gioco la mia vita, che un ministro dura poco e mi sarei dovuto cercare un altro mestiere. Ma l’avrei fatto». Il giorno dopo, Delrio sta un’ora a colloquio con Napolitano, che poi gli parla della «regola non scritta».

Ora ognuno può tirare le proprie conclusioni. Non più sulle ipotesi ma sui fatti.

Quindi

Il PD ha vinto. Anzi ha stravinto. E la democrazia sta nel rispetto della volontà popolare (che, è bene chiarirlo, in questo caso non c’entra nulla con processi, condanne e odore di mafia) quindi l’idea di Paese di Matteo Renzi coincide con la visione di molti, moltissimi elettori. Certo c’è anche quella fetta (immensa) di non votanti ma strumentalizzare gli astenuti per scolorire il vincitore è autolesionismo puro: chi non vota non crede nella politica, quella che va da Renzi a Grillo. Ci fa bene ricordarcelo. Forza Italia non è sparita: le percentuali sono basse ma se sommate al NCD di Alfano rivelano che quel blocco (perché io continuo a credere che il ricongiungimento sia solo una questione di tempi giusti che presto o tardi verranno) esiste e tiene. Il M5S scende: sembra una sconfitta ma hanno perso i toni più che le idee e l’immobilismo politico ovviamente prima o poi si paga. Chi fa sbaglia, chi non fa non sbaglia e se pure urla è tanto peggio. La lista Tsipras (oscurata e geneticamente repressa come succede spesso a sinistra) ha superato il quorum, è una bella notizia sì ma sulla campagna elettorale di questa sinistra italiana ci converrà fare un’analisi lucida e sincera: nei prossimi giorni, a bocce ferme, sarebbe meglio dirsi tutto. Io dirò. La Lega sopravvive perché lo zoccolo duro ha trovato nutrimento nelle salvinate di Salvini e nel No Euro urlato come un mantra. Sono felice che alcuni civatiani andranno in Europa anche se il successo personale di Renzi recinta ancora di più in un angolo silenzioso quella parte del PD che sento più vicina.

Ora? Ora c’è tutto lo spazio per le riforme e Renzi è stato legittimato, la lista tsipras dovrebbe diventare adulta e farsi soggetto nazionale e non credo ci riuscirà senza uno scossone vero. Ora forse è il caso di non stare più solo a guardare.

L’Unità e il “metodo Boffo”

Non sono d’accordo con quanto detto da Piero Pelù dal palco del concerto del 1 maggio. Non mi piace la superficialità del modo e dei contenuti e pur amando la musica di Pelù e nutrendo poca simpatia per Matteo Renzi trovo che  ci sia bisogno di risposte politiche e serie.

Però ciò che mi lascia più basito è la reazione de L’Unità che applica una controffensiva che non ha nulla del giornalismo o di politico. Prima parla (con toni tristi) di una disputa Renzi-Pelù sull’estate fiorentina (e la notizia per carità ci sarebbe ma la narrazione è quello che è) e poi si supera raccontando di un incontro tra Pelù e Gelli (inserito tra l’altro in un vhs dei Litfiba da anni) come se fosse uno scoop nascosto e soprattutto dando per scontata un’ammirazione tra i due.

Peccato che nel numero odierno si siano dimenticati di dare spiegazioni ai lettori su questa lettera che gli stessi giornalisti de L’Unità avevano scritto lanciando accuse ben più urgenti dello scufrugliamento nel passato di un rocker. Povero Gramsci.