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Politica

Navigare silenziosamente, la piazza di Greta esiste già

Notavo che ormai ogni venerdì, sempre più spesso, mi capita di dedicarlo alle buone notizie. Forse perché l’intossicazione del resto della settimana mi provoca malumore e invece ho scoperto che i risultati di una ricerca inglese dicono che gli ottimisti vivono in media due anni in più. Quindi anche questo venerdì provo ad allungarmi la vita e per farlo ci si sposta a Oresund, la striscia di mare che separa Danimarca e Svezia, una tratta su cui passano circa sette milioni di persone per circa cinquecentomila viaggi.

Da qualche mese i traghetti elettrici Aurora e Tycho Brahe sono ufficialmente in servizio sullo stretto, lungo circa quattro chilometri, e non accendono più i motori a gasolio per spostarsi. Tutto elettrico. Tutta elettricità che proviene solo da fonti rinnovabili. Sembra fantascienza, e invece è proprio così. Le navi arrivano in porto e grazie e un sistema ad alto voltaggio riescono in poco minuti a ricaricare per il viaggio di ritorno. Non c’è nemmeno un minuto in più da aspettare rispetto agli orari precedenti. Grazie al progetto co-finanziato dall’Unione Europea le due navi, originariamente a diesel, sono state convertite in elettriche tramite 640 batterie al litio per una potenza installata pari a 11 mega-watt.

Colpiscono le parole dell’ingegnere capo Henrik Fald Hansen: «Come ingegnere meccanico provo una strana sensazione nel sentire la sala macchina silenziosa. La prima volta che abbiamo fermato i motori diesel per navigare a batteria mi è venuta la pelle d’oca. È fantastico, sorprendente vedere come le batterie possano alimentare una nave così grande.»

Ed è una pelle d’oca sana che assomiglia così tanto al profumo di quelle piazze che hanno riempito il mondo per l’ambiente, nonostante alcuni fessi abbiano fissato Greta piuttosto che la luna. E ci spiega che la volontà politica conta. Quella. Solo quella.

Buon venerdì.

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Che pena, la pena di morte

Nella California dell’epoca Trump ci sono settecentotrentasette detenuti nel braccio della morte. Settecentotrentasette persone che, per legge, dovrebbero morire. In California, nell’epoca Trump, c’è un governatore, Gavin Newsom, democratico che ha concesso la sospensione delle esecuzioni e, di fatto, ha detto basta ala pena di morte.

Il fatto è considerevole perché la California non è uno Stato qualunque in Usa e l’importanza politica della California potrebbe essere un importante incentivo per gli altri Stati, tenendo anche conto del fatto che, anche se pare incredibile ile, anche sotto la presidenza Trump la pena di morte gode di sempre meno appoggio da parte della popolazione.

Che si continui a ritenere gli USA maestrini della democrazia mentre ancora rimangono inchiodati a questa barbara misura rende l’idea di quanto siamo strabici nel misurare i valori, secondo amicizie e inimicizie e poteri più o meno forti.

“So che la gente pensa che sia giusto ragionare con la legge dell’occhio per occhio ma a violenza non si risponde con altra violenza. – ha detto il governatore Newsom – Penso che se qualcuno uccide, noi non lo dobbiamo uccidere. Dobbiamo essere meglio di lui”.

Nel suo coraggioso discorso tra l’altro il governatore ha sottolineato “l’alto costo sociale” e le disparità razziali (lo, sembra incredibile di questi tempi) oltre alle condanne errate.

Può sembrare una cosa minima e invece è una scintilla che profuma di buono.

Ed è bello. Svegliarsi così.

No?

Buon martedì.

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Il successo dell’incompetenza

Due ricercatori nel 1999 alla Cornell University hanno studiato il cosiddetto effetto Dunning-Kruger: una sorta di singolare cortocircuito per cui chi è incompetente non si accorge della propria incompetenza. In pratica esiste (ed è scientificamente provata) una distorsione cognitiva per cui l’ignorante sovrastima il proprio (poco) sapere e nello stesso tempo sottostima, se non addirittura dilegua, il sapere altrui. Il fatto è che, secondo questa teoria, l’ignorante si prende talmente sul serio che addirittura prende delle colossali cantonate senza nemmeno accorgersene e addirittura facendone motivo di vanto.

Mi chiedevo, mentre leggevo tutto questo, ma perché dovrebbe avere successo gente così, perché non dovrebbero piuttosto essere smentiti dai fatti e da coloro che sanno? Presto detto: nella stessa ricerca si sottolinea come invece lo studioso o comunque colui che sa (il contrario dell’ignorante, insomma, per dirla semplice) sia portato piuttosto a sottostimare il suo sapere: la vastità di informazioni che padroneggia lo porta a porre sempre il dubbio sulle proprie affermazioni consapevole com’è di una complessità che difficilmente si può considerare imparata del tutto.

Del resto, se ricordate i tempi di scuola, il secchione della classe era spesso il più insicuro, con il tono nelle conversazioni sempre basso, spesso preso in giro proprio per quel suo eccesso di educazione in un gruppo dove la sguaiatezza era simbolo di muscolarità. Ma erano i tempi della scuola, perdio. E invece ora il tutto si è trascinato molto più su, perfino nella scelta della classe dirigente. E la contraddizione di considerare il sapere come un ostacolo alla popolarità e alla credibilità è arrivato ben prima di questo governo. Non piacciono i professoroni perché a molti (troppi) italiani non piace essere smentiti: accarezzati tutto il giorno dalla pessima televisione, leccati dalla pubblicità, esaltati dalla politica, sono ormai assolutamente incapaci di sostenere una contraddizione.

Ed è un tema vastissimo e tra l’altro molto politico. Eppure, vedrete, che non farà nemmeno troppi clic.

Buon mercoledì.

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Lo dico da papà

C’è un allarme sicurezza, in Italia, che non cavalca nessuno perché in fondo gli accusati alla fine siamo noi e quindi non c’è posto per paure o per vittimismo. In realtà le denunce sono stabili ma l’affidamento ai servizi sociale dura sempre di più, perché la rieducazione è più dura e perché la reiterazione dei reati, purtroppo, comincia a diventare seria. Parliamo dei minorenni, i nostri figli potremmo dire per semplificare e per rendere meglio l’idea, che in 21.268 (attenzione, di cui quasi 16.000 italiani) che compiono reati e che negli ultimi 10 anni sono aumentati del 50%. Sono le famose baby gang chiamate così perché fanno meno spavento eppure si dedicano a reati di tutto rispetto: da quelli che si sono mandati quasi 100.000 messaggi su whatsapp per mettersi d’accordo come torturare con una pistola un loro nemico a Maurizio Lutricuso ucciso fuori da una discoteca perché aveva rifiutato una sigaretta a dei ragazzini.

Gli omicidi compiuti da minorenni sono aumentati (lo certifica il Viminale) del 3,64% e soprattutto la classifica delle città coinvolte inverte, anche in questo caso, totalmente i nostri pregiudizi: svetta Bologna prima di Roma, Catania e Palermo con i suoi 2.239 ragazzi in carico ai servizi sociali. Lì, dalle parti di Casaleccchio di Reno minori italiani e stranieri si sono integrati benissimo alla faccia di Salvini nello smercio di droga. C’è Milano con i suoi 20 arresti nell’ultima settimana (una settimana, eh), Roma con le sue rapine che imitano lo stile del film Gomorra e Torino con le sue rapine che avvengono addirittura in centro. A Bari furti, aggressioni e scippi di minori italiani nel quartiere Libertà oltre a Napoli e Palermo dove i legami con la criminalità organizzata si fanno più forti.

4.132 rapine, 4.568 lesioni volontarie, 4.630 arresti per stupefacenti e quasi 10.000 per furto.

Questi non sono invasori. Questi sono i nostri figli. Sono quello che siamo chiamati a fare noi. Non ci sono élite da accusare e nemmeno nemici da inventare. Ci sarebbe la politica, che in Italia da decenni continua a disinvestire sulla cultura e sulla scuola. Cosa gliene fotte, di togliere qualche miliardo alla scuola che non porta abbastanza voti.

Lo dico da padre. Questi sono i nostri figli.

Buon martedì.

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Chi non vede il ritorno del razzismo è un cretino. O uno di loro. Razzista

Fermi tutti. Lo scrivono addirittura i Servizi segreti, espressione del governo, niente a che vedere con quella banda di buonisti radical chic che scrivono sui giornali di sinistra: dicono a chiare lettere che in vista delle prossime elezioni europee c’è il concreto rischio che “possano aumentare gli episodi di intolleranza verso gli stranieri”. Se l’italiano non è un’opinione “possono aumentare” tra l’altro significa che già ci sono, per dire. Scrivono che l’estrema destra emerge “per una pronunciata vitalità” con “le sue consolidate linee di tendenza: competizioni ‘egemoniche’, interesse ad accreditarsi sulla scena politica mantenendo uno stretto ancoraggio alla base, propensione ad intensificare le relazioni con omologhe formazioni estere”.

Lo scrivono i Servizi, eh mica io. E  aggiungono: “hanno fatto leva su iniziative propagandistiche e di protesta, soprattutto in talune periferie urbane, centrate sull’opposizione alle politiche migratorie, nell’ambito di una più ampia mobilitazione su tematiche sociali di forte presa (sicurezza, lavoro, casa, pressione fiscale). Tale attivismo, potrebbe aver concorso ad ispirare taluni episodi di stampo squadrista, oltre che gesti di natura emulativa, e potrebbe conoscere un inasprimento con l’approssimarsi dell’appuntamento elettorale europeo”. Lo so che scritto così potrebbe sembrare qualcosa rivolto mica solo all’estrema destra. Tirate voi le conclusioni.

Comunque la relazione continua dicendo che inevitabilmente la radicalizzazione sulla questione migranti, tanto per citare un tema a caso, acuisce il rischio di uno scontro. È quello che scrivevo qualche tempo fa: le macerie che sta creando questo governo (e soprattutto il ministro dell’Interno) richiederanno una ricostruzione che durerà decenni perché ha spaccato il blocco sociale che teneva insieme il Paese trasformando i cittadini in tifosi tra l’altro sulla pelle dei disperati. E a giocare troppo con le guerre tra disperati alla fine ovviamente rischi di bruciarti.

Questo per dire, comunque che chi continua a negare che ci siano episodi di natura razzista in aumento o non sa leggere i numeri o crede davvero che la squallida propaganda possa continuare. Chi non vede il ritorno del razzismo è un cretino. Oppure è uno di loro. Un razzista.

Semplice e liscio.

Buon giovedì.

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Un governo con la clausola di dissolvenza

“Vi invito a soprassedere dalla comunicazione dei capitoli di gara…”, scrive Conte alla Telt (la società italo-francese responsabile della realizzazione dell’opera Tav) in cui, stile Totò, riesce a metterci dentro di tutto parlando di niente. Come quando da ragazzi si viene interrogati senza avere studiato e si rivendono divagazioni come se fossero risposte. Il governo italiano ha scritto alla Telt per «evitare di assumere impegni di spesa gravanti sull’erario italiano» e anche per «adoperarsi per non pregiudicare gli stanziamenti finanziari posti a disposizione dall’Unione europea». La storia della botte piena e della moglie ubriaca qui si aggiunge di un altro interessante capitolo degno di moderne “baruffe chiozzotte”.

Intano Fico dice (a suo modo, giustamente) che la battaglia contro Tav non è ideologica ma identitaria e allora viene da chiedersi perché mettere in piedi quella baracconata sui costi-benefici quando bastava un capo politico che facesse politica.

Giuseppe Conte è tutto contento per avere steso un documento da azzeccagarbugli che in realtà fa accapponare la pelle. Chi di voi parteciperebbe, mettendoci soldi, fatica e lavoro, a un progetto su cui grava la clausola di dissolvenza che permette al governo di dire “ah, allora ci abbiamo pensato, non ne facciamo niente, riportatevi a casa tutto”? Nemmeno un pazzo, dai, non scherziamo.

La vera clausola di dissolvenza è su questo governo che si tiene in piedi solo perché Salvini non sa bene come fare a tornare a elezioni rompendo con i 5 Stelle per poi essere costretto a fare un governo magari con Berlusconi (e quindi spera di mettere altro fieno in cascina) e i 5 Stelle sono terrorizzati nel mettere alla prova il proprio gradimento nazionale e poi bussare magari alla porta del Pd.

Quindi? Quindi si va avanti anche qui con la clausola di dissolvenza, come quelle coppie, che non si lasciano perché non saprebbero dove andare.

In tutto questo il ministro dell’Interno trova però il tempo di querelare Vauro (e quindi Left, e quindi la nostra direttrice Simona Maggiorelli) per una vignetta di satira che spargerebbe odio. Avete letto bene: Salvini, lo spartitore d’odio (potrebbe scattare un’indagine della Polizia Postale sul suo conto) in tutto questo trova il tempo di querelare Left.

Siamo sulla strada giusta. Resistere.

Buon lunedì.

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“Rimandare” come ideale politico

Diceva Luigi Di Maio, con la sua solita postura di chi deve addirittura abbassarsi alle domande dei giornalisti: “stasera si decide”, ci diceva che sicuramente Conte avrebbe trovato la soluzione.

“O sì o no, non esiste altra soluzione, non esiste il forse” ci diceva Salvini, che a sintetizzare per confezionare titoli buoni come slogan ormai è un consumato maestro. Si sono riuniti, un tempesta neuronale, e alla fine hanno deciso forse. Hanno deciso che bisogna prima parlarne con la Francia (e chissà la Francia come sarà accogliente e disponibile a parlare con noi, dopo che Di Maio e Di Battista hanno portato la solidarietà a chi sgozzerebbe volentieri un ministro). Anzi, hanno deciso che c’era qualcosa che non andava, come al solito. Guardate. Sembra una barzelletta anche se non fa ridere nessuno. Non riescono a decidere su nulla perché sono un governo che si basa sul nulla che non sia semplicemente l’occupazione dei posti di potere. Si sono riuniti per cinque ore. Cinque ore. Si riesce quasi a finire una partita a Risiko in cinque ore e invece niente. Sul Tav, scrivono,  “sono emerse criticità” che impongono “un’interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto”. Per fare cosa? “Verificare la perdurante convenienza dell’opera alla luce delle più recenti stime dei volumi di traffico su rotaia“.  E quindi sondare “la possibilità di una diversa ripartizione degli oneri economici, originariamente concepita anche in base a specifici volumi di investimenti da effettuare nelle tratte esclusivamente nazionali”.

Rimandare è l’unico ideale politico quando due persone si guardano in faccia e non sono d’accordo ma nessuno dei due ha il coraggio di rompere la relazione. In tutto questo TAV non c’entra, è solo la pietra angolare di un muro storto dalle fondamenta.

Leggete la nota della Presidenza del Consiglio:

Ieri sera si è svolta una riunione sulla Tav coordinata dal Presidente del Consiglio Conte, alla presenza dei Vicepresidenti Di Maio e Salvini, del ministro Toninelli, dei sottosegretari Rixi e Siri, del capogruppo Patuanelli e del senatore Coltorti.

La prima parte della riunione è stata dedicata ad approfondire l’analisi costi-benefici acquisita dal Mit, analisi che è stata illustrata dai componenti della Commissione Ramella e Beria. Sono intervenuti in questa fase vari altri esperti che hanno affiancato i membri del Governo e hanno contribuito a sviscerare i contenuti dell’elaborato tecnico in tutti i suoi aspetti.

La riunione è poi proseguita alla presenza della sola componente “politica”, che ha approfondito tutte le più ampie implicazioni – di ordine politico, sociale ed economico – del progetto infrastrutturale. La riunione è proseguita sino a notte inoltrata. All’esito del confronto si è convenuto che l’analisi costi-benefici sin qui acquisita pone all’attenzione del Governo il tema del criterio di ripartizione dei finanziamenti del progetto tra Italia, Francia e Unione Europea. A distanza di vari anni dalle analisi effettuate in precedenza e, in particolare, alla luce delle più recenti stime dei volumi di traffico su rotaia e del cambio modale che ne può derivare, sono emerse criticità che impongono una interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto, al fine di verificare la perdurante convenienza dell’opera e, se del caso, la possibilità di una diversa ripartizione degli oneri economici,  originariamente concepita anche in base a specifici volumi di investimenti da effettuare nelle tratte esclusivamente nazionali. Saranno  necessari ulteriori incontri non essendoci un accordo finale.

E la cosa più divertente sono i giornalisti che ancora li prendono sul serio. Buona fortuna. Buon lavoro.

 

Buon venerdì.

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Navigare silenziosamente, la piazza di Greta esiste già

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L’idea di giustizia del M5s non funziona: Salvini salvato, De Vito espulso


E così alla fine è arrivato il primo arresto illustre anche per il Movimento 5 Stelle, com’era prevedibile per chiunque mastichi di politica. Eppure alla fine a ingrossare il caso, come al solito, sono loro stessi che presi dalla fregola di sembrare “diversi” hanno già deciso di condannare il proprio politico come accade in un partito padronale. Che poi è quello che sono, allo stato attuale.
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