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Altre economie

«Questa Europa che detta legge ai governi mi ricorda tanto la Santa Alleanza del 1815, che interveniva in tutto il continente per sedare le rivolte, anche quelle dei patrioti italiani. Pensavano di avere l’Europa sotto i piedi, un po’ come oggi fanno i vertici della Ue e della Bce.. «Al premier Papandreou è stato persino impostodi riformulare il quesito, in modo da estenderlo alla permanenza stessa nell’euro. Un atteggiamento semi-coloniale, e la conclusione, cioè la rinuncia della Grecia alla consultazione, è uno scacco mortale alla democrazia. I capi dell’Europa si sono mossi come il brigante Mackie Messer dell’Opera da tre soldi di Brecht, con il coltello in mano». Luciano Canfora sul’Unità. Oggi.

Appello per l’acqua pubblica in Lombardia

Sottoscrivo e vi invito a farlo. In questi giorni stiamo declinando la proposta in atto amministrativo.

APPELLO PER L’ACQUA PUBBLICA IN LOMBARDIA PER LA MODIFICA DELLA LEGGE REGIONALE SUI SERVIZI IDRICI

Con il presente Appello, il Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’Acqua Pubblica, a nome degli oltre 3 milioni e 700 mila cittadini lombardi (pari a più del 50% degli elettori) che ai Referendum del 12 e 13 giugno 2011 hanno votato Sì all’abrogazione delle norme che imponevano la privatizzazione e garantivano i profitti sulla gestione dei servizi idrici;

CHIEDE

1. al CONSIGLIO della Regione Lombardia di modificare la Legge Regionale n. 26/2003 (così come modificata dalla L.R. 21/2010) per la parte riguardante i servizi idrici, che nel testo vigente prevede l’esproprio delle competenze dei Comuni (attraverso la soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale – A.ATO) e la privatizzazione dell’acqua (poiché contiene ancora i riferimenti al Decreto Ronchi, abrogato dal Referendum nazionale, che obbligava a cedere ai privati la gestione dei servizi idrici);

2. agli Amministratori dei COMUNI e delle PROVINCE della Lombardia di fermare le procedure per la costituzione degli Uffici d’Ambito provinciale (in sostituzione delle A.ATO) e di non attivare i processi di riorganizzazione della gestione dei servizi idrici che avviano le gare o predispongono l’ingresso dei privati nelle aziende pubbliche esistenti.

3. ai CITTADINI ed ai COMITATI dell’acqua di monitorare sui territori le decisioni che saranno assunte dai Comuni e dalle Province, rispetto alla gestione dei servizi idrici locali. Se la legge regionale non verrà cambiata al più presto, il rischio è che l’acqua di tutta la Lombardia finisca nelle mani di poche imprese private, italiane o straniere, interessate solo a fare profitto.

Il Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’Acqua Pubblica formula le seguenti proposte:

salvaguardare la titolarità dei Comuni nel governo dei servizi idrici, prevedendo forme di partecipazione della cittadinanza alle scelte sulla gestione dell’acqua; garantire la gestione totalmente pubblica dei servizi idrici, attraverso l’affidamento ad aziende di diritto pubblico di proprietà dei Comuni; avviare un confronto politico per la riorganizzazione complessiva del servizio idrico, che va ridefinito quale “servizio di interesse pubblico generale, privo di rilevanza economica”, attraverso la valorizzazione dei bacini idrografici esistenti in Lombardia, che devono essere amministrati dai Comuni e affidati in gestione ad aziende di diritto pubblico, garantendo il diritto all’acqua secondo principi di solidarietà. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia

Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’Acqua Pubblica

Ottobre 2011

per ADESIONI inviate un’email a: info@contrattoacqua.it

I referendum come timone

Mentre a Firenze discutiamo di buone pratiche e di beni comuni con i tanti amministratori che resistono più ad una crisi politica prima che economica si accende una riflessione collettiva sui referendum. Perché non ci sono solo le firme da raccogliere per abolire il porcellum (che non può bastarci come soluzione ma ha senso solo se è la pars destruens necessaria per scrivere una legge elettorale che rispetti il senso pieno della rappresentanza) ma soprattutto c’è da applicare i referendum già scritti e votati. Referendum che non sono una vittoria della partecipazione che abbassa la serranda alla sera. E quel risultato chiede (anzi, impone) alla politica di declinarne i risultati in atti, di difendere quella volontà con i denti e raccontare in modo chiaro che forma ha quel risultato. Da Milano, al Pirellone fino al paese più minuscolo. Ora i referendum sono il timone.

Autoconvocati: le nostre proposte

Milano, 13 settembre 2011

La crisi è reale; la manovra di ferragosto insufficiente e socialmente iniqua.

Nonostante quanto abbiano ripetuto per mesi il Governo nazionale e la Giunta lombarda, l’Italia e la Lombardia sono in crisi e la cura – o meglio le differenti versioni della cura che si sono susseguite in questa estate – rischia di peggiorare le condizioni del malato, riuscendo in contemporanea a pesare unicamente sulle fasce più deboli, rischiare di innescare una crisi recessiva e non essere sufficiente al risanamento economico necessario. Se è vero che Regione Lombardia ha contestato la manovra non si può tacere il fatto che da un lato non ha avuto l’ambizione di intervenire su tutto l’arco delle politiche economiche e, dall’altro, che si trova oggi tra gli sconfitti delle battaglie di estate, contro quello che sarebbe dovuto essere un Governo amico. Si rende improrogabile un’opera di razionalizzazione ed eliminazione degli sprechi. Vogliamo definire con più precisione e nelle nuove difficili condizioni il contorno delle politiche pubbliche e il loro volume.

Si spende molto ma si può spendere innanzitutto meglio: è un passaggio che può anche fungere da ripresa democratica e non un mero trapasso tecnocratico. Non vogliamo, anzi, respingiamo l’idea di ridurre il perimetro delle politiche pubbliche. Contestiamo quella specie di “pensiero unico” che ha pervaso tanta parte della discussione delle settimane scorse, come se i rimedi suggeriti non fossero in fin dei conti all’origine della crisi medesima: è il caso delle privatizzazioni. Invocate come soluzione regina si è trascurato del tutto il particolare che non si vedono compratori né condizioni di vendita favorevoli e che su di esse c’è un dibattito pubblico piuttosto avanzato e diversamente orientato, come ha dimostrato il voto nei referendum anche di alcuni milioni di elettori del centrodestra.

Giulio Cavalli

Chiara Cremonesi

LE PROPOSTE

Qualificazione e funzionalizzazione della spesa, orientata alla crescita

• Accorpamento e rimodulazione delle misure di sostegno alle imprese, per orientarle alla crescita.

Istituzione di un gruppo di lavoro tecnico-politico per la ricognizione e proposta, anche in coerenza con l’attività del nucleo per le crisi industriali.

• Analogo impianto per tutte le misure e le risorse indirizzate al sostegno dei lavoratori in CIG o disoccupati.

• Sostegno prioritariamente erogato alle imprese in cui si attuino processi di concertazione e intesa aziendale e/o territoriale senza deroghe al contratto nazionale ovvero allo Statuto dei diritti dei lavoratori.

• Revisione delle politiche a sostegno di funzioni duplicate o comunque sovrapposte in ristretti ambiti territoriali (fiere, esposizioni, ecc.).

• Certificazione della spesa degli Enti Locali verso artigiani, commercio e PMI, sostenuta da fondo speciale presso Finlombarda a tasso zero.

Riduzione della spesa regionale

• Revisione della spesa per propaganda e comunicazione di Giunta e Consiglio, comprese le collaborazioni a qualunque titolo e ovunque incardinate (assessori, gruppi, uffici stampa Giunta e Consiglio) con obiettivo di riduzione almeno del 30%.

• Revisione delle spese di sponsorizzazione e patrocinio oneroso con obiettivo di riduzione almeno del 30%.

• Revisione delle spese per missioni istituzionali e all’estero con obiettivo di riduzione almeno del 20%.

• Introduzione generalizzata dei processi di spending review e di zero based budgeting.

• Sul piano delle entrate, istituzione di obbligazione regionale per la raccolta di risparmio privato finalizzata a progetti industriali nella green economy, energie rinnovabili, efficientemente energetico degli edifici pubblici e privati, ed altri settori ad alta intensità tecnico-scientifica e occupazionale.

Qualità della funzione pubblica: le revisioni istituzionali

• Programma di riduzione delle ASL e degli Ospedali, dei posti letto nel quadro della territorializzazione della prevenzione e cura.

• Sostegno deciso ai processi di associazione tra i comuni per la gestione di servizi e di costituzione delle Unioni.

• Iniziativa a sostegno della costituzione della Città metropolitana di Milano con il superamento della Provincia.

• Sostegno all’accorpamento e razionalizzazione degli uffici decentrati delle amministrazioni statali e di quelli giudiziari. La Regione e i gruppi consiliari si impegnano a non difendere e sostenere atteggiamenti di difesa dello status quo locale.

Dignità della politica e delle istituzioni

• Lo status di consiglieri ed assessori dalla legislazione in corso (v.)

Per una nuova disciplina della indennità e degli istituti connessi

Si indicano i principi fondativi per una revisione della indennità per i consiglieri regionali e degli istituti ad essa connessi per raggiungere una serie di obiettivi:

1. un trattamento che assicuri all’eletto indipendenza economica, trattamento correlato alla dignità della carica pubblica (separata da quella individuale, di cui sono giudici i cittadini), equilibrio nel rapporto con il livello delle retribuzioni, dirette ed accessorie – nel settore pubblico e in quello privato, del livello dirigenziale intermedio, rapporto con il trattamento dei parlamentari nazionali e – per questa via – con quello dei magistrati;

2. lo svolgimento di incarico pubblico deve essere aperto a chiunque goda dei diritti civili ma qui cessa l’area coperta da previsione costituzionale: dalle cariche elettive non deve determinarsi privilegio immotivato, durante e dopo l’esercizio delle cariche stesse;

3. equilibrio tra particolare condizione di chi svolge un incarico elettivo e condizione più generale cui è sottoposta la generalità dei cittadini;

4. superare la diffusa ostilità verso privilegi di fatto, verso l’immagine di separatezza che danno di sé moltissimi tra gli eletti e i governanti;

5. rafforzare, perfino rilegittimare la funzione politica e legislativa, per tornare a giudicare con serenità il merito ed anche le capacità e le competenze degli eletti. E’ del tutto improprio che in questa materia si parli in termini di “diritti acquisiti”. Si verte, infatti, su condizioni del tutto particolari, che si aggiungono e non si sostituiscono alle normali condizioni della vita di ciascuno, in termini di occupazione, reddito, aspettative per il futuro. La funzione elettiva è una parentesi – più o meno lunga anche in rapporto al giudizio positivo degli elettori – nella vita di chiunque vi acceda, le cui esigenze particolari devono essere tutte comprese all’interno del trattamento durante il suo esercizio ma che non può prolungarsi oltre, a pena di diventare privilegio non più motivato. Vi sono molti aspetti che richiedono un approfondimento tecnico di particolare complessità, a partire dai concreti meccanismi per collegare le componenti previdenziali del trattamento dell’eletto nel sistema previdenziale ordinario, oltretutto tenendo conto della necessità di prevedere modalità adatte alle situazioni di esercizio di libera professione. Vi sono anche alcuni nodi dei quali va approfondita la natura e la stessa possibilità di intervento. Riguardano i vitalizi in corso di erogazione, che incidono sul bilancio regionale oggi e sono destinati ad incidere per un lungo periodo di tempo e che sarebbero alimentati esclusivamente da quel bilancio senza forma alcuna di recupero, nemmeno parziale. E riguardano anche la mai abbastanza deprecata indennità di fine mandato, ulteriormente aggravata nel corso della precedente legislatura, e che suona come privilegio particolarmente immotivato. Per quanto problematici – pur se da punti di vista del tutto diversi, uno di squilibrio finanziario, l’altro di irragionevolezza e privilegio – in questi casi siamo dinanzi a situazioni consolidate, a differenza della situazione generale come sopra indicato.

I PRINCIPI

1. L’indennità, a prescindere dalla sua qualificazione giuridica, costituisce retribuzione per gli effetti pratici: assicurativi, contributivi, successori, compresa la pignorabilità. Essendo connessa ad un particolare rapporto, non è soggetta a valutazioni se non per la parte connessa a forme di penalizzazione stabilite da Statuto e regolamento ed è corrisposta in dodicesimi.

2. La funzione di consigliere, assessore, sottosegretario è incompatibile con lo svolgimento di attività professionale e di mestiere, inquadrati o meno in specifico ordinamento, e con rapporti di lavoro dipendente ovvero parasubordinato comunque denominati e qualificati giuridicamente. Non si pone invece incompatibilità tra indennità e proventi da attività di creazione intellettuale.

3. Analoga incompatibilità – di funzione e di godimento di compenso ovvero indennità – è stabilita verso incarichi (di amministrazione, direzione e controllo) in enti pubblici o privati.

4. Diminuzione dell’insieme di indennità, rimborsi, contributi a qualsiasi titolo a favore dei consiglieri. Abolizione dei contributi legati alla residenza.

5. Alla indennità sono connessi i versamenti previdenziali, contributivi e fiscali.

6. Al termine del mandato non è corrisposta alcuna somma a titolo di trattamento di fine rapporto, reinserimento o comunque denominato.

7. Superamento del vitalizio e trasformazione in incremento al fondo previdenziale professionale di ciascuno dei consiglieri, eliminazione del fondo di fine mandato, con restituzione delle quote versate.

8. Per quanto riguarda i trattamenti di vitalizio in corso di erogazione, il loro ammontare rimane stabilito al valore maturato all’entrata in vigore della presente legge e non è soggetto a rivalutazione a titolo alcuno. Esaminare la possibilità di interventi correttivi, ad esempio la trasformazione parziale in titoli regionali di credito.

9. Il nuovo sistema si applica dalla legislatura in corso. Le risorse accantonate o comunque le quote maturate per il vitalizio relative a questa legislatura sono riversate nei conti contributivi di ciascun consigliere. L’incompatibilità con l’esercizio di professioni ecc. decorre dall’1/1/2012.

10. L’indennità è comprensiva delle voci oggi definite anche a titolo di diaria.

11. Rendere noti curricula, competenze, mansioni, retribuzione degli staff dei gruppi consiliari, UdP, Presidente e Giunta, specificandone il carattere determinante e fondativo di rapporto di fiducia nonché il divieto (già previsto per legge, peraltro) di trasformarlo in rapporto a tempo indeterminato.

Il servo porcellum, abroghiamolo

Gli uomini non sono mai servi di un uomo; sono servi, se loro stessi non sanno comandare a se stessi. (Luigi Russo)

Una democrazia che non riesce a svolgere il più ampio dovere di rappresentanza è una democrazia che nei fatti non esiste. Che sta tutta nelle parentele o nelle amicizie filamentose dei segretari di partito, che si articola e nutre della promiscuità di relazioni che non hanno nessun collegamento con la gente e meno con la pubblica amministrazione: relazioni che si giocano nel catino dei servetti che si arrampicano sul vicino per provare a non annegare. Il Parlamento italiano di nominati e senza eletti è la più grande anomalia di questi ultimi anni di politica (minuscola) di oligarchie dedite, ognuna, al proprio faraone. Senza distinzioni tra destra e sinistra, senza il dovere e le meccaniche della trasparenza. Un ring di ricattabili che sono forti e schiavi della propria ricattabilità in un cerchio (per niente magico) di silenzi scambiati che chiamano partito. Ho visto servi con gli occhi brillare mentre nobilitavano il proprio servilismo rivendendolo come ‘spirito di servizio’, conosco deputati o senatori che non prenderebbero una manciata di voti nel proprio condominio ma sono capitati nel posto giusto al momento giusto per vendere caro quel momento. Conosco centinaia di compagni (e amici) che sanno che senza cordone ombelicale non potrebbero nemmeno provarci, a fare Politica (quella maiuscola). E allora non c’è modo migliore per condannare il peccato morale della servitù volontaria che abrogare la legge elettorale con il referendum promosso da SEL (e IDV). Servono 500.000 firme entro settembre (quando forse il PD avrà preso una bozza di decisione) e tutte le informazioni le trovate sul sito del comitato referendario.
Almeno i topi ritorneranno da dove sono venuti.

I vincitori invisibili

Dei referendum, dice l’Espresso. Eppure si vedono benissimo e si conoscono da anni tra chi ascolta la politica con il cuore. Che non abbiano partiti è un problema dei partiti. Che fingono di non averlo.

Avere le ‘palle’ per farlo

Dopo il referendum sull’acqua sono andati tutti in televisione. Anche quelli che in fondo non ci hanno mai creduto, quelli che il Decreto Ronchi l’hanno firmato (poi per fortuna hanno cambiato idea) e quelli che intorno all’acqua hanno piazzato i trombati all’ultimo giro elettorale. In televisione ci sono andati tutti i convertiti e fa niente se qualcuno ha chiesto fin da subito (inascoltato) di lasciare la battaglia alla gente senza voler cannibalizzare comitati e gente, in fondo ci basta il risultato. A cinque giorni dai referendum Luigi a Napoli delibera il ritorno al pubblico dell’ente gestore stabilendo il principio e la natura di «bene comune» dell’acqua, «non assoggettabile a meccanismi di mercato»: prendere delle scelte oggi in politica è diventato rivoluzionario. A Napoli le hanno scritte.

Chiudono gli ombrelloni e corrono a votare anche loro

Mailing-list @popolo delle libertà -Tutte le sedi- Caro amico, cara amica Alla luce delle percentuali ufficiali estrapolate alle ore 12 giorno corrente dal Viminale, ci preme rettificare le indicazioni di voto diffuse a mezzo stampa nei giorni precedenti da parte di tutti i nostri rappresentanti. Vista l’alta affluenza alle urne riguardante il referendum per l’abrogazione delle norme in calce temiamo una elevatissima percentuale di “SI” (che si attesterebbe ad oltre l’80% secondo sondaggi), mettendo l’attuale direttivo nazionale e il governo tutto in un’imbarazzante posizione con poche giustificazioni in tal senso. Vi pregherei, a titolo personale e a titolo di tutti gli esponenti di partito e di quelli alleati, di recarvi immediatamente alle urne a votare “NO” quanto meno per abbassare la percentuale dei voti a favore. Sicuro in un Vs piccolo sacrificio per dare un segno di solidarietà alla Ns coalizione Vi auguro una buona domenica. In fede. [XXXXXXXXXX XXXXXXXX] Direttivo Popolo delle Libertà Roma