Vai al contenuto

Salvini

Gli italiani, il razzismo e l’incapacità di Salvini di assumersi le sue responsabilità

Lasciate perdere per un secondo le nazionalità di vittime e carnefici: l’Italia di questo ultimo mese non è sicura e il ministro alla sicurezza (che sulla percezione ha costruito le sue fortune) evidentemente non riesce (o non vuole) farsi carico di fatti che lui stesso dovrebbe evitare, condannare. Le possibilità sono due: o il ministro è palesemente inefficace e ammette che la situazione non è sotto controllo oppure si prende la responsabilità di dichiarare che i reati valgono in base all’etnia delle vittime e allora si professi coraggiosamente razzista. Tertium non datur.
Continua a leggere

Perché Salvini non può decidere di ammanettare i migranti della nave Diciotti

Anche sulla vicenda della nave Diciotti della Guardia Costiera Italiana il ministro Salvini preferisce la propaganda alla reale lettura dei fatti. Così improvvisamente diventa pubblico ministero, giudice oltre che revisionista storico sui conflitti in corso, riuscendo a far perdere la pazienza anche agli alleati di governo. Proviamo a fare un po’ di ordine.
Continua a leggere

La circolare di Salvini: pugno duro solo con i deboli, come al solito

Il messaggio di Salvini è una truffa: fingendo di chiedere di applicare la legge (ma non dicendoci quando e come ci siano state irregolarità) in sostanza concede lo spazio per sacrificarla in nome della velocità e della solita farsa della sicurezza. Le forme di protezione internazionale, anche se Salvini finge di non saperlo, non sono atti di generosità che dipendono dal buon cuore delle Prefetture e delle Commissioni per il diritto d’asilo ma sono stabilite dalla legge italiana, dalla Convenzione di Ginevra e dal diritto internazionale.
Continua a leggere

Un abbraccione a Salvini, che si difende come un Berlusconi qualunque

Mettiamo bene in fila i fatti, quelli accertati, visto che il ministro dell’Interno Salvini si premura di avvisare che ha la querela calda quando si parla dei soldi della Lega, nonostante lui con le parole ecceda in continuazione per succhiare un po’ di bile: la Lega Nord (ora Lega senza Nord perché i terroni hanno scoperto che i negri sono più terroni di loro) ha “incassato” 49 milioni di euro dalla truffa sui rimborsi elettorali per cui sono stati condannati il fondatore Bossi e il tesoriere Belsito. 49 milioni di euro. Badate bene: a 35 euro al giorno, sono 1.400.000 giorni di ladrocinio. Mica male.

Dicono i leghisti che non sono soldi rubati perché sono finanziamenti pubblici. Che farebbe già ridere così: che quei soldi siano nostri, dei cittadini che pagano le tasse, lo capirebbe perfino Calderoli. Quindi non soffermiamoci oltre.

La prima difesa del ministro dell’Interno capo della Lega è stata: li abbiamo spesi. Una scena da cinepanettone: beccate il ladro che vi ha rubato l’auto ma lui ferma subito la vostra rabbia dicendovi che gli dispiace ma l’ha venduta. Ah ok, allora niente. Gli inventori della storiella di Ruby nipote di Mubarak in confronto sono dei dilettanti. Andiamo avanti.

Poi ha provato a dire che sono robe di Bossi e Belsito. Questa sembrava anche funzionare, di primo acchito. Poi Bossi l’ha ricandidato (tipico atteggiamento di chi ha la schiena dritta per risollevare un Paese) e infine si è scoperto che quei soldi (che erano già oggetto di indagine) sono stati allegramente spesi da Maroni e Salvini. Avete presente quelli che quando si ritrovano imputati in un processo si liberano dei beni per non farseli confiscare? Innervosiscono, vero? Ecco, così.

Poi ha spiegato che le casse del partito sono vuote. Peccato che, al di là della liquidità esista un patrimonio fatto di buoni del tesoro italiano e obbligazioni societarie (tra l’altro anche in titoli vietati per un partito politico, pensa te). Nello specifico Salvini ha investito 1,2 milioni su Mediobanca, Arcelor mittal e Gas natural. Altro che “le salamelle e le patatine a Pontida”. In più (come spiegato da Tizian e Vergine per l’Espresso) c’è una strana associazione (dal rassicurante nome “Più voci”) gestita dai commercialisti della Lega che si è intascata 250 mila euro da Parnasi. Sì, proprio lui, quello arrestato per lo scandalo dello stadio di Roma. I tre commercialisti tra l’altro hanno anche una fitta ragnatela di piccole imprese di cui è impossibile conoscere i proprietari perché protette da una fiduciaria lussemburghese.

Dicevano i leghisti, fino a ieri: «Se voi giornalisti sapete queste cose perché non interviene la Giustizia?». Eccola: la Giustizia è intervenuta. E come si difende l’uomo forte Salvini? Dice che è un processo politico. Sì, davvero, proprio così. Berlusconi si sarà anche preso qualche spicciolo di diritti d’autore.

E cosa dicono quelli che hanno crocifisso Ignazio Marino per due scontrini (da cui poi è stato assolto)? Bella domanda. Aspettiamo la risposta. Tutti pronti a fare il bagno nella piscina della Lega.

Buon mercoledì.

 

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2018/07/04/un-abbraccione-a-salvini-che-si-difende-come-un-berlusconi-qualunque/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

Pontida, fino a quando il M5S si farà bistrattare da Salvini?

A Pontida il leader della Lega Matteo Salvini ancora una volta ha parlato degli alleati di governo con la sufficienza paternalistica di chi si ritiene “capo assoluto”, delegando il Movimento 5 Stelle a “tappa di passaggio” per una forza che punta addirittura all’Europa. Si continua a ripetere “c’è un contratto di governo” ma il leader leghista è in campagna elettorale permanente. Anche sulle spalle del M5S.
Continua a leggere

L’eurodeputata Schlein: “La proposta di Conte? Nulla di rivoluzionario. Salvini vuole spaccare l’Europa”

L’europarlamentare Schlein (relatrice per il gruppo dei Socialisti e democratici al Parlamento europeo per la riforma del sistema di Dublino) commenta le azioni del governo italiano: “Conte? Nessuna proposta rivoluzionaria. Tutto quello che ha scritto è già nella proposta di riforma che è stata votata da 2/3 del Parlamento Europeo. Salvini? Il suo vero obiettivo è spaccare l’Unione”.
Continua a leggere

E intanto Salvini si sta mangiando il M5S

Per la prima volta nei sondaggi la Lega di Salvini supera il Movimento 5 Stelle diventando così il primo partito italiano: è la naturale evoluzione di un governo che fin dall’inizio ha mostrato di essere il trampolino di lancio perfetto per il leader della Lega messo in condizione di fare il battitore libero nelle vesti di ministro dell’interno. E per il M5S non sarà facile uscirne.
Continua a leggere

Prima vennero a prendere gli zingari. Poi a smascherare i Salvini

Sarebbe troppo facile citare il famoso sermone del pastore Martin Niemöller (no, non è Brecht, mi spiace):

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare».

Qui non è questione di apatia, no, non solo, non è principalmente quello. Qui si tratta di sparare nel mucchio dei deboli a caso (e non c’è niente di meglio che prendersela con gli zingari che a livello di violenza subita e persecuzioni sono tra i primi al mondo) sapendo che compiere un censimento su base etnico è incostituzionale in Italia (gliel’ha ricordato nemmeno troppo gentilmente il suo collega Di Maio), fingendo di non sapere che un “censimento” in realtà esiste già nei cassetti del suo ministero (volontariamente redatto dalle associazioni che si occupano di campi rom) e soprattutto fingendo di non ricordare che quelli che lui chiama zingari sono molti italiani e quasi tutti europei comunitari. Non solo: Salvini è talmente prevedibile che oggi risuona molto più chiaro il richiamo di Liliana Segre, che nel discorso di insediamento del governo al Senato disse di rifiutarsi «di pensare che la nostra civiltà democratica sia sporcata da leggi speciali nei confronti di Rom e Sinti». «Ma cosa c’entra?», dissero in molti. Ecco cosa c’entra.

Ora voi immaginate un politico che nonostante sia ministro insiste nella propaganda elettorale lanciandosi in affermazioni che non hanno nessun senso oltre che solleticare gli istinti peggiori di questo Paese, immaginate un ministro che propone di fare qualcosa che non è consentita dalla Costituzione, immaginatelo smentito dai suoi alleati e poi costretto a fare retromarcia (sapendo bene quanto poco rumore fare la smentita rispetto alla cretinata) e immaginate che con la sua bestialità riesca a nascondere la notizia dell’ex segretario condannato per avere fatto assumere una cara amica in una società controllata da Regione Lombardia che lui presiedeva. Immaginate un ministro che vorrebbe essere il Prefetto di ferro e invece non dice una parola che sia una sulla criminalità organizzata o sui potenti, limitandosi a scalciare gli ultimi del mondo.

Basta poco questa volta per non permettere che prendano gli zingari e poi vengano a prendere tutti gli altri: basterebbe studiare la Storia e riconoscerli. Un censimento per i mafiosi, i corrotti, i corruttori, gli sporchi che continuano a occupare posti tra la classe dirigente, gli incapaci e i fascisti.

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2018/06/19/prima-vennero-a-prendere-gli-zingari-poi-a-smascherare-i-salvini/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

Non è solo Salvini: è la (non) credibilità di chi gli si oppone

Se ad attaccare le politiche immigratorie di Salvini ci si mette un Macron oppure qualsiasi altro che in fondo appare come un “Salvini che avrebbe voluto fare il Salvini” diventa difficile pensare che l’opposizione risulti credibile. In Parlamento sono davvero pochi coloro che possono vantarsi di avere avuto un comportamento specchiato sui temi immigratori. Per questo, purtroppo, l’opposizione è qui fuori.
Continua a leggere